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La Sibilla a Tivoli ( Roma)
Non sappiamo con esattezza a quale divinità fosse dedicato il tempio databile alla metà circa del II sec. a.C. se a Tibur o ad Ercole o a Vesta o ad Albunea , la decima Sibilla.
Il tempio, edificato in parte su una sostruzione artificiale che ampliava il piano dell'acropoli con un effetto altamente scenografico e tuttora estremamente suggestivo, è un periptero corinzio su podio molto elegante con le sue due gole rovesce, di base e di coronamento.
Sibilla Albunea
Foto tratte da http://www.tibursuperbum.it La sibilla a Cuma ( Napoli)
La fama della Sibilla Cumana sorge in tempi antichissimi e si perpetua per una serie di motivi: - per il mistero che avvolgeva la paurosa sede presso fa quate proferiva i suoi vaticini; - per la preesistenza di una facoltà oracolare connessa ai luoghi che ispirano i riferimenti omerici sul viaggio di Ulisse; - per i versi virgiliani e perchè, infine, essa è in qualche modo collegata con la storia di Roma. La leggendaSecondo la leggenda Apollo le aveva promesso di esaudire qualunque suo desiderio in cambio del suo amore, ella gli chiese di poter vivere altrettanti anni quanti erano i granelli di sabbia che poteva tenere nella sua mano. Trascurò, tuttavia, di domandare al dio anche l'eterna giovinezza, che Apollo le offrì in cambio della sua verginità. In seguito ai suo rifiuto la Sibilla Cumana iniziò ad invecchiare
e a rinsecchire fino ad assomigliare ad una cicala e a essere appesa
in una gabbia del tempio di Apollo, a Cuma. Si narra che, dopo essere stata a Delo, Delfi, Klaro e Samo, la sibilla Erofile sia ritornata nella Troade, dove venne colta dalla morte. Un'altra leggenda narra di un considerevole prolungamento della vita concessole da Apollo, a condizione di abbandonare la sua patria per poi stabilirsi a Cuma. In una versione posteriore, guidò il principe troiano Enea nel mondo sotterraneo in cerca di suo padre Anchise; secondo un'altra leggenda apparve sotto le sembianze di una donna anziana a Tarqunio il Superbo, settimo ed ultimo re dì Roma, e gli offrì i suoi nove libri profetici ad un prezzo elevato. Poiché questi rifiutò, la Sibilla distrusse tre libri e poi gli offrì gli altri sei alto stesso prezzo; Tarquinio rifiutò di nuovo e lei ne distrusse altri tre. Alla fine il re comprò ì tre libri rimasti al prezzo richiesto per nove, e i volumi furono posti nel Tempio di Giove a Roma e consultati in situazioni di emergenza. I " libri sibillini " autentici bruciarono in un incendio dell' 83 a.C, ma in seguito ne fu compilata una nuova serie che venne distrutta in epoca tardoimperiale, all'inizio del V secolo. Caratteristico è il fatto che la Sibilla dotata dello straordinario potere non solo dì profetizzare ma anche di scrivere il volere del dio, sia stata rinchiusa in cavea ferrea (Ampetio, 8 16) o in ampulla (Petronio sat. 48-8). In questi due autori emerge dunque chiaramente la volontà di tener rinchiusa la Sibilla in quanto considerata da molti potenzialmente pericolosa, ma soprattutto la volontà di ridurla a pura voce. Testimonianze
Essa appare indirettamente già nel VI sec. a.C. quando, secondo una tradizione affermata, fu dalle sue mani che re Tarquinio Prisco acquistò una cospicua raccolta di oracoli, redatti in esametri greci su foglie di palma, poi definiti Libri Sibillini. La L'Averno è nato da un antico
cratere vulcanico e questo specchio d'acqua è cantato da Omero e
Virgilio nei loro poemi.Gli antichi credevano che il lago d'Averno
fosse la porta d'ingresso agli inferi (= il Regno dei Morti) . E' forse più sulla scorta di questa tradizione locale che sulla presunta origine cumana dei Libri che Virgilio nelt libro VI dell'Eneide, descrisse la figura tremenda della Sibilla, maestosa sacerdotessa di Apollo e di Ecate Trivia, custode degli oracoli divini e delle porte dell'Ade .
Properzio, Ovidio e Lucano tracciano la figura della longaeva Sibylla con mille anni di vita, mentre il Satyricon dell'irridente Petronio descriverà una Sibilla decrepita che, concorde con la testimonianza di Servio, Apollo ha reso immortale ma non eternamente giovane: essa, ridotta a minuscolo essere chiuso in una bottiglia, invoca (in greco) la morte. Cuma
Secondo te fonti è la più antica cetonia greca dell'Italia meridionale. Eusebio la pone addirittura nel 1051 a. C, ma in realta la sua fondazione va collegata con l'arrivo nel basso Tirreno, tra il sec IX e l'VIII a..C, di coloni provenienti da Calcide (Eubea). Nella sua espansione, culminata con la fondazione di parecchie città (Napoli, Abella, Zancle, ecc.), si scontrò con gli Italici, ma soprattutto con gli Etruschi, sui quali riportò due grandi vittorie riuscendo a conservare la propria indipendenza. Mezzo secolo dopo essa cadde sotto la dominazione dei Sanniti ; passò, quindi, sotto il controllo romano come civitas sine suffragio (338 a.C). Fedele a Roma durante la seconda guerra punica e quella sociale ed entrata sempre più nell'ambito della cultura latina, Cuma ricevette il pieno diritto di cittadinanza forse prima degli altri soci italici. Ma la sua importanza diminuì, nonostante la deduzione di una colonia militare, contemporaneamente al crescente sviluppo di Napoli, di Baia e di Pozzuoli. Il cristianesimo vi si affermò molto precocemente; nel 560 d.C. fu S'ultima roccaforte dei Goti assediati da Narsete e nel 1216 fu distrutta dai Napoletani. L' "Antro ".
Stando alla descrizione di Virgilio (Eneide, libro VI), è proprio in questo luogo da ricercare la sede della leggendaria sacerdotessa di Apollo. Ma potrebbe essere anche un raro esempio di architettura funeraria di ispirazione cretese-micenea ,anche se,recenti studi attribuiscono alia struttura una funzione difensiva della sottostante area portuale. Dell'antica colonia greca resta l'acropoli, che conserva ancora le mura del V sec e comprende i resti del Tempio di Apollo (collegato attraverso un cunicolo all'antro della Sibilla), del Tempio di Giove e la Cripta Romana.
I fenomeni vulcanici. Per comprendere meglio lo sviluppo della Sibilla Cumana, bisogna analizzare il contesto geografico e la particolare fenomenologia del territorio che da sempre hanno accompagnato questa semimitica figura costituendo una sorta di ambiente surreale. Cuma è interessata da alcuni fenomeni legati all'attività magmatica (meno appariscente dell'attività vulcanica vera e propria) che si verificano spesso nelle regioni vulcaniche antiche, anche molto tempo dopo la fine dell'attività vulcanica principale. Questi fenomeni sostituiscono la conclusione definitiva dell'attività vulcanica di una regione, essi sono caratterizzati da una violenza minore e sì originano da gas e vapori che giungono alla superficie attraverso te fratture delle rocce, sfruttando te energie residue dei magmi. L'antro della Sibilla I più antichi riferimenti ad un antro della Sibilla si trovano in un testo pseudoaristotelico (De mirab. ause, LV-HI sec a.C) e in Licofrone (111 sec a.C), ma l'evocazione più famosa, che tende però più a riprodurre un'immagine suggestiva e misteriosa del luogo che a fornirci riferimenti concreti sulla sua reale collocazione, è sicuramente quella di Virgilio nel VI libro dell'Eneide. Per avere una descrizione più compiuta e una rappresentazione topografica più reale della sede oracolare della Sibilla si dovranno attendere parecchi secoli. Infatti saranno lo pseudo-Giustino (IV sec. d.C), Procopio e Agathias a fornirci dati e indicazioni più concrete ma, queste come è stato attestato da recenti studi, si riferiscono alla Crypta romana, costruzione augustea destinata a collegare la città bassa con la zona del porto, per cui non sono di aiuto per l'identificazione dell'antro. O sono poi delle fonti che escludono, almeno in età tarda, l'esistenza di un'apposita sede oracolare; Infatti secondo Pausania (II sec. d. C.) i cumani non avevano da mostrare alcun oracolo della Sibilla ma soltanto un'urna con le ceneri della profetessa custodita nel tempio di Apollo. Una notizia tramandata nella vita dell'imperatore Clodio Albino, secondo la quale l'imperatore avrebbe interrogato l'oracolo nel tempio di Apollo Cumano (196-197 d.C), potrebbe avvalorare questa tesi. Questa tradizione, però, non sembra essere motto attendibile perché se la Sibilla si fosse sempre trovata nel tempio di Apollo nessuno avrebbe potuto interrogarla visto che il tempio come luogo sacro non era accessibile a tutti. La permanenza del mito della Sibilla alla scomparsa del mondo antico ha rafforzato nel medioevo il problema detta localizzazione dell'antro. Primo fra tutti è stato riletto e ristudiato il VI libro dell'Eneide che, con il rilievo e l'importanza dell'incontro di Enea e della Sibilla e dell'episodio della discesa agli inferi sotto la guida della profetessa, spinse per lungo tempo a cercare proprio sulle rive del lago Averno la sede dell'oracolo sibillino dove fu rinvenuta una lunga spelonca nota ancora oggi come Grotta detta Sibilla. Per lungo tempo sì credette di aver finalmente trovato il luogo sacro tanto cercato e questa convinzione, ripresa anche dal Petrarca e dal Boccaccio, è stata sostenuta in tutto il Rinascimento anche quando sulla scia degli studi dell'Alberti e del Capaccio si respinse la localizzazione presso l'Averno per la suggestione del luogo e il fascino della tradizione . Soltanto verso
la metà dell'800 l'interesse degli archeologi si portò sulle
rovine dell'Acropoli di Cuma. Nel 1932, ritenuta errata tale identificazione, Amedeo Maiuri riprese le ricerche scoprendo un ambiente a pianta quadrangolare, utilizzato come cellaio. La grotta identificata come l'antro della Sibilla ha subito interventi romani e bizantini e per il caratteristico taglio trapezoidale della parete è databile in età molto arcaica, probabilmente alla seconda metà del IV secolo a.C.
L'antro è costituito da un lungo corridoio (met. 131,20) con nove bracci nella parte accidentale di questi sei comunicanti con l'esterno e tre chiusi: verso la metà del secolo scorso, sulla sinistra vi è un braccio articolato in tre ambienti rettangolari disposti a acce, usati in età romane come cisterne. Sul fondo delle cisterne alcune fosse in muratura e fosse sepolcrali indicano che questa parte della galleria svolse in età cristiana funzione di catacomba. Alla stessa epoca risale un Arcosolium (arco scavato nel tubo e ornato di dipìnti, sormontate di loculi) visuale poco più avanti lungo il corridoio c'è una sala rettangolare. Da qui un vestibolo a sinistra, anticamente chiuso da un cancello, introduce in un piccolo ambiente che si suddivide in tre celle minori disposte a croce. Questa stanza è stata interpretata come Oikos Endotatos, in cui la Sibilla, assisa su un trono avrebbe pronunciato i suoi vaticini. La copertura a volte ha fatto però ipotizzare per la sua sala una datazione alla tarda età imperiale. Dopo un mese dalla sua scoperta l'antro liberato da tutti i detriti delle vecchie cave di tufo utilizzate in età borbonica, apparve molto simile ad un dromos. Dopo la sua scoperta il Maiuri poteva affermare "Il lungo corridoio trapezoidale alto e solenne come la navata di un tempio, e la grotta a volta e a nicchioni, formano un unico insieme" . Era la grotta della Sibilla, I' antro del vaticinio quale ci apparve dalla poetica visione di Virgilio e della prosaica e non meno commossa descrizione dell' Anonimo scrittore cristiano dei IV secolo". Recentemente, tuttavia, si è ritenuto che l'antro fosse struttura difensiva. A sostegno di quest'ultima ipotesi vi sono la posizione della galleria posta sotto la sella che unisce l'acropoli con la collina meridionale e l'analogia con altre strutture difensive. La ricerca del vero antro della Sibilla non è ancora conclusa, infatti ora lo si cerca nei pressi del peritola del tempio di Apollo, dove è situato un ambiente quasi completamente sotterraneo : "la cisterna greca". |
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