Le scienze moderne
«...procedendo di pari dal Verbo divino la Scrittura Sacra e la natura, quella come dettatura dello Spirito Santo, e questa come osservantissima esecutrice de gli ordini di Dio...» Galileo Galilei
«... indaga le Scritture da te stesso, e questo con la frequente lettura e la costante meditazione su ciò che leggi, e con la fervida preghiera a Dio d'illuminare la tua intelligenza se desideri trovare la verità ». Isaac Newton
« La scienza senza religione è zoppa, la religione senza scienza è cieca ». Albert Einstein
« Certamente un rapporto tra spirito e materia esiste: la Scienza non lo conosce, io appena lo intuisco e lo posso dimostrare, ma non come lo voglio e come mi si chiede di farlo. Una collaborazione con la scienza io la invoco, senza quel presupposto di sfiducia che non offende la mia trascurabile persona bensì la conoscenza che ho raggiunta e che è già patrimonio della Scienza di Domani ». Gustavo.Rol
Un tempo, prima che nascesse la scienza moderna, molti fenomeni naturali
- malattie, temporali, terremoti, cambio di stagioni, movimento
dei corpi celesti - venivano attribuiti direttamente a Dio. Poi le
scienze (dalla medicina alla metereologia, dalla botanica all'astronomia)
cominciarono a trovare spiegazioni sempre più plausibili, cosicché
ciò che prima appariva misterioso o, più ancora, carico
di un'intenzione divina ( castigo o premio) ,
diventava un fatto del tutto naturale, interno e dipendente dalla sola natura, verificabile nelle sue cause e nei suoi effetti , prevedibile .
La scienza ha introdotto
metodi autonomi di studio, dipendenti unicamente dalla ragione matematica
e dall'osservazione empirica. Dio non serve più a spiegare
il mondo: il mondo funziona in base a delle leggi costanti. Basta scoprire
queste leggi e quello che ora sembra una realtà misteriosa,
manovrata da Dio, avrà una sua logica e naturale spiegazione.
La scienza ha de-sacralizzato il mondo e i suoi fenomeni.
La natuta non è sede del sacro .
Sicura di queste premesse, la scienza moderna ha fatto fare all'umanità
un enorme passo avanti nella conoscenza del mondo.
Il principio di causalità
Uno dei fattori vitali
per lo sviluppo di ogni scienza è la convinzione che si possa costruire nel mondo una catena causale di fatti , cioè l'idea che ogni evento o fenomeno sia l'effetto ,il risultato di eventi o fenomeni che precedono , chiamati cause
.
Le scienze moderne esprimono i fenomeni attraverso
relazioni matematiche che si basano
• sul principio di causalità che implica
la necessità che l'effetto segue la causa, sicché
data una causa determinata, un effetto determinato deve inevitabilmente
seguire;
• e sulla previsione infallibile che tale necessità comporta , perché
data una determinata causa, non può seguire che quell'unico
determinato effetto.
Questi due aspetti sono strettamente
legati insieme e che l'uno implica l'altro.
La scienza , autofondata su queste basi , ha ottenuto enormi risultati conoscitivi ma a costo di molte
autolimitazioni :
- a riguardo dell'oggetto da conoscere, essa ha scelto di indagare
unicamente il mondo della natura, o le « sustanze naturali »,
come diceva Galileo;
- di questa realtà naturale, ha rinunciato a conoscere l'essenza intrinseca, per fermarsi a studiare solo il "fenomeno", ossia
ciò che è suscettibile di verifica empirica;
- in terzo luogo, fra questi fenomeni si è ulteriormente ristretta
indagare quelli descrivibili matematicamente;
- nel tentare poi di spiegare tali fenomeni, ha accettato di farlo risalendo
unicamente alle cause "prossime" e da queste a a quelle immediatamente
precedenti, o cause intermedie, senza più risalire anche alle cause
"prime";
- e, finalmente, tra queste cause la scienza moderna ha deciso di tener
conto solo di quelle "efficienti", di quelle che producono
effettivamente un dato fenomeno, escludendo dal proprio raggio
di indagine le cause "finali", quelle che possono contenere
una certa intenzione o un "progetto" entro cui si iscrivono
le stesse cause efficienti'.
Scienza e metafisica
La scienza moderna ha fatto una scelta: pur di garantirsi conoscenze sicure e controllabili, si è contentata di conoscenze circoscritte, specifiche, particolari, rinunciando così
al sogno ambizioso di voler "comprendere" la verità
ultima delle cose.
Con ciò ha lasciato a filosofi e teologi
il compito di continuare a cercare questa verità ultima mediante
la ricerca di ordine metafisico, etico, religioso.
Il progetto conoscitivo
che la scienza si riserva di per sé, non è in
contrasto col progetto della filosofia e della teologia.
Il contrasto nacque quando, da una parte, la teologia pretese abusivamente
di smentire affermazioni di natura astronomica ( inventando il teologismo , come nel caso
Galileo) e quando, dall'altra, la scienza, divenuta orgogliosa dei
suoi risultati, pretese di essere l'unico ed esclusivo modo di conoscenza
( inventando lo scientismo nell'Ottocento).
Crisi del principio di causalità
Il principio di indeterminazione
di Heisenberg ha espulso dalla fisica il concetto di causalità.
Si
ricorderanno le famose parole di Laplace che hanno espresso
così bene l'ideale della scienza dell'800.
Il principio di causalità, come era inteso e adoperato
da questa scienza, implicava due aspetti fondamentali:
1) la necessità con la quale l'effetto segue la causa,
sicché data una causa determinata, un effetto determinato
deve inevitabilmente seguire;
2) la previsione infallibile che tale necessità comporta
perché, data una determinata causa, non può seguire
che quell'unico determinato effetto. - è ovvio che
questi due aspetti sono strettamente legati insieme e che
l'uno implica l'altro.
Le relazioni di indeterminazione dicono
semplicemente che questi due aspetti non si ritrovano nei
fenomeni fisici subatomici e, per conseguenza, in nessuna
parte della realtà fisica. !
Non si ritrova la necessità perché uno stesso
sistema di eventi può dar luogo a esiti diversi nessuno
dei quali
è inevitabile. Non si ritrova la previsione infallibile
perché la condizione ora descritta non rende possibili
che previsioni probabili.
In tal modo, il principio di causalità che sembrava il più saldo pilastro delle costruzioni teoriche della scienza dell'800 è stato polverizzato, e non già da critiche teoriche, ma dai progressi sperimentali della scienza.
Il rivolgimento implicito in questa caduta del principio di causalità è così radicale che ancora non sono state scorte tutte le sue conseguenze. Si spiega pertanto la riluttanza di molti pensatori e scienziati contemporanei ad accettare questa caduta e si spiegano i tentativi fatti per mantenere in piedi il principio nonostante la sua chiara inutilizzabilità per la scienza. Tra tali tentativi accenneremo soltanto a quello di Max Planck.
Poiché l'indeterminazione è provocata dall'azione dei mezzi di osservazione sull'oggetto osservato e dipende dal fatto che l'uomo, coi suoi organi di senso e i suoi strumenti di misura, fa lui stesso parte della natura ed è sottoposto alle sue leggi, Planck ha concepito uno spirito ideale, libero da ogni dipendenza dalla natura e capace di abbracciare tutti i processi fisici che si svolgono contemporaneamente.
Per questo spirito ideale non esisterebbe l'indeterminazione di Heisenberg ed esso quindi sarebbe in grado di predire con certezza e in tutti i dettagli qualsiasi processo fisico.
Scientificamente, nota Planck, l'esistenza di tale spirito non può essere né provata né confutata; ma l'ammissione della sua esistenza permette di introdurre un rigoroso determinismo negli eventi della natura.
Queste ultime parole di Planck contengono il riconoscimento del carattere puramente fittizio della sua ipotesi: un'ipotesi che non può essere né confutata né confermata con i mezzi di cui dispone la scienza, non è un'ipotesi per la scienza e tutto ciò che si può dire di essa è che non ha alcun significato scientifico.
L'ipotesi prospettata da Planck, come parecchie altre che sono state prospettate per conservare il principio della causalità rigorosa, nonostante l'aperta smentita che la fisica gli ha inflitto, hanno tutte lo stesso carattere: ammettono che la causalità c'è ma non per la scienza, e quindi per l'uomo che costruisce la scienza, ma per uno spirito ideale ipotetico o in un'ipotetica realtà che è al di là della scienza.
Tutte queste ipotesi pertanto contravvengono ad uno dei canoni metodologici della scienza moderna: si può parlare solo di ciò che si può osservare. D'altronde il timore che l'abbandono del principio di causalità faccia piombare nel caos la ricerca scientifica togliendole il principio supremo dell'intelligibilità delle cose, si è manifestato completamente infondato.
L'abbandono di quel principio infatti è il riconoscimento operante di un altro principio, che è implicito nelle relazioni di indeterminazione e nella previsione probabile. Principio che potremmo dire "di condizionamento".
Ciò che la scienza si preoccupa di determinare sono le condizioni che permettono di prevedere i risultati probabili di un'osservazione futura. Una volta eseguita questa nuova osservazione, i suoi risultati entrano a costituire nuove condizioni per la previsione probabile di osservazioni ulteriori; e così via.
La scienza procede riconoscendo ad ogni passo le condizioni che delimitano un campo di possibili risultati e muove perciò da una serie di condizioni ad un'altra che può essere più o meno simile alla prima.
Questo processo non ha evidentemente nulla a che fare col processo causale.
Esso implica l'abbandono della pretesa di poter descrivere il mondo in termini di sostanza (materia ed energia) e di proprietà della sostanza.
Ciò spiega perché la scienza contemporanea utilizza un linguaggio logico-matematico, che non è più fondato (come quello della logica aristotelica) sulla nozione di sostanza bensì su quella di relazione .
Il miracolo: una sfida alla scienza?
Il contatto con i testi biblici dell'Antico e del Nuovo Testamento
ha abituato molti credenti a dare per scontati certi fatti strepitosi,
insoliti, inspiegabili, che sono detti correntemente "miracoli".
Le scienze esegetiche hanno appurato che non tutti i racconti di miracolo vanno presi alla lettera. Di alcune storie narrate va colto il valore
di metafora, senza necessariamente sottoscriverne la storicità.
Di altre però non si può negare la storicità,
non esistendo normalmente sufficienti motivi ragionevoli per farlo.
Su un fatto in particolare la fede cristiana chiede una incondizionata
adesione e sul quale invece la ragione si è inutilmente scontrata
da venti secoli: è il fatto della risurrezione di Gesù.
Secondo l'esperienza universale, i morti restano morti; Gesù,
invece,è stato
« risuscitato dai morti» (At 4, 10).
Bisogna premettere che, nella tradizione cristiana, i miracoli sono
eventi sensazionali destinati a soddisfare la curiosità, né
fenomeni atti a confermare o contestare dati acquisiti finora d scienze
naturali, ma sono segni della presenza potente di Dio, solo
la fede dei credenti può riconoscere.
Va detto allora che non esiste di per sé contrasto tra la con
concezione scientifica delle leggi della natura e la sospensione delle
medesime leggi, nella quale si verifica nel miracolo.
Ora, cosa è avvenuto all'origine del cristianesimo?
Secondo testimonianze storiche, è avvenuto un singolare "cambiamento
di circostanze": Dio si è reso presente in Cristo
in modo unico. «se questo è vero
- scrive un fisico contemporaneo inglese - bisogna aspettarsi la possibilità
di eventi nuovi, in quanto Gesù rappresentava l'ingresso di
un nuovo regime nel mondo. Seguendo
queste linee, credo sia possibile tratteggiare un'immagine coerente
dell'attività
di Dio nel mondo, un'immagine che comprenda sia il fatto che nella
nostra esperienza i morti non risorgono, sia che Dio risuscitò Gesù
nel giorno di Pasqua (e anche che la tomba trovata vuota). La scienza
non è nella posizione di poter contraddire questi casi speciali.
Secondo questa prospettiva i miracoli, come nel quarto Vangelo,
vengono visti non come giochi di prestigio celesti, ma come segni,
come intuizioni di una razionalità più profonda di
quella normalmente conosciuta».
La fisica contemporanea non dice che un fenomeno
si produce sempre e infallibilmente allo stesso modo, ma dice piuttosto "circostanze
simili conducono a effetti simili".
Cosicché "il cambiamento
delle circostanze può portare a conseguenze inattese."
Come i miracoli ed i prodigi .
Quale conflitto tra
scienza e fede?
Non
è ancora del tutto scomparso dall'orizzonte della coscienza collettiva
occidentale il pregiudizio che scienza e fede siano sorelle nemiche.
Era un pregiudizio tipico del Settecento illuministico, che si è poi
inasprito coi positivismo ottocentesco, e che sarebbe dovuto scomparire
nel Novecento dopo le reciproche e ripetute aperture avvenute tra gli
ambienti delle scienze e il mondo delle religioni. In verità oggi non c'è più guerra
aperta tra le affermazioni della scienza e le affermazioni della
fede.Se qualche conflitto ancora nasce, esso non si pone più negli stessi termini
di ieri, quando ambedue i saperi, quello scientifico e quello teologico, presumevano
di possedere la verità in, esclusiva.
SCIENZA E FEDE
Si tratta di due modi distinti ma complementari di accedere alla conoscenza
del reale:
- gli scienziati guardano alla realtà dei mondo empirico per
darne una spiegazione,
- i filosofi si interessano alla questione del senso del mondo e cercano risposte attraverso la ragione
- i teologi si interessano alla questione del senso del mondo che
ogni uomo si pone e cercano risposte ragionando sulle rivelazioni.
Le tre prospettive sono autonome, ma non si devono ignorare l'un l'altra.
Il classico binomio scienza-fede e quello di ragione-fede, che hanno imperversato nella cultura moderna,
hanno tenuto occultato il quarto grande polo della attività culturale:
l'arte. Anch'essa è un modo specifico e inconfondibile di accedere
alla verità integrale di se stessi e delle cose.Si sono oggi spenti gli echi dei conflitti scoppiati
ieri tra scienza e fede.
Tra uomini di scienza e autorità delle Chiese si nota un crescente
reciproco interesse. Non ci sono più "scomuniche" lanciate
a chi non
è d'accordo con la propria posizione.
Si moltiplicano, anzi, i dialoghi tra esperti di discipline religiose
e discipline scientifiche, e tra gli uomini di scienza ci sono credenti
e non credenti.
Fanno eccezione certe correnti religiose integraliste o fondamentaliste,
che non accettano di distinguere correttamente tra ambito religioso
e ambito profano, e pretendono di sottomettere il punto di vista scientifico
a quello religioso (ripetendo oggi l'errore che la Chiesa cattolica
commise oltre tre secoli fa con Galileo Galilei.
Una volta acquisito il principio che tra fede e scienza
c'è distinzione ma non opposizione, rimangono però sempre
aperti i campi concreti dove scienza e fede si confrontano. Quali
sono oggi questi campi concreti? L'elenco dei temi sarebbe inesauribile. Scienza e fede si interpellano oggi a un tavolo diverso, quello
dell'etica. Se ieri il litigio nasceva intorno alla natura dei
corpi celesti, alla struttura dei sistema solare, o all'evoluzione
della vita sulla Terra, oggi fanno problema alla coscienza religiosa
le manipolazioni genetiche, le politiche dei controllo demografico
asservite a interessi economici o al prestigio nazionale, le sperimentazioni
biologiche sconsiderate.
Fin dove può arrivare la scienza?
E' innegabile che la scienza goda oggi di un grande prestigio. I motivi
di questa stima sono intuibili. La scienza ha successo in molti campi.
Biologia, medicina, fisica, chimica, astronomia, informatica, elettronica,
ecc. fanno progressi continui. Queste e altre scienze hanno dato e
dànno un enorme contributo alla conoscenza del mondo. Le loro
scoperte sono poi tradotte in tecnologia. La tecnologia seduce, perché si
dimostra di immediata utilità, come l'invenzione del motore
o del transistor; può far risparmiare tempo e fatica, come nel
caso dell'automazione; amplifica sorprendentemente le facoltà umane,
come fa il cervello elettronico; dà all'uomo l'ebbrezza di vincere
le stesse leggi della natura, come quando spacca l'atomo, vola nello
spazio aereo, comunica via satellite, esce dalla forza di gravità terrestre...Si
dirà, allora, che la scienza è pronta a svelare tutti
misteri del cosmo?E basterà il progresso tecnologico a risolvere
tutti i problemi dell'uomo?
Nel secolo scorso molti lo credevano: credevano nella Scienza infallibile
e nel Progresso illimitato. Qualche nostalgico ci ha creduto ancora
fin oltre la metà di questo secolo. Oggi nessuna persona seria
e informata, a cominciare dagli stessi scienziati, crede più
a quel mito ottocentesco.
I motivi di questo disincanto sono noti.
Primo, ci si è resi conto che il progresso tecnologico
indiscriminato può comportare dei costi altissimi e irreparabili
in termini di degrado e consumo delle risorse naturali, con risvolti
preoccupanti sufl'equilibrio stesso delle persone e della società.
Secondo, la scienza stessa si è fatta più
umile e realista: non procede più per assiomi insindacabili,
ma per ipotesi e verifiche parziali, e sa che ogni suo risultato può
domani essere rimesso in di scussione e superato (o « falsificato
», come affermava l'epistemologo Karl Popper, 1902-1994).
Terzo, la scienza, che vuole dare una spiegazione a tutto, non ha una
spiegazione per le questioni fondamentali della vita: è capace
di spiegare come si nasce, si soffre, si muore, ma è incompetente
a dire perché si vive e si muore.
La scienza è incompetente su tante altre domande:
da
dove proviene ciò che esiste?
Da dove viene l'uomo?
Qual è
il suo destino?
Perché c'è il dolore?
Che cosa è
giusto e che cosa è ingiusto?
Che succede dopo la morte?
Le scienze sperimentali non entrano in questi campi. D'altra parte,
l'uomo, da solo, non ha certo i mezzi per affrontare simili problemi.
Eppure lasciarli irrisolti significa rinunciare a dare un significato
al vivere.
Gli scienziati non fanno che indagare il mondo fisico per dare una
spiegazione scientifica a quello che accade. Il biologo e l'astronomo
osservano fenomeni, misurano, comparano, sperimentano, scoprono delle
leggi. Una legge di natura, poniamo la legge di gravitazione universale,
una volta scoperta da Newton, serve a spiegare un infinito numero di
fenomeni che sono avvenuti, che avvengono e che avverranno. Keplero,
osservando la posizione dei pianeti, calcolò i loro percorsi
ellittici intorno al Sole, e dettò così le leggi dell'astronomia
moderna.
Ma non tutte le leggi dell'universo sono state scoperte. Forse siamo
ancora all'inizio. Esistono ancora tante zone inesplorate e misteriose,
sulla Terra e nel cosmo, dentro la materia e nei processi della vita.
Le malattie, per esempio, non sono tutte conosciute, e tra quelle
conosciute non tutte sono vinte.E' certo però che il progresso
scientifico non si arresterà. La scienza - dicono gli esperti
- ha ancora un grande avvenire.Ma potrà la scienza spiegare
ogni cosa?E quand'anche arrivasse a spiegare tutti i misteri del mondo
fisico,
è proprio sicuro che allora l'uomo troverà risposta esauriente
a tutte le sue domande più profonde?
(F.Pajer Religione--SEI)
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