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Sviluppo storico-teologico Lo
sviluppo storco-teologico va dal 7000 a.C circa al 1500 d. C.circa.
Si tratta di 8000 anni di storia!
L'Induismo non ha un fondatore. Più che una religione unitaria, l'Induismo è un insieme di movimenti religiosi diversi, che però sono accomunati da alcuni princìpi fondamentali. Le origini storiche dell'induismo sono state a lungo fatte risalire, secondo teorie oggi discusse anche criticamente dagli specialisti, all'arrivo degli ariani (insieme di tribù indoeuropee nomadi, di pelle chiara, provenienti dall'Asia centrale) nel subcontinente indiano - circa 1500 a.C. -, anche se più recentemente si va affermando la teoria cosiddetta «del substrato», secondo la quale la religione degli ariani si sarebbe largamente avvalsa di materiale tratto dai precedenti abitatori del subcontinente, ivi residenti già a partire dal 2400 a.C. Per rendere ragione dei due paradigmi attorno ai quali si articola la problematica relativa alle origini storiche dell'induismo è opportuno sottolineare come ampi settori dell'induismo ortodosso rigettino completamente sia la cosiddetta «teoria dell'invasione ariana» sia la «teoria dei substrato», considerate entrambe il frutto della storiografia eurocentrica, o addirittura reputate come una pura invenzione di studiosi occidentali, che avrebbero attribuito date e fatti storici adottando parametri arbitrari e soggettivi (si tratta, in questo caso, di una posizione non poco controversa, e che così posta rischia di cavalcare il tono fortemente politicizzato e nazionalistico della corrente contemporanea detta hindutya) .Le origini storiche dunque sono difficilmente databili, antichissime, e non mancano studiosi - archeologi e antropologi in particolare - i quali datano tracce della civiltà dell'Indo a prima del 6000 a.C. (una datazione che altri specialisti considerano acritica, postulando una sostanziale omogenia fra induismo e civiltà vallinde). Secondo questa versione, la civiltà indica arcaica e le diverse popolazioni che abitavano l'India dell'epoca, seguivano vari culti che nel tempo si sarebbero amalgamati, evolvendosi nelle forme vediche e agamiche delle pratiche religiose indù. E' bene sottolineare che gli studiosi hanno applicato diversi parametri per suddividere l'evoluzione dell'induismo nelle varie epoche storiche (per esempio, in base ai testi di riferimento o al rituale, e così via). Secondo alcuni la storia dell'Induismo più antico viene suddivisa in due fasi: Il periodo vedico si suddivide a sua volta in
Una terza suddivisione conta 6 periodi . 1) Il Periodo Vedico che approssimativamente inizia nel 2500
a.C. e dura fino al 600 a.C., il tempo corrispondente alla nascita dei
Buddha. E' l'epoca delle grandi scritture
hindu, la Shruti, ciò che è stato udito dagli rshi, i veggenti,
i quali hanno tramandato la loro visione interiore del Reale. Videomeditazione 2) Il Secondo periodo è quello epico che intercorre tra il 600 a.C. e il 200 d. C.. I costumi sociali, le pratiche religiose e la legislazione assumono una struttura che diventa la base della società hindu.I due grandi poemi epici, il Mahabharata e il Ramayana, costituiscono un intreccio di storia, mitologia e pensiero religioso-filosofico. Anche la Bhagavadgita, che è stata definita il testo "evangelico" dell'induismo, risale a quest'epoca. Emergono le dottrine destinate a trasformarsi in grandi sistemi filosofici ortodossi ed eterodossi, come il buddhismo e lo jainismo. In questi secoli il pensiero hindu raggiunge i massirni livelli di creatività e di apertura mentale alle diverse interpretazioni dei reale. Radhakrishnan, filosofo e presidente dell'India (negli anni sessanta), ha scritto che mai come in quest'epoca si sono intrecciati magia e scienza, scetticismo e fede, lìcenziosità ed ascesi. Eppure attraverso questi contrasti la ricerca della verità ha potuto proseguire ed aprirsi a nuovi sviluppi. Questo periodo è caratterizzato anche dai Sutra. Il termine significa "aforisma" (massima, sentenza), il "filo" che lega le diverse cose tra loro.I Sutra sono composizioni scritte dalle scuole sacerdotali in stile aforistico tra il 200 a.C. circa e il 300 d.C. Vengono pure redatti alcuni tra i Purana più rilevanti, che contengono miti, leggende, dottrine filosofiche prodotte in forma popolare e divulgative e riti.Ciò che colpisce il lettore di questi libri e della religione che essi descrivono è il rapporto tra il sacrificio rituale e l'ordine cosmico:il sacrificio vedico è il centro e ombelico del mondo, da esso dipende il rinnovamento dell'universo e vi sono coinvolti cielo e terra, gli dei e gli uomini. L'accento è posto sull'azione sacra , che è sacrificale e liturgica. Ai Veda succedono le Upanishad, termine che significa "sedere più vicino" al guru (maestro). Chi si siede vicino è il discepolo. L'uno ha scelto l'altro e la scelta è reciproca. Quel rapporto aiuta ad esplicitare l'esperienza della ricerca dell'ASSOLUTO, che spesso è l'esperienza dell'identità dell'anima col divino.Nelle Upanishad l'accento è posto sulla contemplazione, l'interiorità, la speculazione, l'intuizione mistica. 3) Il Terzo periodo è contraddistinto dai sistemì filosofici,
i Darshana (=punti di vista) che, come appare dall'etimologia,
sono una visione prospettica del mondo. La scuola più nota è
quella dello Yoga (=aggiogamento).Questo segmento di storia
va dal 300 al 700 dell'era cristiana. L'antico filone upanishadico non
è smentito, ma si arricchisce. In occidente si parla di sistemi,tuttavia
va ricordato che essi non sono mai pura speculazione filosofica,
ma sono teologia, spiritualità, cammino esistenziale di salvezza. 4) Il Quarto periodo va dal 700 al 1400 e comprende le grandi costruzioni filosofiche e scuole di vita iniziate o sviluppate da maestri come Shankara, Ramannja, Mariliva e Nimbarka. L'India del sud si distingue per il misticismo della bhakti, la devozione amorosa.I movimenti devozionisti nascono sullo sfondo delle divisioni delle varie Dharshana: Shivaismo, vishnuismo, shaktismo e tantrismo assumono forme varie e danno connotazioni distintive alle grandi correnti religiose. 5) Dal 1400 al 1750 sorgono vasti commentari a carattere popolare. La religiosità popolare diventa il substrato che caratterizza tutto il mondo hindu nei suoi diversi aspetti. Comunicazione, interazione, compartecipazione della natura e senso gerarchico dei reale sembrano essere due note fondamentali dell'induismo popolare di quest'epoca, che sussiste anche oggi. 6) A partire dal 1750 sorgono movimenti
religiosi di riforma, sotto la spinta e l'influsso dell'occidente.
Il rinnovamento è religioso, sociale e politico. Vanno ricordati il
Brahmoo Samaj,l'Arya Samaj, Ramakrishna, Vivekananda, Rabindranath
Tagore, Mahatma Gandhì, Shri Aurobindo, Ramana Maharshi (Meditazione
Trascendentale) etc. La rinascita spirituale dell'induismo di fronte alla sfida dei missionari cristiani nel XIX secolo - e la successiva «contro-missione» in Occidente - è rappresentata particolarmente da Ramakrishna e dal suo discepolo Vivekananda, il «san Paolo dell'induismo». Sulla scia di Vivekananda, moltissimi maestri indiani sono venuti in Occidente, e un catalogo anche succinto dovrebbe comprendere centinaia di nomi. |
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