La "Terra dei magi"
Citata nella Bibbia:
Giudic 9,37 Gaal riprese a parlare e disse:
«Ecco gente che scende dall'Ombelico della terra e
una schiera che giunge per la via della Quercia dei Maghi »
Secondo
Erodoto, storico greco del secolo V a. C., i magi (o
Maghi) erano una tribù dei Medi. Nel descriverne
le caratteristiche, a parte altri aspetti, egli ce li presenta come
esperti in astrologia, nell'interpretazione dei sogni e nella magia,
che da essi prende nome. A giudicare da tutti gli
elementi in nostro possesso, al tempo dell'impero dei Medi (secolo
VII a. C.), i magi erano una casta sacerdotale
ereditaria sul tipo di quella dei bramini indù. Il nostro
termine «magi» è una traslitterazione del greco magos,
che a sua volta deriva dal persiano magu, magavan,
con il significato di «partecipe dell'alleanza, dei doni
sovrumani».
I magi erano sacerdoti incaricati del culto del fuoco,
presente in Iran da tempo immemorabile . Il fuoco rappresentava
una sorta di concretizzazione, una vampata del dio Sole in terra.
Per questo motivo una rete di pire ricopriva l'intero territorio
dell'Iran. La loro fiamma splendeva sulla cima delle montagne,
nella parte più interna dei santuari nella quale solo
il sacerdote poteva accedere tre o cinque volte al giorno, e
nel focolare domestico. Nell'accostarsi al fuoco, particolarmente
a quello delle montagne e dei santuari, il sacerdote era tenuto
a coprirsi la bocca con un panno per evitare di contaminarlo.
Così scrive Pettazzoni:
La grande epoca delle relazioni storiche, e quindi anche degli scambi
storico-religiosi, fra il mondo ebraico e l'iranico, è quella
persiana dell'impero degli Achemenidi, che s'inaugura con Ciro.
E' nota l'importanza ch'ebbe per i destini del popolo ebraico la
conquista persiana di Babilonia (a. 538 av. Cr.). A Babilonia gli
Ebrei erano numerosi, sin da quando vi erano stati deportati in
massa dai rè Assiri, specialmente alla caduta di Gerusalemme
(a. 586 av. Cr.). Ciro fu salutato come il liberatore. Da lui,
e poi specialmente da Dario, ebbe origine il nuovo stato giudaico.
Il Giudaismo ha potuto essere considerato
come una creazione persiana: certo, della Persia rimase soggetto e vassallo
sino alla conquista greca. Furono tempi favorevoli alla penetrazione
delle idee religiose.
I Persiani erano facilmente accessibili alle suggestioni straniere.
Chiusa era, invece, la comunità giudaica. Ma il suo stesso esclusivismo
apriva una via: l'apriva a quanti, non essendo giudei, aspiravano o
acconsentivano a divenir tali. Infatti il proselitismo fu una caratteristica
del Giudaismo. Lo esercitarono già in Babilonia i deportati
durante la cattività, — tanto è vero che alcuni "convertiti" si
trovarono tra loro sulla via del ritorno; lo esercitò la comunità centrale
di Gerusalemme;lo esercitò la diaspora in tutti Ì tempi:
basti citare, in piena epoca persiana, la colonia militare di Elefantine
in Egitto.
Tutto ciò non interessa che indirettamente le origini del Zoroastrismo.
II quale fu un moto religioso che nacque e si svolse nell'Iran. Non si
vede come avrebbe potuto essere suscitato da una propaganda esercitata
a Babilonia. E, in generale, i rapporti che il Giudaismo ebbe col mondo
iranico, li ebbe con i Persiani: mentre le origini del Zoroastrismo sono,
almeno questo è sicuro, extra-persiane. Tuttavia, poiché quell'elemento
caratteristico ed essenziale ed originario del Zoroastrismo che è l'idea
monoteistica trova il suo grande riscontro nella religione del popolo
ebraico, sembra naturale che nell'indagare la genesi di quella, non si
possa astrarre dal fatto che altre concordanze effettivamente esistettero
fra Giudaismo e il Parsismo, e si debba tener conto del modo come queste
si attuarono.Se esse meglio s'intendono come dovute a un processo storico
di trasmissione, anzi che come risultati convergenti di evoluzioni indipendenti,
vien fatto di domandarsi se questa concezione non sia da applicare anche
alla concordanza del mono teismo.
Quella tendenza al proselitismo, che fu poi propria del Giudaismo
in ogni tempo, forse si esercitò
anche fuori di Babilonia e anche prima della cattività babilonese.
Risalendo la storia d'Israele, c'imbattiamo in un altro momento in cui
sembra anticipata una situazione storica assolutamente simile a quella
che segui alla caduta di Giuda e di Gerusalemme (a. 586). E il momento
della caduta d'Israele e di Samaria, quando Samaria, assediata già
a lungo da Salmanasar IV, dovette finalmente arrendersi (sotto Sargon
II: a. 722). Anche allora ebbe luogo, secondo il sistema dei conquistatori
assiri, una deportazione dei vinti Israeliti in paese straniero. Allora
avvenne che degli Ebrei furono distribuiti "parte in territorio
assiro, parte nelle città dei Medi" (2 Rè XVII 6).
Alla fine delI'VIII sec. il monoteismo era abbastanza largamente professato
in Israele, se non dalla massa del popolo, certo negli ambienti che aderivano
alla predicazione dei Profeti. Non sembra impossibile che alcuni dei
deportati abbiano propagato la loro religione del dio unico nelle terre
dove presero stanza: dunque anche nella "Media".La loro parola
potè trovare eco tra gl'indigeni Irani, o più precisamente
in un ambiente indigeno particolare, a ciò, forse, per speciali
ragioni disposto. In tale ambiente, fra un più caldo fermento
di vita religiosa suscitato da quella predicazione straniera, potè sorgere
un uomo di grande fede che seppe far suo quel verbo importato, e adattarlo
alla mente, all'anima, alla tradizione del suo popolo, imprimendovi forte
il segno dello spirito iranico:uno spirito fattivo, combattivo, energetico,
onde quel moto religioso si colorì in senso sociale, economico
e civile.
Così potè nascere la Riforma di Zarathustra: nel corso
del VII secolo a. C., in un punto dell'Iran nord occidentale. Questa,
ripetiamo, è una ipotesi. Come tale, mentre non contradice
a nessun dato positivo sicuro, e nemmeno si allontana di molto dalla
cronologia tradizionale, ci sembra la più atta a dar ragione dei
fatti storico religiosi.
Certo
è che il monoteismo jahvistico, ed esso solo in tutta la storia
religiosa dell'Oriente antico, offre un sorprendente riscontro al monoteismo
etico e spirituale di Zarathustra. Ciò
non basta ad affermare la derivazione storica di questo da quello come
fatto accertato con piena soddisfazione di tutte le esigenze del giudizio
critico. Bensì le vicende storiche generali, e in particolare
le tendenze di quella prima forzata secolare diaspora ebraica sullo sfondo
dei grandi imperi Orientali, fanno presente per lo meno la possibilità
che l'ideale monoteistico e profetico sia stato trasmesso nel paese dei
Medi, ed ivi abbia deposto il germe onde crebbe e maturò, in pieno
ambiente iranico, la "Riforma" di Zarathustra.
Il popolo dei Medi si componeva, secondo la testi monianza di Erodoto,
di sei tribù o genti. Una di esse era quella dei Magi. Ai Magi
spettava l'esercizio del culto, e in genere delle cose concernenti
la religione. Erano dunque i Magi, a quanto sembra, un organismo di
carattere tribale, ma con funzioni sociali specializzate, analogamente
a quel che furono, presso gli Ebrei, i Leviti. In questo ambiente sacerdotale
una religione nuova, professata da stranieri, doveva suscitare un interesse
e un'attenzione particolare.
La tradizione parsi, fa cominciare la predicazione di Zarathustra
272 anni prima della morte di Alessandro (323 a. Cr.), vale a dire circa
il 600 a. C. E' probabile che Zarathustra sia nato e cresciuto tra i Magi,
Mago egli stesso. Certo è
che nei Magi sopratutto trovò gli oppositori più fieri
della sua Riforma e i nemici più accaniti. Ed è naturale.
L'idea monoteistica bandiva, insieme con i daeva (=gli dèi) il
culto tradizionale a base di sacrifizi cruenti e di libazioni inebrianti
di haoma. Di questo culto i Magi erano i ministri e
i rappresentanti. Al ritualismo sacrificale Zarathustra sostituiva la
preghiera, l'inno di gloria al Signore e la bontà delle opere.
Vien fatto di pensare, per analogia, all'opposizione dei Brahmani contro
Buddha. La lotta fu senza dubbio aspra fra i tradizionali su e i riformati.
Un'eco ne giunse fino a noi attraverso le Gatha.
R.Pettazzoni -Gli Insegnamenti di Zarathustra-Meb Editrice
Esiste una influenza della cultura iranica sulla spiritualità
ebraica ?
Il tema è stato ampiamente trattato in : M. Buber-"A Zoroastrian Origin to the Sefirot ?"
in Sh. Shaked and A. Netzer, eds., Irano-Judaica 3 (Jerusalem: Ben Zvi,
1994), 17-33.
Zoroastrismo e cristianesimo
La visita dei Magi

Mat
2,1 Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni
Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: 2 «Dov'è il
re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella,
e siamo venuti per adorarlo».
3 All'udire queste parole, il re Erode restò turbato e con lui
tutta Gerusalemme.
4 Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, s'informava
da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia.
5 Gli risposero: «A Betlemme di Giudea,
perché così è scritto per mezzo del profeta: 6 E
tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero il più piccolo capoluogo
di Giuda: da te uscirà infatti un capo che pascerà
il mio popolo, Israele».
7 Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire con esattezza
da loro il tempo in cui era apparsa la stella
8 e li inviò a Betlemme esortandoli: «Andate e informatevi
accuratamente del bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo sapere,
perché anch'io venga ad adorarlo».
9 Udite le parole del re, essi partirono. Ed ecco la stella, che avevano
visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò
sopra il luogo dove si trovava il bambino.
10 Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia.
11 Entrati nella casa, videro il bambino con
Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni
e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra.
12 Avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un'altra strada
fecero ritorno al loro paese.
La Parola Magi vien fatta
risalire al sanscrito mahat, in greco mega in
latino magnus, grande.
In quell'epoca la parola indicava in genere indovini ed astrologi Caldei.
I tre Magi erano sacerdoti Zoroastriani?
Non è specificato. Nel racconto evangelico sono i gentili, i non-ebrei,
che, a differenza del popolo di Dio riconoscono ed adorano Gesù come
un "astro" nuovo nato nell'universo, un re universale. Fatto
storico interpretato in funzione profetica e teologica.
Abbiamo visto sorgere
la sua stella : visto in che modo? Visto
in una visione estatica, profetica, sciamanica, o visto nelle
osservazioni astrologiche?
I racconti popolari cristiani li hanno voluti re fratelli fra loro e
più tardi la devozione ha voluto vedere nei tre rè magi
i rappresentanti delle tre razze umane in antico conosciute: le bianca,
la gialla e la negra, che rendono omaggio al cristianesimo.
I Magi li ritroviamo nei vangeli apocrifi :
- nel Protovangelo
di Giacomo, l'apocrifo più
antico citato da Origene (+ 254) si parla di Magi senza specificarne
il numero.
«...abbiamo visto una stella grandissima
che brillava tra queste altre stelle e le oscurava, così che
le stelle non si vedevano e per questo abbiamo capito che un re era
nato per Israele e siamo venuti ad adorarlo»
- nel Vangelo
dell'infanzia arabo-siriaco, segnalato da H. Sike nel 1697,
che viene fatto risalire almeno al VI secolo : VII Ora avvenne che, quando il Signore Gesù
nacque a Betlemme di Giudea, ai tempi del rè Erode, dall'Oriente vennero
a Gerusalemme dei magi, come aveva predetto Zaratustra* , e
avevano con sé, come doni, oro, incenso e mirra; ed essi lo adorarono
e gli offrirono Ì doni.Allora santa Maria prese una di quelle
fasce e come in contraccambio la diede loro, che l'accettarono da lei
con grande riconoscenza.In quello stesso istante apparve loro un angelo,
sotto forma di quella stella che prima era stata loro guida nel viaggio:
ed essi se ne andarono, seguendo l'indicazione della sua luce, finché giunsero
alla loro patria*.Si raccolsero allora intorno ad essi i loro rè e
principi, domandando che cosa mai avevano visto e avevano fatto, in che
modo erano andati e ritornati, e che cosa avevano portato con sé.
Ed essi mostrarono quella fascia che santa Maria aveva loro regalata. Perciò celebrarono
una festa; accesero il fuoco, secondo la loro usanza, lo adorarono,
e vi gettarono sopra quella fascia. Il fuoco l'avvolse e la accartocciò;
ma, spentosi il fuoco, estrassero la fascia tale quale era prima, come
se il fuoco non l'avesse nemmeno toccata. Perciò essi si misero
a baciarla, a mettersela sugli occhi e sul capo, dicendo: Questo è
senza dubbio la verità: che si tratta di un grande prodigio, perché il
fuoco non ha potuto bruciarla ne consumarla! Quindi la presero e con
grandissima venerazione la riposero tra i loro tesori.
Molti elementi della leggenda relativa alla nascita di Gesù
(la grotta, i magi, la stella cometa, la persecuzione di un re cattivo,
la verginità della madre, si trovavano nelle leggende di altri
dèi, soprattutto di Krishna, di Mitra e dei Sanshyant ( messia)
del mazdeismo. Riguardo a questi ultimi, appunto, c'era una profezia
attribuita a Zarathustra .
- Nel " Vangelo
dell'infanzia armeno".
Apocrifo in lingua armena, tradotto da padre Isaia Daietsi (
monaco benedettino mechitarista, una congragazione benedettina di origina
armena residente nell'isola di S.Lazzaro a Venezia dal 1717 che conservava
e copnserva tutt'ora due manoscritti) e pubblicato a Venezia nel 1898.
L'ipotesi più accreditata fa risalire il testo all'epoca cristiana
nestoriana , tra il 428 e il 431 d.C. I Nestoriani , perseguitati come
eretici si erano rifugiati in Armenia, Arabia e Persia. Essi sostenevano
la doppia natura umana e divina di Gesù, poi affermatasi come
dottrina della Chiesa Universale.
cap V vers.9 ss
«...9 Quando
l'angelo aveva portato la buona novella a Maria era il 15 di Nisàn,
cioè il 6 aprile, un mercoledì, alla terza ora.10.
Subito un angelo del Signore si recò
nel paese dei Persiani, per avvertire i rè magi che andassero
ad adorare il neonato. E costoro, guidati da una stella per nove
mesi, giunsero a destinazione nel momento in cui la vergine
diveniva madre. In quel tempo il regno dei
Persiani dominava per la sua potenza e le sue conquiste su tutti i rè
che esistevano nei paesi d'oriente, e quelli che erano i re magi erano
tre fratelli; il primo, Melkon, regnava sui Persiani,
il secondo, Balthasar, regnava sugli Indiani, e il
terzo, Gaspar, possedeva il paese degli Arabi.Essendosi
uniti insieme per ordine di Dio, arrivarono nel momento in cui la vergine
diveniva madre. Essi avevano affrettato il passo e si trovarono là
al tempo preciso della nascita di Gesù....»
cap 11° sez 1 vers.1.
«..Giuseppe e Maria rimasero con il
bambino in quella grotta, nascostamente e senza farsi vedere, perché
nessuno ne sapesse niente.Ma tré giorni dopo, il 23 di Tèbeth,
cioè il 9 gennaio, ecco che i Magi d'Oriente, i quali erano
partiti dal loro paese, mettendosi in marcia con un folto seguito,
arrivarono nella città di Gerusalemme, dopo nove mesi*. Questi
rè
dei Magi erano tré fratelli: il primo era Meikon, rè dei
Persiani, il secondo Gaspar, rè degli Indi, e il terzo Balthasar,
rè degli Arabi '. I comandanti del loro corteggio, investiti
della suprema autorità, erano dodici*. I drappelli di cavalleria
che li accompagnavano comprendevano dodicimila uomini: quattromila
per ciascun regno. Tutti venivano, per ordine di Dio, dalla terra
dei Magi, dalle regioni d'Oriente, loro patria. Infatti, allorché l'angelo
del Signore ebbe annunciato alla vergine
Maria la notizia che la rendeva madre, come abbiamo già riferito,
nello stesso istante essi furono avvertiti dallo Spirito Santo di
andare ad adorare il neonato. Essi pertanto, messisi d'accordo, si
riunirono in uno stesso luogo, e la stella, precedendoli, li guidava,
con i loro seguiti, fino alla città di Gerusalemme, dopo nove
mesi di viaggio.
2. Essi si accamparono nei pressi della città
e vi rimasero tré giorni, coi rispettivi principi dei loro regni.
Benché fossero fratelli figli di uno stesso rè, marciavano
al loro seguito eserciti di lingua molto differente.Meikon, il primo
rè, aveva mirra, aloè, mussolina, porpora, pezze di lino,
e i libri scritti e sigillati dalle mani di Dio.Il secondo,
il rè degli Indi, Gaspar, aveva, come doni in onore del bambino,
del nardo prezioso, della mirra, della cannella, del cinnamomo e dell'incenso
e altri profumi.Il terzo, il rè degli Arabi, Balthasar, aveva
oro, argento, pietre preziose, zaffiri di gran valore e perle fini.
3. Quando tutti furono giunti nella città
di Gerusalemme, l'astro che li precedeva celò momentaneamente
la sua luce. Essi perciò si fermarono e posero le tende. Le numerose
truppe di cavalieri e i loro rè si dicevano l'un l'altro: - E
adesso che facciamo? In quale dirceione dobbiamo camminare? Noi lo ignoriamo,
perché una stella ci ha preceduti fino ad oggi, ma ecco che è
scomparsa e ci ha lasciati nelle difficoltà.I Magi si dissero
l'un l'altro: - Andiamo ad informarci nei riguardi di questo bambino
e a chiedere dove si trova esattamente, cosi dopo potremo proseguire
il nostro viaggio.Tutti dissero all'unanimità: «Si, avete
ragione»
..... Da Erode...
Dissero i Magi: - La testimonianza che noi possediamo
non viene ne da uomo ne da altro essere vivente. È un ordine divi-
no, concernente una promessa che il Signore ha fatto in favore dei figli
degli uomini, che noi abbiamo conservato fino ad oggi. E dov'è
questo libro, che solo il vostro popolo possiede, ad esclusione di tutti
gli altri? - domandò Erode.
I Magi risposero: - Nessun altro popolo lo conosce, ne per sentito dire,
ne per conoscenza diretta. Solo il nostro popolo ne possiede la testimonianza
scritta. Quando Adamo dovette lasciare il Paradiso, e Caino ebbe ucciso
Abete, il Signore Iddio diede ad Adamo, come figlio della consolazione,
Seth, e con lui questo documento scritto, chiuso e sigillato dalle mani
di Dio . Seth lo rice-vette da suo padre e lo trasmise ai suoi figli,
e i suoi figli ai loro figli, di generazione in generazione. E fino a
Noè essi ricevettero l'ordine di custodirlo con somma cura. Noè lo
diede al figlio Sem, e i figli di questo ai propri figli, i quali come
lo ricevettero lo trasmisero ad Abramo, ed Abramo lo affidò
al sommo sacerdote Melchisedec, e per questa via giunse al nostro popolo
ai tempi di Ciro, rè della Persia. I nostri antenati l'hanno deposto
in una sala, con grande onore, e cosi è pervenuto fino a noi,
che, avendo ricevuto questo scritto, abbiamo conosciuto in anticipo la
nascita del nuovo monarca, figlio dei rè d'Israele.
12. Allorché Erode ebbe inteso queste cose,
la rabbia lo prese al cuore e disse: — Non vi lascerò partire
di qui, finché non mi avrete mostrato tutto ciò che avete
con voi! — E ordinò di arrestarli con la forza.Ed ecco,
all'improvviso, il palazzo, nel quale viveva una grande moltitudine di
persone, fu scosso: dai quattro lati le colonne caddero abbattute e tutto
l'edificio crollò. Una folla immensa che si trovava di fuori,
fuggì di là; quelli che erano all'interno dell'edificio
furono stesi morti in numero di sessantadue individui, grandi e piccini.
22. Infine il rè Meikon, preso il libro
del Testamento, che egli aveva in eredità dai suoi antenati, come
già abbiamo detto, lo portò in dono al bambino, dicendo:
— Ecco lo scritto, in forma di lettera, che tu hai lasciato in
custodia, dopo averlo chiuso e sigillato. Prendi, e leggi il documento
autentico che tu stesso hai scritto.Questo è il documento il cui
testo scritto era stato conservato in plico segreto e che i Magi non
avevano mai osato aprire ne dare a leggere a qualche sacerdote, ne far
conoscere al popolo*, perché essi non erano degni di divenire
i figli del Regno, essendo destinati a rinnegare e a crocifiggere il
Salvatore.
23. Or dunque, quando Adamo dovette lasciare il
Paradiso e Caino ebbe ucciso Abele, siccome Adamo era afflitto per la
morte del figlio più che per aver dovuto lasciare il Paradiso,
il Signore Iddio fece nascere ad Adamo il figlio della consolazione,
Seth. E come dapprima Adamo aveva voluto diventare un dio, Dio stabili
di diventare uomo, per l'abbondanza della sua misericordia e del suo
amore verso il genere umano- Egli fece promessa al nostro primo padre
che, tramite suo*, avrebbe scritto e sigillato di propria mano una pergamena,
a caratteri d'oro, con queste parole: - Nell'anno 6000, il sesto giorno
(della settimana), io manderò il mio figlio unico, il Figlio dell'uomo,
che ti ristabilirà di nuovo nella tua dignità
primitiva. Allora tu, Adamo, unito a Dio nella tua carne resa immortale,
potrai, come noi, discernere il bene dal male.
24,25. I Magi adorano Gesù, poi avvertiti
da un angelo ripartono per il loro paese, senza tornare da Erode (Protovangelo
XXI 4).
[Si tratta della Rivelazione di Seth.
La leggenda di un messaggio segreto, trasmesso da Adamo al figlio Seth,
ebbe molto credito in antico tra gli gnostici, e forse il cenno più remoto
che abbiamo di essa è nel Libro della
Rivelazione di Adamo al figlio Seth di
recente scoperto nella Biblioteca gnostica copta di Nag Hammadi ancora
sotto studio. Nella letteratura neotestamentaria greco-latina la notizia
appare la prima volta nel V secolo. Essa si trova ,tra l'altro nell'apocrifo Discesa
all'Inferno al cap. III . Prima della resurrezione Gesù scende
nel Regno dei Morti e con lui Giovanni:
« Avendo Giovanni cosi ammonito coloro
che erano nell'inferno, il primo creato, il progenitore Adamo, che
aveva ascoltato,
disse a suo figlio Seth: — Figlio mio, desidero che tu dica
agli antenati del genere umano e ai profeti dove ti mandai quando
venni sul punto di morire.E allora Seth disse: — Ascoltate,
profeti e patriarchii .Una volta mio padre Adamo, il primo creato,
caduto in punto di morte, mi mandò a rivolgere preghiera a
Dio, proprio sulla porta del Paradiso, che mi facesse accompagnare
da un angelo fino all'albero della misericordia e che io potessi
prendere di là olio* e ungere mio padre, perché si
riavesse dalla sua malattia. Cosi io feci, e dopo la mia preghiera
venne un angelo del Signore e mi disse: «Che cosa desideri,
Seth? Desideri l'olio che cura i malati" o l'albero che produce
tale olio, per l'infermità di tuo padre? Questo non si può trovare
adesso. Va' dunque da tuo padre e digli che quando
saranno trascorsi, dalla creazione del mondo, cinquemila cinquecento
anni, allora scenderà sulla terra l'unigenito Figlio di Dio
fatto uomo, ed egli stesso lo ungerà con questo olio, ed egli
risorgerà, e con l'acqua e con lo Spirito Santo purificherà
lui e i suoi discendenti, e allora guarirà da ogni malattia.
Ma ora non è possibile che questo avvenga».Udendo queste
parole, i patriarchi e i profeti si rallegrarono grandemente.»
La leggenda viene nominata ancora nel V secolo , in un commento non
eretico a Mt 2,1-12, l'Opus imperfectum In Matthaeum,
hom. II 2 (MIGNE, P.G-, LVI, 638):«Audivi
quosdam rererentes de quadam scriptura etsi non certa tamen non destruentendem,
sed potius delectante: quoniam erat gens sita in ipso principio Orientis,
iuxta Oceanum, apud quos ferebatur quaedam scriptura inscripta nomine
Seth, de apparitura hac stella, quae per generationes studiosorum hominun,
patribus referentibus filiis suis habebatur deducta...»
I Magi li ritroviamo infine nel Vangelo dello
pseudo Matteo , redatto tra l'VIII e il IX secolo , ripreso
dal Protovangelo di Giacomo. |