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La Rivelazione La tradizione islamica considera Rivelazione la " discesa " del Corano dal Cielo di Allah.L' evento di rivelazione è di tipo profetico e le parole dell'evento sono il Corano.
L'evento che divide le due fasi, l'evento centrale è l'Egira di Maometto cioè il trasferimento del profeta dalla città di LaMecca alla città di Medina. Cronologia della rivelazione \ 1^ fase 570 Nascita di Muhammad (pace e benedizioni su di lui), figlio postumo di ’Abdallah, del yes" clan degli Hashemiti, e di ’Âmina .576 Muore la madre del Profeta
, suo nonno Abdul Muttalib lo prende con
sè. 16 luglio 622 : Egira di Muhammad (pace
e benedizioni su di lui) e di Abû Bakr. 2^ fase 1° anno dell' Egira - Il Profeta*
si stabilisce nell'oasi e istituisce rapporti di fratellanza
(16/7/622-4/7/623)tra Muhajirûn (emigranti) e gli Ansar
(ausiliari medinesi ) L'Inviato di Allah sposa
Âisha, figlia di Abû Bakr (il futuro
primo califfo) Rivelazione -
1^ fase
A La Mecca dilagava l'immoralità ma Maometto per 15 anni visse felice e distaccato. Religiosamente sensibile, affascinato dal monoteismo ebraico-cristiano si ritira in meditazione nella Grotta di Hira, nei pressi della vetta di Jabal al-Nur, la Montagna della Luce, vicino alla Mecca. Nessun testo ci dice che cosa facesse e cercasse esattamente Muhammad nella grotta del monte . Certamente cercava la verità sulle cose divine, turbato da tutto ciò che si diceva su Allah e le Sue rivelazioni. Dalle montagne Muhammad sentiva delle voci e le sue notti erano abitate da visioni poi ritornava a casa dove trovava la moglie che raccoglieva con affetto le sue confidenze. Questa fase movimentata della sua vita durò cinque anni fino al giorno in cui, meditando nella grotta Hira senti all'improvviso una voce che gli parlava. Non sappiamo esattamente l'ordine cronologico delle rivelazioni, conosciamo l'angoscia di Muhammad quando le manifestazioni dell'aldilà cessavano per qualche tempo, il suo terrore di essersi sbagliato, il timore di essere abbandonato dal Dio. www.arab.it
Infine una notte, secondo il racconto del Profeta l'Essere Potente gli disse: " Leggi", passato lo stupore per ben due volte Muhammad rispose all'Arcangelo Gabriele di essere analfabeta. Allora questi recitò e fece recitare al nuovo Profeta quanto segue: "1 Leggi! In nome del tuo Signore che ha creato, 2 ha creato l'uomo da un'aderenza. 3 Leggi, ché il tuo Signore è il Generosissimo, 4 Colui che ha insegnato mediante il càlamo, 5 che ha insegnato all'uomo quello che non sapeva. " (Sura numero 96, Al-'Alaq, L'Aderenza). Questa Sura è la prima frase rivelata del Corano. Era la notte del 27 del mese di Ramadan, notte che sarà chiamata la notte del destino. Questa notte ne vale più di mille dirà un passaggio posteriore del Corano. Tutti gli anni i musulmani aspettano questa notte. Si era verso il 610 dell'era cristiana
"...tu sei l'apostolo (=inviato) di Dio e io sono Gabriele. Da allora Maometto non ha più rivelazioni e crede di essere stato posseduto dal demonio.Dopo 2 o 3 anni in modo inaspettato le rivelazioni riprendono e ricompare Gabriele assiso su un trono posto tra cielo e terra.Le rivelazioni successive avvengono sia per via estatica sia per apparizioni di Gabriele in aspetto umano così che egli potesse ascoltare la rivelazione del Corano(=Libro che si salmodia).Secondo la tradizione Maometto soffriva molto durante queste esperienze. Le Rivelazioni private durarono 23 anni,in
parte a la Mecca, in parte a Medina.Ci si chiede: come mai Dio ha
memorizzato la sua Parola nella mente di Maometto in un solo evento miracoloso
e nel contempo ha inviato l'angelo Gabriel a rivelarla a "puntate" ,
allo stesso, durante ben 23 anni ? Questo libro fu rivelato tutto insieme nella notte del destino alla
mente di Maometto ma il suo contenuto fu rivelato a spezzoni per mezzo
dell'angelo affinchè Maometto potesse trasmetterlo a poco a poco
agli uomini attraverso la sua predicazione e questi potessero memorizzarlo salmodiandolo. Di
fatti Corano significa parola-in-salmodia. sura 87,6-"ti faremo recitare e tu non dimenticherai". Ecco il QURAN, la recitazione salmodica, la cui finalità è la memorizzazione. Il Corano è considerato dai Musulmani un libro che contiene la Rivelazione Divina; ciò è detto nella sura (=capitolo) 28 ed è considerato un atto gratuito, di misericordia di Dio. Rivelazione -
2^ fase
MINIATURA TURCA-XIV SECOLO-MAOMETTO ASSISTE ALLA DECAPITAZIONE DI EBREI DA LUI STESSO CONDANNATI A MORTE. I primi seguaci del Profeta furono, oltre a Khadija, il cugino Alì e l'inseparabile amico Abou Baker che più tardi succederà a Muhammad allaguida della Comunità dei Credenti. Poco a poco le adesioni al piccolo gruppo dei Musulmani aumentarono. L'Islam fu considerato, a ragione, dalla plutocrazia meccana un potente invito alle rivendicazioni e alla protesta contro l'ordine stabilito. La nuova religione predicata da Muhammad aveva in sè un contenuto rivoluzionario più che riformatore e sconvolse profondamente sia le strutture socio - economiche che la mentalità dei poveri come dei ricchi. La rivelazione seguente non lasciò certamente indifferenti i patrizi Coreisciti: "1 Guai ad ogni diffamatore maldicente, 2 che accumula ricchezze e le conta ; 3 pensa che la sua ricchezza lo renderà immortale? 4 No, sarà certamente gettato nella Voragine . 5 E chi mai ti farà comprendere cos'è la Voragine ? 6 [E'] il Fuoco attizzato di Allah,7 che consuma i cuori 8 Invero [si chiuderà] su di loro , 9 in estese colonne. " (Sura 104, Al-Humaza, Il Diffamatore). Le persecuzioni contro il gruppo dei Credenti in generale e contro il Profeta in particolare, diventavano sempre più intollerabili. Questi, vedendosi abbandonato dal suo stesso clan hascimita, nel 622 decise di fuggire a Yatrib (futura Medina) con 80 discepoli. Prima di questa data per ben due volte Muhammad si era incontrato segretamente con alcuni cittadini di Yatrib che si convertirono all'Islam e gli giurarono fedeltà. A seguito di questi incontri, la Comunità musulmana usciva dall'isolamento. L'Islam in quanto dogma, legge e civiltà era nato. L'anno 622 diventa l'anno uno dell'era musulmana chiamato Hejira che significa letteralmente "espatrio". La Città di Yatrib fu chiamata Madinet Annabi "Città del Profeta". La prima preoccupazione di Muhammad fu quella di fondere
in una sola Comunità gli emigrati della Mecca e gli alleati di
Medina. Cercò anche senza successo di integrare gli Ebrei
che erano abbastanza numerosi e organizzati. Fu formulato un testo scritto,
conosciuto sotto il nome di Costituzione di Medina. " La
sola aristocrazia sarà ormai quella della pietà
". Maometto muore nel 632 d. C., dopo aver visitato, sempre in quello stesso
anno, la Mecca proveniente da Medina, città nella quale aveva
fissato la residenza. E' il cosiddetto «pellegrinaggio
di commiato». Nonostante l'impronta etnico-politica l'islam presenta aspetti che sono propri di una religione universale.Il carattere di universalità risale al giorno in cui Maometto si è visto costretto a lasciare il clan e la città natale per rifugiarsi in Medina.(Una specie di invìo al mondo da parte di Dio). La storia dell'Islam dopo Maometto Alla morte di Muhammad, che non aveva lasciato alcuna indicazione relativa alla sua successione, la sopravvivenza dell'islam si dovette in parte a Omar, compagno del profeta, che investendo Abu Bakr dell'autorità prima detenuta da Muhammad, diede origine alla figura del califfo, halif , ovvero del "vicario" del profeta. Omar stesso, dopo la morte di Abu Bakr, divenne califfo e a lui spettò, come già ad Abu Bakr, la direzione politico-religìosa delle genti che avevano aderito all'islam nonché la direzione dell'espansione militare del nascente impero musulmano. Scismi Il blocco unitario dei primi fedeli si sfaldò ben presto, dando
origine ad alcune confessioni molto vicine all'ortodossia e ad altre
che possono essere ormai considerate quasi estranee ai principi fondanti
il credo musulmano. Non i primi, ma i più numerosi ad allontanarsi dalla sunna (=Tradizione), furono i seguaci di Ali, il quarto califfo, nonché cugino e genero del profeta: essi ritenevano che il califfato dovesse rimanere all'interno del clan di Muhammad, in quanto depositario della scintilla della rivelazione divina, e quindi si ribellarono all'usurpazione" del siriano Muawiyya, fondatore della dinastia Omayyade. Nacque così la scia, il partito di Ali, la cui storia fu insanguinata da persecuzioni e massacri che radicalizzarono definitivamente il suo distacco dal resto della comunità dei credenti. Sunna e scia differiscono per molti aspetti, ma la loro opposizione non va cercata in un rifiuto della tradizione da parte sciita o nel disprezzo della figura di Ali da parte sunnita. Al contrario, gli sciiti considerano se stessi più fedeli alla tradizione di ogni altro musulmano e si reputano possessori della vera sunna. La differenza fondamentale concerne la figura del califfo: nel mondo sciita (che oggi è maggioritarìo in Iran, mentre in Iraq, Libano e Siria costituisce una significativa minoranza) è preferibile parlare di imam, nome che, di fatto, indica semplicemente colui che guida la preghiera ma che, nella scia, designa il discendente di Muhammad che deve guidare la comunità. L'imam sciita, a differenza del califfo, è infallibile, non può peccare e detiene un sapere sovrumano. Per questo gli sciiti sostituiscono all' igma', ovvero il consenso della comunità (uno dei cardini della sunna), l'autorità dell'imam. La scia ha una sorta di clero gerarchizzato (senza una vera consacrazione), unico caso nel mondo islamico, la cui figura più eminente è quella dell' ayatollah, il "segno di Dio". La dottrina relativa all'imamato subì nei secoli numerose rielaborazioni tali da frantumare la comunità sciita in numerosi gruppi: il nucleo più significativo è quello "duodecimano", chiamato così perché ammette, dopo Ali, dodici imam legittimi, a partire dall'ultimo dei quali, misteriosamente scomparso, comincia la gaybah, l'occultamento dell' imam supremo, il cui spirito però sopravvive e di cui si attende il ritorno. Come accennato, la scia generò a sua volta numerosi altri scismi, mentre nel corso dei secoli altre divisioni portarono fratture in seno alla sunna. Bisogna però ricordare che, attualmente, l'islam sunnita assorbe circa il 90% dei fedeli, alla scia spetta una percentuale intorno al 9%, mentre i restanti gruppi hanno una diffusione davvero limitata. Dopo i primi quattro califfi, in seguito a gravi lotte intestine che furono tra l'altro all'origine della Scia, prese il potere il governatore della Siria dando origine alla dinastia omayyade (661-750), che spostò la capitale a Damasco, rendendo questa città il nuovo centro della vita politica e culturale. Agli Omayyadi fece seguito la dinastia Abbaside (750-1258), che conquistò il potere con un vero e proprìo colpo di stato. Anch'essi di origine araba, gli Abbasidi estesero la presenza dell'islam fino l'India e trasportarono in Iraq il loro centro di potere fondando a Baghdàd la nuova capitale. Fin dall'inizio dell'impero abbaside, tuttavia, si andarono formando le dinastie indipendenti. Prima queste l'emirato di Cordova (Spagna), dove avevano trovato rifugio l'unico omayyade superstite alla strage perpetrata dagli Abbasidi durante il colpo di mano che li portò al potere. Seguì la dinastia Tulunidi (868-905) estese il proprio potere Egitto e Siria. Dopo il mille ci fu la prima grande ondata di popoli provenienti dall'Asia interna: i turchi Selgiuchidi, tribù Oguz islamizzata X secolo. Queste genti, oltrepassato il Turkestan, dilagarono per le regioni orientali della Persia (1037) la Mesopotamia (1055) l'Asia Minore (1071) Siria (1094), creando serie di potentati locali. i Selgiuchidi hanno occupato un posto rilevante nella storia, non solo come conquistatori, ma anche come avversari dell'occidente. Fu contro la barriera da essi creata intorno alla Terra Santa che si mosse la prima crociata, causando un incontro/scontro tra oriente e occidente che durerà per alcuni secoli. I nuovi capi di stirpe turca, benché islamizzati, presero il nome di sultani (coloro che detengono il potere) per mantenere la distinzione con l'autorità propria del califfo in quanto successore di Muhammad, che continuava a esistere a Baghdad. La seconda ondata di popoli dall'Asia centrale è quella dei mongoli che, all'inizio del XIII secolo, si rìversò sui paesi islamici orientali. Sotto Gengis Khan (morto nel 1227) sorse un potentissimo impero, che si estese per gran parte dell'Asia. Nel 1258 Baghdad cadde sotto la pressione mongola, provocando nel mondo islamico uno choc paragonabile a quello provocato dalla notizia della caduta dell'Impero Romano d'occidente. Il secondo grande
conquistatore fu Timur (1336-1405), conosciuto in occidente come Tamerlano
(corruzione di Timur Lank, cioè Timur lo Zoppo). Discendente
da una piccola stirpe turca, la sua forza fu costituita da un esercito
prevalentemente iraniano. La Transoxiana (Turkmenistan), la Persia,
la Mesopotamia caddero sotto il suo dominio; con la vittoria sul sultano
ottomano Bayazid, assoggettò parte dell'Asia Minore ed estese
il suo dominio anche lungo i confini dell'India settentrionale. Tamerlano
morì nel 1405 durante la campagna per la conquista della Cina. La vittoriosa campagna ottomana proseguì a occidente nei Balcani, e nel 1326 la loro capitale fu trasferita ad Adrianopoli (Edirne). Infine con Muhammad Il, detto al-Fatih ("il conquistatore" di Costantinopoli, 1543), ebbe inizio quell'ascesa, durata quasi quattro secoli, che doveva fare di questo popolo una potenza mondiale e di Costantinopoli (oggi Istanbul) un nuovo centro politico e culturale.L'Impero degli Ottomani raggiunse la sua massima ampiezza sotto Solimano (1520-1566), famoso in Occidente come "il magnifico", onorato nella tradizione turca come il Grande Legislatore. Estese l'impero dall'Ungheria alla Mecca, dal Cairo ai confini della Persia, dominando con la sua flotta l'Africa settentrionale e spingendosi fino a Vienna. Dopo Solimano l'impero cominciò una lentissima,
ma inesorabile decadenza. Tendenze contemporanee dell'Islam
L'Islam si presenta diviso in due gruppi sorti dopo la morte di Maometto:
i Sunniti e gli Sciiti. Gli Sciiti vivono prevalentemente in Iran e nello Yemen. Essi ritengono che Maometto abbia nominato un successore, un imam, nella persona del cugino ALI' (656-651 d.C.). Le doti spirituali di Maometto passarono, ereditariamente, ad Alì, ai suoi figli e via via alle generazioni successive. La successione degli imam avviene per consanguineità.Nonostante la duplice suddivisione, l'osservanza della dottrina religiosa è abbastanza uniforme, pur con alcune differenze.Negli ambienti rurali e nelle piccole città l'osservanza della legge coranica è scrupolosa. Molto diffusa tra il popolo è la venerazione di "santi" locali, i marabutti il cui intervento è richiesto in molteplici occasioni: per guarire dalle malattie, per benedire i matrimoni, per accrescere la fede personale.Nelle grandi città si sono sviluppate delle tendenze più aperte al dialogo col mondo occidentale, a una più libera e personale interpretazione del Corano e della Tradizione. Gli islamisti moderati e liberal considerano la 1^ fase della vicenda di Maometto quella originale e più autentica.Essi dunque mettono in evidenza il fondamento religioso e spirituale dell'Islam e sono aperti alla integrazione nell'islam di valori di altre culture. Il movimento del Sufismo poi ha sviluppato l'aspetto propriamente
mistico dell' Islam e ritiene che non siano assolutamente necessarie
tutte le pratiche rituali per esprimere la propria fede in Allah e conseguire
la salvezza, mentre lo sono Coloro che considerano la 2^ fase come quella autentica predicano un fondamento religioso, politico sociale e militare dell'Islam. Questo appare oggi a tutti gli studiosi islamisti come l'attuale volto dell' Islam. Agli Islamici aperti al dialogo e al confronto con altri sistemi valoriali e religiosi ( liberali) si affiancano dunque altri che si oppongono a qualsiasi tentativo di rinnovamento o reinterpretazione della Tradizione (fondamentalisti e integralisti). Il fondamentalismo La totale ignoranza delle altre culture porta alla affermazione
della propria superiorità : Le culture tutte sono storie complesse piene di aporie, contraddizioni, ma che hanno dentro di esse valori per i quali si è disposti a morire. All'interno delle culture ci sono sempre anche i fondamentalismi -la mia cultura è giusta e incontestabile,va vissuta così come è nei suoi fondamenti originari,non ha bisogno di confronti con le altre culture, di ulteriori sviluppi- così come gli integralismi - la mia cultura va presa cosi' come è ,integralmente, non si puo' aggiungere nulla, men che meno valori che provengono da altre culture-. Il fondamentalismo di ogni specie, religioso o politico che sia è sempre un rifiuto del dialogo come forte affermazione dei propri valori in un confronto aperto con le altre culture. Esso è sempre legato ad una affermazione unilaterale di superiorità : attaccare le altre culture come sbagliate in assoluto. I fondamentalismi integralisti
bloccano il dialogo, favoriscono l'ignoranza , il sospetto, la sfiducia,
i pregiudizi. Il terrorismo I progetti politici all'interno della democrazia cercano il consenso della ragione politica dei cittadini sui propri programmi, partecipano al dibattito pubblico sulle prospettive politiche di una nazione, si confrontano con altri progetti, cercano alleanze, partecipano a libere elezioni, etc.. I progetti politici terroristici sono sempre progetti totalitari che non possono avere un futuro nella democrazia;sempre sono legati ad una affermazione unilaterale di superiorità : attaccare gli altri progetti politici come sbagliati in assoluto. Il terrorismo è sempre rifiuto del confronto con altri movimenti politici.Esso è sempre legato ad un progetto totalitario : attaccare un potere per metterlo in crisi e sostituirsi ad esso .Gli atti terroristici hanno lo scopo di destabilizzare il potere e radicalizzare i consensi. Non potendo raccogliere consensi sul loro progetto il consenso viene cercato sul fronte ideologico o religioso. Gli atti terroristici, la propaganda terroristica,i proclami terroristici sempre fanno appello alla identità ed appartenenza più forte dei cittadini :l'identità ideologica o quella religiosa. In Italia Le Brigate Rosse avevano il progetto politico di instaurare
un potere comunista totalitario e facevano leva sulla forte identità
dei comunisti italiani ex combattenti nella guerra partigiana contro
i fascisti, inducendoli ad una lettura fondamentalista del comunismo,
il comunismo insurrezionale e rivoluzionario. I terrorismo tende a spingere le masse popolari ad una applicazione fondamentalista di una ideologia politica (lo hanno fatto comunismo, fascimo, nazismo, anarchismo,etc) o di una lettura ideologica della religione di appartenenza. Legare le proprie battaglie politiche o militari alla religione, a Dio è sempre stato fatto nella storia :anche Hitler diceva al popolo tedesco che Dio era con i nazisti nella loro battaglia terroristica, razzista , totalitaria, e di sterminio delle minoranze. Esiste un terrorismo "islamico"? In generale queste espressioni intendono riferirsi a movimenti terroristici indicando nel contempo l'ideologia o la religione che vogliono strumentalizzare per averi consensi popolari ai loro progetti politici, militari o anche economici o mafiosi. La cultura islamica per secoli ha dialogato con le culture
europee . Problema: di fatto esistono nei paesi islamici movimenti e gruppi terroristici. Di fatto esistono molti movimenti fondamentalisti ed integralisti nell'Islam contemporaneo, seppur con tutte le diversità che esistono all'interno dell'Islam. Il terrorismo non è il prodotto di qualche fondamentalismo islamico. E' lotta politica terrorista che parti del mondo islamico conducono contro i loro governi per sostituirne il potere. Il terrorismo vuole il potere politico ed economico.Il terrorismo cerca di legare il proprio progetto politico alle masse, radicalizzandole religiosamente contro i governi che vuole rovesciare.Cio' è possibile con questa religione che ha una carattere originario che è anche politico e militare.Radicalizzare le masse islamiche per mettere in crisi i governi moderati islamici. A quale scopo? Uno studio in questo senso va al di là degli scopi di questo articolo. Aggiornamenti nella sezione: (Riccardo Cristiano su http://www.stpauls.it/jesus/) Spregiudicato sul piano politico-finanziario, oscurantista su quello dottrinario, il wahabismo nasce come corrente islamica sunnita nel diciottesimo secolo ma si afferma soltanto nel Novecento, grazie all’appoggio delle grandi potenze occidentali alla monarchia saudita. Oggi si sta diffondendo in tutto il mondo musulmano. Ma deve anche fare i conti con le sue ali più estreme, da cui è nata la rete di Al Quaeda. Chi sono e cosa predicano i wahabiti?I leggendari sperperi della famiglia saudita sono di dominio pubblico da anni. Ma a questo tratto di governo se ne unisce un altro: sui nostri giornali è stato citato sovente il re saudita Fahd, recentemente scomparso, quale «guardiano dei luoghi santi», custode cioè di La Mecca e Medina, quindi una sorta di custode dell’islam. Ma Fahd amava farsi chiamare anche Al Mufada («colui che merita la devozione»), Mawlana («il detentore dell’autorità divina ultima»), Waly Al Amr («colui che decide tutte le cose»). Cominciamo così a capire cosa sia divenuto anche nel pensiero religioso il peso dei sauditi. La loro dottrina è il wahabismo.La loro base è Riyad. Nelle condizioni dell’Arabia del XVIII secolo la città-oasi di Uyayna era relativamente prospera. Le idee, diciamo "puritane", di Abd al Wahab non avevano presa. Suo figlio, Muhammad Ibn Abd al Wahab, nato nel 1703 e scomparso nel 1792, si dedicò giovanissimo alla predicazione delle idee paterne. A quel puritanesimo aggiunse la sua "innovativa" dottrina sociale: pestaggi punitivi, lapidazione delle adultere, mutilazione dei ladri, esecuzioni pubbliche. Le grandi scuole teologiche di Baghdad, Il Cairo e Damasco sparivano nel suo semplice "integralismo". Quando il giovane Wahab passò all’attuazione delle sue ricette, l’emiro di Uyayna, temendo una sommossa, lo cacciò. Per quattro anni Wahab viaggiò per i territori ottomani, convincendosi che l’impero avesse portato dissolutezza e corruzione. Occorreva ritornare alla purezza delle origini, all’età dell’oro. Idea senza la quale non si riesce a dar vita a un movimento revivalista. La storia ha preso subito una piega drammatica. Ha scritto al riguardo lo scrittore di origini pakistane Tariq Ali, autore de Lo scontro dei fondamentalismi (Rizzoli): «Nel 1744 Ibn Wahab arrivò a Deraiya, una piccola città-stato nella provincia del Nejd. La località era famosa per le sue piantagioni di datteri e il suo famigerato bandito-emiro, Muhammad Ibn Saud, fu lietissimo di accogliere un predicatore espulso da un potentato rivale. Capì subito che gli insegnamenti di Wahab avrebbero favorito le sue ambizioni. Wahab forniva una giustificazione teologica per quasi tutto quello che Ibn Saud desiderava ottenere: una jihad permanente che prevedeva il saccheggio delle altre città musulmane, l’imposizione di una severa disciplina e infine l’affermazione del proprio potere sulle tribù vicine, unificando la penisola. L’emiro e il predicatore suggellarono un mithaq, un accordo che sarebbe stato onorato per l’eternità. Prevedeva il fervore religioso al servizio dell’ambizione politica, ma non viceversa». Cominciarono così i massacri. A essere presi di mira per primi
gli eretici sciiti. I seguaci di Ibn Wahab assalirono la città
santa di Karbala, facendo sgozzare cinquemila nemici. Era l’anno
1801. Poi attaccarono la Mecca, distruggendo la tomba del profeta e dei califfi:
ai wahabiti, sostenitori dell’uguaglianza di tutti i fedeli davanti
ad Allah, non piacevano le tombe troppo appariscenti. A favorire l’ascesa dei Saud fu l’agente britannico Philby, il quale spiegò a Londra che era nell’interesse della Corona sostenerli militarmente perché, a differenza degli altri leader, avrebbero accettato un rapporto di vassallaggio. Lo scrittore arabo Said K. Aburish afferma che i Saud erano tra i pochi all’epoca a praticare la razzia, a schiavizzare la donna (come dimostra il livello di educazione che le donne hashemite avevano già all’inizio del secolo), a disprezzare la politica (come dimostra il fatto che nella regione dell’Hijaz – dove si trovano i luoghi santi dell’islam e governavano gli hashemiti – già all’inizio del Novecento vi fosse una sorta di Senato articolato per rappresentanze politiche). A casa di Ibn Saud invece, aggiunge Aburish, era di moda anche la schiavitù sessuale, non soltanto delle centinaia di donne del suo harem, ma anche dei fanciulli dei quali lui e i suoi figli amavano la compagnia notturna. Ovvio che non fossero amati. Tra il 1916 e 1928 ebbero luogo non meno di 26 ribellioni contro i Saud, e ciascuna di esse si concluse con massacri indiscriminati, donne e bambini compresi. Aburish afferma che il cugino di Ibn Saud, Abdullah Bin Mussalem Bin Jalawi, fece decapitare 250 membri della tribù dei Mutair, tagliando la testa personalmente a 18 ribelli nella piazza centrale di Artawaya. Quando Muhammad Tawil e Muhamaed Sabhan organizzarono due cospirazioni contro i Saud, le città della regione dell’Hijaz ne pagarono le conseguenze. Regnava un’atmosfera nella quale la spada dell’esecuzione pubblica era conosciuta e temuta come la ghigliottina durante la Rivoluzione francese. Quella spada, il rakban, è usata ancora oggi. Ecco i dati forniti da Aburish: su una popolazione di circa quattro milioni di persone, un milione fuggì, 400 mila furono uccise o ferite in combattimento, 40 mila furono giustiziate pubblicamente, 350 mila patirono amputazioni. I partiti dell’Hijaz furono disciolti, i tribunali di modello ’abasside chiusi e sostituiti dai tribunali wahabiti. La Mecca e Medina erano nelle loro mani. Ma l’interpretazione wahabita dell’islam non era accettata da molti e Ibn Saud dovette assicurare che il suo controllo del luogo più santo dell’islam sarebbe stato provvisorio, quindi garantire il rispetto della stragrande maggioranza musulmana non wahabita. Quelle garanzie si dimostrarono carta straccia già nel ’29. Il puritanesimo trovò accanto al controllo dei luoghi santi anche i soldi per diffondersi: il petrolio. Così negli anni Cinquanta re Faysal partorì l’idea di fare dell’Arabia Saudita l’impero che controlla politicamente e religiosamente il mondo islamico. Faysal convocò la Conferenza islamica dalla quale fece nascere la Lega musulmana mondiale, legittimando la Fratellanza musulmana, e dando inizio all’esportazione del wahabismo. Alcune sue tappe sono note. Grazie al golpe del generale Zia ul Haq, il Pakistan divenne il bastione orientale, la Fratellanza musulmana l’arma usata in Egitto e Paesi limitrofi. Oggi i conti con il mondo mediorientale sono regolati soprattutto grazie alla "conquista" della più importante università islamica, la cairota Al Azhar, dove i finanziamenti sauditi hanno spento la grande teologia di inizio secolo. Ora i docenti di Al Azhar frequentano corsi di "aggiornamento" in Arabia Saudita: solo quest’anno al Cairo è stata impedita la pubblicazione di cinquanta volumi. Non ovunque però sono rose e fiori: secondo Stephen Shwartz alcuni islam si sono dimostrati quasi impermeabili al wahabismo: è il caso dei Balcani e dell’India. La lotta è invece aperta nel Sud-est asiatico, dove all’integralismo che sta dilagando in Indonesia si oppongono forti correnti innovative, quelle che in Malesia hanno proposto una donna vice-mufti, cioè la seconda autorità religiosa nazionale, "rivoluzione" che recentemente ha portato a due nomine femminili di alto livello in Turchia. Per secoli la grande tradizione sufi vi ha elaborato l’incontro e la coesistenza con l’animismo e il cristianesimo. Con il wahabismo gli scontri interreligiosi sono divenuti violentissimi. Dal 1976 la priorità della Lega musulmana mondiale sembra divenuta proprio la diffusione del wahabismo in Africa, in particolare in quella subsahariana, come dimostra il fatto che in questa regione siano collocati ben 16 uffici della Lega e 36 delle 70 sedi della Islamic relief organization. Dagli inizi degli anni ’70 il lavoro della Lega è stato affiancato dal Programma saudita per lo sviluppo, che in un ventennio ha investito in Africa più di 2 miliardi di dollari. Stando ai dati forniti da David McCornack, del Center for security policy, in Guinea sono stati investiti 21 milioni di dollari per la costruzione della moschea "Re Faysal" e della collegata scuola coranica. La moschea sorella costruita in Ciad è costata 16 milioni di dollari; quella di Yaoundè, in Cameroun, 5 milioni. Ovviamente questi sforzi finanziari hanno determinato la nomina di imam di orientamento wahabita. Nel campo scolastico spiccano i 13,9 milioni di dollari stanziati per l’Università Islamica dell’Uganda, e anche l’Università Internazionale Africana, in Sudan, è stata finanziata dai sauditi per «combattere l’odio e il rancore verso gli arabi che i colonialisti avevano diffuso nel cuore degli africani», secondo quanto dichiarato dal suo primo rettore. Recentemente gli sforzi sauditi per la diffusione del wahabismo si sono rivolti alla televisione. Channel islam international, voluto dal principe Bandar Bin Salman al Saud, consigliere del nuovo monarca saudita, re Abdullah, è finalizzato alla «diffusione dei semi per una educazione religiosa nella meticolosa osservanza degli insegnamenti coranici». Tutti questi sforzi non sono stati vani. I wahabiti sono arrivati nella patria di uno degli islam più stridenti con il wahabismo, il Senegal, con al-Falah; in Sud Africa, con Jamiatu Ulama; e in Malawi, dove controllerebbero l’Associazione musulmana. Ma ora che una costola del wahabismo si è rivoltata contro la casa dei Saud, nel nome di Bin Laden, a Riyad si cerca con difficoltà una via alla riforma wahabita. A ostacolarla non c’è solo la difficoltà di cambiare la mentalità di ulema (dotti dell’islam) formati in un indottrinamento pluridecennale, ma anche il malcontento diffuso nel regno, che alimenta la fiducia in Bin Laden. I “wahhabiti” propugnano l’instaurazione di un nuovo califfato che comprenda tutta l’Asia Centrale e si estenda fino al Sinkiang cinese. |
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