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Spiritualismo
Deriva del termine inglese spiritualism (che significa sia spiritismo
che spiritualismo) e indica l'insieme di dottrine religiose e morali
legate allo spiritismo: fede nell'esistenza di Dio, nella sopravvivenza
dell'anima, nella possibilitą di entrare in contatto col mondo dei trapassati
attraverso il medium. Presuppone, quindi, anche un comportamento etico
adeguato al contenuto, spesso elevato, dei messaggi medianici.
Comunicazione con l'aldilà ?
Lo
spiritualismo secondo un gruppo spiritualista italiano
Si potrebbe definire lo Spiritualismo
una scienza d’osservazione
e, allo stesso tempo, una dottrina filosofica. In quanto Scienza, lo
Spiritualismo considera i rapporti che si stabiliscono fra noi e gli
Spiriti; in quanto Filosofia, studia tutte le conseguenze morali che
derivano da questi rapporti.
Lo Spiritualismo, come tutte le scienze, ha un “oggetto”
proprio e un metodo.
L’oggetto
può essere materiale o formale. L’oggetto
materiale è ciò che la scienza studia; però un
medesimo oggetto materiale, uno stesso argomento, può essere
studiato da molte scienze diverse.
È dunque importante conoscere in che modo specifico ogni scienza
particolare osserva l’oggetto. Il profilo specifico di un oggetto
materiale, osservato da un certo punto di vista, è ciò
che costituisce l’oggetto formale, grazie al quale le scienze
si distinguono l’una dall’altra.
Lo Spiritualismo ha, dunque, un oggetto materiale:
l’uomo (spirito incarnato), e un oggetto formale costituito
dalla natura degli Spiriti, la comunicazione fra di essi, incarnati
o disincarnati, e la conoscenza delle leggi del mondo invisibile.
Il metodo è l’insieme di procedimenti e
di tecniche necessarie ad approfondire la conoscenza di un certo oggetto.
Il metodo deve adattarsi all’oggetto formale che si vuole studiare
ed agli obiettivi che ci si propone di raggiungere.
I metodi si dividono in: introspettivo ed estrospettivo. I metodi estrospettivi
possono essere deduttivi o induttivi. Seguendo il metodo deduttivo,
si parte da un principio generale per arrivare a conclusioni particolari.
Con il metodo induttivo, si parte dall’esame dei fatti particolari
per arrivare ad enunciare una legge generale.
Allan Kardec definì lo Spiritualismo “scienza
di osservazione”. Ciò significa che il metodo
è quello induttivo. “Il metodo
induttivo può essere metodo di osservazione o metodo di sperimentazione.
È dunque rigorosamente esatto dire che lo Spiritualismo è
una scienza di osservazione e non un prodotto dell’immaginazione”.
La differenza tra l’osservazione e la sperimentazione è
stabilita dall’atteggiamento proprio del soggetto nell’indagine
del fenomeno. Se ci si limita semplicemente a studiarlo così
come appare nelle situazioni normali e spontanee, senza interferire
nella sua produzione o sul suo sviluppo, si fa dell’osservazione.
Se, invece, il soggetto interviene per stabilire le condizioni nelle
quali il fenomeno si produrrà, allora si tratta di sperimentazione.
Nella ricerca spiritualistica, si può usare sia l’osservazione
che la sperimentazione, a patto di non perdere di vista il fatto
che i procedimenti di ricerca sono relativi all’oggetto di
studio e che, nello stabilire le condizioni della sperimentazione,
non si possono tralasciare le caratteristiche particolari dell’oggetto.
L’esperienza ci suggerisce che, quando un principio nuovo deve
essere enunciato, lo Spirito lo fa spontaneamente rispettando però
certe condizioni:
- Le risposte che dà uno Spirito possono essere contraddittorie
se raccolte in centri diversi. Se in due centri diversi, le opinioni
e le idee divergono, le risposte possono essere deformate, poiché
si trovano sotto l’influsso di diversi tipi di Spiriti. La risposta
non è, dunque, contraddittoria, ma lo è il modo in cui
la si esprime. In questo caso, ci troviamo di fronte ad un errore
di filtrazione medianica, dovuta all’influenza degli Spiriti
(non ultimo, quella dello spirito del medium stesso).
- Gli Spiriti possono anche adeguare le loro risposte alla capacità
intellettuale dei loro interlocutori. In tal caso, l’eventuale
contraddizione è soltanto apparente, poiché l’idea
di base è sempre la stessa. La diversità delle comunicazioni,
poi, può essere indotta da posizioni spirituali diverse (diversi
livelli evolutivi).
È dunque necessario:
1. Non dimenticare che gli Spiriti Superiori, nelle loro rivelazioni,
non affrontano le grandi questioni della Dottrina, se non gradatamente.
2. Osservare con riserva e sfiducia tutto ciò che si allontana
dalla meta finale dello Spiritualismo.
3. Sottoporre la comunicazione al criterio della razionalità.
Comunque, il criterio di razionalità ci impone di sottoporre
ogni comunicazione proveniente dagli Spiriti, senza eccezioni, all’esame
della ragione. Il “Cenacolo 71” ha sempre ritenuto che
qualsiasi teoria che contraddica apertamente il buon senso o la
logica rigorosa, o i dati positivi precedentemente acquisiti, deve
essere scartata, nonostante l’eventuale rispettabilità del
nome di chi la sottoscrive.
Filosofia
La filosofia è sempre una ricerca delle cause prime. È
la scienza dei principi primi e delle ragioni ultime. Essa rappresenta
sempre una ricerca permanente dell’individuo allo scopo di
riunire, con una comprensione totale, l’uomo e il cosmo in
un sistema integrato. Ciò non significa che essa raggiunga
la verità ultima
di tutte le cose, seppure questa costituisca il suo orientamento, la
sua inclinazione, la sua ragione di essere.
Come la Filosofia, lo Spiritualismo studia l’origine, la natura,
il destino degli Spiriti deducendone le conseguenze morali sull’esistenza
umana. Dalla prova dell’esistenza degli Spiriti e della possibilità
di comunicazione che essi hanno, dallo studio delle comunicazioni,
lo Spiritualismo tenta di approfondire la conoscenza del mondo invisibile.
È una filosofia a base scientifica, poiché essa si costruisce
partendo dall’osservazione di fatti determinati.
La filosofia spiritualistica si serve del metodo deduttivo,
partendo da idee generali per giungere a quelle particolari del metodo
dialettico, procedendo con la contrapposizione tra tesi e antitesi
per arrivare alla sintesi; nonché del metodo intuitivo.
Nello Spiritualismo si valorizza l’importanza della intuizione
quale metodo di ricerca. L’osservazione e la sperimentazione
sono strade che si esauriscono se non viene loro dato un nuovo impulso.
Il solo uso dei sensi non può farci progredire. È necessario
che il ricercatore trovi una via di accesso all’interno delle
cose, all’essenza del fenomeno, che lo colleghi al mistero
interno dello stesso. È necessario quindi che egli conosca
se stesso e il suo spirito, perché è attraverso
le essenze somiglianti che può avvenire la relazione. È necessario,
come dice Pietro Ubaldi « amare il fenomeno, tramutarsi
nel fenomeno osservato e viverlo… trasferire il proprio
io, con la sua sensibilità,
verso il centro del fenomeno e stabilire, più che una comunione,
una vera trasfusione d’anima» (La Grande Sintesi, pag.24,
Ed.Mediterranee).
Bergson affermava che l’intelletto non può capire l’essenza
delle cose e che l’intuizione ci consente di penetrare nel loro
interno. L’intuizione è un «istinto particolare,
disinteressato, cosciente di sé, capace di riflettere sul
suo oggetto, di estenderlo all’infinito»; è una
sorta di simpatia spirituale. La conoscenza intuitiva, dice Miguel
Reale, agisce direttamente come un sondaggio nel reale per coincidere
con quello che il reale ha di concetto, di unico e quindi di ineffabile
(Filosofia del Diritto, vol.I, pag.74).
Il ruolo dell’intuizione nel campo delle scienze esatte è
messo in rilievo come strumento del sapere tanto nel campo dei principi
fondamentali quanto nella ricerca sperimentale.
Le grandi visioni generano ipotesi che saranno poi comprovate negli
esperimenti fisici, oppure dimostrate matematicamente (Max PlancK,
Dove va la scienza?, pag.89 e seguenti). Riferendosi al lavoro del
fisico (relativo alla scoperta della legge dei quanti), Einstein diceva
che
« non esiste un cammino logico per la scoperta di tali leggi.
Esiste soltanto la via dell’intuizione aiutata da un senso dell’ordine
che giace dietro le apparenze e questo Einfuehlung si sviluppa con
l’esperienza
» (Pref. di Dove va la scienza?, pag.12). Affermava Poincaré:
« È con la logica che si dimostra e con l’intuizione
che si inventa » (cit. da M.Reale, op.cit., pag.122, nota).
Morale
Lo Spiritualismo, dal punto di vista filosofico, può essere
definito una religione, perché è la dottrina che crea
gli anelli di fraternità e di comunione di pensieri non su
una semplice convenzione, ma su basi più solide: le leggi
stesse della Natura.
Tuttavia, è il modo di vivere che dà il vero senso alla
religione. Una fede non può essere il semplice risultato di
posizioni filosofiche, ma la ricerca della realizzazione, la messa
in atto pratica dei postulati che determinano il carattere religioso
della Dottrina.
Lo Spiritualismo fornisce i mezzi che ci consentono di unire le due
grandi nemiche nel campo della conoscenza umana: la scienza e la religione.
Operando in campi distinti, l’una e l’altra non hanno
cercato di vedere l’unitarietà della conoscenza. Lo
Spiritualismo invece avvicina l’una all’altra, fornendo
la conoscenza delle leggi che reggono l’universo spirituale
e le sue relazioni con il mondo corporale. La conoscenza del mondo
invisibile cambia gli orizzonti psicologici e sociali dell’uomo,
inquadrandolo come un elemento dell’universo, modificando così il
campo delle sue conoscenze ed aprendogli nuove prospettive su come
affrontare la vita.
Caratteri dello Spiritualismo
Lo Spiritualismo nasce come corrente filosofica sviluppatasi in Francia
e in Italia con intenti polemici verso il positivismo, lo scientismo
e il materialismo, ai quali oppose un ritorno alla metafisica di ispirazione
cristiano-agostiniana.
Anche se l’insegnamento è originariamente degli Spiriti,
essi sono ammessi soltanto come parte del corpo dottrinale e per dare
un momento di serenità all’angoscia e alla sofferenza
ma sempre attraverso il criterio del controllo della ragione.
Da ciò derivano due caratteri fondamentali dell’impostazione
operativa dello Spiritualismo:
a) ha origine divina;
b) avviene per iniziativa degli Spiriti;
c) è sottoposto all’elaborazione umana.
Per quanto riguarda la rivelazione spirituale, occorre sottolineare
che l’insegnamento:
a) è collettivo;
b) è universale;
c) è graduale e progressivo;
d) si basa sulla morale di Cristo con in più la “conoscenza
dei principi che reggono le relazioni fra i viventi in ogni dimensione
collocati”;
e) si sviluppa tramite un dialogo di approfondimento in rapporto alle
necessità del singolo;
f) non è dogmatico né ritualistico.
Infine, la rivelazione spiritualistica rappresenta
un passo avanti nello stesso processo delle rivelazioni. Sinteticamente
possiamo dire che le grandi rivelazioni diffuse prevalentemente in
Occidente sono state le seguenti:
a) la rivelazione di Mosè;
b) la rivelazione cristiana;
c) la rivelazione spiritualistica.
Obiettivi
La finalità primaria dello Spiritualismo è il
rinnovo morale dell’individuo, che permetterà di raggiungere
il rinnovamento sociale.
Il rinnovamento morale implica un rinnovamento mentale. In qualsiasi
studio dottrinale non si può dimenticare l’obiettivo
primario della Dottrina se non ci si vuole perdere in fantasie, sistematizzazioni
affrettate pseudo-scientifiche o altri fanatismi. Ogni rinnovamento
morale e sociale ha per obiettivo la ricerca di Dio.
Il progresso generale risulta da tutti i progressi individuali; ma
il progresso individuale non consiste soltanto nello sviluppo dell’intelligenza
e nell’acquisizione di qualche conoscenza: questa è soltanto
una parte del progresso che non conduce necessariamente al bene,
poiché
si vedono uomini che fanno un pessimo uso del loro sapere; consiste
soprattutto nel miglioramento morale. È questo il solo vero
progresso, il solo che possa assicurare il miglioramento dell’umanità,
perché nega totalmente il male. Il più intelligente
degli uomini può fare molto male, ma colui che è avanzato
moralmente farà soltanto il bene. Vi è dunque interesse
per tutti nel progresso morale dell’umanità.
Vita futura
Ma a che cosa servono il miglioramento e la felicità delle
generazioni future a colui che crede che tutto finisca con la vita
terrena? Quale interesse ha nel perfezionarsi, nel costringersi, nel
dominare le sue cattive passioni, a privarsi per gli altri? Nessuno!
La logica stessa afferma che il suo interesse è di godere presto
e con ogni mezzo, poiché domani non sarà forse più niente.
Questo atteggiamento positivistico nei confronti della vita è
la paralisi del progresso umano, perché restringe le idee e
le concentra necessariamente sulla vita materiale. In questa condizione
di pensiero, non essendo l’uomo niente prima e niente dopo,
ogni rapporto sociale e di amorosi sensi cessa con il cessare della
vita, la solidarietà diventa una parola vana, la fratellanza
una teoria senza radici, l’abnegazione in favore altrui un
inganno, l’egoismo,
con la sua massima ognuno per sé, un diritto naturale; la vendetta
diventa un atto di ragione, la felicità appartiene ai più
forti ed ai più abili; il suicidio è la fine logica di
colui che, a corto di risorse e di espedienti, non spera più
in niente e non può trarsi d’impaccio.
Altri sono i sentimenti di colui che ha fede nell’avvenire, che
sa che nulla di quanto acquisisce, in scienza e moralità, è
perso per lui, che il lavoro di oggi darà domani i suoi frutti,
che sa che farà parte egli stesso di quelle generazioni future
più avanzate e più felici. Sa che, lavorando per gli
altri, lavora anche per se stesso. La sua vita non si ferma sulla
terra: abbraccia l’infinità dei mondi che saranno un
giorno la sua dimora, intravede il luogo glorioso che dividerà un
giorno insieme a tutti gli esseri creati.
Con la fede nella vita futura, il raggio delle idee si allarga; l’avvenire
appartiene alla persona, il progresso personale ha uno scopo, un’utilità
effettiva. Dalla continuità dei rapporti tra gli uomini nasce
la solidarietà; la fratellanza è basata sulle leggi
della natura e sull’interesse comune.
La fede nella vita futura è dunque l’elemento
del progresso, perché stimola lo Spirito; può,
da sola, dare il coraggio nelle prove, perché ne fornisce
la ragione e la perseveranza contro la lotta al male, perché fa
vedere uno scopo.
Perché la dottrina della “Vita futura” porti i frutti
che se ne devono attendere, bisogna innanzitutto che soddisfi totalmente
la ragione, che risponda all’idea che si ha della saggezza,
della giustizia e della bontà di Dio. Bisogna che la “Vita
futura”
non lasci nello Spirito né dubbi né incertezze; che sia
altrettanto positiva della vita presente, di cui è la continuazione,
allo stesso modo in cui l’indomani è la continuazione
della vigilia. È necessario volerla, capirla, toccarla
con mano.
Fornendoci la prova materiale dell’esistenza e dell’immortalità
dell’anima, iniziandoci ai misteri della nascita, della morte,
della vita futura, della vita universale, facendoci toccare con mano
le conseguenze inevitabili del bene e del male, lo Spiritualismo,
meglio di qualunque altra Dottrina, fa risaltare la necessità del
miglioramento individuale. Grazie ad esso, l’uomo sa da dove
viene, dove va, perché si trova su questa terra; il bene ha
uno scopo, un’utilità
pratica; non forma l’uomo soltanto in vista dell’avvenire,
ma anche per il presente, per la società; grazie al loro miglioramento
morale, gli esseri umani prepareranno in terra il regno della pace
e della fratellanza.
Tutto ciò che tende ad elevare l’uomo, a liberare il suo
Spirito dalle pressioni della materia, in forma filosofica come in
forma religiosa, rappresenta un elemento di progresso che lo avvicina
al bene. Tutte le religioni conducono a questo scopo con mezzi più o
meno efficaci e razionali, secondo il grado di avanzamento degli uomini
per i quali sono state create. Testo del gruppo "spiritualista"
cenacolo 71- http://www.racine.ra.it/cenacolo71/index2.html |