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Parapsicologia
La
parapsicologia può essere definita semplicemente come lo studio
dei fenomeni paranormali (Thalbourne 1982) o, in maniera più articolata,
come lo studio di apparenti nuove forme di influenza o comunicazione
tra organismi e ambiente, diverse da quelle attualmente conosciute
dalla scienza (Morris, 1991).
Tradizionalmente, la ricerca parapsicologica
si orienta su due principali aree di studio:
-la percezione extra sensoriale (o ESP,
dall'inglese: Extra Sensory Perception)
- e la psicocinesi (o PK,
da Psychokinesis).
ESP e PK costituiscono dunque l'oggetto
di studio della parapsicologia e, considerati insieme, vengono definiti
con il termine generale di "psi",
ovvero la ventitreesima lettera dell'alfabeto greco. Poiché non c'è
un accordo generale su cosa sia realmente la psi (e se veramente essa esista) i parapsicologi la definiscono in termini
negativi, indicando cioè che cosa non è.
Psi
- Secondo Thouless (1942), che introdusse il termine, la psi sarebbe dunque "l'interazione tra organismi e ambiente
(compresi altri organismi) non mediata da funzioni sensomotorie
riconosciute".Per dimostrare che la psi ha avuto
luogo, il parapsicologo deve dunque eliminare prima tutte le possibili
spiegazioni sensomotorie normali. Secondo Palmer (1985, 1986) finché
la parapsicologia non avrà prodotto una teoria positiva della psi,
che descriva le proprietà che devono essere presenti per poter parlare
di "fenomeno psi", tutto ciò che essa potrà affermare
di avere dimostrato è, al massimo, il verificarsi di una serie di
anomalie.
Esp
L'ESP comprende tre tipi di fenomeni:
- la telepatia, ovvero l'apparente scambio di informazioni
tra mente e mente senza la mediazione di organi di senso;
- la chiaroveggenza, cioè la presunta abilità di
ricevere informazioni su persone o oggetti, distanti o nascosti, senza
l'uso normale dei sensi;
- e la precognizione, ovvero la presunta abilità
di prevedere eventi futuri.
PK
A differenza di questi fenomeni di tipo "mentale",
- la psicocinesi presenterebbe conseguenze sul mondo
fisico; con questo termine, infatti, si indica solitamente l'apparente
capacità della mente di influenzare piccoli corpi in movimento (Rhine,
1934/1973).
Una panoramica storica
L'era della ricerca psichica (1882-1930)
Pochi argomenti catturano l'attenzione del pubblico quanto il paranormale.
Eppure, l'interesse scientifico per i fenomeni paranormali nacque solamente
nella seconda metà del secolo scorso, in seguito all'enorme interesse
generato in tutto il mondo dal movimento dello spiritismo. Una parte
dei seguaci dello spiritismo incoraggiava la "ricerca psichica"
(come veniva definita allora la parapsicologia), visto che rifiutava
il soprannaturale religioso, ritenendo che spiriti e altri fenomeni
metapsichici obbedissero alle leggi della natura. D'altro canto, il
mondo viveva un'era di progresso scientifico senza precedenti, in cui
venivano scoperte nuove forme di energia - radiazioni nucleari, onde
radio, raggi X - come escludere, dunque, l'esistenza di una qualche
energia spirituale o mentale che potesse spiegare dei fenomeni metapsichici
così comunemente riportati? (Alcock, 1993).
Il tipo di approccio che il mondo scientifico rivolse a questo
Coscienza. Con il termine coscienza
si intende uno stato soggettivo di consapevolezza sulle sensazioni psicologiche
(pensieri, sentimenti, emozioni), e fisiche (tatto, udito, vista.) proprie
di un essere umano e su tutto ciò che accade intorno ad esso. La soggettività
della coscienza è data dal fatto che ogni persona ha una propria modalità
di rapportarsi alle esperienze e tale modalità dipende in gran parte
da un determinato stile culturale di appartenenza. Ma cosa determina
questa consapevolezza? Quali sono i canali grazie ai quali un uomo è
consapevole di se stesso e del mondo circostante?
In un individuo la consapevolezza di se stessi e dell'ambiente si struttura
grazie ad un insieme di funzioni psico-fisiologiche come la percezione,
la memoria, l'attenzione, l'immagazzinamento e l'elaborazione delle
informazioni, tutte dipendenti l'una dall'altra e controllate dal cervello.
Tutte le informazioni, sia esterne che interne, passano attraverso i
nostri organi recettori (occhi, naso, recettori muscolari) e, dopo aver
raggiunto il sistema nervoso, vengono da quest'ultimo elaborate.
La coscienza, quindi, è un processo che dipende esclusivamente dall'attività
del nostro corpo.
In alcune culture non occidentali la coscienze è considerata come un'essenza
metafisica, spirituale non ben definita distaccata dal corpo e dalle
leggi della fisica e dotata di una propria autonomia. Essa è, in molti
sistemi culturali, paragonata all'anima. Tuttavia l'accezione metafisica
della coscienza è solo una astrazione filosofica che non ha alcun fondamento
nella realtà e trae origine da diverse credenze religiose come un puro
atto di fede.
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1995.
tipo di fenomeni rispecchiava quello adoperato in altri ambiti
dello studio della natura: la classificazione. Come Darwin raccoglieva
osservazioni disparate con cui forgiò la teoria dell'evoluzione, così
i ricercatori psichici si affidavano principalmente all'osservazione,
alla raccolta e alla classificazione di resoconti aneddotici di esperienze
psichiche.
Ma chi erano i ricercatori psichici dell'epoca?
In Gran Bretagna erano soprattutto fisici, come Sir William Crookes
(Premio Nobel nel 1907), Lord Raleygh (Premio Nobel nel 1904) e William
Fletcher Barrett, naturalisti come Alfred Russell Wallace (che sviluppò
indipendentemente da Darwin la teoria dell'evoluzione) e filosofi, come
Henry Sidgwick. La maggior parte di questi scienziati si raccolse intorno
alla Society for Psychical Research (SPR), nata nel 1882 con lo scopo,
tra l'altro, di documentare scientificamente la sopravvivenza dopo la
morte.
Negli Stati Uniti, l'American Society for Psychical Research
(ASPR), nata solamente due anni dopo la SPR, vedeva tra i suoi componenti
alcuni tra i più eminenti psicologi dell'epoca, come William James,
G. Stanley Hall, Edward B. Titchener, Morton Prince e Joseph Jastrow.
In Francia, si tenne nel 1890 il quarto congresso internazionale
di psicologia, di cui un'intera sessione era dedicata allo spiritismo
e alla ricerca psichica. Il presidente del congresso, Ribot, annunciò
la fondazione a Parigi di un istituto per la ricerca psichica, l'Institut
Général Psychique, cui aderirono tra gli altri psicologi come Pierre
Janet, Gabriel Tarde e William James (McGuire, 1984), oltre al fisiologo
Charles Richet (Premio Nobel nel 1913).Il grande entusiasmo che caratterizzò
questo periodo della ricerca psichica, tuttavia, non durò a lungo. Il
gruppo di psicologi americani dell'ASPR, per esempio, si sciolse nel
1889 per aver fallito nella ricerca di prove credibili per i fenomeni
metapsichici. Solo William James continuò nel suo interesse e sarebbe
più tardi diventato presidente della SPR. Inoltre, lo scetticismo prendeva
rapidamente il sopravvento man mano che i medium venivano colti a imbrogliare
e diventava ovvio che non erano in grado di produrre i loro fenomeni
in condizioni controllate.
Nascita della parapsicologia (1935-1950)
Nel 1935, la Duke University di Durham, nella Carolina del Nord, aprì
il primo laboratorio di parapsicologia, diretto da J. B. Rhine. Questi
introdusse il termine "ESP" (percezione extra sensoriale)
e, coerentemente con il paradigma predominante nella psicologia sperimentale
dell'epoca, spostò l'attenzione dagli aspetti qualitativi a quelli quantitativi
del fenomeno (Rhine, 1934/1973).Sulla base di esperimenti con carte
da indovinare e con i dadi da gioco, Rhine sosteneva che l'esistenza
dei fenomeni paranormali, come l'ESP o la psicocinesi, poteva essere
dimostrata oltre ogni ragionevole dubbio. Le sue argomentazioni e le
sue prove conquistarono immediatamente l'attenzione degli psicologi.
Al punto che un sondaggio del 1938 mostrò che l'89% di chi lavorava
in psicologia negli Stati Uniti riteneva la parapsicologia un legittimo
studio scientifico, e il 79% affermava di considerare la parapsicologia
un accettabile campo di studi all'interno della psicologia (Alcock,
1993).Come in passato, anche allora importanti figure della scienza
- come il fisico Wolfgang Pauli, che avrebbe vinto il Nobel nel 1945
- manifestarono il loro interesse per la parapsicologia. Interesse che,
tuttavia, ancora una volta sarebbe durato poco. Sul finire degli anni
cinquanta risultò chiaro che gli esperimenti di Rhine con le carte da
gioco e i dadi erano da ritenersi metodologicamente insufficienti (Hansel,
1966), e l'interesse degli psicologi per l'argomento declinò rapidamente.
Macrofenomeni (1960-1980)
Dopo avere abbandonato lo studio di medium e soggetti apparentemente
molto dotati in conseguenza delle innumerevoli frodi riscontrate, in
favore di studi statistici apparentemente più sicuri, gli studiosi di
fenomeni paranormali rivolsero nuovamente la loro attenzione agli aspetti
qualitativi del fenomeno. Vennero così alla ribalta soggetti, come la
russa Nina Kulagina, l'americano Ted Serios e l'israeliano Uri Geller,
apparentemente capaci di dimostrare potentissime facoltà psicocinetiche.
Ancora una volta la comunità scientifica sembrò disposta a riconoscere
la parapsicologia come una scienza legittima.
Nel 1969 l'antropologa Margaret Mead,
allora presidente dell'American Association for the Advancement
of Science, riuscì a convincere i suoi colleghi ad affiliare la
Parapsychology Association. Ancora una volta eminenti scienziati, come
Brian Josephson (Premio Nobel nel 1973), David Bohm, Robert Jahn (allora
preside di ingegneria a Princeton) e il matematico John Taylor dichiararono
il loro sostegno per la parapsicologia. La prestigiosa rivista scientifica Nature, pur con tutte le cautele e le critiche del caso, arrivò
a pubblicare un lavoro dei fisici Russell Targ e Harold Puthoff nel
quale si descrivevano esperimenti di telepatia e chiaroveggenza con
Uri Geller e altri sensitivi (Targ e Puthoff, 1974).Ancora una volta,
però, l'entusiasmo non durò a lungo. Sospetti e prove di frode sia nei
casi della Kulagina, sia in quelli di Serios, di Geller e di altri misero
queste ricerche sotto una luce discutibile. Scienziati come John Taylor
(Taylor e Balanovski, 1979) ritrattarono la loro approvazione mentre
altri, come B. F. Skinner e Carl Sagan, aderirono nel 1975 al costituendo Committee for the Scientific Investigation of the Claims of
the Paranormal, un'organizzazione nata per indagare scientificamente
il paranormale e per smascherare pubblicamente casi di frode e auto-inganno.
L'incapacità di fornire esperimenti replicabili da parte di
laboratori indipendenti rappresentava il più grande impedimento nel
sostenere l'interesse della comunità scientifica.
Microfenomeni (1980-oggi).
trance
Il passaggio da uno stato della coscienza a un altro è definito "trance",
sostituzione inglese del termine "transe" che, derivante dal
verbo latino "transire", significa passare oltre. Nonostante
l'infondata attribuzione a essa di numerose qualità di natura sovrannaturale,
la trance rappresenta la caratteristica di uno stato psicofisiologico
che un soggetto prova nel momento in cui ha una percezione alterata
del suo corpo e del mondo circostante.
Un esempio di trance naturale che ogni uomo conosce è l'atto di addormentarsi.
Nel momento in cui ci troviamo in una stanza tranquilla, distesi comodamente
e con gli occhi chiusi, non riceviamo più dall'ambiente circostante
quella quantità di informazioni necessarie che ci rendono consapevoli
di cosa accade intorno. La stessa cosa avviene con il corpo: mentre
ci si addormenta esso rimane rilassato e fermo per lungo tempo impedendo
al cervello di ricevere le sensazioni del tatto e del movimento; anche
la consapevolezza del corpo viene a cessare, stiamo passando quindi
da uno stato della coscienza, quello di veglia, a un altro stato, quello
del sonno.
Le altre forme di trance, quella ipnotica o estatica, hanno caratteristiche
simili, sono indotte sottoponendo il corpo alle medesime situazioni,
come l'immobilità, la deprivazione o il bombardamento sensoriale, ossia
tutte quelle forze in grado di modificare la consapevolezza di sé e
dell'ambiente. Oltre a ciò, l'aspettativa di un individuo gioca un ruolo
fondamentale e numerose sensazioni vengono percepite perché il soggetto
sa che accadranno. Ad esempio, prima di una trance estatica, la suggestione
di entrare in contatto con un'entità sovrannaturale darà origine a un'aspettativa
di gioia che inevitabilmente sarà percepita. La trance può essere apparentemente
spontanea nel momento in cui si verifica in assenza delle suddette situazioni,
tuttavia, alla base di tale esperienza sono sempre rintracciabili condizioni
di stress, stanchezza o profonde alterazioni emotive.
Oltre a una fisiologica reazione dell'organismo essa può essere la conseguenza
di disturbi psicopatologici e neurologici e si esprime in alcune forme
di stati crepuscolari isterici o epilettici.
Va ribadito che l'esperienza della trance, se non è provocata da danni
neurologici, è comunque soggettiva e varia secondo la personalità di
un individuo, la sua storia e soprattutto le sue conoscenze sul fenomeno.
La stessa mimica di un soggetto, durante la trance, cambia seguendo
le regole del suo modello culturale e del contesto. Un estatico che
si aspetta di rivivere la passione del Cristo mimerà l'esperienza della
crocifissione, un tarantolato, convinto di essere stato avvelenato da
un arcnide, entrerà in trance e agiterà il suo corpo in una sorta di
danza, mentre un uomo in trance ipnotica farà o dirà cose che l'ipnotista
gli suggerirà. In definitiva, la trance è un'esperienza che può essere
inquadrata in termini sia fisiologici che psicopatologici ma è inevitabilmente
condizionata da fattori antropologici.
Contemporaneamente allo studio di soggetti dotati, tuttavia, la parapsicologia
sviluppò a partire dagli anni settanta tecniche nuove e interessanti,
compreso l'uso di generatori di eventi casuali attivati dal decadimento
radioattivo e analisi statistiche sempre più sofisticate.Il pendolo
dell'interesse sperimentale negli anni ottanta oscillò ancora una volta,
come cinquant'anni prima, dai grandi fenomeni fisici, ancora una volta
macchiati da ripetuti casi di frode, a microfenomeni rilevabili con
lunghe serie ripetute di prove e rilevazioni statistiche.
Nel 1984 venne inaugurata presso l'Università di Edimburgo
la prima (e tuttora unica) cattedra di parapsicologia, istituita in
seguito a un lascito dello scrittore Arthur Koestler, grande estimatore
della materia, e diretta ancora oggi da Robert L. Morris. Problemi di
finanziamento in questi ultimi anni, tuttavia, hanno portato alla chiusura
di laboratori per la ricerca parapsicologica fra i più importanti, e
l'interesse della comunità scientifica è ai minimi storici. Un sondaggio
del 1982 rivolto all'élite scientifica degli Stati Uniti rivelava che
solo il 4% degli intervistati considerava l'ESP un fatto assodato, mentre
il 50% lo riteneva una cosa impossibile o, al massimo, una possibilità
molto remota (McClenon, 1982).
Lo status attuale della parapsicologia
Attualmente i principali filoni di studio della parapsicologia sono
i seguenti:
1 Visione a distanza (remote viewing). I fisici Targ e Puthoff
(1974) pubblicarono la prima serie di esperimenti di "visione a
distanza", condotti presso lo Stanford Research Institute (SRI),
sulla rivista Nature. La "visione a distanza" (remote
viewing) sarebbe una variante della chiaroveggenza, in cui particolari
soggetti sembrerebbero in grado di descrivere luoghi geografici visitati
da altre persone senza avere con esse alcun tipo di contatto normale.
Gli psicologi Marks e Kammann (1978; 1980) si dimostrarono incapaci
di replicare i risultati dei due fisici e scoprirono una serie di gravi
errori nelle procedure sperimentali di visione a distanza. Hyman (1977)
rilevò una serie di problemi statistici che avrebbero potuto alterare
il numero di risultati significativi e Caulkins (1980) riscontrò una
mancanza di controlli adeguati e l'assenza di gruppi di controllo.Il
governo degli Stati Uniti, tuttavia, considerò gli studi condotti allo
SRI, e in seguito presso la Science Applications International Corporation,
sufficientemente interessanti per finanziarli, con investimenti miliardari,
per oltre vent'anni (Targ & Harary, 1984). Nel 1994 incaricò un
gruppo di esperti di condurre una valutazione scientifica dei risultati.
Uno degli esperti (Utts, 1995) concluse che i risultati erano sufficientemente
significativi per dimostrare l'esistenza di una qualche forma di facoltà
paranormale. Un altro (Hyman, 1995) concordava sul fatto che i risultati
si distaccavano dalla normale distribuzione statistica. Tuttavia, rilevava
che ciò non dimostrava di per sé l'esistenza di facoltà paranormali.
Deviazioni significative dall'ipotesi nulla possono avere luogo per
svariati motivi. Inoltre, Hyman sottolineava che per poter sostenere
in modo convincente che una qualche forma di percezione anomala è stata
scoperta, la parapsicologia deve acquisire la capacità di specificare
le condizioni in cui si possono osservare affidabilmente tali fenomeni.
2. L'effetto Ganzfeld. A partire dalla fine degli anni settanta,
esperimenti ESP in cui i soggetti venivano posti in una condizione di
"Ganzfeld" (situazione di stimolazione sensoriale ridotta,
prodotta solitamente coprendo gli occhi di un soggetto disteso con due
mezze palline da ping pong, su cui è puntata una luce rossa, e diffondendo
attraverso un paio di cuffie del rumore bianco) si sono rivelati particolarmente
incoraggianti (Honorton, 1978). Hyman (1985) ha in seguito completato
una valutazione di tutte le ricerche Ganzfeld condotte tra il 1974 e
il 1981 e ha concluso che i risultati prodotti non si discostano di
molto da quelli ottenibili per caso. Tali studi, inoltre, presentavano
seri problemi metodologici - tra cui tecniche inadeguate di randomizzazione,
analisi statistiche erronee e mancanza di controlli adeguati per prevenire
la frode. Per superare questo tipo di problemi Hyman e Honorton (1985)
realizzarono un documento comune che descriveva le caratteristiche che
avrebbero dovuto avere le future ricerche di Ganzfeld per essere considerate
attendibili.Una valutazione di Bem e Honorton (1994) su tali ricerche
concludeva che le prove a favore dell'ESP continuavano a essere significative.
In particolare, sottolineavano che 11 nuovi esperimenti di auto-Ganzfeld
(una variante del protocollo originale) avrebbero risolto la questione
una volta per tutte, non appena i risultati fossero stati replicati
da ricercatori indipendenti. Hyman (1994) riconosceva la superiorità
metodologica di questi esperimenti, rispetto ai precedenti, ma sottolineava
che le tecniche di randomizzazione erano ancora inadeguate e rilevò
un pattern caratteristico nei dati che avrebbe potuto riflettere la
presenza di un artefatto. Per questi motivi invitava ad attendere le
repliche indipendenti di questi esperimenti che, tuttavia, devono ancora
materializzarsi.
3. Gli studi con i generatori di eventi casuali. Da circa trent'anni
Helmut Schmidt conduce esperimenti sulla capacità dei soggetti di predire
(precognizione) o influenzare (psicocinesi) il decadimento radioattivo
di particelle subatomiche. In una tipica prova di precognizione, un
soggetto siede di fronte a una macchina con quattro lampadine (Schmidt,
1969). Sotto ogni lampadina si trova un bottone. Compito del soggetto
è quello di indovinare quale lampadina si accenderà e, per indicare
la propria previsione, il soggetto preme un bottone posto sotto la lampadina
prescelta. La macchina sceglie quale lampadina accendere secondo un
processo assolutamente casuale, basato sul decadimento di un isotopo
radioattivo in essa contenuto: per questo motivo tali macchine sono
definite "generatori di eventi casuali" (o "Random Event
Generators", in sigla: REG). In breve, l'isotopo radioattivo emette
a intervalli irregolari dei "segnali" registrati da un contatore
Geiger e trasmessi alla macchina. Una volta che il soggetto preme un
bottone sotto una lampadina, la macchina fa corrispondere il successivo
segnale che arriva dall'isotopo con una lampadina a caso. Se il soggetto
ha premuto il bottone corrispondente alla lampadina che si è poi accesa
si ha un successo.Stando agli esperimenti condotti da Schmidt (1969),
la media di successi ottenuti si aggirerebbe sul 27%; mentre, per il
caso, ci si attenderebbe una media di successi del 25% (un soggetto,
infatti, ha ogni volta una probabilità su quattro di indovinare la lampadina
giusta). Questo scarto del 2% andrebbe attribuito secondo Schmidt alla
reale facoltà dei soggetti di prevedere il futuro. In seguito, Schmidt
(1971) ha ipotizzato che forse i suoi soggetti non prevedevano il futuro
ma influenzavano il "generatore" a dare le risposte volute
per mezzo della psicocinesi.Alcock (1989) ha condotto un'approfondita
analisi del lavoro di Schmidt. Egli riconosce l'onesto sforzo fatto
per migliorare la qualità della ricerca parapsicologica, e l'ingegnosa
creatività introdotta nei suoi esperimenti. Detto questo, però, egli
ritiene che questi esperimenti presentino seri difetti metodologici,
al punto che non risulta possibile determinare se i dati ottenuti sono
realmente dovuti a un qualche fenomeno insolito o, piuttosto, a problemi
sperimentali. Va anche detto che successivi tentativi da parte dei parapsicologi
di replicare i risultati di Schmidt o hanno ottenuto percentuali di
successo ininitesimali (Jahn, 1985) o sono stati dei completi fallimenti
(Beloff e Bate, 1971; Thouless, 1971).Questa rapida panoramica dei principali
ambiti di studio della parapsicologia dimostra che gli esperimenti più
attendibili sono inficiati da problemi di tipo metodologico e da errori
statistici di vario tipo. Finché non saranno intraprese repliche rigorose
e indipendenti dei singoli esperimenti non ha senso discutere se le
facoltà paranormali siano state dimostrate scientificamente oppure no.
Xenoglossia Esistono davvero persone capaci
di parlare lingue a loro sconosciute? Sì, secondo alcuni parapsicologi.
La spiegazione di questo discusso fenomeno, noto come "xenoglossia",
risiederebbe nel fatto che una "entità" sopravvissuta alla
morte riuscirebbe a esprimersi, in una lingua appresa in un'altra vita,
attraverso la reincarnazione o la possessione temporanea di un corpo
"preso a prestito".
Casi di questo tipo sono estremamente rari e di questi solo pochi sono
stati studiati in maniera rigorosa, tale da escludere altre possibili
spiegazioni. Lo studioso americano Ian Stevenson sostiene che alcuni
dei casi da lui studiati possono spiegarsi solo avanzando ipotesi di
tipo paranormale; tuttavia, un esame dettagliato di questi casi ha portato
a concludere che le persone oggetto dei suoi studi non sembravano conoscere
veramente la lingua in questione, ma sembravano piuttosto conoscere
un numero limitato di parole di quella lingua e utilizzavano sempre
queste per rispondere, in modo stereotipato, alle domande degli studiosi.
Un caso noto è quello di un americano che parlava un eccellente russo,
sebbene sosteneva di non averlo mai studiato. Indagini hanno dimostrato
che i genitori vivevano accanto a un insegnante di russo, le cui lezioni
erano chiaramente udibili dalla culla del bambino. Il linguaggio era
dunque stato acquisito con mezzi normali dall'uomo, ma le circostanze
erano state del tutto dimenticate.
Sebbene in questi casi le persone possono aver imparato parole e frasi
in un'altra lingua senza ricordarsi come ciò sia avvenuto, in altri
ci si trova di fronte a falsificazioni più o meno coscienti. E' il caso,
per esempio, di quei medium, santoni o veggenti che affermano di parlare
lingue misteriose, come un oscuro "dialetto tibetano", il
"sanscrito" o "l'aramico", ma perdono questa abilità,
o non sono più in grado di dimostrarla, quando si trovano di fronte
un autentico esperto in queste lingue. Altri ancora, poi, si limitano
a simulare l'accento della lingua straniera continuando però a parlare
la propria lingua madre.
La mancanza di carattere cumulativo
Il problema costante della parapsicologia sembra essere quello di dimostrare
che possiede un argomento di studio. Ray Hyman (1981) fa notare come
ogni generazione introduce qualche tecnica nuova, qualche nuovo paradigma
sperimentale che promette di fornire finalmente la prova convincente
dell'esistenza della psi e di offrire la possibilità della replicabilità
dell'esperimento. Eppure ogni nuova iniziativa di ricerca in fin dei
conti dimostra di non essere più efficace, per fornire prove definitive,
della tecnica che ha rimpiazzato.
Questa base mutevole di dati viene definita da Hyman (1981) mancanza
di carattere cumulativo. Ogni scienza, eccetto la parapsicologia, si
costruisce sui suoi dati precedenti. La base dei dati continuamente
si espande con ogni generazione nuova, ma le ricerche precedenti continuano
a farne parte. La fisica è cambiata enormemente da quando Newton condusse
il suo famoso esperimento con i prismi per dimostrare che la luce bianca
contiene tutti i colori dello spettro. Nonostante ciò, l'esperimento
di Newton è ancora valido e produce ancora oggi gli stessi risultati.
La psicologia ha modificato la sua visione circa la natura della memoria
dai tempi in cui Ebbinghaus condusse nel 1885 i suoi famosi esperimenti
sulla curva dell'oblio. Ora si ritiene che la memoria sia più dinamica
e complicata di quanto il modello immaginato da Ebbinghaus suggerisse.
Tuttavia, le sue scoperte possono essere replicate ancora oggi e costituiscono
un'importante parte delle informazioni a nostra disposizione sulla memoria.
In parapsicologia, la base dei dati si espande molto poco perché
i precedenti esperimenti vengono scartati continuamente e dei nuovi
prendono il loro posto.
Quando venne fondata la Society for Psychical Research nel 1882, il
suo primo presidente, Henry Sidgwick indicò gli esperimenti con le sorelle
Creery come la prova che avrebbe dovuto convincere anche gli scettici
più tenaci della realtà della telepatia. Poco dopo, gli esperimenti
con Smith e Blackburn sembrarono offrire ulteriori prove di telepatia
scientifica. La generazione successiva di studiosi scoprì che le sorelle
Creery imbrogliavano e apprese da Blackburn come anche lui e Smith si
fossero serviti di trucchi (Polidoro, 1998). Come risultato i parapsicologi
smisero di servirsi di questi casi per sostenere le loro affermazioni
e indicarono come prove convincenti altre ricerche contemporanee.
Negli anni trenta sostenevano che erano gli esperimenti di indovinamento
delle carte condotti da J. B. Rhine a provare la realtà della ESP. La
generazione successiva abbandonò gli esperimenti di Rhine, ritenendoli
metodologicamente troppo viziati, ed esaltò come prova delle facoltà
telepatiche il lavoro di Soal-Goldney.
La generazione successiva dovette abbandonare anche i risultati
di Soal quando Betty Markwick (1978) dimostrò in modo convincente
che Soal aveva alterato artificialmente i suoi dati.
Oggi nessuno considera più le sorelle Creery, Smith e Blackburn,
gli esperimenti di Rhine o quelli di Soal come valide prove dell'esistenza
di facoltà paranormali. I candidati contemporanei a tale posizione sono
gli esperimenti Ganzfeld, la visione a distanza e gli esperimenti con
i generatori di eventi casuali di cui abbiamo detto sopra.
Oltre un secolo di studi nel campo del paranormale mostra che ogni generazione
di parapsicologi ha affermato con fiducia di avere ottenuto convincenti
prove scientifiche a favore dei fenomeni ESP o PK. Ogni generazione
successiva, tuttavia, esplicitamente o tacitamente concedeva che ciò
che la precedente generazione aveva proposto come prova solida non era
più accettabile. Invece, la nuova generazione puntava a una nuova attuale
prova che sosteneva essere decisiva.
È difficile oggi dire se succederà la stessa cosa con il Ganzfeld, la
visione a distanza o i generatori di eventi casuali. Forse questa è
davvero la generazione che ha finalmente trovato le prove "definitive"
a favore delle facoltà paranormali. Ma è troppo presto per dirlo. Solo
la storia potrà darci la risposta e Hyman (1995), a questo proposito,
cita E. G. Boring (1955) che, prendendo spunto dagli esperimenti di
Soal-Goldney, scriveva che non si può mettere fretta alla storia. La
"psicologia dell'insolito"
Seppure la parapsicologia non ha ancora dimostrato in maniera
conclusiva l'esistenza di "canali anomali" per la trasmissione
delle informazioni o la capacità della mente di influire sulla materia,
resta un problema reale tuttora irrisolto.
Si tratta del fatto che una porzione significativa della popolazione
vive o ha vissuto esperienze insolite per le quali ritiene, a torto
o a ragione, che non esista una spiegazione "normale" (Alcock,
1981; Gray, 1984; Otis e Alcock, 1982).Sono esperienze piuttosto comuni
quelle di avere dei "flash" telepatici (per
esempio: penso a un amico che non vedo da tanto tempo e lo incontro
pochi minuti dopo), di fare dei sogni "premonitori",
o di vivere sensazioni di deja vu.
Si tratta certamente di esperienze che possono avere una miriade di
spiegazioni "normali" (Alcock, 1981; Marks & Kammann,
1980; Neher, 1980; Reed, 1972; Zusne & Jones, 1982) ma che, dato
il loro forte impatto emotivo, possono apparire come "paranormali"
a un pubblico che non dispone degli strumenti interpretativi necessari.
Un gran numero di sondaggi (Alcock 1981; Evans 1973; Irwin, 1985; McConnell
1977; Sheils & Berg, 1977) ha, infatti, dimostrato come esperienze
personali di questo tipo rappresentino la principale motivazione offerta
dai rispondenti per la loro credenza nei fenomeni paranormali. Chi vive
questo tipo di esperienze, non trovando spiegazioni facilmente accessibili
presso chi dovrebbe fornirgliele - gli psicologi, per esempio - si rivolge
alla parapsicologia. Qui ottiene molte "spiegazioni" a base
di ESP o PK che, tuttavia, non spiegano nulla veramente e lasciano intatto
il mistero che circonda l'esperienza in questione. D'altra parte, gli
stessi psicologi, che tuttavia rappresentano il gruppo di studiosi accademici
più scettici sull'argomento, rispetto a colleghi nell'ambito delle scienze
naturali o in quello umanista (Wagner e Monnet, 1979), non sono immuni
da confusione e disinformazione. Una serie di sondaggi condotti
annualmente da Petter (1996) sugli studenti del primo anno di psicologia
rivela, per esempio, che ogni anno la percentuale di coloro che ritengono
la telepatia un fenomeno fondato si aggira intorno al 55%, mentre solo
il 10% si dichiara scettico. Blackmore (1988) argomenta che la parapsicologia
difficilmente può avere successo nelle sue ricerche per trovare fenomeni
paranormali. Ciònonostante, la parapsicologia potrebbe dare un importante
contributo studiando le esperienze apparentemente paranormali delle
persone. Come si osservava più sopra, sebbene manchi la prova che gli
eventi paranormali sono reali, è sicuramente vero che le persone vivono
queste esperienze come tali. Questo cambiamento di obiettivi sarebbe
un modo per preservare l'esistenza della parapsicologia come disciplina
autonoma.Tuttavia, questo tipo di conversione della parapsicologia non
appare realistico.
La maggior parte dei parapsicologi vede la dimostrazione
conclusiva dei fenomeni paranormali come l'unica ragione di esistenza
della loro attività. Da Rhine in poi i parapsicologi non si sono messi
alla ricerca di nuovi fenomeni che semplicemente allargassero la base
cognitiva delle scienze esistenti. Volevano mostrare che gli esseri
umani e lo spirito umano hanno alcune caratteristiche che non potrebbero,
per principio, essere catturate dalle leggi scientifiche ortodosse.
Lasciamo dunque che la parapsicologia segua il suo corso, nella speranza,
sempre più remota, di dimostrare in maniera conclusiva l'esistenza della psi.
A questo punto, resta comunque scoperta un'area di studio di
enorme interesse per il pubblico: quella delle esperienze anomale.
È qui che la psicologia cognitiva potrebbe fare molto. Per cominciare,
sarebbe auspicabile sistematizzare e raccogliere sotto un'unica
branca di studi le conoscenze psicologiche e neuropsicologiche relative
a fenomeni considerati anomali, come: esperienze di apparente
ESP, deja vu, paramnesia, ipersensibilità, visioni di fantasmi,
ipnosi, esperienze "fuori dal corpo" (out-of-body experiences)
ed esperienze ai confini della morte (near-death experiences).
Altri filoni di studio possono invece essere rivolti a comprendere non
solo come si verifica questo tipo di esperienze ma anche perché le persone
sono portate a interpretarle come paranormali. Si tratta dunque di ampliare
anche a questi fenomeni quanto fatto, per esempio, nel campo degli errori
di ragionamento, in quello dei bias del ricordo e della testimonianza
oculare come anche in quello dei sistemi di credenze. A dire la verità,
si era cominciato a fare qualcosa di simile già agli albori della psicologia:
Lehmann (1893) e Jastrow (1900), per esempio, furono tra i primi a occuparsi
di psicologia delle esperienze anomale inquadrandole all'interno delle
conoscenze psicologiche dell'epoca. Con il nuovo secolo, tuttavia, l'interesse
degli psicologi si rivolse a fenomeni più oggettivamente esaminabili,
lasciando sullo sfondo le questioni relative alle anomalie. Bisogna
aspettare quasi settant'anni (Reed, 1972) per vedere un nuovo testo
dedicato alle esperienze psicologiche insolite, ed è solo da poco che
la psicologia dell'esperienza anomala, o psicologia dell'insolito, sta
prendendo finalmente piede come un vero e proprio ramo della psicologia
cognitiva (Alcock, 1981; Della Sala, 1999; Marks & Kammann, 1980;
Neher, 1980; Reed, 1972; Zusne & Jones, 1982).Allargare il lavoro
degli psicologi anche a questi argomenti non può che rappresentare un
beneficio duplice: per il pubblico, che troverà finalmente una spiegazione
a una quantità di fenomeni generalmente considerati come paranormali,
e anche per i parapsicologi. Per questi ultimi, infatti, ci sarebbe
comunque da guadagnare: se si scoprirà che non esiste alcuna psi,
si imparerebbe comunque molto circa le esperienze e le credenze umane.
Se invece un giorno si arriverà a stabilire che la psi esiste,
lo si potrà fare solamente dopo che la psicologia avrà scartato tutte
le spiegazioni normali.
[Massimo Polidoro-Comitato Italiano per il Controllo
delle Affermazioni sul Paranormale (C.IC.A.P.)
C.P. 1117-35100 Padova] http://www.cicap.org -Bibliografia
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(FONTE www.cicap.org) |