Corso di Religione
No-global e new-global . Un altro mondo è possibile?
Chi , cosa,
come ( fare ) ?
In questa fine secolo non sappiamo ancora bene dove stiamo andando. Intravvediamo una struttura di potere a livello internazionale,ma non sappiamo come conferire autorità e responsabilità a questa struttura internazionale. Ciò è normale. Si pensi alla situazione in cui si trovarono coloro che vissero nel XVIII e XIX secolo, quando lottavano per la costituzione di strutture nazionali responsabili. In Francia e in America la rivoluzione avvenne prima che in Italia. La società civile lottava per trovare il modo di creare democrazia : è ancora la democrazia , la giusta risposta al potere che si va globalizzando. Deve essere ancora una volta la società a dire al mercato ciò che deve fare e non viceversa.
Se si lascia fare al mercato, il mercato imporrà le
sue regole, con le conseguenze fin qui descritte: convoglierà la
ricchezza dalla base della piramide verso il suo vertice, continuerà a
distruggere le condizioni di lavoro e l'ambiente. Questo è un modo pigro di governare diceva Oscar Wilde: 'Il
socialismo è una buona cosa, ma richiede troppe serate". Anche
la democrazia e la creazione di un Nuovo Ordine Economico Internazionale
richiedono tempo e impegno, ma se vogliamo mettere le basi per un
futuro migliore non possiamo esimerci dal dedicarglieli.
...Devono essere rafforzati tutti i legami a livello locale: fra i giovani
e gli anziani, fra i produttori e i consumatori, fra la campagna e
la città. Deve essere rafforzata l'economia locale e la solidarietà a
livello internazionale. Deve essere rafforzata la società civile.
Si deve fare di più a livello nazionale ed europeo.
Il nostro
compito è quello di costruíre una democrazia a livello
globale.
- La globalizzazione non è né una novità né un'occidentalizzazione:
per migliaia di anni, la globalizzazione è progredita
attraverso gli spostamenti, il commercio, la migrazione, l'espansione
delle influenze culturali e la diffusione della conoscenza e
della comprensione (anche della scienza e della tecnologia).
Ma le influenze hanno preso direzioni diverse.
- La globalizzazione non è di per se stessa una follìa: la
globalizzazione ha arricchito il mondo dal punto di vista scientifico
e culturale; ha anche giovato economicamente a molte persone.
Una povertà assai diffusa e una vita frettolosa,
inumana e breve dominavano il mondo qualche secolo fa,
con solo poche possibilità di rara ricchezza. Nel superare
questa indigenza, le tecnologie moderne come pure le interrelazioni
economiche sono state determinanti.
- La questione fondamentale è la disparità: la
principale sfida è
legata in un modo o nell'altro alla disparità tra nazioni
come pure all'interno delle nazioni. Le relative disparità comprendono
le disparità
nel benessere economico, ma anche evidenti asimmetrie nel potere
politico, sociale ed economico.
La questione cruciale riguarda la divisione dei potenziali
profitti derivanti dal!a globalizzazione tra i Paesi ricchi e quelli
poveri e tra i diversi gruppi all'interno delle nazioni.
- La preoccupazione primaria è il livello di disparità,
non il suo cambiamento marginale: sostenendo che i ricchi diventano
sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri,
coloro che criticano la globalizzazione hanno spesso scelto il
campo di battaglia sbagliato. Anche se la gran parte dei poveri
nell'economia mondiale ci ha rimesso (per svariati motivi riguardanti
accordi nazionali e internazionali), è difficile stabilire
una tendenza generale e ben delineata. Molto dipende dagli indicatori
scelti e dalle variabili in base alle quali sono valutate disparità e
povertà. E il problema di base restano i massicci livelli
di povertà.
- La questione non è solo se vi sia qualche profitto
per tutte le parti in causa, ma se la distribuzione del profitto
sia equa: quando vi sono profitti derivanti dalla cooperazione
ci possono essere molti accordi alternativi che, rispetto all'assenza
di cooperazione, giovano a ogni parte in causa. E' pertanto necessario
chiedersi se la distribuzione dei profitti sia equa o accettabile
e non solo se vi sia un profitto per tutte le parti in causa
(che possono essere il motivo per numerosi accordi alternativi).
- L'economia di mercato è in armonia con numerose e
differenti condizioni istituzionali e può comportare svariate
conseguenze: la questione fondamentale non può essere
se utilizzare o meno l'economia di mercato. E' impossibile avere
un'economia prospera senza un vasto utilizzo dei mercati. Ma
anche riconoscere questo non pone fine al dibattito, ne è solo
l'inizio. L'economia di mercato può portare a diversi
risultati a seconda di come le risorse fisiche siano distribuite,
di come le risorse umane vengano sviluppate, di quali regole
del gioco prevalgano, e cosi via.
-L'interdipendenza globale non ha
una istituzione globale capace di governarla democraticamente:le
istituzioni mondiali , come quelle dell'ONU, sono settoriali
e percio' incapaci a tutt'oggi di un governo mondiale); le istituzioni
internazionali esistenti hanno cercato di rispondere al cambiamento
della situazione in diversa misura. Anche l'equilibrio delle
forze che rifletteva lo status quo degli anni Quaranta deve essere
riesaminato.
- ... Ma mentre abbiamo sufficienti motivi per sostenere la globalizzazione nell'aspetto più positivo di quest'idea, ci sono anche questioni istituzionali e politiche di importanza critica che devono essere affrontate proprio nello stesso momento. Non è facile dissipare i dubbi senza affrontare seriamente le preoccupazioni di fondo che sono la causa di questi dubbi. Questo, a ogni modo, non dovrebbe cogliere di sorpresa nessuno. "
DISCLAIMER. Si ricorda - ai sensi della Legge 7 marzo 2001, n. 62 - che questo sito non ha scopi di lucro, è di sola lettura e non è un "prodotto editoriale diffuso al pubblico con periodicità regolare" : gli aggiornamenti sono effettuati senza scadenze predeterminate. Non può essere in alcun modo ritenuto un periodico ai sensi delle leggi vigenti né una "pubblicazione" strictu sensu. Alcuni testi e immagini sono reperiti dalla rete : preghiamo gli autori di comunicarci eventuali inesattezze nella citazione delle fonti o irregolarità nel loro uso.Il contenuto del sito è sotto licenza Creative Commons Attribution 2.5 eccetto dove altrimenti dichiarato. Navigando nel sito se ne accetta la PRIVACY POLICY