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Il digiuno musulmano
fonte : http://www.islam-online.it/digiuno.htm (a cura di Umar)

(Asrār as-saum)
di Al-Ghazàlì

Premessa

 Sia lodato Allàh che ha fatto grandi elargizioni di grazia ai Suoi servi allontanando da essi le insidie e le arti del demonio (shaytan), respingendo le sue speranze e frustrandone i propositi allorché stabilì il digiuno a difesa e protezione dei Suoi amici e aprì loro per Suo mezzo le porte del Paradiso e fece loro conoscere come gli espedienti diabolici per arrivare al cuore siano gli appetiti nascosti e come nel domarli «l’anima tranquilla» (Cor., LXXXIX, 27), che mostra la sua bravura combattendo l’avversario, divenga forte col favore divino. E sia benedetto Muhammad, colui che guida le creature e spiana la via, e siano benedetti la sua famiglia e i suoi Compagni, uomini dotati d’acuta perspicacia e d’intelligenza superiore. Il Signore dia loro salvezza in gran copia!

Il digiuno è «un quarto della fede», avendo affermato il Profeta -che Allàh preghi su di lui e gli dia la pace - :«II digiuno è meta della pazienza» e «La pazienza è metà della fede». Esso si distingue fra gli altri pilastri della fede per una particolare relazione con Allàh eccelso, avendo Egli dichiarato, secondo quanto ha riferito il Suo Profeta -che Allàh preghi su di lui e gli dia la pace -: «Ogni opera buona sarà moltiplicata per dieci fino a settecento, eccettuato il digiuno, poiché questo appartiene a Me ed Io lo ricompenserò». Ha detto pure Allàh l’Altissimo: «Verrà certamente corrisposto ai pazienti la loro mercede, senza restrizione (computo)» (Cor., XXXIX, 10). E poiché il digiuno è «metà della pazienza», la sua ricompensa sorpassa le regole della valutazione e del computo.

 Per conoscere il suo merito ti basti quello che ne ha detto il Profeta -che Allàh preghi su di lui e gli dia la pace -: «Per Colui nelle cui mani è la mia anima, i resti di cibo nella bocca di chi digiuna son presso Allàh più fragranti del muschio». Dice infatti Allàh Grande e Potente: «Chi digiuna trascura appetito, cibo e bevande per Me. Il digiuno Mi appartiene ed Io ne stabilisco la ricompensa» (1). II Profeta -che Allàh preghi su di lui e gli dia la pace - ha detto: «II Paradiso ha una porta detta Rayyān per la quale non entrano se non quelli che digiunano: essa è il luogo promesso per l’incontro con Allàh l’Altissimo in ricompensa del digiuno».

E ancora: «Chi fa il digiuno ha due gioie: l’una al momento in cui lo interrompe, l’altra quando incontra il suo Signore». E ancora: «Ogni casa ha una porta e la porta del culto è il digiuno»; e «II sonno di chi digiuna è culto». Abū Huraira (2) ha riferito che il Profeta -che Allàh preghi su di lui e gli dia la pace - disse: «Quando entra il mese di Ramadàn vengono aperte le porte del Paradiso e chiuse quelle dell’Inferno, vengono legati i demoni e v’è uno che grida: "O tu che desideri il bene, su, fallo! O tu che desideri il male, smettila!"». E Wakī’ (3), commentando le parole dell’Altissimo: «Mangiate e bevete in pace per quel che prima faceste nei giorni trascorsi» (Cor., LXIX, 24), disse che questi erano i giorni del digiuno, giacché in essi si era tralasciato di mangiare e di bere.

 L’Inviato di Allàh -che Allàh preghi su di lui e gli dia la pace - ha unito nel vanto (valore), mettendoli sullo stesso piano, l’ascesi nel mondo terreno e il digiuno; disse infatti: «L’Altissimo accomuna nel vanto gli angeli e il giovane devoto con le parole: "O giovane che abbandoni i tuoi appetiti per Me, sacrificando per Me la tua giovinezza, sei presso di Me come uno dei Miei angeli"». Di colui che digiuna il Profeta -che Allàh preghi su di lui e gli dia la pace - disse: «Allàh – Grande e Potente – dice: "Angeli Miei, osservate il Mio servo: per Me ha lasciato da parte appetito, piacere, cibo e bevande"».

A proposito delle parole dell’Altissimo: «E nessuna anima conosce qual grande gioia è in serbo nascosta per loro in premio delle loro azioni buone» (Cor., XXXII, 17) si è detto: per azione buona qui si deve intendere il digiuno, avendo Allàh affermato: « Verrà certamente corrisposto ai pazienti la loro mercede, senza restrizione (computo)» (Cor., XXXIX, 10). Ragion per cui sarà data a chiunque digiuna, senza che venga pesata, larga ricompensa al di là di ogni immaginazione e valutazione.

Del resto è giusto che sia così, dal momento che il digiuno appartiene soltanto ad Allàh ed è nobilitato in relazione a Lui, anche se a Lui appartengono tutti gli altri atti di culto, così come è nobilitata la Sacra Casa in relazione a Lui, mentre tutta la terra Gli appartiene. Ciò per due ragioni: La prima ragione è che il digiuno, essendo astensione e rinuncia, è in se stesso un segreto, mancandovi azione che si possa vedere, a differenza di tutte le azioni pie che sono esposte allo sguardo delle creature. Non vedendolo se non Allàh Grande e Potente, il digiuno è opera del tutto interiore attuantesi con mera pazienza.

La seconda ragione è che il digiuno serve a soggiogare il nemico di Allàh, il diavolo (shaytan)– lo maledica Allàh! – i cui mezzi (per far deviare) sono gli appetiti (desideri) i quali si fortificano col mangiare e col bere. Perciò disse il Profeta -che Allàh preghi su di lui e gli dia la pace -: «Satana circola nell’intimo dell’uomo alla stessa guisa del sangue; restringetegli quindi i suoi canali con la fame». E ad ‘A’isha (4) – si compiaccia Allàh di lei! ha riportato che il Profeta –che Allàh preghi su di lui e gli dia la pace- ha detto : «Continua a battere alla porta del Paradiso», «Con che?» chiese lei, «Con la fame!» rispose il Profeta -che Allàh preghi su di lui e gli dia la pace -.

 Servendo in modo particolare a soggiogare il diavolo, a sbarrare le sue vie, a restringergli i suoi canali, il digiuno merita di essere distinto per la sua relazione con Allàh Grande e Potente. Inoltre soggiogando (combattendo) il nemico di Allàh (lo shaytan), si sostiene Allàh Glorioso; e colui che sostiene (la causa di) Allàh Eccelso beneficerà a sua volta del Suo soccorso, avendo detto l’Altissimo: «Se voi sosterrete Allàh, Egli vi sosterrà e farà saldi i piedi vostri (i vostri passi)» (Cor., XLVII, 7).

L’inizio sta nello sforzo da parte della creatura e la ricompensa nella guida da parte di Allàh Grande e Potente! Perciò ha detto l’Altissimo: «Ma quelli che lotteranno con zelo per Noi, li guideremo per le Nostre vie» (Cor., XXIX, 69). E: «Allàh non muta mai la Sua grazia ad un popolo, avanti che essi non mutino quel che hanno in cuore» (Cor., XIII, 11). Ed invero il mutamento è dato dal moltiplicarsi degli appetiti che sono campo e pascolo dei demoni: finché essi rimangono fertili, i demoni non cessano di aggirarvisi, e finché questi continuano ad aggirarvisi la maestà di Allàh Glorioso non si rivela all’uomo e l’incontro con Allàh gli resta precluso. Disse il Profeta -che Allàh preghi su di lui e gli dia la pace -: «Se i demoni non si librassero sui cuori dei figli d Adamo, questi certamente guarderebbero al Regno dei Cieli».

Sappi che il digiuno è di tre gradi:

v’è un digiuno comune, un digiuno speciale e un digiuno specialissimo.

-il digiuno comune consiste nell’astenersi dal soddisfare i piaceri del ventre e del sesso...
-il digiuno speciale consiste nell’astenersi dai peccati dell’udito, della vista, della lingua, delle mani, dei piedi e delle altre membra.
-il digiuno specialissimo è quello del cuore che si astiene dalle cure di questa vita e dai pensieri terreni e da tutto ciò che non e Allàh.

Il digiuno specialissimo - si rompe pensando a cosa diversa da Allàh e dall’Ultimo Giorno, e pensando a cose terrene, fatta eccezione per quelle che mirano alla Religione e sono pertanto (delle) provviste per l’Aldilà (akhira) e non per questo mondo (dunyà). Tanto è vero che a proposito del mese di Ramadān i Maestri spirituali hanno detto: «A carico di colui che, mosso da preoccupazione impiega le ore diurne a procurarsi cibi per la rottura serale del digiuno, viene registrato un peccato, quella preoccupazione essendo mancanza di fiducia nel dono di Allàh e di certezza nella promessa Sua Provvidenza». Il terzo grado di digiuno e proprio dei Profeti, dei Giusti e dei Ravvicinati. Non ci si dilunghi a esaminarlo a parole nei suoi particolari, ma ci si dilunghi a metterlo in pratica, poiché esso è un procedere verso Allàh con vero zelo, un allontanarsi da ciò che non è Allàh Glorioso e un ammantarsi del senso delle Sue parole: «Di’: "È Allàh!", e poi lasciali gingillarsi nelle loro discussioni» (Cor., VI, 91).

Il digiuno speciale - quello dei pii, consiste nel trattenere le membra dai peccati e si attua in questi sei modi: 
1) abbassando gli occhi e astenendosi dall’allungare lo sguardo su tutto ciò che è biasimevole e detestabile e tutto ciò che occupa il cuore distraendolo dal ricordo di Allàh. Disse il Profeta -che Allàh preghi su di lui e gli dia la pace -: «Lo sguardo è una freccia avvelenata, di quelle del demonio (shaytan) – Allàh lo maledica! –; a chi vi rinunzia per paura di Allàh, Allàh concede una fede tale da sentirne la dolcezza nel cuore». Giābir… (5) ha tramandato il seguente detto del Profeta -che Allàh preghi su di lui e gli dia la pace -: «Cinque cose rompono il digiuno di chi lo sta compiendo: la menzogna, la maldicenza, la calunnia, il giuramento falso, lo sguardo impudico»;

2) trattenendo la lingua dai vani discorsi, dalla menzogna, dalla maldicenza, dalla calunnia, dalla licenziosità, dall’asprezza, dalla litigiosità, dalla ipocrisia, e facendola tacere, o tenendola occupata solo con la menzione di Allàh Glorioso e con la lettura del Corano.

Questo è dunque il digiuno della lingua. – Disse Sufyan: «La maldicenza corrompe il digiuno»... – Ha tramandato Laith (6) che Mugiā-hid (7) disse: «Due difetti guastano il digiuno: la maldicenza e la menzogna». – Disse il Profeta -che Allàh preghi su di lui e gli dia la pace -: «II digiuno è uno scudo: se uno di voi digiuna, non si comporti in modo osceno ne da ignorante; se qualcuno lo combatte o lo insulta, dica: "Sono in digiuno, sono in digiuno" ». – Si racconta: «Due donne fecero il digiuno all’epoca delL’Inviato di Allàh -che Allàh preghi su di lui e gli dia la pace -, ma sul finire della giornata erano talmente indebolite dalla fame e dalla sete che stavano sul punto di morire; allora mandarono a chiedere al Profeta -che Allàh preghi su di lui e gli dia la pace - il permesso di interrompere il digiuno.

Il Profeta -che Allàh preghi su di lui e gli dia la pace - inviò alle due donne una ciotola per mezzo di un messo cui ordinò di dir loro: "Vomitate in questa ciotola ciò che avete mangiato". Allora l’una rigettò sangue e carne freschi riempiendo a metà la ciotola; l’altra poi vomitò le stesse cose, e in tal modo riempirono completamente il recipiente. Meravigliandosi la gente del fatto, il Profeta -che Allàh preghi su di lui e gli dia la pace - disse: "Quelle due invero hanno digiunato astenendosi dai cibi leciti, ma hanno rotto il digiuno facendo cose che Allàh ha loro proibito. Si son sedute l’una accanto all’altra e si son messe a sparlare della gente e questa che vedete nella ciotola è la carne della gente di cui si son cibate"»;

3) impedendo all’udito di prestare ascolto a tutto ciò che è riprovevole: poiché tutto ciò che è proibito dire è proibito pure ascoltare; per tal motivo Allàh, mettendo sullo stesso piano chi ascolta cose proibite e chi divora illeciti guadagni, ha detto: «Gente con l’orecchio teso alla menzogna e divoratrice di illeciti guadagni» (Cor., V, 42). Così pure ha detto: «Magari i loro maestri e i loro dottori proibissero loro di dir cose peccaminose e di divorare guadagni illeciti» (Cor., V, 63). Divorare illeciti guadagni e restar zitti di fronte alla maldicenza son cose entrambe proibite: «Altrimenti siete come loro» (Cor., IV, 140), ha detto l’Altissimo. Per questa ragione disse pure il Profeta -che Allàh preghi su di lui e gli dia la pace -: «Colui che sparla degli assenti e colui che gli presta ascolto sono soci nel peccato»;

4) trattenendo le altre membra, come mani e piedi, dal commettere peccati e azioni riprovevoli ed il ventre dalle cose su cui c’è un dubbio se lecite od illecite al momento della rottura del digiuno, giacché nessun valore avrebbe il digiuno se ci si astenesse dai cibi leciti e si mangiassero poi quelli proibiti al momento della sua rottura. Chi agisce così sarebbe simile a chi costruisse un castello e demolisse una città. Il cibo lecito, infatti, è di nocumento non per la specie, ma per la quantità, e scopo del digiuno è appunto la sua diminuzione.

Colui che tralasciasse di prendere una medicina in grande quantità per timore d’esserne danneggiato, se si volgesse a prendere un veleno, sarebbe senz’altro uno stupido. Ora, il cibo illecito è veleno mortale per la religione, mentre quello lecito è rimedio che giova se preso in piccola quantità ed è di danno se preso in grande quantità. Lo scopo del digiuno è proprio la diminuzione del cibo. Disse il Profeta -che Allàh preghi su di lui e gli dia la pace -: «Quanti digiunando non ricavano dal digiuno se non fame e sete!». Costoro, si è detto, sono quelli che rompono il digiuno mangiando cibi proibiti; ed anche, quelli che si astengono dai cibi leciti e rompono il digiuno divorando le carni del prossimo con la maldicenza, che è vietata; o, infine, quelli che non trattengono le loro membra dal commettere peccati;

5) non chiedendo grandi quantità di cibi leciti al momento della rottura del digiuno in maniera da riempirsi il ventre. Non v’è recipiente che Allàh non abbia più in odio di un ventre riempito di cibi leciti. Difatti come potrebbe servire il digiuno a soggiogare il nemico di Allàh e a distruggere gli appetiti, se chi digiuna cerca di sopperire, al momento della rottura del digiuno, a quel che gli è venuto meno durante il giorno, e magari vi aggiunge cibi di vario genere? È invalsa l’abitudine di mettere in serbo per il Ramadān ogni sorta di cibi e mangiarne in quel mese quanti non se ne mangiano in parecchi mesi.

Ora è noto che scopo del digiuno è avere lo stomaco vuoto e distruggere i desideri per rafforzare l’animo nella pietà. Se invece si reprime dalla mattina alla sera lo stomaco sì da stimolarne l’appetito e rafforzarne il desiderio, e poi lo si nutre di ghiottonerie fino a sazietà, se ne accresce il piacere e se ne raddoppia la forza, svegliando appetiti che resterebbero forse quieti se lasciati alla normalità. Indebolire le forze, che sono i mezzi del diavolo (shaytan) per condurre al male, è l’anima e il segreto del digiuno. Tale scopo il digiunante non lo conseguirà che diminuendo il cibo, ossia consumando quello che sarebbe stato il pasto abituale di ogni sera, se non avesse digiunato. Che, se invece assomma la colazione del mattino con il pasto della sera, nessun profitto egli trarrà dal suo digiuno.

Buona norma anzi sarebbe che non dormisse più del solito durante il giorno affinchè, provando fame e sete, possa avvertire l’indebolimento delle forze. È allora che il cuore gli diviene limpido ed egli cercherà di procurarsi ogni notte quel tanto di debolezza che gli renda leggere la veglia e le devozioni. E può darsi anche che il demonio non si libri più sul suo cuore, lasciandolo libero di contemplare il Regno dei cieli. La Notte del Destino (8), infatti, è appunto la notte in cui si svela un qualcosa del Regno celeste. A questo alludono le parole dell’Altissimo: «In verità Noi lo rivelammo la Notte del Destino» (Cor., XCVII, 1). Ma a chi pone tra il cuore ed il petto una bisaccia piena di cibi nulla di quel Regno si rivelerà: non basta mantenere lo stomaco vuoto perché il velo sia sollevato fintante che il cuore non sia libero da tutto ciò che non è Allàh. Stando così le cose, si deve cominciare col diminuire il cibo...;

6) restando, dopo la rottura del digiuno, col cuore sospeso tra paura e speranza, poiché l’uomo ignora se il suo digiuno è accettato da Allàh – e in tal caso egli appartiene ai Ravvicinati a Lui – o se gli viene respinto – ed è pertanto degli odiosi a Lui. Questo stato d’animo lo abbia egli comunque alla fine di ogni suo atto di culto. Si racconta che al-Hasan al-Başrī (9) disse passando accanto a certuni che ridevano: «Allàh ha fatto del mese di Ramadān un’arena per le sue creature, nella quale esse gareggiano nell’ubbidirGli; alcuni arrivano prima e vincono, altri restano indietro e son delusi».

E ci sarà da restare sbalorditi vedendo colui che ora ride e folleggia il giorno in cui trionferanno quelli che saranno arrivati prima e andranno delusi coloro le cui opere saranno state rese nulla. Ah, per Allàh! Se cadessero le bende, certamente colui che ha fatto il bene penserebbe al suo bene e colui che ha fatto il male al suo male! In altri termini, la gioia distrarrebbe dal folleggiare chi è accetto ad Allàh, e la tristezza ostruirebbe la porta del riso a chi è respinto da Lui. Di al-Ahnaf ibn Qais (10) si narra che quando gli fu detto: «Tu sei troppo vecchio; il digiuno ti indebolisce», rispose: «Io lo faccio per un lungo viaggio; la sopportazione obbedendo a Allàh è più lieve che non subendo il Suo castigo».

Questi che abbiamo esposto sono i valori intimi del digiuno. Se tu ora obbiettassi: «I giuristi dicono che è valido il digiuno di chi si limita a frenare gli appetiti del ventre e del sesso, e trascura questi valori intimi; come lo spieghi?», ti risponderei così: «Sappi che i giuristi, occupandosi dell’esteriorità, fissano i requisiti esteriori con argomenti più deboli di quelli da noi apportati in merito ai suddetti requisiti interiori concernenti specialmente la maldicenza e colpe simili. Ai giuristi, interessati alla sola esteriorità, d’altronde non spetta imporre se non ciò cui la gente comune, negligente, dedita alle cose terrene possa facilmente sottostare.

I Sapienti, invece, che si occupano della Vita futura intendono per validità del digiuno l’accettazione da parte di Allàh, e per accettazione il raggiungimento del suo fine, e comprendono che tale fine è assumere una delle qualità divine, cioè la Signoria, ed imitare gli angeli frenando, per quanto possibile, gli appetiti, dai quali questi ultimi sono esenti.

 L’uomo, infatti, è di grado superiore agli animali, potendo egli con il lume della ragione domare gli appetiti, ma di grado inferiore agli angeli, gli appetiti potendo prendere il sopravvento su di lui. Trovandosi l’uomo in questo stato di lotta, quanto più egli viene preso dagli appetiti tanto più si riduce “degli abietti il più abietto” (Cor., XLV, 5), aggregandosi agli animali; quanto più, invece, riesce a dominare gli appetiti più si solleva “al sommo dell’ ‘Illiyyin (11)” (Cor., LXXXIII, 18), raggiungendo il mondo degli angeli. E poiché questi son vicini ad Allàh Grande e Potente, colui che li imita, cercando di somigliare ad essi nei loro costumi, s’avvicina ad Allàh a loro guisa. Chi infatti assomiglia al vicino è anche lui un vicino; in questo caso la vicinanza non è già di luogo, ma di qualità.

Poiché il segreto del digiuno secondo i Maestri spirituali e i dotati di perspicacia è questo, che vantaggio c’è a rimandare un pasto ed assommarne due la sera, essendo in balia delle altre passioni durante il giorno? Che, se da un fatto simile si potesse trarre vantaggio, che senso avrebbero le parole del Profeta -che Allàh preghi su di lui e gli dia la pace -: “Quanti digiunando non ricavano dal digiuno se non fame e sete?”; perciò disse Abū ad-Dardā’ (12): “Oh! quanto gradevoli per gli assennati il sonno e il pasto di rottura del digiuno! Perché non dovrebbero essi disprezzare il digiuno e la veglia degli stupidi?». Senz’altro un atomo di devozione da parte di gente dotata di certezza e pietà ha più merito e più peso che non montagne da parte di illusi. Per questa ragione disse un sapiente: “Quanti facendo il digiuno lo rompono e quanti rompendolo digiunano!”.

I secondi sono coloro che preservano le loro membra dal peccare mangiando e bevendo; i primi sono coloro che, pur soffrendo fame e sete, danno libertà di peccare alle membra. Colui che capisce il valore e il segreto del digiuno ben sa che chi si astiene dal pasto e dal coito, ma spezza il digiuno praticando il peccato è simile a chi stropiccia tre volte una parte del corpo nell’abluzione osservando manifestamente il numero prescritto, ma trascura la cosa più importante, ossia di lavarla e quindi a causa della sua stoltezza la preghiera gli viene respinta. Mentre chi interrompe il digiuno mangiando, ma trattiene le membra dalle cose riprovevoli è come colui che, lustrando le sue membra un po’ alla volta, vede la sua preghiera accettata, se Allàh vuole, per aver egli osservato ciò che è fondamentale, anche se ha omesso ciò che è subordinato. Chi, infine, compie tutte e due le cose, astenendosi cioè dal cibo e dal peccato, è come chi lustra ogni membro tre volte, compiendo, assieme a ciò che è fondamentale, ciò che è subordinato. Questa è la perfezione!».

 Disse il Profeta -che Allàh preghi su di lui e gli dia la pace - ! –: «II digiuno è un deposito fiduciario; che ognuno di voi conservi il deposito!»; e allorché recitò le parole di Allàh, Grande e Potente: «Allàh vi comanda di restituire i depositi fiduciari ai loro proprietari» (Cor., IV, 58), mise la mano sull’orecchio e sugli occhi, esclamando: «L’udito è un deposito fiduciario e la vista è un deposito fiduciario!». Se il digiuno non fosse un deposito fiduciario, certamente il Profeta -che Allàh preghi su di lui e gli dia la pace - non avrebbe detto: «Dica: "Sono in digiuno!"», cioè ho dato in deposito la mia lingua per tenerla a freno; come posso ora liberarla per risponderti?

Concludendo, s’è visto che ogni atto di culto comporta atteggiamenti esteriori e atteggiamenti interiori, una scorza e una polpa: le varie scorze hanno gradi ed ogni grado vari piani. A tè ora la scelta, se contentarti della scorza invece della polpa, oppure unirti a quanti son dotati di perspicacia (chi sa penetrare con intelligenza nell’intimo delle cose).

NOTE:

(1) – La frase non è del corano.
(2) – Compagno del Profeta -che Allàh preghi su di lui e gli dia la pace -.
(3) – Noto tradizionista, morto nel 197/812.
(4) – La moglie prediletta di Muhammad - che Allàh preghi su di lui e gli dia la pace -.
(5) – Due sono i tradizionisti il cui nome è Giābir: Giābir ibn Zaid al-Basrī, morto nel 93/711, e Giābir ibn ‘Abdallah; probabilmente qui trattasi del secondo perché Ghazālī più avanti (p.237 e n.2) a Giābir aggiunge il nome del padre ‘Abdallah.
(6) – Noto tradizionista, morto, pare, nel 175/791-2.
(7) – Noto tradizionista e lettore del Corano, morto nel 101/719-20 o nel 105/723-4.
(8) – Ossia la Lailat al-qadr, comunemente identificata con quella tra il 26 e il 27 giorno di Ramadān. Per le varie spiegazioni date al versetto 1 della sura XCVII, cui si aggiunge quella qui data da Ghazālī, vedasi Il Corano, tradotto da A.Bausani (cit. a p. 41), Commento, p. 721.
(9) – al-Hasan al-Başrī, grande Maestro (m. 110/728), la cui personalità dominò la sua epoca in tutti gli aspetti della cultura religiosa. Vedasi per un più ampio giudizio su di lui Vite e denti di santi musulmani, cit., pp. 54-56.
(10) – Capo dei Banū Sa’d di Başra che combatté a fianco di ‘Alī contro Mu’āwiya a Şiffin e contro i ribelli khārigiti a an-Nahrawān. Gli si attribuiscono frasi sentenziose.
(11) – Questa parola, che è sicuramente l’ebraico ‘elīyon = Allàh supremo, dai commentatori arabi del Corano è interpretata ora come nome di luogo, ora come i «rotoli» in cui sono scritte le azioni dell’uomo. Per Ghazālī è nome di luogo.
(12) – Compagno del Profeta -che Allàh preghi su di lui e gli dia la pace -, morto nel 32/652. si fece apprezzare per la sua conoscenza del Corano, trasmise numerose tradizioni. Vedasi …Santi musulmani, p.40.

Il senso della vita musulmana.

O Gente! Vi abbiamo creato da un maschio e da una femmina ed abbiamo fatto di voi popoli e tribù affinché possiate conoscervi l’un l’altro. Il più gradito a Dio é il più pio tra di voi. Dio é onnisciente e sapiente. (Corano, 49:13)

L'uomo è il vicario di Dio sulla terra.

L’Islam è fondato sulla relazione universale tra Dio e l’uomo. Allah  è l’Assoluto e l’uomo è visto nella sua natura profonda. L’Islam cerca di costruire un equilibrio nella vita orientando secondo la legge divina tutte le inclinazioni naturali dell’uomo, i suoi desideri e appetiti come nutrirsi, proteggersi, procreare in quanto avendoli ricevuti da Dio essi sono necessari alla vita.

La legge divina è interamente contenuta nel Corano che è la parola di Dio. Per l'Islam ci si integra nella società umana attraverso la legge che costituisce per l'uomo la possibilità di dare un senso religioso alla vita quotidiana.

Ogni atto quotidiano conforme alla legge si trasforma in atto religioso. L'atto di guadagnarsi ogni giorno il pane, essendo cosa gradita a Dio, diventa un atto religioso obbligatorio allo stesso titolo di doveri più specificatamente religiosi.Il Corano si rivolge infine a tutta l'umanità senza distinzione di etnia, paese e neppure di epoca e cerca di guidare l'uomo in tutti gli aspetti della vita, spirituale, temporale, individuale, collettivo. Principalmente cerca di sviluppare la personalità dell'individuo. Ogni essere risponderà di persona davanti al Creatore.

L'Islam è un modo totale di vita.
Il culto islamico e' tutto cio' che si pensa, si dice o si fa per piacere ad Allah.

Per essere un mujahid (=martire) è necessario tendere alla perfezione morale e religiosa, cioè praticare innumerevoli forme di devozione ad Allah.

Per il musulmano il senso della vita è il conseguimento della Salam la pace, la felicità, il benessere per tutti. Essa puo' venire solo dalla fede in Allah e dalla sottomissione a lui. Abramo né è il modello esemplare. La fede in Dio è il valore piu' grande per gli uomini: senza la fede nessuna azione, per quanto buona puo' essergli gradita a Dio. L' essenza dell'Islam: Amare il prossimo tuo come te stesso per la Causa di Allah

L'Islam in poche righe. Questo e' l'Islam.
(tratto da : www. islamitalia.it)

La parola araba hadith ha lo stesso significato che nella lingua italiana ha la parola tradizione , cioè trasmissione orale di un detto, di una notizia,di un atto, di un fatto . Questa parola viene utilizzata per indicare la linea di condotta del profeta Maometto, trasmessa di generazione in generazione, oralmente, mediante una catena di persone degne di fede il cui primo anello è un testimone appartenente alla cerchia dei compagni o seguaci del profeta. Questi, avendo visto o udito direttamente, portano a conoscenza degli altri insegnamenti derivati dall’esempio dell’inviato di Dio.
Le Hadith , i detti del profeta, riguardano ogni aspetto della vita umana e contribuiscono ad indicare al credente la strada da seguire per realizzare la volontà divina. Le numerose Hadith possono essere raggruppate in relazione agli aspetti della vita di cui esse trattano.

Si indica invece con il termine “Sunnah” le pratiche del profeta Maometto, ovvero la realizzazione pratica degli insegnamenti divini e delle leggi della religione .
Questo riquadro rappresenta una sintesi essenziale ed universale dei precetti di fede e di comportamento socio-giuridico nell'Islam, semplicemente citando una serie di versetti del Nobile Corano.

10 versetti e 2 hadith

"....I servi del Compassionevole; sono coloro che camminano sulla terra con umilta' e quando gli ignoranti si rivolgono loro, rispondono: -Pace!-
coloro che invocano: -Signore, allontana da noi il castigo dell'Inferno, che' in verita', questo e' un castigo perpetuo;
qual tristo rifugio e soggiorno!-
coloro che quando spendono non sono ne' avari, ne' prodighi, ma si tengono nel giusto mezzo;
coloro che non invocano altra divinita' assieme ad Allah; che non uccidono, se non per giustizia, un'anima che Allah ha reso sacra; e non si danno alla fornicazione.

E chi compie tali azioni avra' una punizione,
avra' castigo raddoppiato nel Giorno della Resurrezione e vi rimarra' in perpetuo coperto d'ignomia,
a meno che non si penta, creda e operi il bene, che' a costoro Allah cambiera' le loro cattive azioni in buone. Allah e' perdonatore e misericordioso.

Chi si pente e opera il bene , il suo pentimento e' verso Allah, (E sono coloro) che non rendono falsa testimonianza e quando passano nei pressi della futilita' se ne allontanano con dignita';
coloro che, quando vengono ammoniti con i versetti del loro Signore, non sono ne' sordi,ne' ciechi
e dicono: -Signore dacci conforto nelle nostre spose e nei nostri figli e fai di noi una guida per i timorati (di Allah).
Per la loro costanza saranno compensati con il livello piu' alto (del Paradiso) e saranno ricevuti con l'augurio di pace,
per rimanervi in perpetuo. Quale splendido rifugio e soggiorno!...." (Corano al-Furqan 25,63-76)

"....Il Messaggero crede in quello che è stato fatto scendere su di lui da parte del suo Signore, come del resto i credenti: tutti credono in Allah, nei Suoi Angeli, nei Suoi Libri e nei Suoi Messaggeri. -Non facciamo differenza alcuna tra i Suoi Messaggeri- E dicono: -Abbiamo ascoltato e obbediamo. Perdono, Signore! E' a Te che tutto ritorna-....."(Corano al-Baqara 2,285) (versetto rivelato durante Isra'a wa al-Mira'j; l'ascensione del Profeta al cielo per il viaggio aereo a Gerusalemme e poi da Dio Misericordioso)

"....Oh Figli di Adamo, abbigliatevi prima di ogni orazione. Mangiate e bevete, ma senza eccessi , che' Allah non ama chi eccede. Di': -Chi ha proibito gli ornamenti che Allah ha prodotto per i Suoi servi e i cibi eccellenti?- Di': -Appartengono ai credenti, in questa vita terrena e soltanto ad essi nel Giorno della Resurrezione-. Cosi' spighiamo i Nostri segni ad un popolo che sa. Di: -Il mio Signore ha vietato solo le turpitudini palesi o nascoste, il peccato e la ribellione ingiusta, l'attribuire ad Allah consimili a proposito dei quali (Egli) non ha concesso autorita' alcuna e il dire contro Allah cose di cui non conoscete nulla-....."(Corano al-A'raf 7,31-33)

".....Quanto a chi desidera essere il caduco, Ci affrettiamo a dare quello che vogliamo a chi vogliamo, quindi lo destiniamo all'Inferno che dovra' subire, bandito e reietto. Quanto, invece, a chi vuole l'altra vita, sforzandosi a tal fine ed e' credente... il loro sforzo sara' accetto. Sosterremo con i doni del tuo Signore questi e quelli. I doni del tuo Signore non sono negati a nessuno. Osserva come diamo ad alcuni eccellenza su altri; nell'altra vita, pero', ci saranno livelli piu' elevati ed eccellenza maggiore. Non accostare ad Allah un'altra divinita', che saresti bandito e reietto. Il tuo Signore ha decretato di non adorare altri che Lui e di trattare bene i vostri genitori.

Se uno di loro, o entrambi, dovessero invecchiare presso di te, non dir loro: -uff!- e non li rimproverare; ma parla loro con rispetto. e inclina con bonta', verso di loro, l'ala della tenerezza; e di': -Oh Signore, sii misericordioso nei loro confronti come essi lo sono stati nei miei, allevandomi quando ero piccolo- Il vostro Signore ben conosce quello che c'e' nell'animo vostro. Se siete giusti Egli e' colui che perdona coloro che tornano a Lui pentiti. Rendi il loro diritto ai parenti, ai poveri, al viandante, senza (per questo) essere prodigo, che, in verita', i prodighi sono fratelli dei diavoli e Satana e' molto ingrato nei confronti del suo Signore.

Se volti loro le spalle (perche' nulla hai da dare), pur sperando nella misericordia del tuo Signore, di' loro una parola di bonta'. Non portate la mano al collo (in un gesto di giuramento tipico degli arabi) e non distenderla neppure con troppa larghezza, che' ti ritroveresti biasimato e immiserito. In verita', il tuo Signore concede con larghezza o parsimonia la Sua provvidenza a chi vuole.

In verita' Egli osserva i Suoi servi ed e' ben informato. Non uccidete i vostri figli per timore della miseria: siamo Noi a provvederli di cibo, come (provvediamo) a voi stessi. Ucciderli e' veramente un peccato gravissimo. Non ti avvicinare alla fornicazione. E' davvero cosa turpe ed un tristo sentiero. E non uccidete, senza valida ragione, coloro che Allah vi ha proibito di uccidere. Se qualcuno viene ucciso ingiustamente, diamo autorita' al suo rappresentante; che questi, pero', non commetta eccessi (nell'uccisione) e sara' assistito. Non toccate i beni dell'orfano se non a suo vantaggio e (solo) fin a quando non raggiunge la maggiore eta'. Rispettato il patto, che', in verita' vi sara' chiesto di darne conto. Riempite la misura, quando misura e pesate con la bilancia piu' esatta.

Questo e' il bene che conduce al miglior esito. Non seguire cio' di cui non hai conoscenza alcuna. Di tutto sara' chiesto conto: dell'udito, della vista, del cuore. Non incedere sulla terra con alterigia che' non potrai fenderla e giammai potrai essere alto come le montagne. Tutto cio' e' abominio destato dal tuo Signore. Cio' e' quanto ti e' stato rivelato dal tuo Signore a titolo di saggezza. Non porre assieme ad Allah un'altra divinita'. Non porre assieme ad Allah un'altra divinita', che' saresti gettato nell'Inferno, bandito e reietto...."(Corano al-Isra' 17,18-39)

".....In verita' i musulmani e le musulmane, i credenti e le credenti, i devoti e le devote, i leali e le leali, i perseveranti e le perseveranti, i timorati e le timorate, quelli che fanno l'elemosina e quelle che fanno l'elemosina, i digiunatori e le digiunatrici, i casti e le caste, quelli che spesso ricordano Allah e quelle che spesso ricordano Allah, sono coloro che per i quali Allah ha disposto perdono ed enorme ricompensa. Quando Allah ed il Suo Inviato hanno decretato qualcosa, non e' bene che il credente o la credente scelagano a modo loro....."(Corano al-Ahzab 33,35-36)

"....Vi sono vietati gli animali morti, il sangue, la carne di porco e cio' su cui sia stato invocato altro nome che quello di Allah, l'animale soffocato, quello ucciso a bastonate, quello mroto per una caduta, incornato, o quello che sia stato sbaranato da una belva feroce, a meno che non l'abbiate sgozzato (prima della morte) e quello che sia stato immolato su altari (idolatrici) e anche (vi e' stato vietato) tirare a sorte con le freccette. Tutto cio' e' iniquo. Oggi i miscredenti non sperano piu' di allontanarvi dalla vostra religione: non temeteli dunque, ma temete Me...."(Corano al-Ma'ida 5,3 - 632 d.C.)

".....La carita' non consiste nel volgere i volti verso l'Oriente e l'Occidente, ma nel credere in Allah e nell'Ultimo Giorno, negli Angeli, nel Libro e nei Profeti e nel dare, dei propri beni, per amore suo, ai parenti, agli orfani, ai poveri, ai viandanti diseredati, ai mendicanti e per liberare gli schiavi; assolvere l'orazione e pagare la decima. Coloro che mantengono fede agli impegni presi, coloro che sono pazienti nelle avversita' e nelle ristrettezze, e nella guerra, ecco coloro che sono veritieri, ecco i timorati....."(Corano al-Baqara 2,177)

"...Coloro che evitano i peccati piu' gravi e le turipitudini e che perdonano quando si adirano
coloro che rispondono al loro Signore , assolvono all'orazione, si consultano vicendevolmente su quel che li concerne e sono generosi di cio' che Noi abbiamo concesso loro, coloro che si difendono quando sono vittime dell'ingiustizia.
La sanzione di un torto e' un male corrispondente (legge del contrappasso), ma chi perdona e si riconcilia, avra' in Allah il suo compenso. In verita' Egli non ama gli ingiusti.

Chi si difende per aver subito un torto non incorre in nessuna sanzione
Non c'e' sanzione se non contro coloro che sono ingiusti con gli uomini e, senza ragione, spargono la corruzione sulla terra; essi avranno doloroso castigo Quanto invece, a chi e' paziente e indulgente, questa e' davvero la miglior disposizione...." (Corano ash-Shura 42, 37-43)

"....Oh voi che credete, attenetevi alla giustizia e rendete testimonianza innanzi ad Allah, foss'anche contro voi stessi, i vostri genitori, o i vostri parenti, si tratti di ricchi o di poveri! Allah e' piu' vicino (di voi) agli uni e agli altri. Non abbandonatevi alle passioni, si' che possiate essere giusti. Se vi destreggerete o vi disinteressererete, ebbene Allah e' ben informato di quello che fate...."(Corano an-Nisa'a 4,135)

"....Adorate Allah e non associateGli alcunche'. Siate buoni con i genitori, i parenti, gli orfani, i poveri, i vicini vostri parenti e coloro che vi sono estranei, il compagno che vi sta accanto, il viandante e chi e' schiavo in vostro possesso. In verita' Allah non ama l'insolente, il vanaglorioso..."(Corano an-Nisa'a 4,36)

Hadith. Discorso del Profeta Muhammad, (dopo aver stipulato accordi di pace con alcune comunita' cristiane della zona), alla sua armata di circa 30.000 uomini riunita presso la sorgente di Tabuk, in attesa di conoscere le intenzioni dell'esercito bizantino vittorioso contro i persiani in Egitto ed in Siria, (631 d.C.):

".....Il discorso piu' attendibile e' il discorso di Allah nel Corano ed il punto d'appoggio piu' sicuro e' la parola nata nel timore di Allah. La fede migliore e' la fede di Ibrahim(Abramo) e la pratica di vita eccellente e' quella di Muhammad. Il detto piu' elevato e' il ricordo di Allah e questo Corano e' il piu' affascinante dei racconti. La migliore delle pratiche religiose e' quella che ha un solido fondamento, mentre la peggiore e' quella senza alcun fondamento. La migliore delle guide e' la guida dei Profeti. La morte piu' nobile e' il martirio (per la Causa di Allah) e la cecita' piu' profonda e' l'essere fuorviato dopo aver avuto la giusta direzione.

La migliore delle azioni e' quella che giova e la guida migliore e' quella che viene seguita. La cecita' peggiore e' la cecita' del cuore. La mano che dona e' migliore di quella che riceve. Il poco che basta e' meglio del molto che seduce e lascia insoddisfatti. La scusa peggiore e' quella chiesta in punto di morte, mentre il pentimento peggiore e' quello che sara' provato nel Giorno del Giudizio. C'e' gente che va alla preghiera del venerdi' controvoglia ed alcuni di loro non ricordano Allah se non con riluttanza! Tra i peccati piu' gravi vi e' il discorso d'una lingua menzognera e la ricchezza migliore e' la ricchezza del cuore.

La provvista migliore e' l'essere timorati di Allah e la sapienza piu' alta e' il Timore di Allah, il Possente. La cosa migliore che alberghi nel cuore dell'uomo e' la certezza incrollabile (nelle verita' dell'Islam), mentre il dubbio ha le sue radici nella miscredenza. La lamentazioni eccessive e le lodi sperticate nell'elogio funebre appartengono al tempo dell'ignoranza. Il tradimento porta all'Inferno, Il bere bevande alcoliche equivale a bruciare nel fuoco. La poesia lasciva e' ispirata dal diavolo ed il vino e' padre di molti peccati.

Tra le cose che vengono mangiate quella piu' abominevole e' la proprieta' dell'orfano. Prospera colui che accoglie l'ammonimento che gli viene da un altro e sfortunato e' colui che la cui sventura gli viene decretata quand'e' ancora nel ventre di sua madre. In verita', prima o poi, ognuno di voi giungera' ad un luogo profondo quattro cubiti, dove stara' fino al Giorno della Resurrezione. Il valore dell'azione sta nel suo esito. Il sogno peggiore e' il sogno illusorio. Tutto quello che deve avvenire e' vicino. Oltraggiare un credente e' iniquita' e fargli la guerra e' miscredenza. Mangiare la sua carne, calunniandolo, e' disobbedienza ad Allah.

La sua proprieta' e' inviolabile, come e' inviolabile il suo sangue. Chi giura su Allah, giurando il falso, Lo rinnega. Chi perdona sara' perdonato ed Allah rimettera' i peccati di chi avra' perdonato i torti ricevuti. Allah compensa lautamente colui che affronta con fermezza le avversita' della vita. Chi insegue la gloria terrena, sara' esaudito da Allah su questa terra. Chi sara' stato paziente ricevera' da Allah una doppia ricompensa. Chi avra' disobbedito ad Allah, sara' castigato da Allah. Chiedo perdono ad Allah......."

Hadith. Discorso del Profeta Muhammad con un uomo sconosciuto "vestito di bianco", raccontato da Abd Allah figlio di 'Umar(al-Bukhari).(632 d.C.):

"....Eravamo seduti accanto al Profeta quando arrivo' un uomo vestito di bianco, con i capelli completamente neri. Niente rivelava in lui il viaggiatore eppure nessuno lo conosceva. Si apri' una strada tra gli astanti ed ando' ad inginocchiarsi davanti all'Inviato di Allah come ognuno di noi fa nella preghiera. I Sahaba (compagni) si guardarono l'un l'altro e si chiesero chi potesse essere. Lo sconosciuto si rivolse al Profeta e gli chiese: -Inviato di Allah, cos'e' la fede?- -E' credere in Allah, nei Suoi Angeli, nel presentarsi davanti a Lui, nei Suoi Profeti e nella Resurrezione-, rispose il Profeta. -Che cos'e' l'Islam?-, chiese l'uomo.

-E' adorare Allah non associandoGli alcunche'-, disse il Profeta, -assolvere le preghiere, pagare la zakat (elemosina legale), e digiunare durante il mese di Ramadhan-. -Parlami della perfezione-, chiese l'uomo. -E' adorare Allah come L'avessi di fronte a te-, rispose il Profeta, -perche' anche se tu non Lo vedi, Egli vede te-. -Quando suonera' l'ultima Ora?-, concluse l'uomo. -Colui che interroghi non e' piu' informato di te-, disse il Profeta, -ma ti posso indicare i segni precursori: quando la donna schiava generera' il suo padrone, quando i piu' rozzi pastori guardiani di cammelli rivaleggeranno in edifici. Ci sono cinque segreti che Allah solo conosce e sono:- il Profeta recito' un versetto del Corano:

"....In verita' la scienza dell'Ora e' presso Allah, Colui che scendere la pioggia e conosce quello che c'e' negli uteri. Nessuno conosce cio' che guadagnera' l'indomani e nessuno conosce la terra in cui morira'. In verita' Allah e' il Sapiente, il Ben Informato....."(Corano 31,34)

A questo punto l'uomo se ne ando'. -Richiamatelo-, disse il Profeta. Uscirono alla sua ricerca, ma l'uomo si era volatilizzato. -Era Jibril (l'Arcangelo Gabriele)-, disse il Profeta, -e' venuto ad insegnarvi la religione.-...."

Amare il prossimo tuo come te stesso per la Causa di Allah

Allah, Dio Altissimo ed Unico, nel Glorioso Corano, non ammette la guerra per scopi politici, o altro che esuli dalla legittima difesa; in tutti gli altri casi viene considerato un omicidio, naturalmente, proibito, nell'Islam, come continuita' dei 10 comandamenti della Torah.

"...Oh voi che credete, non divorate vicendevolmente i vostri beni, ma commerciate con mutuo consenso, e non uccidetevi da voi stessi. Allah e' Misericordioso verso di voi....." (Corano an-Nisa'a 4,29)

"...Il credente non deve uccidere il credente, se non per errore. Chi, involontariamente, uccide un credente, affranchi uno schiavo credente e versi alla famiglia (della vittima) il prezzo del sangue, a meno che essi non vi rinunciano caritatevolmente. Se il morto, seppur credente, apparteneva a gente vostra nemica, venga affrancato uno schiavo credente. Se apparteneva a gente con la quale avete stipulato un patto, venga versato il prezzo del sangue alla sua famiglia e si affranchi uno schiavo credente. E chi non ne ha i mezzi, digiuni due mesi consecutivi per dimostrare il pentimento verso Allah.
Chi uccide intenzionalmente un credente, avra' il compenso dell'Inferno, dove rimarra' in perpetuo. Su di lui la collera e la maledizione di Allah e gli sara' preparato atroce castigo...." (Corano an-Nisa'a 4,92-93)

"...La sua passione lo spinse ad uccidere il fratello (Caino e Abele). Lo uccise e divenne uno di coloro che si sono perduti.
Poi Allah gli invio' un corvo che si mise a scavare la terra per mostrargli come nascondere il cadavere di suo fratello. Disse: -Guai a me! Sono incapace di essere come questo corvo, si' da nascondere la spoglia di mio fratello?- E cosi' fu uno di quelli afflitti dai rimorsi.


Per questo abbiamo prescritto ai Figli di Israele che chiunque uccida un uomo che non abbia ucciso a sua volta o che non abbia sparso la corruzione sulla terra, sara' come se avesse ucciso l'umanita' intera. E chi ne abbia salvato uno, sara' come se avesse salvato tutta l'umanita'. I nostri Messaggeri sono venuti con le prove! Eppure molti di loro commisero eccessi sulla terra...." (Corano al-Ma'ida 5,30-32)

"....E non uccidete senza valida ragione, contro coloro che Allah vi ha proibito di uccidere. Se quanlcuno viene ucciso ingiustamente, diamo autorita' al suo rappresentante; che questi, pero', non commetta eccessi (nell'uccisione) e sara' assistito..."(Corano al-Isra 17,33)

"...Tre qualita' costituiscono il contrassegno di una fede sincera, e chi le acquisisce puo' davvero gustare il soave sapore della fede. Queste qualita' sono:

1-amare Allah (Dio) ed il Suo Messaggero al di sopra di tutto il resto;
2-amare gli altri uomini per la sola Causa di Allah;
3-provare ripugnanza e ribrezzo per il ritorno alla miscredenza quanto per l'essere gettati nel fuoco...."

"....A chi crede in Allah e nel Giorno del Giudizio e' vietato procurare alcun male al proprio prossimo; gli e', invece, fatto obbligo di essere gentile, specialmente con gli stranieri e di dire la verita' ed astenersi dalla menzogna...."(Hadith Profeta Muhammad)

Le virtù dei musulmani
tratto da : www.arabcomint.com - ( corrente neofondamentalista europea)

Ogni bambino nasce con la fitra, ovvero una disposizione innata verso la virtù, la conoscenza e la bellezza.
L’Islam si considera la religione primordiale, din al-hanif, e cerca di far tornare l’uomo alla sua vera, originale natura nella quale egli è ispirato a compiere il bene e a confermare l'unicità di Dio.
« Nel Corano Dio raccomanda il buon comportamento nei confronti degli altri uomini ed elogia Maometto per la dolcezza con la quale egli agiva nei confronti di tutti. Dio fa del buon carattere una rampa di accesso al Paradiso:

“Correte …verso l’immenso Paradiso ……riservato ai timorati di Dio ,quelli che danno delle loro ricchezze, siano nell’abbondanza che nella difficoltà, che dominano il risentimento e perdonano il prossimo loro .Iddio ama le anime generose”.(Corano 3-133).

Maometto ribadi' spesso i meriti della nobiltà di carattere dicendo:

“I credenti che hanno la fede più compiuta sono quelli che hanno il migliore carattere”. “Quelli che nel giorno della Resurrezione mi saranno più vicini sono quelli che hanno i caratteri più nobili”

La Pietà

Una delle virtù principali del musulmano è la pietà verso tutti gli esseri viventi. Essa non deve rimanere solo un sentimento, ma deve anche trasformarsi in atti concreti come perdono delle offese, aiuto ai bisognosi, cura dei malati, assistenza ai deboli ecc ...

“Quelli che riscattano gli schiavi, nutrono in tempo di carestia un parente orfano o un povero polveroso, quelli che credono e si invitano alla pazienza ,alla pietà ,essi saranno quelli della destra”  (Corano 90-13/18 )

Maometto, alla domanda postagli da uno dei suoi compagni se Dio avrebbe ricompensato anche per il bene fatto agli animali, rispose; “ Si, qualsiasi bene fatto ad un essere vivente sarà ricompensato”

La perfezione

Partendo dal presupposto che per l’Islam la perfezione è una virtù divina, in quanto l’uomo è per sua natura imperfetto ,il musulmano deve ricercare la perfezione intesa come lo stato verso il quale tendere

“ Dio vi ordina la perfezione e la giustizia” (Corano 16-90 ) “Siate buoni con il padre, la madre, con i parenti, gli orfani, i poveri, i vostri vicini imparentati e quelli estranei, gli amici di ogni giorno e i viaggiatori”( Corano 4-36 ) Il profeta disse anche: “ Dio raccomanda la perfezione in tutto quello che facciamo…Quando sgozzate una bestia fatelo nella maniera più indolore,e date all’animale il tempo di morire prima di sventrarlo”

La generosità

La generosità è la caratteristica principale del credente. Dio esorta continuamente gli uomini a dare ai bisognosi parte della propria ricchezza in quanto saranno le buone azioni cio'che avrà valore dinanzi a Lui.

“…E siate generosi dei beni che vi abbiamo concesso, prima che sopravvenga la morte e qualcuno di voi dica:- O Signore! Concedimi una proroga ,anche brevissima affinchè io possa dare in elemosina ed essere tra i virtuosi” ( Corano 63-10 )

Un giorno il profeta Maometto chiese alla moglie cosa era rimasto del montone che avevano macellato e di cui avevano distribuito la carne .Quando la moglie rispose che era rimasta loro solo una spalla Maometto preciso': “ Ma no! Ci resta tutto il montone, manca solo la spalla” E disse ancora: “Sfuggirete l’inferno anche con l’elemosina di mezzo dattero”

La modestia

La modestia è tra le migliori qualità per il credente, dunque è da rifiutare la vanità, la tracotanza .

“ Questo Regno futuro lo destinammo a coloro che rifuggono dall’alterigia e dal seminare la corruzione sulla terra” ( Corano 28-83 )

Maometto, raccomandando la modestia , disse:

“ Dio mi ha rivelato questo: - Siate modesti. Che nessuno di voi si senta superiore ad un altro e badi a non opprimerlo.” “L’elemosina non ha mai diminuito una fortuna, il perdono di una offesa non fa che aumentare il prestigio di colui che perdona . Il Signore aumenta il livello di chi è modesto per amore Suo”

La pazienza

Una tra le più importanti virtù per colui che è timorato di Dio è la pazienza. Essere paziente significa sopportare , per amore di Dio, anche le disavventure che la vita puo' riservare , poiché il credente è sempre confortato dal pensiero di Dio e sa che a colui che si sottomette alla Volontà Divina, saranno riservate ricompense eterne.

“ O voi che credete! Abbiate pazienza, gareggiate in costanza ! Siate saldi e temete Iddio. E’ cosهi'che sarete felici ! ( Corano 3-200 ) “ Annuncia la buona novella a quelli che sono pazienti, a quelli che quando li colpisce una sventura dicono; - Siamo di Dio e a Lui ritorneremo-. Su di loro scendano la benedizione e la misericordia del loro Signore. Essi sono i ben diretti”. ( Corano 3-158 )

Il profeta Maometto disse:

“Quando Iddio vuole il bene di qualcuno lo prova!” “E’ meraviglioso. Tutto quello che accade ad un credente è in suo favore. Nessun altro ha questo privilegio ; se è felice ringrazia Iddio e questo è bene per lui; se è sventurato si rassegna e questo è ugualmente un bene per lui"

L'altruismo

L’altruismo rappresenta l'aspetto più evidente di colui che cresce nei valori dell’Islam. Amare il prossimo e volere per gli altri lo stesso bene che si vuole per se stessi è dimostrazione di fede, di amore per Dio, che nel Corano dice:

“ Quelli che segretamente o pubblicamente danno in elemosina una parte dei propri beni, di cui li abbiamo provvisti , avranno eterno guadagno. Dio saprà ricompensarli e li aumenterà della sua grazia. Egli è il Clementissimo , il Riconoscente. ( Corano 35-29/30 )

“ Quello che avrete prestato in opere di bene , in questa vita, vi sarà restituito con vantaggio presso Iddio e vi sarà una ricompensa più grande” ( Corano 73-20 )

Maometto specifico'più volte l’importanza, per Dio, del buon agire nei confronti degli altri e di come cio' fosse parte della fede islamica, dicendo:

“Nessuno sarà veramente credente , fintanto che non desidererà per suo fratello cio' che desidera per se stesso”. »

Il Peccato

Secondo l’Islam, l’uomo non nasce con il peccato originale.

Ognuno nasce libero dal peccato; solo dopo la pubertà (= 12 anni circa) si comincia a commettere azioni che possono essere imputate come peccato. Un manuale di morale elementare presenta la seguente lista di peccati gravi:
1- l'associare divinità a Dio 
2- e il suicidio. 
Sono i due più gravi, non perdonati da Dio.
Seguono poi 
3- apostasia (abbandono della religione); 
4- accusa di menzogna fatta a Muhammad; insulti a Muhammad; 
5- omicidio al di fuori della legittima difesa;
6- fornicazione; adulterio; mancanze contro natura; 
7- mancanze gravi contro i genitori;
8- magia nera;
9- calunnia grave;
10- usura e altri.

Il perdono

I peccati sono una disobbedienza alla legge positiva di Dio e tali restano fino a che il colpevole non si sarà pentito nel suo cuore e non avrà cambiato atteggiamento.
Attraverso il pentimento ,la confessione dei peccati a Dio, si aprono le porte del perdono divino.
Nessuno è responsabile dei peccato altrui.

L'escatologia musulmana

I santi musulmani.
wali, è  santo (plurale auliya) wilayat è la santità .

Corano 4: 69 Coloro che obbediscono ad Allah e al Suo messaggero saranno tra coloro che Allah ha colmato della Sua grazia:
- Profeti,
- uomini di verità
(siddíq ),
- martiri o testimoni della fede(shahíd ),
- gente del bene
o giusti (sálih);
che ottima compagnia!

Musulmani che dimostrano di essere colmi della grazia di Allah ( carismatici si dice in occidente) sono chiamati genericamente santi ( auliya). Secondo la tradizione il santo , wali, è colui che riceve da Allah tutte e quattro i tipi di doni. I santi sono i modelli di vita musulmana, infatti così dice il Corano :

1:4 Re del Giorno del Giudizio 5 Te noi adoriamo e a Te chiediamo aiuto  .
6 Guidaci sulla retta via 7 la via di coloro che hai colmato di grazia

La morte e l'aldilà

Come gli Ebrei e i Cristiani, i Musulmani credono che la vita presente sia solo una prova in attesa della vita dopo la morte. I punti fondamentali della fede comprendono: il Giorno del Giudizio, la Resurrezione, il Paradiso e l'Inferno.

Quando un Musulmano muore, viene lavato, generalmente da un familiare, avvolto in un lenzuolo candido e sepolto con una semplice preghiera, di preferenza lo stesso giorno del decesso. I Musulmani considerano questo uno dei servizi finali da offrire ai propri cari e un'opportunità per ricordare la brevità della vita su questa terra.

Il Profeta riteneva che tre cose possono continuare ad aiutare una persona, anche dopo la morte:
- la carità che aveva profuso,
- la conoscenza che aveva trasmesso
- e le preghiere dette per loro da parte di un figlio giusto.

Il giudizio divino particolare dell'anima o "interrogatorio della sepoltura" avviene alla morte ed è effettuato da due angeli (Munkar e Nakir) .

Ogni musulmano defunto vive nella attesa della resurrezione dei morti e del giudizio universale che sarà orale e pronunciato da Allah stesso.
-per i sottomessi ad Allah:
Premio doppio
=contemplazione di Allah e piacere dei sensi di ogni sorta.
-per gli infedeli:
Castigo doppio
=separazione da Allah e tormenti di ogni sorta inflitti da demoni.
-Purgatorio per i rei di peccati mortali morti improvvisamente (senza aver avuto la chance del pentimento e della conversione)
-Limbo: per i dementi, i bambini degli infedeli (= gli incapaci di intendere e volere)

I " santi musulmani"
http://www.missionaridafrica.org/

La “santità” comune a tutti i musulmani è quella che consiste nel sottomettersi interamente alla volontà di Dio, rivelata nel Corano.

Comunque, il termine “santo”, applicato ad una persona, risulta per l’islam una nozione importata da altre tradizioni religiose Nel Corano la radice araba per “santo” è QDS, ma viene applicata unicamente a Dio; invece la radice HRM, da cui il termine haram (proibito) si applica per lo più al luogo sacro. Per poter parlare di “santità” nel Corano dobbiamo andare alla radice WLY, da cui la parola walî che possiamo tradurre con “amico, benefattore, protettore”: il termine si applica nel Corano tanto agli uomini che a Dio e sembra esprimere più una relazione vivente che una virtù.

Chi sviluppò l'idea degli amici e dell'amicizia con Dio fu al-Hakîm al-Tirmidhî (m. tra 908-912).Nel testo fondamentale da lui scitto, Sîrat al-awliyâ’  (Vita dei santi ) divide in due classi gli amici di Dio:
-walî haqq Allâh
-e walî Allâh,
i primi si avvicinano a Dio attraverso l'osservazione delle obbligazione legali di origine divina ( haqq ), mentre i secondi vi giungono per mezzo della grazia divina. Al-Tirmidhî usa anche altri due termini
- muhtadî  (giudati rettamente)
- e mujtabâ (eletti).
Le persone riconoscono il walî grazie a alcuni segni: una persona lo vede e nello stesso istante pensa a Dio, chi lo affronta in modo ostile viene distrutto, ha il dono della preveggenza e dell'ispirazione divina, compie miracoli (karâmât) come camminare sull'acqua, è associato a al-Khadir .

A partire da queste osservazioni possiamo accettare la presenza di alcune nozioni relative alla “santità” nel Corano, che potrebbe essere vista nel termine derivato wilâya, divenuto progressivamente, a partire dal secolo XIII, il vocabolo privilegiato per designare il santo e la santità, specialmente per ciò che si riferisce al “culto dei santi” nelle sue diverse forme.

Non dimentichiamo che la teologia islamica difende l’assoluta trascendenza di Dio ed una particolare visione dell’uomo, per cui potremmo parlare di “santità” solo nell’ambito di un comportamento morale retto, ma senza nessuna connotazione di progresso nella “comunione” divina. Il Corano, inoltre, condanna ogni ricerca di mediazione tra Dio e l’uomo (10,19; 13,17; 39,44), vedendo in questa un idolo da evitare: nessuna creatura può intercedere a difesa degli uomini, nemmeno Muhammad, anche se alcuni testi della tradizione (hadîth) contengono delle affermazioni esplicite sul ruolo di Muhammad a favore della comunità.

Il viaggio verso Dio è un'ascesa verso il paradiso. Il walî haqq Allâh termina il suo viaggio presso il trono di Dio, arriva fino alla prossimità con Dio, ma non a Dio stesso, raggiunto invece dal walî Allâh. Passare oltre il trono divino significa attraversare i regni della luce dei nomi divini, giungendo alla piena conoscenza e all'estinzione nell'essenza di Dio. Dio assicura loro la sua eterna benedizione anche se non sono senza peccato (ma‘sûm) come Muhammad, ma preservati dal peccato, questa benedizione gli viene comunicata o in sogno o per ispirazione divina. L'ispirazione divina di un walî è però di rango inferiore, all'apice degli amici di Dio vi è Muhammad il sigillo dei profeti o della profezia. Se il ciclo della profezia si è concluso, quello della wilâya (amicizia divina) si concluderà solo alla fine dei tempi per la presenza costante dei awliyâ’.

L’evoluzione della teologia a livello pragmatico e soprattutto il continuo adattamento dell’islam alle diverse culture incontrate nel corso dell’espansione geografica, porta poco a poco verso una concezione della santità che possiamo chiamare popolare.

I caratteri di questa santità possono essere definiti a partire dal vocabolario popolarmente utilizzato per riferirsi ai “santi” e distinguibile in due gruppi:
- quello che fa riferimento ad una santità ottenuta con il comportamento personale
- e quello che denota una santità attribuita e riconosciuta (quale quella legata ad un ruolo nella comunità).

Di fatto l’islam non realizza un riconoscimento ufficiale dei suoi “santi”, in conseguenza delle osservazioni già proposte: la santità individuale non viene accettata come categoria propria della tradizione islamica, nella quale, tra le altre cose, non vi sarebbe un’autorità riconosciuta e comune in grado di farlo, così come non esiste in certi casi sufi nemmeno un’ortodossia alla quale aderire.

Quest’ultimo fattore ha permesso che lungo la storia la venerazione di santi e la creazione di santuari si estendesse notevolmente nel mondo islamico, in maniera elastica e localmente precisa, malgrado la storia dimostri che sono esistiti dei movimenti (anche moderni) che volevano eliminare tale devozione in nome della rigorosa ortodossia.

Sunniti

Il termine “santo”, applicato ad una persona, risulta per l’islam una nozione importata da altre tradizioni religiose . In ambito sunnita, è il suo carattere ereditario, legato a tre fattori:
- al riconoscimento di una linea di ascendenza a partire da Muhammad o da uno dei suoi collaboratori (soprattutto in senso politico);
- al clan o tribù di un “santo” di rinomanza (e alla relativa “benedizione”);
- da ultimo, al riconoscimento della “stirpe spirituale” di un maestro notevole, che lascia l’eredità della santità ai suoi discepoli.
Appare evidente come la santità non rivesta nemmeno in questo caso un carattere individuale.

Sciiti

Gli sciiti, invece, sostenevano che l’autorità di Muhammad dovesse passare a qualcuno della famiglia, in specie ad Ali, cugino e genero del profeta. Una comprensione esoterica della rivelazione coranica portò il “partito” di Ali ad affermare che solo l’imàm può comprendere e trasmettere pienamente il contenuto della rivelazione, mentre l’idea dell’uomo, percepito in uno stato di abbandono, apre alla considerazione dell’aiuto divino che giunge attraverso i profeti e, dopo di loro, i “santi”. Ecco che la figura dell’imàm risulta centrale e fonda la comprensione sciita della santità: l’imàm si unisce a Dio rivelandolo così ai credenti; allo stesso tempo i credenti diventano “santi” per mezzo della loro imitazione (taqlîd) dell’imàm.

Sufi

I sufi hanno maturato lungo i secoli una nozione di stretta relazione con Dio. Successivamente, a partire dal XIII secolo, gli “ordini” mistici passarono attraverso forme di culto diversificate, spesso molto vicine alla superstizione e alla magia, ma comunque sostenute dall’idea dell’unione mistica con Dio. Malgrado la pluralità delle scuole sufi, la maggioranza propose un’interpretazione simbolica dei testi coranici, arrivando così a portare la nozione di walial suo senso più ardito: l’amico di Dio è “mediatore”.

Il “santo” assume nel sufismo una funzione mediatrice tra Dio e gli uomini, nozione legata al concetto di “uomo perfetto”(al-insàn al-kàmil), che esemplifica tutte le virtù morali, giungendo allo sviluppo più completo della comprensione, della compassione e della crescita spirituale.

Il santo (ammettendo in qualche modo una nozione di “grazia”) arriva alla “comunione” con il Dio unico di cui imita il perfetto equilibrio: il walî assume la responsabilità di una devozione che porta ad annullare la propria identità, di fronte a Dio, il quale si assume invece la protezione del servo. Si è distinto tra una santità generale, comune ai fedeli sinceri di cuore ed una santità propria dei mistici avanzati; e ancora, tra una santità ottenuta attraverso l’adesione fedele ad ogni dettaglio della legge e del cammino sufi ed una santità ottenuta attraverso gli atti d’amore. In ogni caso il favore divino è sempre stato ritenuto necessario per la santità.

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