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Pontificio Consiglio della Cultura-assemblea plenaria 2004. Per rispondere alla missione affidatagli dal Santo Padre, al cuore dei profondi mutamenti che segnano l’inizio del nuovo millennio, il Pontificio Consiglio della Cultura sente il bisogno di volgere nuovamente lo sguardo al grave fenomeno della non credenza e dell’indifferenza religiosa nel mondo, per esaminarne la portata reale, le sue modalità, il suo impatto sugli stessi credenti, e a quell’ambito di frontiera compreso fra la religione e la non credenza, costituito dai cosiddetti «nuovi movimenti religiosi» o «religioni alternative».A tale scopo, il Consiglio ha preparato un questionario e invita i gentili lettori, qualora volessero dare un proprio contributo e rispondere al questionario, a far pervenire la loro risposta entro il 28 febbraio 2003. 1. Informazioni di base 1.1. Quali dati numerici e statistici affidabili concernenti la non-credenza sono disponibili nella vostra regione? Se possibile, ordinare per età, sesso, ecc. indicandone la fonte. 2. Il nuovo volto della non-credenza 2.1. Quali sono i principali fattori che alimentano la non-credenza oggi? Quali fattori ne modificano i tratti tipici e più tradizionali? La fine dei regimi comunisti in Europa ha avuto un qualche influsso sulla non credenza nel vostro Paese? Si può parlare di un influsso della globalizzazione sulla non credenza nel vostro contesto? 3. La sfida delle religioni alternative 3.1. Quali sono i principali fenomeni o movimenti para-religiosi della vostra regione: religioni alternative, stregoneria, paganesimo e neo-paganesimo, religioni pre-cristiane, movimenti e culti satanici? Quali sono le cause di questi fenomeni? RISPOSTE Prof. Roberto Cipriani, Dipartimento di Scienze dell’Educazione, Università degli Studi Roma Tre, Roma, Italia. 1.1. In Italia la non-religione risultava toccare il tasso dell’8,9% nel 1995, cui si accompagnava un livello di religiosità nulla per il 10,0% della popolazione intervistata. La non-religione riguardava 11,4% degli uomini ed il 6,3 % delle donne. I tassi per classi di età andavano dal 12,3% (18-21 anni), al 12,8% (22-29 anni), per poi scendere al 10,0% (30-49 anni), 4,7% (50-64 anni) ed al 4,1% (65-74 anni). Questi dati provengono dall’indagine La religiosità in Italia (Mondadori, Milano, 1995). Un’indagine più recente (in via di pubblicazione presso il Mulino, Bologna-2004) concerne il pluralismo religioso e morale ed accerta una dichiarazione di cattolicità da parte del 97,5% degli intervistati, ma il 7,8% di essi è su posizioni negativiste rispetto alla religione. Se però si guarda all’appartenenza il 79,3% si dice cattolico ed il 18,8% si dichiara non appartenente ad alcuna religione. 1.2. I non-credenti in Italia hanno un carattere prevalentemente individuale. Sono pochi i gruppi organizzati di ateismo, non-credenza, indifferenza religiosa. Esistono movimenti miranti allo “sbattezzo”, cioè a far cancellare il proprio nome dai registri parrocchiali dei battezzati. Di recente la chiesa italiana ha stabilito le norme per provvedere a questa cancellazione. La richiesta di “sbattezzo” viene, fra l’altro, dall’Unione Atei e Agnostici. 1.3. Centri specializzati nello studio della non-credenza sono poco presenti in Italia. Del resto anche la stessa Chiesa cattolica ha abolito il segretariato per i non-credenti. Presso le università pontificie e cattoliche sono rari gli esempi istituzionali in questo settore. 1.4. Non ho informazioni precise al riguardo, ma ho l’impressione che la problematica della non-credenza rientri sotto ambiti più generali. 1.5. Negli ultimi dieci anni lo spazio concesso alla religione nelle scuole pubbliche è rimasto significativo. Gli andamenti sono piuttosto altalenanti. Nel 1993-94 gli avvalentisi dell’insegnamento della religione cattolica erano il 93,5%, nel 2001-2 erano il 93,2%, ma l’anno prima erano il 93,6%. I non avvalentisi erano il 6,5% nel 1993-4 e sono diventati il 6,8% nel 2001-2, ma erano il 7,1% due anni prima ed il 6,3% nel 1996-97. 1.6. Una rete di studiosi romani attenti alla fenomenologia religiosa è quella del CORDUSS (Coordinamento Romano Docenti Universitari di Scienze Sociali) che ha organizzato in occasione del giubileo del 2000 un convegno i cui atti sono pubblicati in AA.VV., Il fenomeno religioso oggi. Tradizione, mutamento, negazione, Urbaniana University Press, Roma, 2002, pp. 800. 2.1. Tra i fattori che alimentano la non-credenza è da annoverare una serie di atteggiamenti sfavorevoli alla morale cattolica, insieme con il rifiuto di subire costrizioni e controlli ideologici da parte della religione e delle sue strutture storicamente organizzate. Un ruolo decisivo è svolto dall’educazio ne. Sovente il suo peso poco rispettoso della libertà individuale può avere creato insofferenze nei riguardi di ogni forma istituzionalizzata e di ogni principio imposto dall’alto. L’influenza della fine dei regimi comunisti non è facilmente valutabile. Forse un peso maggiore può essere esercitato dalla globalizzazione con le sue aperture verso altri mondi ed altre realtà non tradizionali. 2.2. L’opposizione più marcata è quella di soggetti già credenti e già praticanti che però ad un certo punto della loro vita hanno deciso di prendere le distanze dalla Chiesa cattolica e dalla credenza religiosa. Da sottolineare la forte resistenza in ambito universitario statale e laico verso l’attivazione di insegnamenti a contenuto religioso, pur in una prospettiva essenzialmente scientifica. 2.3. Probabilmente l’aspetto più secolarizzante presente all’interno stesso della Chiesa è la tendenza a dare importanza all’immagine più che ai contenuti reali. E forse qualche segnale in questo senso è stato offerto anche in occasione di alcune celebrazioni giubilari. 2.4. Non è facile usare in modo corretto l’idea di indifferentismo tra i credenti. La definizione di tale categoria rimane generica e poco fondata su dati empirici. Lo stesso dicasi per il relativismo. 2.5. Alcune chiese particolari hanno sperimentato forme di confronto a livello intellettualmente sostenuto, affrontando temi di specifico e comune interesse per credenti e non credenti. Ma si tratta di esperienze piuttosto elitarie e poco diffuse. 3.1. Nonostante qualche dichiarazione altisonante di sociologi poco avvertiti, la fenomenologia dei nuovi movimenti religiosi è ancora abbastanza contenuta in termini numerici e scalfisce poco la compattezza della religione cattolica dominante in Italia. Si tratta di situazioni marginali alle cui origini sono vicende del tutto singolari legate a caratteristiche individuali e non invece di cultura generalizzata. 3.2. Poiché è difficile accertare la reale portata di questi movimenti, se ne deduce che non rilevandosi fatti eclatanti e vistosi le linee di tendenza in atto siano piuttosto stazionarie, senza incrementi e senza decrementi apprezzabili. 3.3. Non è facile immaginare che ci siano legami stretti e consolidati, al di là di qualche apparenza e coincidenza. 3.4. La massoneria non ha mai smesso di essere attiva in Italia. Non mancano nessi con qualche esponente della stessa Chiesa cattolica. Il dialogo non è praticato in modo palese e pubblico, ammesso che vi sia. 3.5. Di solito c’è un atteggiamento di ostilità. Riallacciare i rapporti con i soggetti allontanatisi dalla Chiesa cattolica non è affatto agevole, a meno che gli stessi soggetti interessati non si convincano in proprio di dover cambiare. 3.6. In molti casi non vi è consapevolezza approfondita dì questi temi per cui si agisce in modo disordinato e poco consapevole. Soprattutto non si offre autonomia all’azione laicale. |
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