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Islam ed Occidente : scontro di civiltà? L'islam, considerato allo stesso tempo come religione e come cultura, viene messo a confronto con questa entità molto più vaga che si chiama "società occidentale" e che esitiamo a definire cristiana perché essa è entrata in un processo di laicizzazione e di secolarizzazione in cui la religione sembra non aver più un gran ruolo da svolgere. I due mondi diffidano l'uno dell'altro e non esitano a utilizzare la violenza per esorcizzare questa paura. Sembra di essere ritornati alle guerre di religione, alle crociate ed al jihad. Tutto diventa occasione di conflitto: la costruzione di una moschea in Occidente (che non è mai facile anche se ce ne sono molte in Francia ed in Europa) o il divieto formale di costruire una chiesa in Arabia Saudita; la proibizione dell'alcol per gli occidentali che vivono in certi paesi della penisola araba; la richiesta di cimiteri musulmani in Europa; il sacrificio rituale dei montoni al di fuori del circuito autorizzato dei mattatoi Alcuni episodi drammatici: La violenza si riversa anche nel mondo occidentale. Lo scrittore Salman Rushdie è stato oggetto di una fatwa iraniana che autorizzava la sua esecuzione con una ricompensa per l'assassino. Nel 1993 un attentato contro il World Trade Center a New York ha causato tre morti: lo scopo era di far crollare uno degli edifici più alti del mondo nel cuore della finanza mondiale. Durante la festa di Natale del 1994, un Airbus dell'Air France è stato dirottato, i passeggeri presi in ostaggio (tre di loro giustiziati) finché non è scattato l'assalto del GIGN francese che ha ucciso i terroristi all'aeroporto di Marsiglia, sotto gli occhi di tutta la Francia incollata agli schermi della televisione che trasmetteva in diretta. Nel 1995 e 1996 il terrorismo algerino ha messo Parigi in stato d'assedio per parecchi mesi. Il 17 agosto un attentato sulla Avenue de Friedland provoca diciassette feriti. Il 28 agosto il deragliamento del TGV Parigi-Lione viene evitato giusto in tempo. Il 29 settembre uno dei terroristi, Khaled Kelkal, viene giustiziato quasi in diretta sugli schermi televisivi. Il 6 ottobre un attentato alla stazione della metropolitana Maison-Blanche provoca tredici feriti. Il 3 dicembre 1996, alla stazione di Port-Royal, all'ora di punta, quella
dell'uscita dagli uffici, un'esplosione provoca ottantadue feriti gravi,
due dei quali moriranno. Pattuglie del CRS e di paracadutisti hanno setacciato
i posti strategici per lunghi mesi. I cassonetti dell'immondizia sono
stati inchiodati e resi inutilizzabili, le borse perquisite all'entrata
dei negozi. Parigi è stata messa in uno stato d'assedio come se
la violenza della guerra civile algerina avesse il diritto di imporsi
all'antica potenza coloniale, considerata responsabile della sofferenza
Albert Camus, abitante di Orano, tanto algerino quanto i musulmani, aveva già predetto alla fine de "La Peste" che un giorno i topi sarebbero usciti di nuovo dalle fogne e che la peste sarebbe tornata nelle città felici. Non credeva che sarebbe stato proprio così. Meno drammatica ma altrettanto pericolosa è l'atmosfera di sospetto che cresce intorno alle comunità musulmane insediate in Europa. I conflitti legati al velo islamico nelle scuole pubbliche francesi si ripetono al punto che il Ministero dell'istruzione nazionale retribuisce una mediatrice specializzata per risolverli. Abbandonati a loro stessi, incapaci di inserirsi nel mondo del lavoro, alcuni giovani musulmani trasformano le periferie in isole senza legge che i dipendenti dei trasporti pubblici rifiutano di servire. Su questo terreno propizio, i partiti di estrema destra, razzisti e xenofobi, hanno buon gioco nel reclutare aderenti: in una Francia che ha una minoranza importante di oltre quattro milioni di musulmani, spesso concentrati in veri e propri ghetti alla periferia delle grandi città, risorge la vecchia paura di un gruppo inassimilabile, che minaccia la cultura del paese, le sue tradizioni ancestrali e le istituzioni della Repubblica. I musulmani, molto spesso di nazionalità francese, giocano il ruolo molto scomodo che era già stato quello dei protesanti o degli ebrei. La stessa situazione prevale in Belgio dove un partito neo-nazista ha ottenuto il 28% dei voti nel grande porto di Anversa, sulla base di un programma xenofobo, che del resto sacralizza lo stesso odio per musulmani, ebrei e francofoni, tutti coloro che non rientrano nel canone del buon tedesco biondo dagli occhi blu. La Germania è sempre reticente all'integrazione di una minoranza di circa tre milioni di turchi rendendo meno rigide le regole per la naturalizzazione. La Svizzera attua una politica selettiva dell'immigrazione che praticamente esclude l'entrata dei musulmani: come di consueto essa risolve elegantemente un problema evitando di porselo.Non serve a nulla allungare questa lista. L'Occidente si sente minacciato dall'islam che prova del resto un sentimento reciproco. Tutte le condizioni per un malinteso o un conflitto sono costantemente riunite. Tutto si svolge come se le due culture non avessero altra risorsa che contraddirsi, denigrarsi e temersi.Davanti ad una tale incomprensione, ad un tale diniego del diritto dei popoli e ad una tale caricatura delle religioni, la cosa più importante è interrogare la fede stessa. Islamizzazione del mondo o modernizzazione dell'Islam? Che cosa dice la fede dell'islam di fronte a queste manifestazioni
di violenza inaudita? Dopo il crollo del marxismo, l'Occidente vincitore non ha altro da temere
che i propri eccessi e sembra non incontrare altra contraddizione che
quella dell' islam, allo stesso tempo religione e cultura, indissociabili
l'una dall'altra.
La vera opposizione non è in realtà tra due religioni concorrenti
e divergenti. Si tratta piuttosto di un faccia a faccia tra, Questi i termini di un possibile confronto. Non tra cristiani e musulmani,
ma tra due universi, uno che praticamente nega la trascendenza e l'altro
in maggioranza legato alla fede nel Corano come ultima e unica vera rivelazione
divina per tutti gli uomini. Difficilmente si possono pensare condizioni
peggiori per una incomprensione radicale. |
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