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L'impegno pastorale della Chiesa di fronte
ai movimenti religiosi e alle sette PRESENTAZIONE "Il Vangelo della carità non si annuncia se non attraverso la carità. Ma questa carità, proprio perché genuina, non nasconderà ai fratelli la verità di Cristo, non la mutilerà o attenuerà nella ricerca di ingannevoli compromessi" (CEI, Evangelizzazione e testimonianza della carità, n. 32). Queste parole possono ben esprimere lo spirito in cui si colloca questa Nota, che affidiamo con fiducia alla riflessione e all'impegno degli operatori pastorali, nostri collaboratori nel servizio del Vangelo, e alla considerazione di tutti i fedeli delle nostre comunità. Gli "Orientamenti pastorali per gli anni '90" individuano in un più stretto legame tra identità cristiana e disponibilità al dialogo la giusta preparazione per affrontare le novità dei tempi, in particolare come "prevenzione degli errori e difesa dal proselitismo delle sette" (Ivi, n. 34). I pericoli del sincretismo, di un vago universalismo religioso, dell'intolleranza settaria sono altrettanto preoccupanti, per chi crede in Cristo Gesù, dell'indifferentismo e della chiusura a ogni interrogativo che trascenda la sfera dell'umano. Questa consapevolezza ha spinto i vescovi italiani a sostenere e approvare, nel Consiglio Permanente della CEI del marzo 1993, lo sforzo di ricerca e di proposta del Segretariato per l'ecumenismo e il dialogo della stessa Conferenza episcopale. che trova concreta traduzione nel documento che viene ora pubblicato. Esso rimanda ad altri autorevoli interventi della chiesa universale, che andranno quindi riscoperti e valorizzati. Richiede pure approfondimenti locali, presa di coscienza delle specifiche situazioni, scambio di esperienze pastorali sul come far fronte a una "sfida" che minaccia il Vangelo e la sua diffusione, offusca in vari modi la ricerca autentica della verità, può chiudere le persone nel settarismo o stemperarne l'identità nel relativismo. La presentazione di questo strumento nelle nostre comunità sia accompagnata dalla docilità al dono dello Spirito della Pentecoste. Lo Spirito di verità e di amore, che discese sugli Apostoli nel Cenacolo continui a manifestare i suoi prodigi di evangelizzazione nelle nostre chiese, che si raccolgono in preghiera attorno a Maria, la Vergine Madre dell'accoglienza e del dono della Parola di verità. Camillo card. Ruini Roma, 30 maggio 1993 Solennità di Pentecoste PREMESSA Anche nel nostro Paese si vanno moltiplicando e diffondendo nuovi movimenti religiosi e sette, e tutto lascia pensare che tale fenomeno caratterizzerà sempre più nel futuro la vita delle nostre comunità. Si tratta di una realtà che abbraccia aspetti variegati e si presenta in forme diverse. Il relativismo culturale si estende all'ambito religioso e induce alcuni a considerare tutte le religioni più o meno uguali. Non è difficile che, in questi casi, ci si rifugi in un teismo vago e generico, senza una precisa identità e, proprio per questo, assai pericoloso per la fede cristiana. In una realtà sociale complessa, in cui il debole rischia di sentirsi solo e abbandonato, è facile subire la tentazione di rifugiarsi in gruppi che si presentano con una identità "forte" ed esclusivista, in cui il credo religioso e l'appartenenza comunitaria diventano strumenti di protezione dallo smarrimento psicologico e dalla insignificanza sociale. Il desiderio di prendere le distanze da una chiesa che, pur guidata e assistita dallo Spirito Santo, è composta di membri feriti dal peccato, induce alcuni a guardare con benevolenza a questi gruppi, animati da aggressività proselitistica e da forme aggregative compatte e settarie. In una società profondamente secolarizzata, ma che non potrà mai eliminare l'innata sete di Dio che è nel cuore dell'uomo, è facile ricorrere a forme di sacralizzazione emotiva e magica, piuttosto che intraprendere la via faticosa di una fede che esige conversione, impegno comunitario e sociale, accettazione della volontà di Dio anche quando essa richiede sacrifici. In tale orizzonte di responsabilità pastorale si pone questa Nota, frutto della riflessione del Segretariato per l'ecumenismo e il dialogo della CEI che ha operato d'intesa con la Commissione episcopale per la dottrina della fede e la catechesi della stessa Conferenza episcopale. Questo testo viene ora offerto alle comunità ecclesiali che sono in Italia e in particolare a tutti coloro che in esse hanno responsabilità pastorali. La Nota non entra nella considerazione specifica delle tante sette e nuovi movimenti religiosi, che continuamente appaiono e scompaiono sulla scena della nostra società. A eccezione di due riferimenti particolari, essa guarda al fenomeno nel suo insieme, cercando di offrire elementi per capire le cause culturali che lo favoriscono, di individuare le attese religiose insoddisfatte o imperfette che manifesta, di indicare strumenti efficaci per l'azione pastorale della chiesa, di suscitare uno stile evangelico di accostamento, che unisca la saldezza nella verità e il coraggio dell'annuncio con il rispetto e l'amore che eliminano le barriere dell'incomprensione. Lo spirito di chiarezza e di fiducia, di verità e di amore che ispira le pagine di questa Nota, guidi anche l'attività pastorale delle nostre chiese in questo ambito. Risponderemo così alla nostra vocazione di figli di un Padre che "vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità" (ITm 2,4). + Sergio Goretti INTRODUZIONE 1. "Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura" (Mc 16,15): il comando che il Risorto lascia ai suoi discepoli costituisce la consegna e la gioia apostolica che le chiese di Dio che sono in Italia condividono con tutte le comunità dei credenti in Cristo Signore disperse nel mondo. 2. La missione della chiesa si svolge oggi entro nuovi scenari culturali, sociali e politici, che, se presentano opportunità positive per la diffusione del messaggio evangelico (come la caduta di alcune ideologie apertamente contrarie alla fede cristiana e l'acquisizione della libertà religiosa in Paesi che ne erano privi), suscitano però anche nuove gravi sfide. Tra queste si deve annoverare la crescente diffusione di sette e nuovi movimenti religiosi , che si presentano ai cristiani come alternativi alla fede trasmessa loro dai padri o tali da alterarne natura e identità. La loro espansione semina confusione e costituisce un pericolo per la chiesa cattolica e per le chiese e comunità ecclesiali con le quali essa intrattiene un dialogo ecumenico.
IL FENOMENO DELLE SETTE E DEI NUOVI MOVIMENTI RELIGIOSI "Discernere i segni dei tempi" (Mt 16,4) L'ATTUALE RISVEGLIO RELIGIOSO E LE SUE MOLTEPLICI MANIFESTAZIONI 3. Vari segni manifestano nel mondo contemporaneo un risveglio religioso, sia nell'intimo delle persone sia in molteplici manifestazioni esteriori. Esso sembra in gran parte rispondere a un bisogno di significato globale e sicuro dell'esistenza e a una ricerca di appartenenze personalizzate in reti di relazioni accoglienti, in reazione alla massificazione crescente della società. Il cammino dell'uomo, che fino a pochi anni fa si pensava orientato in modo inarrestabile verso il secolarismo e l'ateismo, sembra aver cambiato decisamente rotta, nonostante le "profezie" sulla fine della religione che dal secolo scorso hanno segnato la cultura dominante. La chiesa, che si era preoccupata di proporre l'annuncio della salvezza a un uomo "disincantato", interessato soprattutto ai dati della scienza e della tecnica, attento al raggiungimento di un benessere materiale e di una tranquillità psicologica, oggi si trova spesso di fronte un uomo inquieto, in ricerca di risposte ultime, desideroso di esperienze e di pratiche religiose, preso da una specie di nostalgia di spiritualità e di religiosità vissuta. Questo fenomeno, indicato in modo globale anche come "rivincita di Dio", come "protesta" dell'umanità contro un mondo totalmente secolarizzato e come riaffermazione della natura "inguaribilmente" religiosa dell'uomo , deve essere diligentemente conosciuto e attentamente valutato, ricorrendo soprattutto ai criteri di discernimento che ci provengono dalla rivelazione cristiana: "Esaminate ogni cosa, tenete ciò che è buono" (ITs 5,21). 4. Tale fenomeno costituisce il contesto in cui si collocano la nascita e la diffusione di nuove esperienze religiose. A determinare però da vicino il loro sorgere sono altri fattori, soprattutto l'affermarsi di una cultura del soggetto che, accanto a tanti aspetti positivi, ha dato origine a un relativismo culturale, che ha esteso la sua influenza anche alle dimensioni religiose e morali. Queste nuove esperienze religiose prendono corpo in movimenti, associazioni, gruppi, organizzazioni, che vengono normalmente denominati "sette" o "nuovi movimenti religiosi". Talvolta per designarli vengono usati anche altri termini: "movimenti religiosi alternativi", "nuovi culti", "nuove religioni", "nuove rivelazioni" o altro ancora. Ognuna di queste espressioni mette in evidenza un aspetto o l'altro del fenomeno, senza peraltro riuscire a definirlo adeguatamente. E' bene usare pertanto nomi propri, anziché comuni. La natura di questa Nota impone però di esprimersi in termini generali e di utilizzare le denominazioni più comuni per indicare la globalità del fenomeno. Il termine "setta" viene usato per motivi pratici, nel sincero rispetto delle persone e senza quella connotazione negativa che, a volte, viene ad esso collegata. 5. In questo fenomeno di nuova religiosità vanno anzitutto a confluire, dal punto di vista della dinamica sociale, gruppi di antica costituzione e ormai affermati, che si caratterizzano per la forte carica di proselitismo e di polemica anticattolica. Alcuni di questi, come ad esempio i Testimoni di Geova (diffusisi in Italia dopo la seconda guerra mondiale), anche se di matrice cristiana, si sono talmente allontanati dall'autentica fede in Gesù Cristo Figlio di Dio, che difficilmente possono meritare il nome cristiano. Ad essi, più recentemente, si sono aggiunti movimenti derivati dalle religioni orientali o di orientamento sincretista, che promettono ricette di pace e felicità interiore, nonché movimenti che mettono al centro lo sviluppo del potenziale umano, pur conservando certi aspetti religiosi. E riemersa l'antica corrente esoterico-occultista, ramificata in una molteplicità di piccoli gruppi, il cui influsso va molto al di là dei circoli di iniziati, grazie anche ai metodi di diffusione commerciale spesso praticati. Le diverse espressioni di nuova religiosità non rappresentano un fenomeno marginale. Esso interessa prevalentemente proprio le sedi centrali della cultura dell'occidente e prospera nelle più grandi e ricche città dell'emisfero settentrionale, avvalendosi spesso di consistenti finanziamenti per diffondersi anche nelle regioni più povere del sud del mondo. Tale fenomeno, tuttavia, anche se si presenta con caratteri peculiari, quelli cioè di una società dell'immagine e della comunicazione, non deve essere considerato del tutto inedito, essendo già presente nella storia delle religioni e in quella del cristianesimo.
LA FORMAZIONE DELLE SETTE E LA RICORRENTE TENTAZIONE SINCRETISTICA E GNOSTICA NELLA STORIA 6. Nel corso dei secoli più volte si è assistito alla separazione di un gruppo da una comunità religiosa, allo scopo di meglio definire una propria identità e di perseguire in maniera più radicale la realizzazione di un proprio ideale. Da ciò il termine "setta" (secta = separata). 7. Negli studi di sociologia della religione troviamo vari tentativi di classificazione delle sette, sulla base dei caratteri specifici che ogni gruppo propone nel proprio messaggio e nella propria particolare esperienza religiosa. Il problema delle tipologie con cui classificare il fenomeno è stato affrontato anche nel Concistoro straordinario del 1991, dove, in base al riferimento al cristianesimo, si è parlato di movimenti di origine protestante, di sette con radici cristiane, di movimenti provenienti da altre religioni, di movimenti derivati da un background umanitario o di sviluppo del potenziale umano, di movimenti derivanti da un "potenziale divino". Altri gruppi si qualificano per l' annuncio dell'attesa della imminente fine del mondo e per l'accento che viene posto sulla prospettiva escatologica, che diviene così parametro di giudizio di ogni comportamento religioso e morale. Alcuni di tali gruppi si pongono in contrasto con la chiesa, definita talvolta come l'anti-Cristo, e con la stessa società civile. 8. E' evidente che in questa classificazione, forzatamente sommaria, non rientrano assolutamente le grandi chiese e comunità cristiane che si dichiarano aperte al dialogo ecumenico (Ortodossi, Anglicani, Protestanti), in particolare quelle che fanno parte del Consiglio ecumenico delle chiese. 9. Accanto al fenomeno della formazione di sette dalle grandi tradizioni religiose (quella cristiana, ma anche, come si è sopra accennato, quelle orientali), non bisogna dimenticare la persistente tentazione "sincretistica e gnostica", che ha accompagnato nei secoli il cammino delle comunità cristiane. Essa consiste, in radice, nel misconoscere la singolarità di Gesù Cristo, Verbo di Dio fatto uomo, morto e risorto, e la necessità della grazia dello Spirito Santo per la salvezza. Gesù Cristo viene così ridotto a uno dei tanti profeti di una salvezza che sgorga dal cuore dell'uomo. La specifica identità delle diverse religioni scompare in una indistinta aspirazione a tale salvezza; un vago universalismo conduce a confondere le religioni in una sola.
FATTORI E MOTIVI DI UNA CRESCENTE DIFFUSIONE DELLE SETTE E DEI NUOVI MOVIMENTI RELIGIOSI 10. I fattori di carattere religioso non esauriscono i motivi che giustificano l'espandersi del fenomeno delle sette e dei nuovi movimenti religiosi. Il loro successo è legato anche a diverse altre cause. Ci sono organizzazioni, anche sovranazionali, che hanno interessi economici o politici per screditare e danneggiare la chiesa cattolica e le altre chiese e comunità ecclesiali cristiane, temendo la loro opera di coscientizzazione della dignità umana e di impegno storico per un'autentica liberazione dell'uomo. Non è raro, pertanto, che tali organizzazioni provochino e sostengano la frantumazione dell'espressione religiosa e il diffondersi delle sette. Altre motivazioni di rilievo vanno cercate in ambito propriamente psicologico. L'appartenenza alle sette costituisce un facile rifugio per persone turbate psicologicamente, bisognose di una sicurezza che non pretenda il prezzo di una personale ricerca. A volte accade che gli adepti a una setta vengano vincolati attraverso forme di coercizione emotiva e psicologica, di controllo e vigilanza, fino ad arrivare a vere e proprie limitazioni delle libertà personali. In questi casi ci si trova di fronte a un successo imposto e tutelato. 11. Occorre anche riconoscere che la diffusione delle sette e dei nuovi:movimenti religiosi trova condizioni particolarmente favorevoli quando le comunità cristiane non esprimono in pienezza le potenzialità di vita c di testimonianza che il Vangelo fonda e propone. Anche le lacune che si manifestano negli operatori pastorali (presbiteri, catechisti, animatori...) vanno incluse tra i fattori di espansione delle sette. Più in genere influisce la mancanza di un vero rinnovamento pastorale delle comunità, tramite lo sviluppo di tutte le dimensioni fondamentali della vita ecclesiale: annuncio, liturgia e testimonianza di carità.
NECESSITA' DI UN GIUSTO ATTEGGIAMENTO DI DIALOGO AL DI LA' DELL'IRENISMO E DEL SETTARISMO 12. Alla difficoltà di conoscere e comprendere adeguatamente queste nuove realtà si aggiunge quella di porsi in un giusto rapporto nei loro confronti. Il fenomeno, infatti, va affrontato con spirito di fedeltà alla verità e, allo stesso tempo, di cristiana carità: questo è lo sforzo primario da compiere ed è ciò che intendono fare queste riflessioni pastorali. A ragion veduta, si può osservare che le sette e i nuovi movimenti religiosi normalmente appaiono chiusi al dialogo, protesi come sono all' "annuncio" con metodi di propaganda che si servono della pressione psicologica, tendendo a soggiogare l'interlocutore in modo da raggiungere una adesione acritica e totale, fino a produrre, in taluni casi, il plagio della personalità. Ci sono poi sette e nuovi movimenti religiosi che promuovono un dialogo ma di tipo sincretista, che ha come scopo l'unificazione delle religioni sotto la loro bandiera e la dissoluzione dell'originalità cristiana. L'atteggiamento dialogico del cristiano, rivolto verso tutti gli uomini per una pacifica e costruttiva convivenza civile e per una sincera ricerca della verità, se da una parte richiede l'esercizio dell'amore verso le persone e del rispetto per le loro opinioni, esige anche la capacità di discernimento e il coraggio di rendere ragione della propria fede. In questa prospettiva va accolto e vissuto il richiamo dell'episcopato italiano al "senso di responsabilità verso la verità cristiana" e insieme l'invito a maturare "nelle menti e nei cuori una limpida e salda coscienza" di essa, come "strada per risvegliare negli uomini del nostro tempo quel coraggioso orientamento spirituale verso la verità che fonda il rispetto e la crescita della dignità e della libertà dell'uomo". 13. E' comunque da rilevare che "lo spirito settario cioè un atteggiamento d'intolleranza unito a un proselitismo aggressivo, non è necessariamente il fatto costitutivo di una "setta" e, in ogni caso, non è sufficiente a caratterizzarla. Uno spirito del genere può riscontrarsi anche in gruppi di fedeli appartenenti a chiese o a comunità ecclesiali". D'altra parte non va dimenticato che, anche nei confronti delle sette e dei nuovi movimenti religiosi (qualora non venga lesa, al loro interno, la libertà di coscienza), valgono i criteri espressi dal concilio Vaticano 11 quanto alla libertà religiosa , Occorre però sollecitare anche i propagatori di queste nuove proposte religiose perché siano rispettosi dell'altrui libertà di coscienza e aperti a un sincero atteggiamento di dialogo.
LA MISSIONE DELLA CHIESA A SERVIZI0 DELLA VERITA' "Voi chi dite che io sia?" LA CHIESA CUSTODE DELLA VERA FEDE 14. Quando Gesù domandò ai suoi discepoli: "La gente chi dice che sia il Figlio dell'uomo?", ebbe diverse risposte, ma soltanto una era quella vera: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente" (Mt 16,13.16). La chiesa, custode gelosa di questa risposta, la ripropone incessantemente da secoli con le stesse parole dell' apostolo Pietro, annunciando al mondo "ciò che era fin da principio..., ossia il Verbo della vita" (IGv 1,1). Dall'impegno di annunciare Gesù Cristo come unico Salvatore dell'umanità, e di proporre se stessa come "universale sacramento di salvezza" , nasce l'attenzione vigile della chiesa per quanto può rendere confuso o contrastare il messaggio cristiano. 15. Il fenomeno delle sette e dei nuovi movimenti religiosi ha prodotto tra le chiese in tutti i Paesi una forte preoccupazione, sia per la continua crescita del loro numero, sia per la loro rapida diffusione tra i fedeli. Si tratta infatti di gruppi che normalmente si caratterizzano per una decisa azione di proselitismo. Tale preoccupazione non deve essere equivocata in termini di concorrenza e di gelosia confessionale. I pastori della chiesa si sono interessati al problema con l'unica intenzione di rispondere al mandato evangelico di vigilare sul gregge loro affidato da Cristo, "interessandosi non solo di coloro che già seguono il Principe dei pastori, ma dedicandosi anche con tutta l'anima a coloro che in qualsiasi maniera si sono allontanati dalla via della verità oppure ignorano ancora il Vangelo di Cristo e la sua salvifica misericordia".
GLI INTERVENTI RECENTI DEL MAGISTERO 16. Questa responsabilità pastorale ha trovato espressione nell'Assemblea del Sinodo dei vescovi del 1985, da cui sono venute alcune preziose indicazioni a riguardo del nostro problema. Un significativo richiamo all'atteggiamento da assumere verso le sette e i nuovi movimenti religiosi si trova nell'enciclica di Giovanni Paolo II Redemptoris missio del 1990. Più recentemente, nell'aprile del 1991, lo stesso Santo Padre ha sottoposto la questione a un Concistoro straordinario, nel corso del quale i cardinali intervenuti hanno usato espressioni alquanto allarmate, ritenendo che il fenomeno ponga seri interrogativi alla chiesa. Numerosi sono pure gli interventi da parte di varie chiese particolari, più o meno colpite da questa che è stata percepita come una vera e propria "offensiva" anche da parte di organismi ecumenici. E alle chiese particolari, ai vescovi e alle conferenze episcopali si rivolge il nuovo Direttorio per l'applicazione dei principi e delle norme circa l'ecumenismo del Pontificio Consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani (marzo 1993), con l'invito a "discernere come rispondere nel modo più adeguato alla sfida portata dalle sette in un determinato Paese". 17. La Conferenza episcopale italiana, pur trovandosi di fronte a una realtà ancora non paragonabile a quella di altri Paesi, non ha mancato di rilevare fin dal 1970 la pericolosità di gruppi, quali i Testimoni di Geova, che praticano un proselitismo animato da ostilità verso la chiesa cattolica. Nella "Nota pastorale" del 1989 dedicata a La formazione ecumenica nella chiesa particolare, vengono date brevi indicazioni, nelle quali si ricorda che "sarebbe un grave errore confondere l'ecumenismo con l'atteggiamento da assumere nei confronti di un fenomeno nuovo e completamente diverso, quale è il diffondersi, anche nel nostro Paese, di "nuove fedi", o (come si dice) di "nuovi movimenti religiosi o sette"". La Nota sottolinea che tale diffusione fa sorgere "problemi delicati", e auspica che vengano affrontati in collaborazione fra tutte le chiese. In attesa che questo avvenga propone di usare un "atteggiamento di equilibrio, di fermezza e insieme di carità, soprattutto rafforzando la propria maturità di fede". In questi interventi si coglie un sentimento di preoccupazione e di dolore. Il fenomeno è visto, però, anche come un "segno dei tempi", in particolare come "un segno di quanto sia tuttora profonda e diffusa la ricerca di Dio". Parte Seconda GESU' CRISTO, UNICO REDENTORE DELL'UOMO, E LA CHIESA, SACRAMENTO UNIVERSALE DI SALVEZZA 18. In quanto custode della vera fede, la chiesa si trova oggi a dover rinsaldare e approfondire la coscienza e la professione della verità di Gesù Cristo come unico redentore dell'uomo. Di fronte al fenomeno del pluralismo religioso e, di conseguenza, anche delle sette e dei nuovi movimenti religiosi, non mancano talvolta comprensioni e atteggiamenti profondamente riduttivi della verità cristiana. In particolare, può diffondersi l'opinione che Gesù Cristo sia soltanto una delle tante manifestazioni del Verbo di Dio nella storia religiosa dell'umanità; o che lo Spirito Santo non sia altro che il nome cristiano di un universale "spirito divino", testimoniato nelle diverse esperienze religiose; o, ancora, che la chiesa vada messa tra parentesi, a favore di una vaga concezione del regno di Dio che affratella tutte le religioni. 19. Si tratta di tendenze inaccettabili dal punto di vista della fede cristiana, perché, più o meno consapevolmente, non riconoscono la singolarità di Gesù Cristo e pertanto la sua unicità e centralità nell'opera salvifica, hanno un concetto erroneo dello Spirito Santo e del mistero trinitario, trascurano o rifiutano la chiesa come universale sacramento di salvezza. Chi ci fa riconoscere nella fede che "Gesù è Signore" (ICor 12,3) è lo Spirito Santo, lo Spirito del Padre e del Figlio. Inviato nei nostri cuori, lo Spirito grida: "Abbà, Padre!" (Gal 4,6), facendoci partecipare, per grazia, al rapporto di figliolanza che Gesù vive con il Padre. 20. Nella chiesa e per mezzo di essa è data all'uomo la possibilità di conoscere Dio Padre, Figlio e Spirito Santo, e di partecipare alla vita divina. Cristo, infatti, "ha dotato la chiesa, suo corpo, della pienezza dei beni e dei mezzi di salvezza; lo Spirito Santo dimora in essa, la vivifica con i suoi doni e carismi, la santifica, guida e rinnova continuamente. Ne deriva una relazione singolare e unica, che pur non escludendo l'opera di Cristo e dello Spirito Santo fuori dei confini visibili della chiesa, conferisce ad essa un ruolo specifico e necessario". Tale verità di fede implica che tutti gli uomini sono chiamati all'unità cattolica della chiesa e che "la chiesa pellegrinante è necessaria alla salvezza". Di qui l'impegno e il debito di amore, verso Dio e verso i fratelli, di annunciare il Vangelo a tutte le genti (cfr. Mt 28,19-20). 21. Anche il dialogo interreligioso, che nella prospettiva del concilio Vaticano II è strettamente congiunto alla missione evangelizzatrice della chiesa , deve poggiare su di una coerente e integrale concezione ed espressione della verità della fede cristiana. Questo comporta riconoscere Gesù Cristo come Verbo incarnato, rivelatore del Padre e unico salvatore dell'uomo con la sua morte e risurrezione; lo Spirito Santo come colui che ha preparato e attuato la venuta di Cristo, ne è stato il suo dono nella Pasqua e ci introduce nella piena comunione con Dio; la chiesa come corpo di Cristo, tempio vivo dello Spirito, popolo della nuova alleanza, germe, segno e strumento del Regno di Dio, cui sono chiamati a partecipare tutti i popoli della terra. Mantenendoci saldamente ancorati a queste verità fondamentali della fede, lungi dal compromettere il dialogo, lo rendiamo autentico, possibile e fecondo per la conoscenza della verità. "Il vero dialogo interreligioso", ricorda un documento della chiesa universale del 1991, "suppone da parte del cristiano il desiderio di far meglio conoscere, riconoscere e amare Gesù Cristo e !'annuncio di Gesù Cristo deve farsi nello spirito evangelico del dialogo".
Parte Terza ORIENTAMENTI, CRITERI E LINEE DI AZIONE PASTORALE: VERITA' E MISERICORDIA "Vivere secondo la verità nella carità"
LE SFIDE PASTORALI A CUI RISPONDERE 22. Il problema rappresentato dalle sette e dai nuovi movimenti religiosi è stato definito una "sfida". Così s è espresso il documento dei Dicasteri della Santa Sede del 1986. Nel Concistoro straordinario del 1991 si è parlato di "una delle maggiori sfide che la chiesa deve affrontare con carità evangelica e coraggio apostolico trattandosi di uno dei fenomeni peculiari del nostro tempo, che si oppone all'annuncio della Buona Novella agli uomini". Una sfida per la vita della chiesa 23. La diffusione delle sette costituisce anzitutto una sfida per la vita stessa della chiesa, e reclama un serio esame di coscienza su di essa e un suo profondo rinnovamento. Troppo spesso, infatti, è diffusa nell'opinione pubblica un'immagine di chiesa che ne offusca la vera natura e missione. e non consente di riconoscerla come sacramento, in Cristo, dell'incontro e della comunione degli uomini con Dio e dell'unità del genere umano. 24. Per rispondere alle istanze e alle aspirazioni che spingono verso l'adesione alle sette e ai nuovi movimenti religiosi si deve operare, seriamente e con senso di responsabilità, per quel rinnovamento della chiesa in sintonia con i "segni dei tempi" di cui parlano i testi del concilio Vaticano II. Verso questo rinnovamento si pongono, in particolare, le indicazioni dell'Assemblea del Sinodo dei vescovi del 1985. 25. Tutto ciò comporta che "al preoccupante fenomeno delle sette bisogna reagire con un'azione pastorale che ponga al centro di tutto la persona, la sua dimensione comunitaria e il suo anelito a un rapporto personale con Dio. E un fatto che là dove la presenza della chiesa è dinamica, come nel caso delle parrocchie in cui si impartisce un'assidua catechesi sulla parola di Dio, là dove esistono una liturgia attiva e partecipata, una solida pietà mariana, un'effettiva solidarietà nel campo sociale, una forte sollecitudine pastorale per la famiglia, per i giovani e per i malati, vediamo che le sette o i movimenti para-religiosi non riescono ad attecchire o a svilupparsi". In particolare, ci troviamo di fronte a una sfida lanciata ai fedeli laici, che sempre più sono chiamati a saper "rispondere a chiunque... domandi ragione della speranza" che è in loro (IPt 3,15), riacquistando lo slancio apostolico e missionario proprio di tutta la chiesa, senza delegare un compito che anche loro compete, quello cioè di rendere sempre più trasparente la fede vissuta.
Una sfida per la nuova evangelizzazione 26. Il santo padre Giovanni Paolo II non si stanca di ripetere che "è venuto il momento di impegnare tutte le forze ecclesiali per la nuova evangelizzazione e per la missione Ad gentes. Nessun credente in Cristo, nessuna istituzione della chiesa può sottrarsi a questo dovere supremo: annunziare Cristo a tutti i popoli". Nei Paesi di antica cristianità, come il nostro, operare per la nuova evangelizzazione significa anzitutto annunciare di nuovo il Vangelo a quel gran numero di persone che si sono allontanate dalla fede cristiana o che la conoscono in maniera parziale e riduttiva, tenendo conto della situazione di pluralismo religioso e culturale della nostra società. Nella nuova evangelizzazione dell'Europa e del nostro Paese si dovrà non solo annunciare con coraggio, semplicità, chiarezza e integrità il Vangelo di Cristo, ma anche ribadire i principi dichiarati solennemente nel concilio Vaticano II (in modo particolare la Dichiarazione sulla libertà religiosa), per evitare ogni ritorno a forme di intolleranza. Anche in questo ambito è essenziale sottolineare il ruolo dei fedeli laici. L'annuncio della salvezza da realizzarsi in tutti i modi possibili è una priorità nella missione globale della chiesa, nella quale i fedeli laici sono parte corresponsabile. I laici infatti, uomini e donne, in forza del battesimo e della cresima partecipano al triplice "ufficio" di Cristo sacerdote, profeta e re, e sono quindi abilitati e impegnati nell'apostolato della chiesa.
Una sfida per il movimento ecumenico 27. Il fenomeno di cui stiamo trattando rischia di rallentare e ostacolare il rapporto tra le chiese e comunità ecclesiali cristiane. I gruppi religiosi presi in considerazione si oppongono normalmente a ogni forma di dialogo e di ricerca di vera unità. Si diffondono così spirito polemico e conflittualità nel mondo della fede e della pratica religiosa. Tutto ciò mette in moto, inoltre, meccanismi di disistima reciproca e di sospetto, che possono coinvolgere il cammino ecumenico e renderlo più faticoso. Sette e nuovi movimenti religiosi rifiutano il concetto stesso di ecumenismo e gli organismi che lo promuovono, accusandoli di indebolire la fede e di considerarla alla stregua di un'opera umana. Ciononostante si dovrà affrontare questa "minaccia", in modo tale che, ovunque possibile e secondo le circostanze locali, la risposta risulti caratterizzata da autentico spirito "ecumenico" , seguendo le indicazioni del concilio Vaticano II nel decreto sull'ecumenismo Unitatis redintegratio.
Una sfida per la religiosità popolare 28. Alcuni tra i raggruppamenti religiosi qui presi in considerazione amano assumere atteggiamenti di condanna e perfino di disprezzo nei confronti di certe manifestazioni devozionali legate alla religiosità popolare. A riguardo di questo fenomeno la chiesa è stata sempre prudente e attenta a non privare il popolo cristiano di quelle forme espressive della fede che maggiormente corrispondono alle diverse indoli e culture. Nello stesso tempo si è preoccupata e si preoccupa anche oggi che tali forme di religiosità non scadano in manifestazioni superstiziose o siano mescolate a elementi di paganesimo, in modo tale da offuscare l'autentica fede in Cristo, unico salvatore. Il magistero ecclesiastico non ha mancato di dare indicazioni significative su una realtà "così ricca e insieme così vulnerabile", perché essa (come ha sollecitato il santo padre Paolo VI) sia aiutata a superare i rischi di deviazione e venga orientata sempre più a "un vero incontro con Dio in Gesù Cristo" . In questa stessa prospettiva, Giovanni Paolo II ha affermato che la religiosità popolare "ha bisogno di essere di continuo evangelizzata, affinché la fede, che esprime, divenga un atto sempre più maturo e autentico". D'altra parte la pietà popolare ha bisogno di esprimersi in forme spontanee che siano in armonia con la cultura locale e di non essere mortificata dalla presentazione o imposizione di una fede fredda, troppo razionale e astratta o che si ponga sul piano puramente sociale. Una religiosità sana e matura può rispondere alle esigenze autentiche di molte persone che si rivolgono alle sette e ai nuovi movimenti religiosi in cerca di calore umano, consolazione, vicinanza, salvezza, amicizia.
CRITERI DI AZIONE PASTORALE Conoscere i fratelli 29. Vi sono già preziose ricerche e studi sul fenomeno religioso in generale e sui gruppi di antica e nuova religiosità, ma è necessario approfondire le conoscenze in questo campo. La ricerca teologica e quella pastorale non possono ormai escludere dal loro interesse sia il fenomeno religioso in generale sia le singole espressioni che esso viene assumendo in una società pluralista e in rapida trasformazione. 30. In tale ricerca non mancheranno ostacoli e difficoltà, a cominciare dal significato che si deve dare ai linguaggi di gruppi così eterogenei tra loro e talvolta lontani dalla nostra mentalità, fino alle valutazioni quantitative e qualitative. Dalla conoscenza al discernimento 31. La conoscenza non è fine a se stessa, ma deve aiutare ad assumere atteggiamenti coerenti e comportamenti efficaci per la costruzione del regno di Dio, secondo il suo disegno universale di salvezza. Denuncia profetica dell'errore e dell'inganno 32. Da un'attenta e paziente opera di discernimento scaturisce la necessità di far sentire la propria voce per ristabilire la verità e l'integrità del mistero cristiano. 33. Non si può inoltre tacere che in molte delle nuove religioni che circolano nel nostro Paese si ravvisano dottrine che contrastano apertamente e profondamente con la verità cristiana sul mistero di Dio e del suo Figlio fatto carne, sulla natura e sulla vocazione dell'uomo, sulla salvezza e sui mezzi per raggiungerla, sulla Sacra Scrittura, sulla chiesa. Nella verità e nella carità 34. Nel rapporto con i membri di queste nuove aggregazioni, semplici gregari o propagandisti, occorre assumere un atteggiamento ispirato alla fedeltà alla verità e alla carità, che è il primo dei comandamenti c la regola di vita dei cristiani (cfr. Mt 7,12). Gesù ci ha insegnato che la perfezione è nell'amore esteso anche ai nemici (cfr. Mt 5,43-48). 35. L'amore di Cristo implica anzitutto che quanti gli appartengono lo confessino nella sua autentica e integrale verità. Presentare di lui un'immagine che sia, in un modo o nell'altro, deformata o mutilata, significa non essere fedeli a questo amore e menomare la sostanza stessa del Vangelo: "Questa fedeltà a un messaggio, del quale noi siamo i servitori, e alle persone a cui dobbiamo trasmetterlo intatto e vivo, è l'asse centrale dell'evangelizzazione". E' purtroppo accaduto nella storia e accade anche oggi che alcuni pretendano di difendere la verità senza carità, senza il rapporto vivo e profondo con Cristo e con i fratelli, anzi usando mezzi e metodi improntati alla logica umana del dominio e della forza. Allora questa verità perde il suo contenuto centrale, che è l'amore di Dio per l'uomo e la risposta d'amore dell'uomo a Dio e ai fratelli, e diventa pretesto per colpire e offendere. Tale è l'esito del fondamentalismo. Questa è la verità "settaria ", che si sostiene contro gli altri, si nutre della denigrazione di coloro che vengono considerati avversari; una verità che giudica e separa, destinata a dividere "la chiesa del Dio vivente, colonna e sostegno della verità" (ITm 3,15). 36. L'atteggiamento di carità deve indurre anche a preoccuparsi per la salute spirituale dei nostri fratelli che sono caduti nell'errore, usando verso di loro quella carità che consiste nel richiamo fraterno, ove sia possibile, nella preghiera di intercessione per il loro ravvedimento, nell'invito al colloquio, nel consiglio. Può rientrare in un comportamento di sofferta carità fraterna anche un richiamo teso a scuotere la coscienza dell'interlocutore, fatto sempre con il dovuto rispetto, ma fermo ed esplicito, quando fosse considerato necessario e opportuno, soprattutto di fronte a forme di propaganda subdola e insistente. "Tuttavia (come ricorda l'apostolo Pietro) questo sia fatto con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza, perché nel momento stesso in cui si parla male di voi rimangano svergognati quelli che malignano sulla vostra buona condotta in Cristo" (IPt 3,15-16). Si tratta di un compito che dovrà quindi essere svolto "non con l'imposizione, né con il risentimento, né con la pretesa, bensì con la dolcezza, con l'umiltà e il rispetto... Perché il Vangelo della carità non si annuncia se non attraverso la carità". Si deve pure mettere in rilievo che una carità male intesa può mettere in ombra le questioni che riguardano la dottrina della fede e condurre a forme di relativismo che pregiudicano la fedeltà alla rivelazione cristiana rendendola insignificante e irrilevante per la vita degli uomini. Una carità siffatta non tiene conto che amare Dio significa ascoltare la sua Parola, essere docili alla sua volontà, disposti a seguire il cammino della fede senza compromessi. La chiesa ha la coscienza di aver ricevuto da Gesù Cristo "la grazia dell'apostolato per ottenere l'obbedienza alla fede da parte di tutte le genti, a gloria del suo nome" (Rm 1,5). Sul versante della carità verso il prossimo si deve dire che la prima carità è quella spirituale, la carità della verità, che si concretizza con il dono dell'annuncio della Parola che libera (cfr. Gv 8,32), manifestando l'universale disegno divino di salvezza e l'offerta dei mezzi della grazia. Essa si esercita anche con la correzione fraterna (cfr. Mt 18,15-18), si difende con la disciplina della comunione, con il rispetto della comunità e della sua costituzione 37. E' necessario, in ogni caso, conservare la stima verso le persone, supporre la loro buona fede, la rettitudine della condotta morale e tutti quegli elementi positivi che eventualmente si riscontrano, non insistendo su critiche negative. E anche là ove si debba denunciare la presenza di un male oggettivo e di un errore evidente, non si deve cedere alla tentazione di giudicare le persone (cfr. Mt 7,1-5), mantenendo la debita distinzione tra l'errore e l'errante. Amare nella verità e credere nell'amore sono due modi di esprimere la stessa esigenza di fedeltà a Dio e agli uomini, che si realizza massimamente nel segno del Crocifisso, espressione visibile dell'ineffabile verità di Dio che è Amore (cfr. IGv 4,8): "Questa "sfida" [delle sette] deve pure sviluppare in noi e nelle nostre comunità lo spirito di Cristo nei loro confronti, tentando di capire il punto di vista in cui si trovano [quanti vi aderiscono] e, quando possibile, di raggiungerli nell'amore di Cristo. Dobbiamo perseguire questi fini, fiduciosi nella verità insegnata da Cristo, con amore verso tutti gli uomini e le donne; senza permettere che le preoccupazioni a motivo delle sette diminuiscano il nostro zelo per il vero ecumenismo tra tutti i cristiani".
TESTIMONI DI GEOVA E NEW AGE 38. Non ci soffermiamo sui tanti gruppi che sono presenti e ottengono un certo seguito nel nostro Paese. Ci sembra però utile fare una riflessione particolare su due movimenti: uno per la sua rilevanza quantitativa, i Testimoni di Geova, e l'altro, il New Age, perché promuove una tendenza difficile da definire, ma che può introdursi in forma strisciante e quasi inavvertita nelle comunità cristiane sotto aspetti apparentemente compatibili con la stessa fede cristiana.
I Testimoni di Geova 39. I Testimoni di Geova si impegnano anche in Italia in una vasta e martellante propaganda, che ingenera spesso disorientamento fra i fedeli cristiani, soprattutto negli ambienti socialmente e culturalmente più indifesi. Ci sentiamo in dovere di dichiarare con franchezza che i Testimoni di Geova non appartengono alla comunione cristiana e non solo a quella cattolica. Rifiutano infatti esplicitamente verità fondamentali della nostra fede, innanzi tutto quella del Dio uno e trino, Padre, Figlio e Spirito Santo, e quindi della divinità del Signore Gesù Cristo; negano la spiritualità e immortalità dell'anima; interpretano in modo letterale e fondamentalista, e persino falsificante, la Sacra Scrittura. 40. I Testimoni di Geova si dedicano alla diffusione del loro messaggio con zelo e spesso con soggettiva sincerità di adesione alle proprie convinzioni; ma è evidente in loro un atteggiamento aggressivo e denigratorio, una preparazione superficiale e artefatta, un riferirsi alla Scrittura per frasi staccate da ogni contesto e assai spesso travisate. Con sconcertante presunzione considerano la propria comunità detentrice di tutta la verità ed esclusiva destinataria della salvezza e assumono l'atteggiamento di chi si ritiene giusto e disprezza gli altri (cfr. Lc 1 8,9).
Il New Age 41. Più ancora dei singoli gruppi e dei movimenti religiosi definiti, con strutture e dottrine proprie, si deve tenere nel debito conto il diffondersi di un nuovo modo di concepire il mondo (che va sotto il nome di New Age), nel quale vanno a confluire e a confondersi pensiero orientale, elementi di derivazione cristiana, dottrine esoteriche, nuove cosmologie e interpretazioni astrologiche, in una composizione sincretistica che tende a rispondere alle esigenze più diverse e persino opposte della società contemporanea. Nel New Age viene svalutato e reso irrilevante il criterio di verità, e chi ne fa presente l'esigenza viene considerato pericoloso per la concordia tra gli uomini, turbatore del cammino verso la nuova era, destinata a porre fine alle controversie e alle divisioni delle precedenti età del mondo. Alle soglie del Duemila è, infatti, promessa una "nuova età" del mondo, l'"era dell'acquario", che sarà di universale unità e pace, caratterizzata dall'avvento di una religione planetaria, la quale presume ereditare ciò che di positivo è stato ed è presente in tutte le religioni precedenti, conducendole così al loro compimento. Pur facendo riferimento anche al pensiero di autori cristiani, questo movimento svuota della sua verità, singolarità e pienezza di significato l'evento salvifico di Cristo. Oltre al sincretismo, domina nel New Age un vago naturalismo e immanentismo. L'uomo, secondo tale orientamento di pensiero, può divenire capace, attraverso determinate tecniche, di fare esperienza del divino senza l'ausilio della grazia divina, realizzando con le proprie forze la sua salvezza, dalla quale dipende l'armonia universale. 42. Il pensiero del New Age si diffonde sottilmente e quasi impercettibilmente in molte forme e per molte vie, ed è presentato, con metodologie appropriate, anche ai fanciulli, connotandosi con i tratti dell'amore universale e della difesa della natura. Questa proposta può trarre in inganno, in quanto presenta alcune mete sulle quali è facile convenire: armonia tra uomo e natura, presa di coscienza e impegno per rendere migliore il mondo, mobilitazione di tutte le forze del bene per un nuovo progetto unitario di vita. Si impone un approfondimento e una chiarificazione circa questa nuova forma di sincretismo religioso, che risulta difficile da definire. E' veramente buono soltanto ciò che è vero. questo è il metro di giudizio che deve guidarci. Abbiamo un obbligo di coscienza di fronte alla verità e un dovere di obbedienza alla Parola rivelata, avvertiti come siamo da san Paolo che è sempre possibile scambiare la verità di Dio con la menzogna e adorare "la creatura al posto del Creatore" (Rm 1,25). 43. La risposta cristiana al New Age è contenuta nel mistero dell'incarnazione: il Figlio di Dio è nato dalla Vergine Maria "per salvarci". In nessun altro nome c'è salvezza (cfr. At 4,12). Nessuno può salvarsi da solo, con tecniche umane. Nonostante la compagnia di tutte le costellazioni e con tutte le pratiche psicologiche possibili, l'uomo rimane irrimediabilmente solo. Un Altro è venuto a salvarci, Colui che "per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo" (Credo Nicenocostantinopolitano), e che è vivo e operante mediante il suo Spirito nella chiesa. Il cristiano aderisce non a un salvatore di invenzione umana, ma al Gesù Cristo del Vangelo, che ci salva attraverso la croce e la risurrezione, ci propone la via delle beatitudini e ci fa trascendere, pur illuminandolo e promuovendolo, l'orizzonte terreno.
ALCUNE LINEE DI AZIONE PASTORALE 44. Alcuni impegni si mostrano particolarmente utili per un'azione pastorale mirata a prevenire il pericolo della defezione dei fedeli delle nostre comunità, a rispondere alla domanda religiosa degli uomini e delle donne del nostro tempo, ad accogliere con misericordia coloro che vengono o tornano alla chiesa dopo aver partecipato alla vita delle sette e dei nuovi movimenti religiosi:
CONCLUSIONE
45. Ai vescovi e ai sacerdoti, ai religiosi e religiose e ai fedeli laici che vivono con piena partecipazione la vita della chiesa cattolica in Italia diciamo con l'apostolo Paolo: "Vi esortiamo, fratelli: correggete gli indisciplinati, confortate i pusillanimi, sostenete i deboli, siate pazienti con tutti. Guardatevi dal rendere male per male ad alcuno; ma cercate sempre il bene tra voi e con tutti. State sempre lieti, pregate incessantemente, in ogni cosa rendete grazie; questa è infatti la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi. Non spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie; esaminate ogni cosa, tenete ciò che è buono. Astenetevi da ogni specie di male" (ITs 5, 14-22). Occorre sentirsi impegnati attivamente a riprendere le relazioni che si fossero interrotte con quelle persone che hanno abbandonato la tede della chiesa. Vale anche per noi e per oggi la raccomandazione che troviamo nella lettera di san Giacomo: "Fratelli miei, se uno di voi si allontana dalla verità e un altro ve lo riconduce, costui sappia che chi riconduce un peccatore dalla sua via di errore, salverà la sua anima dalla morte e coprirà una moltitudine di peccati" (Gc 5,19-20). Nell'atteggiamento di umiltà, che ci spinge ad aprirci vicendevolmente al richiamo alla conversione, facciamoci carico gli uni del fardello di responsabilità della salvezza degli altri. A tutti è chiesto di vivere questo servizio alla verità con atteggiamento di amore e di comprensione e, soprattutto, con la coscienza che essere nella verità non deve renderci arroganti possessori di essa: la verità (che pur si è a noi definitivamente rivelata in Gesù Cristo) resta sempre al di là di ogni nostra conoscenza e tutti ci impegna in una continua ricerca. Così scriveva sant'Agostino agli gnostici del suo tempo: "Possono irritarsi contro di voi quelli che non sanno a prezzo di quale fatica si raggiunga la verità e come è difficile evitare gli errori... Da entrambe le parti abbandoniamo ogni arroganza. Nessuno di noi pretenda di aver già scoperto la verità. Cerchiamola come qualcosa che non conosciamo ancora. Soltanto se non pretendiamo di averla già scoperta, di possederla, possiamo cercarla con amore e con sincerità". 46. A coloro che, pur battezzati e membri della chiesa cattolica, sono incerti e dubbiosi circa la fede ricevuta che non hanno avuto modo di far crescere e maturare diciamo di rivolgersi alla chiesa "madre e maestra", per farsi discepoli della Parola, accogliendola "non quale parola di uomini, ma, come è veramente, quale parola di Dio" (ITs 2, 1 3). 47. Insieme a coloro che sono membri di altre chiese e comunità ecclesiali cristiane e condividono l'ideale della ricomposizione della piena comunione in Cristo, secondo i principi e i metodi del vero ecumenismo, siamo consapevoli che la sfida delle sette e dei nuovi movimenti religiosi è rivolta in modo particolare a tutti coloro che si fregiano del nome cristiano. 48. A coloro che sono membri di quei gruppi che abbiamo denominato sette e nuovi movimenti religiosi, chiediamo comprensione se dovessimo essere caduti in qualche inadeguatezza di espressione e di interpretazione e se non siamo riusciti a far percepire tutto l'affetto che nutriamo per le loro persone, create a immagine di Dio, per le quali Cristo ha offerto la propria vita. Siamo inoltre pronti a riconoscere che a molti di loro, a cui non possiamo negare la buona fede e una sincera condotta di vita, Gesù possa rivolgere la sua parola consolatrice: "Non sei lontano dal regno di Dio" (Mc 12,34). Con altrettanta fraterna franchezza li invitiamo però a confrontarsi, a riflettere, a pregare, a invocare la luce dello Spirito, a considerare la loro storia e a metterla a confronto con la millenaria tradizione cristiana del popolo di Dio pellegrinante sulla terra, il quale, pur avendo subito lacerazioni, scissioni e lotte, è rimasto indefettibilmente fedele alla professione di fede, alla celebrazione dei sacramenti e alla testimonianza della carità. Da tale confronto osiamo sperare che sorga nei loro cuori la nostalgia della riconciliazione e dell'unità con le comunità da essi abbandonate, che attendono con fiducia il giorno del Signore glorioso. 49. Nell'attesa che venga tale giorno auspichiamo che si renda possibile un dialogo franco e fraterno, che ci renda tutti più vigilanti e pronti per accogliere la venuta del Signore (cfr. IPt 4,7). Roma, 30 maggio 193 |
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