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Transumanesimo: il suo “credo” nella “Lettera a Madre natura”di Max More

max_more" Cara Madre Natura, mi spiace disturbarti, ma noi umani - la tua prole - veniamo a te con alcune cose da dirti (forse potresti riferirle al Padre, considerato che noi non lo vediamo mai in giro…).

Vogliamo ringraziarti per le molte qualità meravigliose che ci hai donato con la tua lenta ma imponente intelligenza distribuita. Da semplici composti chimici auto-replicanti ci hai fatti diventare mammiferi con miliardi di cellule. Ci hai dato il massimo controllo del pianeta. Ci hai dato una aspettativa di vita fra le più lunghe nel regno animale. Ci hai dotato di un cervello complesso, dandoci la capacità di ragionare, parlare, prevedere, essere curiosi e creativi. Ci hai dato la capacità di comprendere noi stessi e gli altri.

Madre Natura, veramente, ti siamo riconoscenti per ciò che ci hai fatto diventare. Indubbiamente hai fatto il meglio che potevi. Tuttavia, con tutto il dovuto rispetto, dobbiamo dire che sotto diversi aspetti avresti potuto fare di meglio con il nostro organismo. Ci hai creati vulnerabili alle malattie e alle ferite. Ci obblighi ad invecchiare e a morire - proprio quando cominciamo a divenire saggi.

Sei stata un po' avara nel darci consapevolezza dei nostri processi somatici, cognitivi ed emotivi. Sei stata poco generosa con noi, donando sensi più raffinati ad altri animali. Possiamo funzionare solo in certe specifiche condizioni ambientali. Ci hai dato una memoria limitata e scarso controllo sui nostri istinti tribali e xenofobi. E ti sei dimenticata di darci il nostro libretto d'istruzioni! -Quello che hai creato, in noi, è magnifico, eppure profondamente imperfetto. Sembra che tu abbia perso interesse per la nostra evoluzione futura circa 100.000 anni fa. O forse hai preferito attendere che noi facessimo da soli i passi successivi. In ogni caso, la nostra infanzia sta per finire.

Abbiamo deciso che è ora di emendare la "costituzione umana".

Non lo facciamo con superficialità, leggerezza o senza rispetto, ma con prudenza, intelligenza e con obiettivo l'eccellenza. Vogliamo che tu sia fiera di noi. Nei prossimi decenni perseguiremo una serie di cambiamenti al nostro organismo, con gli strumenti della biotecnologia, in maniera razionale e creativa. In particolare, dichiariamo i seguenti sette emendamenti alla costituzione umana:

-Emendamento nr. 1: Non sopporteremo più la tirannia dell'invecchiamento e della morte. Per mezzo di alterazioni genetiche, manipolazioni cellulari, organi sintetici e ogni altro mezzo necessario, ci doteremo di vitalità duratura e rimuoveremo la nostra data di scadenza. Ognuno di noi deciderà quanto a lungo potrà vivere.

-Emendamento nr. 2: Espanderemo la portata delle nostre capacità cognitive con strumenti computazionali e biotecnologici. Intendiamo superare le abilità percettive di ogni altra creatura e inventare nuovi sensi per espandere la nostra comprensione e il nostro apprezzamento del mondo intorno a noi.

-Emendamento nr. 3: Miglioreremo la nostra organizzazione e capacità neurale, incrementando la nostra memoria ed espandendo la nostra intelligenza.

-Emendamento nr. 4: Forniremo la neocorteccia di una "meta-mente". Questa rete distribuita di sensori, processori di informazioni e intelligenza, incrementerà la nostra consapevolezza di noi stessi e ci permetterà di modulare le nostre emozioni.

-Emendamento nr. 5: Non saremo più schiavi dei nostri geni. Ci assumeremo la responsabilità dei nostri programmi genetici e otterremo il totale controllo dei nostri processi biologici e neurologici. Porremo rimedio a tutti i difetti individuali e della specie lasciatici in eredità della nostra storia evolutiva. Ma non ci fermeremo qui: potremo scegliere sia la forma del nostro corpo che le sue funzioni, raffinando ed aumentando le nostre abilità fisiche ed intellettuali, fino a livelli mai raggiunti da nessun altro essere umano nella storia.

-Emendamento nr. 6: Ridefiniremo, muovendoci allo stesso tempo con audacia e con cautela, i nostri modelli motivazionali e le nostre risposte emotive in modi che, come individui, riterremo salutari. Cercheremo una soluzione ai tipici eccessi emotivi umani, introducendo emozioni più raffinate. Avendo così rimosso le barriere emotive ad una razionale auto-correzione, potremo fare a meno di insalubri certezze dogmatiche.

-Emendamento nr. 7: Riconosciamo il tuo genio nell'uso di composti basati sul carbonio per crearci. Tuttavia, non limiteremo le nostre capacità fisiche, intellettuali ed emotive rimanendo puri organismi biologici. Nella ricerca del controllo sul nostro organismo, ci integreremo progressivamente con le nostre tecnologie.

Questi emendamenti alla nostra costituzione ci porteranno da una condizione umana ad una ultra-umana. Crediamo, inoltre, che "ultra-umanizzare" gli individui risulterà in relazioni, culture e ordinamenti politici di una innovatività, ricchezza, libertà e responsabilità senza precedenti.

Ci riserviamo il diritto di introdurre ulteriori emendamenti, sia collettivamente che come individui. Non cerchiamo una condizione di inalterabile perfezione e continueremo, quindi, nella nostra ricerca di nuove forme di eccellenza, sulla base dei nostri principi e delle nostre capacità tecnologiche.

La tua ambiziosa prole.

Teorie del trans-umano source : Alessandro Ferrante nuovadidattica.lascuolaconvoi.it

"Nel dibattito corrente nel campo delle teorie del post-umano si tende a distinguere tra due principali prospettive, fra loro profondamente diverse: il transumanesimo e il postumanesimo . Il transumanesimo è una forma di speculazione futurologica promossa da quelle correnti di pensiero che si riconoscono in un progetto scientista di potenziamento e di perfezionamento dell’essere umano (nei suoi aspetti estetici, anatomici, cognitivi, emotivi, genetici), nutrito dalla fiducia di riuscire presto o tardi ad aggirare i limiti strutturali e i vincoli biologici dell’uomo, sottraendolo così al suo destino di creatura che invecchia, si ammala, soffre, muore. "La futurologia – il tentativo di estrapolare gli sviluppi futuri dei trend ora osservabili, a cui gli intellettuali transumanisti dedicano spesso i loro scritti – è operazione del tutto razionale e utile, se il confine tra scienza e speculazione futurologica resta chiaro. La futurologia non è scienza, si occupa di futurabilia (fatti ed enti possibili, ma non ancora esistenti), esplora i possibili scenari futuri senza alcuna certezza e senza generare fideismi. Il transumanista ha ben chiaro il carattere ipotetico e speculativo della futurologia. "
Secondo i Transumanisti , molti dei quali ambiscono anche a un possibile superamento dell’uomo in entità post-organiche, tale progetto sarà realizzabile in un futuro non lontano grazie a un utilizzo combinato di diverse tecnologie innovative. Con il termine “transumano” essi indicano quindi un essere umano tecnicamente incrementato, in transizione verso una nuova forma evolutiva, genericamente definibile come post-umana. "

Lidentità dell’uomo si appresta a mutare , a cambiare, a divergere dai tratti essenziali e unici che finora l’avevano caratterizzata. I cambiamenti generati da questa trasformazione metterebbero in discussione il comportamento dell’uomo, creando un dibattito etico fra chi sostiene che sia giusto un cambiamento di tale portata, e che possa aiutare l'uomo a progredire nella civiltà e chi invece lo interpreta come sbagliato, dannoso, insano. source: Wikipedia

" I progressi delle scienze e delle tecnologie informatiche, biologiche e bioinformatiche hanno mostrato la possibilità di un superamento di quel supporto che da sempre ha costituito l’uomo, e cioè del corpo fatto di carne e ossa, a favore di supporti artificiali più efficienti  (o addirittura immortali), propri di una ‘nuova specie’. Hans Moravec, Max More, Alexander Chislenko si sono spinti fino a ipotizzare uomini divenuti robot seppure caratterizzati da un’essenza non modificabile: una sorta di anima che transita tra i diversi supporti, da cui la definizione di transumanisti.
Tali ipotesi sviluppano, in certa misura, modelli letterari e fantascientifici (Philip K. Dick prima e William Gibson poi) basati sull'ibridazione: dai miti antichi e da Frankenstein fino al cyborg [ Organismo cibernetico costituito da parti artificiali (protesi meccaniche, innesti biochimici, modificazioni con parti elettroniche) innestate su corpo umano. L’iconografia del cyborg rappresenta un essere al confine tra l’umano e l’artificiale grazie al meccanismo del feedback, ( il processo per cui l’effetto risultante dall’azione di un sistema (meccanismo, circuito, organismo ecc.) si riflette sul sistema stesso per variarne e correggerne opportunamente il funzionamento )che permette alla protesi di comunicare con l’organismo. ] che manifesta la commistione tra parti organiche e parti cibernetiche e in cui non è più possibile riconoscere una naturalità intatta ab origine dell’essere umano.
...  La filosofia della scienza, l’antropologia, la sociologia della tecnologia sono gli ambiti in cui si indagano gli effetti della commistione di elementi artificiali nel corpo umano.
... Secondo studiosi come Donna Haraway, Katherine Hayles, Roberto Marchesini, gli sviluppi della scienza e della tecnica permettono di considerare il concetto stesso di natura umana come artificiale e come prodotto di un’ideologia costruita e diffusa dall’ umanesimo .
.. La centralità e l’autoreferenza che l’umanesimo ha attribuito all’essere umano, inteso appunto come uomo, razionale, bianco, colto, proprietario, sono messe in dubbio in favore di un confronto con le alterità di un mondo globalizzato e di un superamento dell'antropocentrismo, mediante il riconoscimento di contributi decisivi che animali e tecnologie hanno offerto al processo di ominazione in termini di modelli e possibilità di azione e di pensiero.
Secondo i sostenitori dell'ipotesi del p. l'equilibrio fra componenti culturali e componenti biologiche nell’essere umano va modificandosi in modo rapido e radicale, pur all'interno di una prospettiva evolutiva, e ciò comporta la necessità di ricalibrare il ruolo che la biologia dell’essere umano aveva sinora avuto, e cioè quello di segnare il limite dell’evoluzione culturale. Il p. è conseguenza del salto che le culture hanno fatto da una scala locale a una scala globale, da una dimensione di adattamento a una dimensione di espansione, da una sfera di intervento limitata alla materialità del mondo esterno alla possibilità di influire direttamente sulla dimensione genetica e biologica dell’essere umano stesso."(source: Enciclopedia Treccani online- treccani.it )

Il transumanesimo come filosofiasource : Francesca Ferrando © Lo Sguardo - rivista di filosofia N. 24, 2017 (II)

« All'interno delle nuove filosofie che cercano un’integrale ridefinizione della nozione di umano, determinata dagli sviluppi onto-epistemologici, nonché da quelli scientifici e bio-tecnologici, del XX e del XXI secolo, il Transumanesimo problematizza l’attuale comprensione dell’umano non attraverso le sue eredità passate e presenti, ma attraverso le possibilità inscritte nelle sue evoluzioni biologiche e tecnologiche.

Il potenziamento umano è una nozione cruciale nella riflessione transumanista; le principali chiavi di accesso per ottenere tale obiettivo vengono individuate nella scienza e nella tecnologia in tutte le sue varianti, in quanto esistenti, emergenti e speculative (dalla medicina rigenerativa alla nanotecnologia, dall’estensione radicale della vita al mind uploading e la crionica , oltre ad altri vari settori).

All’interno del Transumanesimo coesistono correnti distinte, quali: il Transumanesimo Libertario, il Transumanesimo Democratico e l’ Estropianesimo . La scienza e la tecnologia rimangono i principali ambiti di interesse per tutte queste scuole di pensiero, ma vengono affrontate in modi diversi.
- Il Transumanesimo Libertario promuove e sostiene il libero mercato come migliore garante del diritto al potenziamento umano.
- Il Transumanesimo Democratico rivendica la parità di accesso ai potenziamenti tecnologici, che altrimenti potrebbero essere limitati a determinate classi socio-politiche e legati al potere economico, riattualizzando di conseguenza politiche razziali e sessuali .
- Questi sono invece i principi dell’Estropianesimo quali delineati da Max More: progresso perpetuo, auto-trasformazione, ottimismo pratico, tecnologia intelligente, società aperta (informazione e democrazia), autocontrollo e pensiero razionale .

L’enfasi su concetti quali razionalità, progresso e ottimismo è in linea con il fatto che il Transumanesimo, filosoficamente, affonda le sue origini nell’ Illuminismo , e quindi non espropria l’ umanesimo razionale . Asserendo ulteriormente l’umanesimo, esso può essere definito come un «ultra-umanesimo»


Più in là del sapiens e dell’homo? La sfida transumanista .
source : Officina Adista  di José Arregi, teologo basco, costretto nel 2010 a lasciare il sacerdozio e l’ordine francescano per gli attacchi del suo vescovo José Ignacio Munilla. Attualmente insegna nella Facoltà di Scienze sociali e umane dell’Università di Deusto. 7 febbraio 2017Prima o poi, le scienze e le loro applicazioni tecnologiche, le neuroscienze, l’ingegneria genetica, l’informatica, la robotica… provocheranno il maggior salto dell’evoluzione della vita sulla Terra dalle sue origini, circa 4 miliardi di anni fa ?

" Una specie, l’Homo Sapiens, detentore di un potere prima inimmaginabile, azionerà la chiave della vita, alterando le leggi che hanno retto l’evoluzione fino a oggi (la selezione naturale soprattutto) e creando un essere con un cervello più complesso, intelligente e potente del suo.



Non si tratta di fantascienza, ma di grandi équipe e progetti di ricerca, con colossali investimenti da parte delle più potenti multinazionali (Google, Microsoft, Apple, Facebook, Amazon, IBM, Nasa…) nella Sillicon Valley o in Cina… E tutto a un ritmo vertiginoso. Non abbiamo mai avuto tanto potere nelle nostre fragili, insicure mani. Mai ci siamo trovati dinanzi a una così grande responsabilità, a una sfida tanto grave: quella transumanista.

Questo nuovo essere che la nostra specie sta iniziando a creare potrà chiamarsi ancora Homo Sapiens? Addirittura, potrà chiamarsi Homo? E, soprattutto, sarà tanto per il nostro bene che per il suo? La decisione umana di crearlo sarà intelligente? La grande sfida, e la nostra grande responsabilità, è che lo sia.

Bioingegneria, cyborg, robot La creazione di un nuovo essere “superiore” all’Homo Sapiens attuale potrebbe venire da tre aree tecnologiche: bioingegneria, ciborg e robot. Cominciamo con la bioingegneria, combinata con la neurotecnologia e applicata in particolare al cervello.

-Riprogrammazione di cellule con nuovo DNA ( Craig Venter Institute ),
-clonazioni di specie estinte (come i mammut o l’uomo di Neanderthal),
-produzione di organi a partire da cellule staminali totipotenti (le cellule che si formano subito dopo le prime divisioni dell’ovulo fecondato, ndt),
- farmaci intelligenti, umani geneticamente alterati.
- Identificazione e alterazione genetica dei neuroni responsabili del linguaggio, del pensiero, della memoria, dei desideri, della paura, dell’angoscia, dell’odio, della tenerezza e di tutte le scelte.
- Sostanze psicotrope capaci di integrare le differenti reti cerebrali e di produrre una coscienza più ampia, al di là del sentire dell’io separato…



Sono tutti progetti in corso o possibilità già delineate. Un’équipe del Massachusetts Institute of Technology (MIT) è riuscita, mediante l’ optogenetica , a far sì che alcuni topi trasformino i ricordi cattivi in buoni o la sensazione di malessere in sensazione di benessere .

I neuroscienziati e i bioingegneri di Stanford sono riusciti a rendere audaci dei ratti timorosi e viceversa, solo manipolando alcuni neuroni . Noi umani abbiamo strutture cerebrali simili a quelle dei ratti e dei topi… E se l’intervento andasse molto più in là? Se un giorno diventassimo non propriamente immortali, ma, sì, a-mortali, grazie alla rigenerazione di tutti gli organi, comprese il cervello?

Né i geni né i neuroni ci determinano interamente, giacché tanto il cervello quanto il codice genetico possiedono plasticità, essendo in grado di modellarsi in interazione con lo stato dell’organismo intero e con le relazioni che lo costituiscono. Ciononostante, sono i geni e i neuroni a determinare, in ogni momento e in ogni situazione particolare, quello che siamo, facciamo, pensiamo, sentiamo. I sentimenti, i pensieri e la coscienza sono senza dubbio più che mera biologia, e la biologia è senza dubbio più che mera chimica.

Ma la psicologia non può esistere senza la biologia, né questa senza la chimica. Non può esserci mente o “spirito” senza i geni e senza il cervello. Dipendiamo dai geni e dai neuroni per ridere e piangere, pensare e parlare, ricordare e prevedere, confidare e temere, amare e odiare, essere fedeli o infedeli, coraggiosi o vili.



Cosa succederà nel momento in cui la bioingegneria sarà in grado e deciderà di alterare i geni e i neuroni che ci rendono “umani”?


Passiamo ai cyborg (“ciber-organismi”, esseri composti di elementi organici e dispositivi o protesi cibernetiche). In realtà, quasi tutti portiamo con noi un qualche dispositivo: protesi dentarie, occhiali, apparecchi acustici, pacemaker… e cellulari intelligenti che abbiamo già incorporato come appendici.

Primo cyborg riconosciuto legalmente

Ciò che può avvenire è infinitamente di più e investirà direttamente il nostro organo centrale di condotta, sentimento e coscienza: il cervello. Quello che abbiamo è già portentoso, con i suoi 86 miliardi di neuroni e i 500mila miliardi di connessioni tra di essi. Nulla impedisce di pensare, tuttavia, che le sue capacità possano essere incrementate e le sue prestazioni “migliorare” indefinitamente, grazie, per esempio, a impianti di nanorobot.

Nicholas Negroponte , che 30 anni fa predisse libri elettronici e videoconferenze, ha annunciato che potremo imparare le lingue prendendo appena una pastiglia, con la quale si installerà un nanochip nel nostro cervello Marcos Zuberoa, El País, 11/1/16).

E se potessimo connettere il nostro cervello a un computer, il computer sarei io o sarebbe un altro?
E se connettessimo tutti i cervelli attraverso un supercomputer, ognuno di noi sarebbe l’umanità intera o la Vita dotata di neuroni nella sua totalità? E se ogni informazione del mio cervello venisse rovesciata in un computer e da lì al cervello di un’altra persona, chi sarebbe chi?


$99 è il costo di questo kit per iniettarsi microchips. Venditore : dangerousthings.com

Infine, i robot.

Nel marzo del 2016, 20 anni dopo la vittoria di un computer sul migliore giocatore di scacchi dell’epoca, Gary Kasparov, il programma AlphaGo di Google ha battuto 4 a 1 il sudcoreano Lee Sedol, il migliore giocatore mondiale di Go.
Il progetto europeo Human Brain Project avviato nel 2005 punta a creare un cervello umano completo in un computer, imitando nei suoi circuiti elettronici le nostre reti neuronali. Progetti analoghi negli Stati Uniti sono lo Human Connectome Project , il Brain Initiative e l’ Allen Brain (finanziato da Paul Allen, cofondatore di Microsoft insieme a Bill Gates). «Il cervello delle prossime generazioni sarà più sano, multitasking e biotecnologico», affermava nel 2013 Gurutz Linazasoro, presidente di Inbiomed (Diario Vasco, 17/10/13).

“Intelligenza artificiale”? Mappa del cervello La differenza tra naturale e artificiale sta diventando obsoleta. Ci saranno un giorno computer “viventi” in grado di “sentire”, “pensare”, “immaginare”, “volere”, “decidere”, “fare l’amore”, attività “spirituali” tutte dipendenti dal cervello?

(Ricard Solé, Vidas sintéticas, Tusquets, Barcelona 2013; J. Macía – R. Solé, “How to make a synthetic multicellular computer”, PloS ONE, 2014); Laurent Alexandre y Jean-Michel Besnier, Les robots font-ils l’amour, le transhumanisme en 12 questions, Éd. Dunod, Malakoff 2016).

Ci saranno viventi inorganici in grado di evolvere indipendentemente dal loro creatore?

Nulla può essere scartato. Nel settembre del 2015, Stephen Hawking ha affermato: «I computer supereranno gli umani grazie all’intelligenza artificiale nel corso dei prossimi cent’anni. Quando avverrà, dobbiamo assicurarci che gli obiettivi dei computer coincidano con i nostri» (El País, 25/9/15)7.

E se non coincidessero?

Verso una grande mutazione

Questi rapidi spunti di divulgazione scientifica dovrebbero bastare. «Ci troviamo alla vigilia di una mutazione della specie umana» (La Tribune, 5/10/16): in maniera così netta si esprimeva pochi mesi fa il prestigioso scienziato francese Joël de Rosnay. Vorrei che fosse una mutazione iperumana (nel senso di un potenziamento umano collettivo) e non una mutazione transumana (nel senso in cui la intende una certa corrente statunitense) a beneficio di una élite economica. Non è sicuro che l’Homo Sapiens sia sufficientemente saggio da decidersi per la prima opzione. Teme meno l’“intelligenza artificiale” che la “stupidità naturale”.

Il giovane e affermato storico e scrittore israeliano Yuval Noah Harari, nell’ultimo capitolo (“La fine dell’Homo Sapiens”) del suo brillante libro Sapiens, esprime la stessa certezza riguardo a una mutazione prossima e la stessa incertezza rispetto al suo risultato (Sapiens. Une brève histoire de l’humanité, Albin Michel, Parigi 2015, pp. 467-489).

«Le tecnologie del futuro sono in grado di cambiare l’Homo Sapiens, includendo le nostre emozioni e i nostri desideri e non solo i veicoli e le armi. Cos’è una nave spaziale in confronto a un cyborg eternamente giovane, che non si riproduce né ha una sessualità, che può condividere direttamente i suoi pensieri con altri esseri, che ha capacità di concentrazione e di memoria mille volte superiori alle nostre e che non è mai in collera né triste, ma ha emozioni e desideri che neppure possiamo immaginare? (…). In realtà, i futuri signori del mondo saranno probabilmente diversi da noi più di quanto noi lo siamo dai Neandertaliani. Perlomeno, i Neandertaliani, come noi, erano umani; i nostri eredi saranno simili a dei».

Il futuro concreto è imprevedibile – nessuno aveva previsto la caduta del muro di Berlino, né la primavera araba né Internet –, ma c’è da pensare che la differenza esistente tra noi e questi esseri iper o transumani sarà maggiore persino di quella che intercorre tra noi e l’australopiteca Lucy, la nostra antenata immediata, la nonna di tutto il genere homo.

Ma non si tratterà di una mutazione genetica “naturale”, dovuta al caso e alle leggi che hanno retto l’evoluzione della vita sulla Terra dalle sue origini fino ai nostri giorni. Per gli umani l’evoluzione darwiniana si è conclusa. Sarà una mutazione direttamente prodotta dall’essere umano nella sua stessa evoluzione. Sarà una nuova genesi.

Solo che saremo noi stessi il dito di “Dio” che rimodellerà l’argilla… Cos’è che nascerà, che faremo nascere? Sarà doppiamente saggio o doppiamente sconsiderato, angelo protettore o mostro distruttore, amico della nostra vita e della vita di tutti i viventi o terribile sterminatore? Cosa saremo allora? Saremo?

La sfida più grandeSe un giorno venisse clonato il mammut, il cui Dna si trova sotto i ghiacci della Siberia, sarebbe un bene per il mammut e per il suo ambiente ecologico? Se un giorno si clonasse un Neandertaliano, daremmo vita a una specie felice o a una especie sottomessa e disgraziata? Se un giorno venisse creato un nuovo essere umano, più forte, più sano e più intelligente, ci sarebbe più felicità o si tratterebbe di un privilegio di pochi, al servizio del commercio o della guerra, per disgrazia ancora più grande della maggioranza dell’umanità? Cui prodest? Creeremo un’élite di superuomini?

La questione non è l’“inviolabilità” di una presunta “natura” ( umana) inalterabile (che non esiste), ma il benessere comune, la pace nella giustizia.E se un giorno, per una qualche mutazione più o meno prevista – come quelle dei virus informatici –, un robot creato dalla mano umana fosse capace di prendere le proprie decisioni smettendo di dipendere dal suo creatore? Può suonare come fantascienza e forse lo è – ancora –, ma è meglio considerare tale possibilità (ricordiamo l’avvertimento di Stephen Hawking) e adottare le misure necessarie per evitare che diventi un Frankestein. Ci troviamo sicuramente dinanzi alla sfida collettiva – politica, etica, filosofica – più grande mai posta all’umanità (Albert Cortina e Miquel-Àngel Serra, a cura di, ¿Humanos o posthumanos? Singularidad tecnológica y mejoramiento humano, Fragmenta, Barcellona 2015).

Opteremo per un futuro degno della Terra, dell’umanità, della comunità dei viventi? Si tratta anche della maggiore sfida per il pensiero teologico: possiamo continuare a pensare il mondo, la creazione, l’essere umano, l’“escatologia”, il Mistero in cui siamo immersi e chiamiamo “Dio” con le categorie tradizionali? Ha senso continuare a pensare che “Dio” si sia incarnato pienamente solo in Gesù, un homo sapiens di 2000 anni fa?
Si impone un nuovo paradigma di pensiero e di azione: il paradigma iper o transumano.

Non tutto il possibile è lecito, certamente. Ma non dobbiamo chiuderci a priori a tutte le nuove possibilità, per quanto strane possano sembrarci. Un’équipe di filosofi etici (S. Matthew Liao, Anders Sandberg, Rebecca Roache) propone la homo-ingegneria – concretamente la creazione di esseri umani nani con un’infima necessità di consumo di energia e calorie – come soluzione agli enormi problemi energetici ed ecologici di ogni tipo che stanno conducendo al collasso del pianeta (cfr. passeurdesciences. blog.lemonde.fr/2012/09/17).

Non so… Ma qualcosa è chiaro: non ci sarà soluzione per la comunità di viventi che forma questo pianeta se noi umani non ci faremo più piccoli, più humus, più umili, umani, fraterni. Scienza, educazione, spiritualità, politica (un’altra politica)… ci sarà bisogno di tutto per creare un mondo abitabile, giusto, ugualitario.

A che servirà il potere senza saggezza? Fin dove si può arrivare?

Non è possibile stabilire limiti astratti e assoluti. Chi si azzarderebbe a condannare la bioingegneria genetica se, avendo sufficienti garanzie di evitare mali peggiori, servisse a curare la depressione, l’Alzheimer, il Parkinson, l’autismo, o l’odio e l’angoscia…, o a renderci più felici e solidali?

Il limite è il Bene Comune della terra e di tutti i viventi, ma neppure tale criterio offre una soluzione per tutti i casi. Il criterio è la “vita buona” di tutti gli umani e di tutti i viventi. Potremo avanzare in questa direzione? Voglio pensare di sì.

Crediamo nell’Universo, nella Terra, nell’essere umano, nella Vita. Lo spirito creatore lo anima e anima tutto. L’universo infinitamente grande e infinitamente piccolo è meraviglioso.

Protoni, elettroni e neutroni, neutrini e bosoni, atomi, molecole, cellule e tessuti, montagne e fiumi e boschi, un’alga, un pesce, un uccello, un cane, un bambino che gioca con lui, il cielo stellato di notte.

L’universo in espansione, nuove galassie e stelle e pianeti che si formano ininterrottamente, tutto che nasce in maniera incessante. Un universo vivo, dove tutto si muove ed è in relazione, tutto animato da una potenzialità apparentemente inesauribile, da un dinamismo creatore di nuove forme, da una «creatività sacra» (Kauffmann).

Lo spirito creatore pulsa e respira anche in noi, argilla vivente, piccoli e meravigliosi anelli della catena infinita della vita.

Ce ne prenderemo cura?


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