Corso di Religione

LA RELIGIOSITA', LE RELIGIONI E LA FEDE


3- ILBISOGNO DI RIVELAZIONE
RELIGIOSITA RELIGIONE E FEDE
         


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Religiosità , religione e FEDE
( cf. : religione e FEDE )
Il punto di vista di uno psicologo della religione.  di Giacomo Daquino - psicoanalista in Credere e Amare
Religiosità e Religione"La religione è una preziosa espansione della religiosità , cioè un tramite, un mezzo per appagarla : corrisponde a quell'istituzione sociale formata da una comunità  che ha accolto ( la rivelazione di ) un Assoluto Infatti se per religiosità -religione si intende il significato letterale di essere «re-legati», cioè legati a qualcosa-qualcuno riconosciuto come importante per se stesso, ci si deve aprire a un oggetto fuori del Sè. La religione è un fenomeno estrinseco della personalità , extrapsichico, che riceve la sua legittimazione da elementi esteriori al Sè.

La religione è l'adesione alle credenze, alle pratiche, ai riti e alle gerarchie alla radice delle quali sta il riconoscimento consapevole da parte dell'uomo di una realtà  assoluta.A differenza della religiosità - che coincide con l'inconscio- la religione coincide con il conscio . La religiosità  può differire da soggetto a soggetto soltanto per il livello di maturità  o d'immaturità  dell'esperienza religiosa o per la diversità  del credo» Religione e FEDE " La religiosità  è un fenomeno intrapsichico, che scaturisce dall'uomo naturaliter religiosus, cioè  religioso per natura  ... è un vissuto soggettivo, un bisogno psichico che s'inquadra nell' evoluzione psicologica dell'individuo.

Appartiene all' inconscio psichico.... e particolarmente all'Eros o istinto di vita, di armonia, di ordine. Tale sentimento rende gli uomini attenti ed interessati a tutti quegli eventi in cui si manifestano forze straordinarie
( il Sacro) che possono far loro superare i limiti umani.
In termini psicologici   la religione è l'insieme dei rapporti cognitivi, volitivi ed emotivi che esistono tra il soggetto e  l'oggetto religioso ( il sacro, l'assoluto)La religione , il naturale soddisfacimento del sentimento religioso, è la risposta alla religiosità  personale intrinseca dell'Eros : poichè il sentimento religioso è presente in tutti gli esseri umani, questi hanno sentito la necessità - per soddisfare il proprio bisogno religioso - di organizzarsi nelle religioni Le manifestazioni del Sacro sono jerofanìe e cratofanìe , nel linguaggio popolare contemporaneo : miracoli e prodigi. Quando a questi eventi si accompagna la parola di un intermediario che ne rivela l'autore ed il significato allora si tratta di rivelazione .
« La sintesi tra senso religioso e rivelazione si esprime normalmente nella (creazione o ) adesione ad una religione : questa è l'espressione della maturità  psicologica dell'uomo nella dimensione religiosa.   La religiosità matura può essere presente anche nell'adulto ateo, religioso benchè senza fede, a patto che il suo ateismo non abbia motivazioni nevrotiche. Poichè il senso religioso è sempre anche bisogno di rivelazione , la sintesi tra senso religioso e rivelazione, espressione di maturità umana in ambito religioso, può orientare l'uomo alla "FEDE nella rivelazione" ( Oppure generare rifiuto o indifferenza )
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Quando il sentimento religioso incontra una una rivelazione l'uomo può operare una sintesi   tra il proprio bisogno di rivelazione e la rivelazione stessa aderendovi con la FEDE Quando le concezioni personali non coincidono con quelle della rivelazione si apre una scelta tra le proprie idee e la rivelazione e tale scelta  comporta non soltanto motivazioni affettive ma anche intellettive, così che alla disponibilità  emotiva a credere ( sentimento religioso) non sempre s'accompagna la volontà  di credere ( adesione consapevole alla rivelazione, la fede).
La maturità umana in ambito religioso L'uomo è immerso in  dinamiche psichiche che lo spingono a vedere, toccare, sentire per capire, per verificare, per credere. Ma la concezione dì Dio non è sperimentabile.
La... " religiosità  matura" ... è caratterizzata dal fatto che non si ferma entro i propri confini, che va al di là  del sensibile, del percettibile Secondo la psicologia religiosa il credente è colui che ha trovato l'armonia tra la propria religiosità  ( il proprio bisogno di salvezza, di rivelazione) e una rivelazione: uscendo da se stesso e dandosi al sacro che si rivela e salva mediante la FEDE, la persona  raggiunge la maturità religiosa Quando si parla di fede ci si riferisce all'«andare oltre l'umano » per abbracciare il mistero   che si rivela e che il credente accetta consapevolmente  Non basta un atto di volontà  per credere, come non basta per amare. Non ci si può infatti imporre di amare una persona: o la si ama o non c'è niente da fare. Quindi,
più che "cercare la fede ", è utile rendersi disponibili in un atteggiamento di accettazione e di maggior conoscenza di se stessi, sapendo attendere con grande pazienza perchè a volte la religiosità  rimane una domanda senza risposta Come non basta la volontà  per credere, così non è sufficiente nemmeno la ragione. Un semplice atto di conoscenza o d'informazione ( sulla rivelazione) non consente di conquistare la fede. La religiosità è disponibilità  al soprannaturale, all'assoluto, ma è solo la conditio sine qua non per la FEDE, per diventare credente Soltanto chi unisce la disponibilità  religiosa naturale   alla dimensione soprannaturale di una rivelazione (per mezzo della sua accoglienza nella FEDE) può trasformarsi in credente. La religione tende a prendere dalla rivelazione quegli elementi che permettono di costruire una istituzione che garantisca il Sacro per il soddisfacimento del bisogno religioso , purtroppo anche a costo di manipolare la rivelazione , mentre ...
La fede matura  percepisce la presenza di Dio senza volerlo manipolare o mistificare : una fede matura non va contro la ragione pur andando oltre la ragione e implica la capacità di spostare certe domande dalla testa al cuore. E, come l'amore, è un'avventura non facile che comporta il dubbìo, perchè amare una persona o Dio è amare qualcosa di diverso da noi, di ignoto, quindi di imprevisto e irriprevedibile.
( la FEDE) Non deriva dalla paura, dal dovere, dall'illusione, ma dall'amore. Non è cieca, astratta, imposta da una gerarchia ( sacra) , ma radicata nella vita, in un'alleanza di mente e di cuore.Fede e compimento dell'essere : la maturità nella fede La FEDE permette di vivere in un progetto d'eternità  ma puando la fede diventa certezza o un repertorio di certezze ( una dottrina ) , non è piu' tale. E se pure la fede poggia su probabilità  storiche, razionali e sociali, essa è sempre rischiosa poichè non dà  sicurezze. Per questo...vive nel dubbio Il dubbio è infatti alla radice di ogni fede, che non è abitudine o passività , ma stimolo, azione, conquista.
Non basta l'entusiasmo: occorre la maturità  psicoaffettiva. La fede conosce le sue prove, le sue difficoltà , il suo tormento, richiede lo sforzo dell'umiltà . Si ha il diritto, quasi il dovere al dubbio e, poichè ogni vita è un cammino di ricerca, si avvertono anche i rischi di questo itinerario. E in tale percorso non ci sono scorciatoie.
Quando un fedele non ha dubbi è difficile discernere se crede in Dio o soltanto in se stesso.Perchè ... a partire dal momento in cui si incontrano difficoltà , e cioè dal momento in cui le concezioni personali non coincidono con quelle di fede, sì apre una scelta tra le proprie idee e la rivelazione divina, e quindi si presenta un'occasione posìtiva per superare il proprio egoismo e per approfondire la cultura religiosa.
Una fede matura è dunque quella che, attraverso le incertezze e le difficoltà (il dubbio) si autentica e si fortìfica Del resto una fede senza affanni non è testimonianza, perchè la fede non si può spiegare, si può solo offrire agli altri con l'esempio, soprattutto quando diventa carisma o quando puo' cambiare la vita, radicalmente »
Il punto di vista del  teologo Giannino Piana in : NÉ SUL MONTE GARIZIM NÉ A GERUSALEMME

La dialettica fede / religione« La fede in cui si attua l’incontro con Dio non ha bisogno di per sé di sovrastrutture che la incapsulino; è un atto libero che non deve avere vincoli di spazio e di tempo. Tuttavia la possibilità che si generi l’apertura a Dio che si fa sempre per primo a noi incontro è legata all’attuarsi di alcune precondizioni antropologiche, che favoriscono la nostra capacità recettiva. Non è questo il significato del rapporto tra fede e religione?
Il riconoscimento del primato della fede non implica il rifiuto della religione, la quale è, da un lato, la struttura originaria – apertura alla trascendenza (homo naturaliter religiosus) – che consente all’uomo di recepire il dono della rivelazione e, dall’altro, la via attraverso il quale la fede trova la sua possibilità di espressione incarnandosi in atti umanamente significativi
Tra fede e religione sussiste – come è facile intuire – un rapporto dialettico, per il quale la subordinazione della religione alla fede comporta la messa in atto di un costante discernimento per evitare forme di sacralizzazione che costringono quest’ultima a subire un indebito inquinamento. È come dire che si tratta di non misconoscere l’importanza della religione per l’accoglienza e il consolidamento della fede e di assumere, nello stesso tempo, un atteggiamento di vigilanza nei suoi confronti per il pericolo della emergenza del “sacro” in senso deteriore. »
Religione  o   Fede  ? L'adesione ad una determinata religione nasce principalmente per ragioni geografiche e storiche : l'uomo cerca il soddisfacimento del suo sentimento religioso, del suo bisogno di rivelazione principalmente nella religione che incontra nella propria famiglia, in una determinata cultura.
Così chi nasce e cresce in Giordania sarà probabilmente musulmano, chi in India, indù, chi in Europa, cristiano, e così via. Naturalmente il mondo cambia continuamente ed anche le persone le quali a volte abbandonano una religione per aderire ad un'altra. (cf.: Conversione religiosa ) La religione è tutto ciò che l'uomo fa per un dio ( il sacro o un assoluto ) per meritare /conquistare uno status umano che risponda adeguatamente al proprio bisogno di felicità  definitiva : la religione soddisfa il  sentimento religioso mentre la fede è affidare il proprio essere a ciò che un dio fa per l'uomo - o promette di fare - nella rivelazione, per compierlo in pienezza nella sua umanità
[ Alberto.Magg- studibiblici.it i]
Fede e religione storicamente coesistono sempre perchè anche nell' adesione di fede ad una rivelazione l'uomo (nel suo inconscio) rimane sempre un essere religioso e tende sempre ad esprimersi anche religiosamente   La Chiesa cattolica e le religioni(Documento conciliare Vat. II ° "Nostra Aetate")
1. Nel nostro tempo in cui il genere umano si unifica di giorno in giorno più strettamente e cresce l'interdipendenza tra i vari popoli, la Chiesa esamina con maggiore attenzione la natura delle sue relazioni con le religioni non-cristiane. Nel suo dovere di promuovere l'unità  e la carità  tra gli uomini, ed anzi tra i popoli, essa in primo luogo esamina qui tutto ciò che gli uomini hanno in comune e che li spinge a vivere insieme il loro comune destino. I vari popoli costituiscono infatti una sola comunità . (Documento conciliare Vat. II ° "Gaudium et Spes") 
" I vescovi cattolici, riuniti in Concilio universale negli anni 1960 a Roma, dopo aver pregato lo Spirito Santo e aver riflettuto su tutti gli insegnamenti trasmessi loro dagli Apostoli di Gesù attraverso i loro predecessori, osservando la realtà  contemporanea degli uomini rilevavano che , di fronte all'evoluzione attuale del mondo, diventano sempre più numerosi quelli che si pongono o sentono con nuova acutezza gli interrogativi più fondamentali: cos'è l'uomo? Qual è il significato del dolore, del male, della morte, che continuano a sussistere malgrado ogni progresso? Cosa valgono quelle conquiste pagate a così caro prezzo? Che apporta l'uomo alla società , e cosa attendersi da essa? Cosa ci sarà  dopo questa vita? "

1... Gli uomini attendono dalle varie religioni la risposta ai reconditi enigmi della condizione umana, che ieri come oggi turbano profondamente il cuore dell'uomo: la natura dell'uomo, il senso e il fine della nostra vita, il bene e il peccato, l'origine e lo scopo del dolore, la via per raggiungere la vera felicità , la morte, il giudizio e la sanzione dopo la morte, infine l'ultimo e ineffabile mistero che circonda la nostra esistenza, donde noi traiamo la nostra origine e verso cui tendiamo.

2. Dai tempi più antichi fino ad oggi presso i vari popoli si trova una certa sensibilità  a quella forza arcana che è presente al corso delle cose e agli avvenimenti della vita umana, ed anzi talvolta vi riconosce la Divinità  suprema o il Padre. Questa sensibilità  e questa conoscenza compenetrano la vita in un intimo senso religioso.

... La Chiesa cattolica nulla rigetta di quanto è vero e santo in queste religioni. Essa considera con sincero rispetto quei modi di agire e di vivere, quei precetti e quelle dottrine che, quantunque in molti punti differiscano da quanto essa stessa crede e propone, tuttavia non raramente riflettono un raggio di quella verità  che illumina tutti gli uomini.

Tuttavia essa annuncia, ed è tenuta ad annunciare, il Cristo che è œ via, verità  e VITA definitiva (Gv 14,6), in cui gli uomini devono trovare la pienezza della vita religiosa e in cui Dio ha riconciliato con se stesso tutte le cose.

Essa perciò esorta i suoi figli affinchè, con prudenza e carità , per mezzo del dialogo e della collaborazione con i seguaci delle altre religioni, sempre rendendo testimonianza alla fede e alla vita cristiana, riconoscano, conservino e facciano progredire i valori spirituali, morali e socio-culturali che si trovano in essi. "
E' possibile "conoscere Dio" e "parlare" di Dio? L'esperienza assicura che parlare di un dio   non è facile per nessuno. Se un dio è quella realtà che si dice, non potrà mai essere conosciuto come le nostre tasche: qualcosa, anzi tante cose, supereranno sempre le nostre abilità. Quello su un dio è sempre un discorso non definitorio, piuttosto allusivo che non esaustivo. Soprattutto, un discorso che non potrà avere come giudice supremo il solo pensiero, come se un dio fosse alla stregua dei prodotti intellettuali.
Parlare di un Dio-persona significa disporre la mente ad aprirsi, senza fare passi falsi, cosciente dei propri limiti in questo campo minato, ad accogliere e interpretare i segni di Dio nella storia : la Sua rivelazione. Maturità religiosa e religiosità incompiuta   Ogni uomo nasce dentro una cultura religiosa ma nessuno sceglie la cultura , la tradizione religiosa in cui nascere. Tutte le persone si ritrovano a praticare una religione per nascita e tradizione.Tutte le persone però sono religiose in quanto si pongono le domande fondamentali della vita e sono chiamati dalla loro natura a ricercare le risposte e le soluzioni : sono chiamate ad una cammino di maturazione nella loro dimensione religiosa.
Questo implica una autoeducazione  religiosa e percio' un percorso di conoscenza e di apprendimento. E' la persona stessa che , condotta in questo cammino, trova liberamente la propria sintesi , cioè la maturità religiosa. Da un lato ogni persona ha bisogno di maturare la coscienza del proprio senso religioso , dall'altro ha bisogno di conoscere oggettivamente le rivelazioni che le religioni custodiscono.

Tutto questo non avviene sempre agevolmente : puo' succedere per varie ragioni che non intervengano questi percorsi educativi della dimensione religiosa. A volte non si matura la coscienza del senso religioso e si aderisce ad una religione per tradizione o abitudine ,per paura o per costrizione, diventando così dei creduloni.

Altre volte non si aderisce a nessuna religione per ignoranza delle rivelazioni e si finisce per rivolgersi ai maghi , ai veggenti, ai sensitivi agli astrologi, agli occultisti e quant'altro. Si vive in un certo infantilismo religioso o -se si preferisce- una religiosità incompiuta.
Credere e Non-credere Credo che non ci sia nessun Dio.
Credo che non ci sia nessuna vita oltre la morte.
Credo che non esista un mondo spirituale.

Perchè? Perchè questo è ciò che penso !
QUESTA E' CREDULONERIA! Credo che ci sia un Dio, un essere supremo.
Credo che ci sia una vita oltre la morte.
Credo che esista un mondo spirituale.

Perchè? Perchè questa è ciò che penso!
Ci sono poi anche molti fenomeni che confortano la mia credenza.

QUESTA E' CREDULONERIA! Non credo in nessuna rivelazione.
Perche? Perchè mi sono confrontato con molte Rivelazioni, ho cercato di comprenderne gli eventi, i significati ed in questo confronto non ho trovato risposte per il mio sentimento del Mistero; non è nata nessuna attrazione o coinvolgimento.
Rimango attento e aperto , ma a tutt'oggi posso dire di non avere fede in nessuna rivelazione.

QUESTA E' LA SITUAZIONE DI NON-CREDENTI . Ho fede nella rivelazione buddhista.
oppure
Ho fede nella rivelazione cristiana.
oppure
Ho fede nella rivelazione islamica.
oppure
Ho fede ....
Perche? Perchè mi sono confrontato con la Rivelazione, ho cercato di comprenderne gli eventi, i significati, di orientare la mia vita secondo le sue prerogative, ed in questo confronto, evitando ogni suggestione o autosuggestione, è nata una attrazione totalizzante che posso chiamare consapevolmente fede.
QUESTO E' CREDERE! (Catechismo universale Cattolico-CUCC)
 2123 “Molti nostri contemporanei non percepiscono affatto o esplicitamente rigettano l'intimo e vitale legame con Dio, così che l'ateismo va annoverato fra le cose più gravi del nostro tempo” [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 19].  

2124 Il termine ateismo indica fenomeni molto diversi. Una forma frequente di esso è il materialismo pratico, che racchiude i suoi bisogni e le sue ambizioni entro i confini dello spazio e del tempo. L'umanesimo ateo ritiene falsamente che l'uomo “sia fine a se stesso, unico artefice e demiurgo della propria storia” [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 19]. Un'altra forma dell'ateismo contemporaneo si aspetta la liberazione dell'uomo da una liberazione economica e sociale, alla quale “si pretende che la religione, per sua natura, sia di ostacolo.. in quanto, elevando la speranza dell'uomo verso una vita futura.., la distoglierebbe dall'edificazione della città terrena” [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 19].

 2125 Per il fatto che respinge o rifiuta l'esistenza di Dio, l'ateismo è un peccato contro la virtù della religione [Cf Rm 1,18 ]. L'imputabilità di questa colpa può essere fortemente attenuata dalle intenzioni e dalle circostanze. Alla genesi e alla diffusione dell'ateismo “possono contribuire non poco i credenti, in quanto per aver trascurato di educare la propria fede, o per una presentazione fallace della dottrina, o anche per i difetti della propria vita religiosa, morale e sociale, si deve dire piuttosto che nascondono e non che manifestano il genuino volto di Dio e della religione” [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 19].

 2126 Spesso l'ateismo si fonda su una falsa concezione dell'autonomia umana, spinta fino al rifiuto di ogni dipendenza nei confronti di Dio [Cf ibid., 20]. In realtà, “il riconoscimento di Dio non si oppone in alcun modo alla dignità dell'uomo, dato che questa dignità trova proprio in Dio il suo fondamento e la sua perfezione” [Cf ibid., 20]. La Chiesa sa “che il suo messaggio è in armonia con le aspirazioni più segrete del cuore umano” [Cf ibid., 20].

L'agnosticismo  2127 L'agnosticismo assume parecchie forme. In certi casi l'agnostico si rifiuta di negare Dio; ammette invece l'esistenza di un essere trascendente che non potrebbe rivelarsi e di cui nessuno sarebbe in grado di dire niente. In altri casi l'agnostico non si pronuncia sull'esistenza di Dio, dichiarando che è impossibile provarla, così come è impossibile ammetterla o negarla.

 2128 L'agnosticismo può talvolta racchiudere una certa ricerca di Dio, ma può anche costituire un indifferentismo, una fuga davanti al problema ultimo dell'esistenza e un torpore della coscienza morale. Troppo spesso l'agnosticimo equivale a un ateismo pratico.
Rispettare Al centro del sistema dei valori universali -cosi' come possiamo trovarli ad esempio nella Dichiarazione ONU dei Diritti dell' Uomo- si trova la persona. Il rispetto è dovuto sempre ad ogni persona in quanto tale. Si rispetta la persona anche nelle sue scelte religiose, incluse tutte le forme di ateismo e di agnosticismo o di indifferenza.

La persona puo' trovarsi a vivere una religiosità  matura (atea o di fede che sia), cosi' come come puo' trovarsi a vivere una religiosità immatura, fideista, credulona, fondamentalista, integrista, etc.


Alcune persone aderiscono ad una religione non per fede in una rivelazione che ricolma il loro sentimento religioso, ma perchè attratte da una appartenenza comunitaria in cui intravedono vantaggi diversa natura.

Altre ancora si fanno forti di una determinata appartenenza religiosa per opporsi ad altre appartenenze o culture religiose ( "sono buddhista perchè non sopporterei di appartenere alla Chiesa cattolica romana ") ; culture che a volte si combattono per motivi economici o politici ("sono musulmano perchè antioccidentale, ma non ho maturato nessuna sintesi tra la rivelazione islamica ed il mio sentimento religioso...oppure : sono ebreo perchè odio gli arabi che sono musulmani, ma non ho una vera fede religiosa... oppure : sono cattolico perchè ho ereditato un odio storico per i protestanti irlandesi, " etc.)

Il rispetto dunque non puo' essere genericamente dovuto alla " religione" altrui; piuttosto è piu' corretto parlare di rispetto della persona nelle scelte religiose concrete che vive o che non vive.
Un sentimento di rispetto generico per tutte le religioni non coglierebbe le persone concrete nella loro realtà di fede o di creduloneria o di deprivazione culturale.
Si rispetta la persona che è musulmana piuttosto che induista o shintoista o atea o cattolica. Si rispetta la persona, ma il dialogo sarà diverso a seconda se sarà un cattolico terrorista irlandese o se sarà un cattolico maturo. Il rispetto per "la religione altrui" deve essere "disincantato", dovuto cioè alla persona concreta, non al sistema religioso cui essa aderisce . Questo rispetto a volte puo' richiedere di sostenere la persona nella sua maturazione religiosa .
L 'agnosticismo (agnostos=non conoscibile )
Il termine ,nell'uso moderno , è stato introdotto nel dibattito filosofico da T. Huxley (1889 ) come concetto antitetico a quello di gnosi che indica la possibilità reale di una conoscenza dell'inconoscibile .
Si può dire in generale che mentre l'ateismo è il rifiuto ostile nei confronti delle tematiche metafisiche e religiose , l'agnosticismo oggi è la sospensione di giudizio intorno alle questioni che riguardano Dio o la trascendenza in generale in attesa di una eventuale conoscena scientifica in proposito. D. Hume ( Ricerche sull'intelletto umano , 1748) , sulla base del principio dell'esperienza formulato da J.Locke (1688) afferma che le idee astratte ( le essenze in metafisica per esempio) non sono delle verità che corrispondono alla realtà esperienziabile : non esiste una conoscenza effettiva di cause ontologiche, cause prime dei fenomeni ,acquisita a partire dalle cause fisiche esperienziabili .

Le impressioni derivate dalle esperienze sono cosa diversa dalle verità ontoligiche. L'uomo sperimenta una serie di fenomeni che mette in successione ed arbitrariamente chiama uno " causa" ed un altro " effetto". La metafisica ( Aristotele e successori ) pretende di considerare i fenomeni esperienziabili come effetti di cause non esperienziabili , cause che stanno oltre la possibilità dell'esperienza umana. Le cause prime che fondano l'esistere, l'essere, gli enti, non sono conoscibili a partire dall'esperienziabile. Esiste perciò un ambito inconoscibile sul quale è bene non dire nulla.
Questo nonconoscibilismo - detto in modo un pò grezzo- è l'agnosticismo. Questa posizione ha tolto ogni pretesa di fondamento alla metafisica . Finita la metafisica E.Kant procede ad una operazione ulteriore : riduce la conoscenza filosofica alla conoscenza scientifica ( siamo nel 18° sec.) inaugurando un'epoca scientista. La scienza sperimentale sarebbe l'unica possibilità di conoscenza oggettiva in quanto cafelicità di liberare qualsiasi soggettivismo , qualsiasi pregiudizio, inevitabilmente implicato in ogni processo cognitivo.

Dio, l'anima, l'aldilà, etc. non sono da negare ma da relegare nell' inconoscibile. Dunque la conoscenza del fondamento dell' essere sarebbe impraticabile per via ontologica e Kant propone la via etica in quanto l'esperienza morale, ciiè del bene e del male , è parte dello esperienziabile umano.

Gli sviluppi successivi della questione ( Spencer, Popper, etc.) attenuano il concetto di scienza come verità ma in tutte le epistemologie contemporanee è presente il pregiudizio antimetafisico di Kant. Con l'agnosticismo la ragione filosofica viene così confinata nei limiti fenomenici lasciando aperto il discorso sull'Inconoscibile ; l 'ateismo ha poi portato alle estreme conseguenze l'agnosticismo negando anche l'Inconoscibile.
Critica dell'agnosticismo Lennar Aqvist (1970) formula la teoria logica degli interrogativi : la scienza con le sue domande determina in partenza sia le risposte che il loro significato escludendo così molte altre domande, alcune forse più importanti con il pretesto e pregiudizio che esse non hanno senso. In reltà tutte le domande e problemi, a ben vedere, hanno senso solo in riferimento ad un contesto metafisico ( un contesto di essere , o esserci,comunque di esistenza ontologica ) . I problemi migliori sono proprio quelli capaci di aprire nuovi problemi metafisici.

Le scienze naturali e matematizzate perciò sono "ipotetiche" e non " apodittiche " , pretendono cioè di reggersi su fondamenti indimostrati dalla scianza stessa ; esse infatti si fondano sul presupposto metafisico dell'essere , un principio che le scienze non riescono a dimostrare dal loro interno. Il metodo scientifico pretende di produrre verità e nello stesso tempo si rivela incafelicità di dimostrare il fondamento sui cui pretende di essere vero.
Dal punto di vista teologico , Gv 1,18 " Dio nessuno lo ha mai visto nè lo si può vedere" ma si possono vedere le sue opere cioè le sue rivelazioni ma anche la creazione stessa cioè la natura. La possibilità di dire qualcosa di Dio a partire dalle sue rivelazioni , i suoi miracoli e prodigi è cosa ovvia. Dire qualcosa di Dio a partire dalla creazione è cosa meno ovvia. Questa possibilità era già stata intravista dai sapienti ebrei prima dell'avvento di Gesù :

Sap 13,1 Davvero stolti per natura tutti gli uomini che vivevano nell'ignoranza di Dio, e dai beni visibili non riconobbero colui che è, non riconobbero l'artefice, pur considerandone le opere. 2 Ma o il fuoco o il vento o l'aria sottile o la volta stellata o l'acqua impetuosa o i luminari del cielo considerarono come dèi, reggitori del mondo. 3 Se, stupiti per la loro bellezza, li hanno presi per dèi, pensino quanto è superiore il loro Signore, perché li ha creati lo stesso autore della bellezza. 4 Se sono colpiti dalla loro potenza e attività, pensino da ciò quanto è più potente colui che li ha formati. 5 Difatti dalla grandezza e bellezza delle creature per analogia si conosce l'autore. 6 Tuttavia per costoro leggero è il rimprovero, perché essi forse s'ingannano nella loro ricerca di Dio e nel volere trovarlo. 7 Occupandosi delle sue opere, compiono indagini, ma si lasciano sedurre dall'apparenza, perché le cose vedute sono tanto belle. 8 Neppure costoro però sono scusabili, 9 perché se tanto poterono sapere da scrutare l'universo, come mai non ne hanno trovato più presto il padrone?

La conoscenza di Dio a partire dalla natura è possibile attraverso il metodo dell'analogia applicabile alla grandezza e bellezza delle creature. Questa tesi è ripresa dal cristianesimo :

Rm 1, ciò che di Dio si può conoscere è loro manifesto; Dio stesso lo ha loro manifestato. 20 Infatti, dalla creazione del mondo in poi, le sue perfezioni invisibili possono essere contemplate con l'intelletto nelle opere da lui compiute, come la sua eterna potenza e divinità;

Il metodo dell'analogia è prerogativa dell 'intelletto e della ragione applicati alla bellezza e grandezza delle cose create. L'insegnamento è costante nei secoli :

( Concilio Vat. I - costituz. dogmatica Dei Filius )
Dio, principio e fine di ogni cosa puņ essere conosciuto con certezza mediante la luce naturale della ragione umana a partire dalle cose create  e specifica :
conoscere la sua esistenza e i principali attributi della sua natura e tale conoscenza costituisce un necessario presupposto della fede nella rivelazione . Addirittura la fede cristiana non è tale ( è fideismo, creduloneria) se non è passata dalla acquisizione di questa conoscenza.
Conoscere Dio in modo analogico significa conoscerlo attraverso gli attributi e le perfezioni che Egli ha dato, partecipato, alle cose che ha creato e che tutti possono ammirare , come la bellezza e la grandezza. Se la riflessione teologica sulle opere divine di salvezza nella storia umana fanno dire che Dio è amore soprannaturale, Carità ( 1Gv4,8) la contemplazione del creato fanno dire - tra l'altro -che Dio è grandezza, onnipotenza e bellezza.

I sapienti autori dei testi biblici parlano di Dio con l'analogia e così anche Gesù ; infatti ne parlano attraverso generi letterari come il mashal, la parabola, la metafora, l'analogia, etc. Gli artisti di tutti i tempi e di tutte le culture hanno espresso con i linguaggi analogici dell'arte la bellezza e la grandezza che hanno contemplato sia nelle rivelazioni che nella natura come attributi della Trascendenza.

La conoscenza analogica di Dio appartiene anche all'ambito della filosofia perciò l'agnosticismo è una posizione irragionevole, falsa.
Nella storia ci sono stati diversi agnosticismi anche nell'ambito cristiano come la patristica e la scolastica di orientamento fideista ( fede senza ragione ), Lutero, nei secoli 17°-19°; in ambito ebraico ( Maimonide e seguaci) in quello musulmano ( i seguaci della Kalàm) .
Modernismo E' il termine che raccoglie oggi agnosticismo, relativismo, soggettivismo, razionalismo, scientismo, immanentismo, storicismo , e tutte le ideologie raccolte dall' ateismo che riducono il divino a puro sentimento ingannevole.

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