La conoscenza
scientifica
In fisica la conoscenza viene acquisita
attraverso il processo di ricerca scientifica che parte da
una esperienza
di osservazione empirica . E' impossibile conoscere senza vedere; ogni conoscenza
ha origine nel vedere.
Il processo di ricerca avviene in tre fasi successive:
1- Dapprima
si eseguono osservazioni empiriche e si
raccolgono i dati riguardanti il fenomeno che dev' essere
spiegato.Visioni intuitive spingono lo scienziato a
predisporre esperimenti adeguati per osservazioni piu' precise.
2- Nella
seconda fase, i dati vengono correlati con simboli matematici
e si elabora uno schema matematico che leghi questi simboli in modo
preciso e coerente.
Di solito, uno schema di questo tipo viene chiamato modello matematico oppure,
se è più generale, teoria.
Quest'ultima viene quindi utilizzata per predire i risultati di
ulteriori esperimenti che vengono effettuati per controllare tutte
le implicazioni della teoria stessa.
A questo punto, i fisici possono ritenersi soddisfatti se sono riusciti
a elaborare uno schema matematico e lo sanno utilizzare per prevedere
altri risultati sperimentali.
Tuttavia, alla fine del loro lavoro, essi vorranno divulgare al pubblico
i risultati ottenuti e dovranno allora esprimerli in forma più semplice.
Per far ciò dovranno
3- costruire
con il linguaggio comune un modello che interpreti il loro schema
matematico.
La formulazione di un siffatto modello verbale, che costituisce il
terzo momento dei processo di ricerca, rappresenta anche per gli
stessi fisici un criterio di valutazione della comprensione raggiunta.
In pratica, naturalmente, le tre fàsi non sono nettamente
separate e non si verificano sempre nello stesso ordine.
Per esempio, un fisico può essere spinto verso un certo modello
da qualche sua convinzione filosofica, nella quale può continuare
a credere- anche in presenza di prove sperimentali contrarie.
Egli
cercherà allora - e ciò in effetti accade molto spesso
- di modificare il suo modello in modo che esso possa spiegare i
nuovi dati sperimentali. Ma se gli esperimenti continuano a contraddire il modello, alla fine
egli sarà costretto ad abbandonarlo.
Questo modo di procedere, per cui ogni teoria è saldamente
basata sull' osservazione e sull' esperimento (preparato
per
la verifica), è noto come metodo scientifico e si
puo' vedere che esiste qualcosa di analogo anche nella
filosofia orientale.
Va da sè che nella conoscenza
scientifica non è mai rintracciabile il trascendente. |
La conoscenza mistica
La natura dell'esperienza
mistica è descritta nelle tradizioni orientali
come una visione diretta che sconfina dall'ambito dell'intelletto
e che si raggiunge guardando più che pensando, esplorando
all'interno di se stessi, mediante l'osservazione.
L'importanza
attribuita dalle tradizioni mistiche al vedere non deve
essere presa troppo alla lettera, ma va invece intesa in senso
metaforico, dal momento che l'esperienza mistica della realtà è di
natura essenzialmente non sensoriale.
Quando i mistici orientali
parlano del «vedere» essi si riferiscono
a un tipo di percezione che può anche comprendere la
percezione visiva, ma che sempre la trascende in maniera sostanziale
per divenire un'esperienza non sensoriale della realtà.
Comunque, ciò che essi vogliono sottolineare quando parlano
di vedere, guardare o osservare, è il
carattere empirico della loro conoscenza. Questa impostazione
empirica della filosofia orientale ricorda molto da vicino l'importanza
attribuita all'osservazione nella scienza. Se nella scienza è rintracciabile
una componente intuitiva, anche nel misticismo orientale è presente
una componente razionale.
L'importanza data
alla ragione e alla logica varia tuttavia moltissimo da una scuola
di pensiero a un'altra. La scuola indù del Vedánta
e quella buddhista dei Madhyamika, per esempio, hanno entrambe un
alto contenuto intellettuale, mentre i Taoisti hanno sempre manifestato
una profonda diffidenza nei confronti del ragionamento e della logica.In
genere i mistici orientali comunicano le loro visioni
traducendole nei linguaggi altamente
simbolici della poesia o delle arti figurative o creandone
di nuovi.
Alcune scuole mistiche , come lo Zen ,influenzate
dal Taoismo,sono drastiche :«
è una via senza parole,senza spiegazioni,senza istruzioni,
senza conoscenza»; altre invece si servono dell'intelletto
e della razionalità per analizzare ed interpretare la loro
esperienza mistica , ma nessuna mai ha considerato
l'intelletto fonte di conoscenza.
Dall' analisi del dato "empirico" mistico
scaturiscono diversi sviluppi razionali ,filosofici , medici
, architettonici, , artistici, psicofisici, etc Tutti questi
sviluppi operati dall'intelletto poggiano però saldamente
sulla esperienza empirica del
vedere mistico .Il bramino indu' Dayananda
Sarasvati (1824-1883) sostiene che nei testi antichi VEDA vi
è una rivelazione completa, che comprende anche filosofia
e scienza. Ciò
avviene anche nel Taoismo, ove accanto alla rivelazione troviamo
la filosofia e molte scienze e tecniche c tutt'oggi praticate ( agopuntura,
feng-shui, etc). |
Scienza e filosofia
Da questo punto di vista
la filosofia greca era totalmente diversa. Sebbene i filosofi greci
abbiano elaborato idee sulla natura estremamente ingegnose, che
spesso si avvicinano molto ai modelli scientifici moderni, l'enorme
differenza tra i due modi di affrontare il problema è l'atteggiamento
empirico della scienza moderna che fu del tutto estraneo alla mentalità greca.
I Greci costruirono i loro modelli con metodo deduttivo partendo
da alcuni assiomi o principi fondamentali, e non per induzione
da quanto era stato osservato.
D'altra parte, ovviamente, l'arte greca del ragionamento deduttivo
e della logica è un elemento essenziale della seconda fase
della ricerca scientifica, quella in cui si procede alla formulazione
di un modello matematico coerente, e quindi è anche una parte
fondamentale della scienza.
La conoscenza razionale e le attività razionali costituiscono
certamente la parte più importante della ricerca scientifica,
ma non la comprendono tutta quanta. Infatti, la componente razionale
della ricerca sarebbe inutile se non fosse completata dall'intuito che rende
creativi gli scienziati fornendo loro nuove visioni. |
Mistica e filosofia
Nel Taoismo, questo
concetto di osservazione è racchiuso nel nome stesso
col quale si indicano i templi taoisti, kuan, il cui
significato originario è quello di « osservare ».
I Taoisti considerano quindi i loro templi come luoghi di osservazione.
Nel buddhismo Ch'an, la versione cinese dello Zen, spesso si parla
dell'illuminazione come della « visione del Tao », e in tutte le scuole buddhiste il
vedere
è considerato come il primo passo dei conoscere.
Il
primo precetto dell'Ottuplice Sentiero, che raccoglie le prescrizioni
del Buddha per giungere alla realizzazione di sé, è il retto
vedere, e il secondo precetto è il retto
conoscere. A tale proposito, D. T. Suzuki scrive:
« il vedere Svolge il ruolo più importante nell'epistemologia
buddhista, perché sta alla base del conoscere.»
E'
impossibile conoscere senza vedere; ogni conoscenza ha origine nel
vedere. Perciò le attività del conoscere e
del vedere si presentano di solito unite ell'insegnamento del Buddha.
La filosofia buddhista tende quindi in ultima analisi a vedere
la realtà cosi come essa è.
«Vedere
è sperimentare l'illuminazione ». Questo passo
ricorda anche le parole del mistico yaqui, DonJuan (cf Carlos Castaneda
in neosciamanesimo):
« La mia predilezione
è vedere... perché un uomo di conoscenza può conoscere
solo vedendo » |
| La conoscenza scientifica occidentale si
fonda saldamente sulla osservazione sensoriale , esperienza
empirica e ripetibile sperimentalmente. |
La conoscenza orientale
si fonda saldamente sulla esperienza
mistica , intuitivo-spirituale , accessibile a tutti e perciò ripetibile. |
OSSERVAZIONE
(esperienza sensoriale e visione intuitiva)
MODELLO MATEMATICO PREDITTIVO
(attività di astrazione dell'intelletto
)
MODELLO VERBALE
(attività di simbolizzazione) |
VISIONE
(esperienza mistica=intuitiva
e spirituale )
MODELLO SIMBOLICO
(Attività di creazione simbolica,
artistica etc.)
MODELLO VERBALE
(attività razionale dell'intelletto) |
Le visioni intuitive dello scienziato tendono
a manifestarsi improvvisamente e tipicamente - non quando si
è seduti al tavolo di lavoro cercando di risolvere equazioni,
ma quando ci si rilassa, nel bagno, a passeggio nei boschi, distesi sulla
spiaggia, ecc. Durante questi momenti di riposo, dopo un'intensa attività intellettuale, la
mente intuitiva sembra subentrare a quella razionale e può
produrre improvvise visioni chiarificatrici, dalle quali derivano
la grande gioia e la soddisfazione che il lavoro di ricerca scientifica
può offrire.
Le visioni intuitive, tuttavia, non sono di alcuna utilità in
fisica a meno che non possano essere tradotte in una struttura matematica
coerente, integrata da un'interpretazione nel linguaggio comune. L'astrazione
è una caratteristica decisiva di questa struttura e consiste di
un sistema di concetti e di simboli che costituiscono una mappa della
realtà.
Questa mappa rappresenta solo alcuni aspetti della realtà;
noi non sappiamo esattamente quali siano, poiché, sin dall'infanzia,
iniziamo a compilare la nostra mappa gradualmente e senza un'adeguata
analisi critica. Pertanto le parole che usiamo nel nostro linguaggio
non sono definite con chiarezza; anzi esse hanno diversi significati, molti
dei quali, quando sentiamo una determinata parola, sfiorano solo
vagamente la nostra mente e rimangono in buona parte nel nostro subconscio.
( L'astrazione taglia la
maggioranza dei significati che le parole, simboli profondi, solleticano
nella nostra mente, a favore di quelli che la logica messa in atto ha preventivamente
selezionato ).
L'imprecisione e l'ambiguità del nostro linguaggio
sono indispensabili per i poeti i quali lavorano molto per associazioni,
utilizzando i diversi strati sùbconsci del linguaggio stesso.
La scienza, viceversa, mira a definizioni chiare e a relazioni prive
di ambiguità, e perciò essa rendo più astratto il
linguaggio delimitando il significato delle parole e unificando la sua
struttura, secondo le regole della logica. L'astrazione più spinta
ha luogo nella matematica, in cui le parole sono sostituite da simboli
e le operazioni di connessione dei simboli tra loro sono definite in
maniera rigorosa. In questo modo gli scienziati possono condensare in
un'unica equazione tutto il processo di astrazione.
Man mano che
noi definiamo con maggior precisione il nostro sistema di concetti, che
lo rendiamo più efficiente e ne stabiliamo le connessioni interne
in modo sempre più rigoroso, esso si distacca sempre più dal
mondo reale. Servendoci nuovamente dell'analogia di Korzybski
della mappa e del territorio, potremmo dire che il linguaggio ordinario è una
mappa che possiede, per la sua intrinseca imprecisione, un certo
grado di flessibilità tale da poter seguire in una certa misura
la forma del territorio adattandosi alla sua curvatura.
Via via che lo
rendiamo più
preciso, questa flessibilità gradualmente scompare, e con
il linguaggio della matematica abbiamo raggiunto un punto in cui i legami
con la realtà
sono talmente evanescenti che il rapporto fra i simboli e la nostra
esperienza sensoriale non è più riconoscibile.
Ecco perché
dobbiamo integrare le teorie e i modelli matematici con interpretazioni
verbali, usando di nuovo concetti che possono essere compresi intuitivamente,
ma che sono in qualche modo ambigui e imprecisi.
E' importante rendersi conto della differenza che c'è tra modelli
matematici e i corrispondenti modelli verbali. I primi sono rigorosi
e coerenti per quanto riguarda la loro struttura interna, ma usano
simboli che non sono correlati direttamente alla nostra esperienza. I
modelli verbali, viceversa, si servono di concetti che possono essere
compresi intuitivamente, ma che sono sempre imprecisi e ambigui. Da
questo punto di vista essi non differiscono dai modelli filosofici della
realtà,(per esempio quelli orientali) con i quali
è quindi certamente possibile metterli a confronto.
La corrispondenza suggerita tra gli esperimenti
scientifici finalizzati alla fase di osservazione e le esperienze mistiche è veramente
sorprendente, data la natura molto diversa di questi modi di osservazione. |