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Le fonti

Gli studiosi sono concordi nel definire le religioni tradizionali complesse e talvolta difficili da decifrare. In passato non sono mancati grossolani errori, possibili anche oggi, dovuti al metodo di ricerca.

Infatti, per ottenere informazioni sulla religione di un popolo, si chiedeva ad alcune persone appartenenti a quel popolo le pił intraprendenti nel parlare o quelle che potevano esprimersi in una lingua straniera comprensibile al ricercatore cosa pensassero di Dio, del rapporto tra l'uomo e il Creatore, della creazione, del male ecc.

Presumendo, in tal modo, che tutti fossero patentati teologi e filosofi. Provate a pensare a uno straniero che venisse da noi per sapere tutto sulle nostre abitudini e relķgiositą e se ne andasse per strada, al mercato, al bar, chiedendo a chiunque che cosa pensa di Dio, della salvezza umana e dell'eternitą. Certamente riceverebbe risposte poco adeguate e insufficienti per delineare i contenuti della religione cristiana (presumendola come la pił diffusa). 

Molte volte, dunque, le conclusioni errate a cui si giunge in fase di ricerca, sono proprio da imputare all'inaccortezza dello studioso che non ha saputo scegliere i suoi interlocutori. A maggior ragione, l'errore di interpretazione č molto pił facile tra i popoli "primitivi", dove non sussiste l'abitudine di interrogarsi astrattamente su Dio e la religione, ma tutto č affidato alla tradizione orale di grandi fatti e miti, che richiamano alla memoria le veritą di fondo tradotte nell'esistenza.

Non esistono testi scritti, non ci sono archivi né raccolte di documenti, solo racconti, talvolta in veste di favola, proverbi, miti e norme che i vecchi tramandano ai giovani, ripetendoli instancabilmente la sera attorno al fuoco o nei momenti di festa e di solennitą per il villaggio. Queste consuetudini, le cui origini si perdono nei secoli, sono la struttura portante, l'anima del popolo.

Le religioni tradizionali, ricche di miti e antiche credenze, contano oggi circa 100 milioni di seguaci in tutto il mondo. Nel mondo ci sono oggi circa 100 milioni di persone che, pur non appartenendo ad alcuna delle religioni maggiormente diffuse (cristianesimo, islam, buddhismo, induismo, ecc.), seguono tuttavia una propria fede, ricca di miti e tradizioni, e fanno riferimento a un Dio creatore dell'universo e dell'umanitą.

Negli anni passati tutti costoro venivano facilmente etichettati col termine «primitivi», spesso carico di diverse valenze negative: senza-cultura, senza-Dio, senza-scrittura, senza-tecnica, quindi selvaggi, uomini ancora agli inizi della scala della crescita e dell'evoluzione umana. E' il destino di ogni popolo in rapporto al suo vicino pił forte e meglio armato: quest'ultimo impone la propria supremazia, assoggetta il pił debole, lo priva di ogni dignitą e lo fa schiavo, giustificando il proprio atteggiamento con la presunta inferioritą dell'altro. Il lungo periodo storico della schiavitł, oltre ad aver distrutto uomini e popoli, ha purtroppo alimentato una mentalitą di profondo razzismo, tale da allontanare l'uomo occidentale dalle altre fonti culturali.

Se l'altro č meno uomo di me, č inevitabile che io lo tratti da «sottouomo», se invece lo considero pari a me, devo necessariamente avere fiducia e rispetto nei confronti del suo pensiero, del suo modo di vivere, del suo mondo religioso.  Devo, addirittura, cercare di pormi in ascolto delle sue esperienze per trarne utili insegnamenti

L'uomo del computer, dell'energia atomica, dei viaggi spaziali, č convinto di avere qualcosa da imparare dai suoi fratelli di cultura diversa, di abitudini talvolta strane e incomprensibili, legati ad antichissime tradizioni e con un sistema di vita ancora essenziale e primitivo?

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INCONTRI RAVVICINATI
1880-Stanley incontra per la prima volta tribł africane

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