Corso di Religione

RELIGIONI IN DIALOGO

CRISTIANESIMO E BUDDISMO
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Il buddsimo Il principe indiano Gotama Siddharta è divenuto il Buddha Śākyamuni : colui che ha raggiunto l' illuminazione (bodhi) nel suo massimo grado (samyaksa-bodhi).

Gotama Samyaksa-buddha è l’ illuminato , colui che ha guadagnato il bodhi con i propri sforzi , senza un maestro che lo guidasse  nel suo cammino , che  è entrato nello stato di Nirvana dove si estingue ogni sofferenza.

Secondo il Buddha Śākyamuni , l’uomo può praticare una ascesi che porta all’annullamento del desiderio, ad uno stato di quiete della coscienza in cui non c’è più possibilità di presenza del dolore esistenziale .

Questo stato di “nolontà” ( parola che non esiste nelle lingue occidentali ed utilizzata per indicare l'opposto di volontà ) , è l’esperienza del nulla ed è il fondamento ultimo del tutto.


Nei racconti di ogni tradizione buddista Siddharta è la figura dell’uomo che si pone con drammatica consapevolezza  il problema della felicità come vittoria sulla sofferenza ed il dolore  di cui è impregnata la vita di tutti gli esseri ed in particolare la storia umana.

Il cristianesimoDa quando l’annuncio cristiano risuona nel tempo, il racconto della storia di Dio fra gli uomini è centrato su quello della sua  passione , morte e resurrezione , che è la storia della sua vita.

I racconti evangelici della vita di Gesù sono tutti orientati alla croce: l’intera vicenda del nazareno sta sotto il segno grave e doloroso della croce.

La comunità cristiana delle origini ha riconosciuto nel Nazareno “l’uomo dei dolori” il giusto israelita di cui parla il profeta Isaia ( cap 52-54) :

“Maltrattato si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca. Egli è stato trafitto per le nostre colpe, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà la salvezza si è abbattuto su di lui, per le sue piaghe noi siamo stati guariti”.


Colui che soffrì nella carne è morto giusto per gli ingiusti, annoverato tra i malfattori, lui, che “ non cercò di piacere a se stesso e in cambio della gioia che gli era posta innanzi si sottopose alla croce” . Tutta la sua vita fu croce e martirio.

Non si può capire la vita di Gesù senza la croce, come peraltro non si può capire la croce senza il cammino verso di essa e senza il suo esito finale, la resurrezione .

Gesù ha varcato la soglia imponderabile e  amara della morte: la storia della sua fede e della sua speranza, la sua preghiera, il cammino cosparso di prove della sua libertà ne sono la conferma costante. Oscurità e tentazione si sono scontrate nel profondo del suo spirito con l’incondizionata dedizione al Padre, che ne è stata come sigillata, fino al “sì“ che lo ha portato alla morte: “Abbà, Padre! Tutto è possibile a te, allontana da me questo calice! Però non ciò che io voglio, ma ciò che vuoi tu!” (Marco 14,36).

Questa esperienza interiore di finitudine, questa fatica di vivere, assunta nella forza di un più grande amore e della speranza credente nel progetto salvifico del Padre , apre Gesù alla comprensione reale del patire umano: la sua compassione per la folla, il suo commuoversi davanti agli infelici e ai sofferenti  rivelano una sensibilità all’altrui dolore  che solo chi del dolore ha fatto esperienza riesce ad avere.

Per amore, liberamente, cosciente del passo che compie, il Nazareno è andato incontro alla morte; in una totale remissività egli si è lasciato consegnare di mano in mano. Paolo scrivendo ai Corinzi usa parole estreme: “Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo trattò da peccato in nostro favore”.

Gesù fece l’esperienza del dolore e della sofferenza più radicale: la percezione di aver perso la comunicazione con il Padre. Nel momento dell’agonia Gesù eleva a Dio la preghiera dell’orante ebreo che si sente abbandonato da Lui : « “ Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Tu sei lontano dalla mia salvezza “ sono le parole del mio lamento
( cf Sal 21:2 - Mt 27:46)  

La Chiesa insegna che gli uomini sono  destinati da Dio alla felicità. Il peccato però ha introdotto nel mondo l’infelicità, la sofferenza, la malattia e la morte.

Dio Padre ha guardato gli uomini  peccatori con sguardo misericordioso : per portarli alla felicità cui li ha destinati  ha inviato nel mondo il suo Unigenito Figlio , Gesù. Questi con la sua passione e morte ha "distrutto la morte stessa" perchè è risorto e con il dono all'umanità del suo Spirito ha "distrutto il peccato stesso" causa di sofferenza e morte.

[ Dei Verbum, I,2.]
E’ impossibile pensare alla croce e tentare di penetrarne il mistero, senza contemporaneamente guardare alla resurrezione. Se Cristo è risorto, l’ultima parola della storia non è il dolore, la riprovazione e  la morte, ma è la vittoria su di essa, speranza di vita senza lacrime e senza tramonto,in Dio.

L’uomo, “ in Gesù” , è salvato dal male e dalla morte, dal dolore e dalla sofferenza per sempre : 

Rm 6:9“…sapendo che Cristo risuscitato dai morti non muore più; la morte non ha più potere su di lui.

La condizione di risorto di Gesù diventerà definitivamente la condizione dei “ figli” adottati dal Padre.

[ Catechismo universale della Chiesa cattolica , Prefazione ]
«Piacque a Dio nella sua bontà e sapienza rivelarsi in persona e manifestare il mistero della sua volontà (cfr. Ef 1,9), mediante il quale gli uomini per mezzo di Cristo, Verbo fatto carne, hanno accesso al Padre nello Spirito Santo e sono resi partecipi della divina natura (cfr. Ef 2,18; 2 Pt 1,4). Con questa Rivelazione infatti Dio invisibile (cfr. Col 1,15; 1 Tm 1,17) nel suo grande amore parla agli uomini come ad amici (cfr. Es 33,11; Gv 15,14-15) e si intrattiene con essi (cfr. Bar 3,38), per invitarli e ammetterli alla comunione con sé. »


( 1Tm 2,3-4 )“Dio, nostro Salvatore, ... vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità”.
( At 4,12 ) “Non vi è... altro nome dato agli uomini sotto il cielo, nel quale è stabilito che possiamo essere salvati”

Rm 6:6 Sappiamo bene che il nostro uomo vecchio è stato crocifisso con lui, perché fosse distrutto il corpo del peccato, e noi non fossimo più schiavi del peccato.
Gv 6:54 “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno.
Gv 6:56“ Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui.” 

Bevendo l’amaro calice della passione e morte ingiusta Gesù  ha fatto fino in fondo l’esperienza della condizione umana e nella sua morte/resurrezione l’ha portata a compimento definitivo ( la pienezza umana , definitiva , la salvezza ) .

La sofferenza di Gesù e la sua morte sono state feconde per l'umanità.

San Paolo osa scrivere ai cristiani di Colossi:

Col 1, 24Ora io sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi
//
e do compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne,
a favore del suo corpo che è la Chiesa.

Le sofferenze che Paolo -inviato ( apostolo) di Gesù - patisce nel suo lavoro per il Vangelo, per l'Uomo compiuto e Definitivo , sono sofferenze feconde per la salvezza-compimento dell'umanità.

Sono la continuazione di quelle patite da Gesù, l'inviato del Padre , a favore dell'Uomo. Per questo Paolo , pur soffrendo, è lieto: perchè non sono senza senso, inutili , ma fanno parte della sua collaborazione con Gesù per la salvezza dell'umanità.

Così come fu per Gesù, per ogni cristiano, soffrire nel lavoro per il Vangelo, l'Uomo Definitivo, non è una jattura da cui fuggire ma una tribolazione da cui passare per collaborare con Gesù nella sua azione salvifica.

Gesù ha combattuto la sofferenza, in tutte le forme con le quali si presentava ai suoi tempi: la malattia, la sofferenza spirituale, l’emarginazione, il pregiudizio, la solitudine. La croce non è stata da parte di Gesù, la scelta dell’eroe che vuol far vedere la sua bravura nel resistere, ma è stata la scelta di amare fino alla fine, fino alle estreme conseguenze, l’umanità cui il Padre vuole donare la sua divinità  .

Testo fondamentale : Salvifici doloris.

Cristo — senza nessuna colpa propria — si è addossato « il male totale del peccato ».
[ Gesù non è fuggito dalla tribolazione che l' incarnazione gli ha riservato ; tribolazione che fu soprattto conseguenza del peccato che allignava negli uomini e che li rendeva ostili a Lui]

L'esperienza di questo male determinò l'incomparabile misura della sofferenza di Cristo,
che diventò il prezzo della redenzione.”
 


[ Accettare la condizione umana , accettare di passare attraverso la sofferenza che gli uomini gli comminavano con la loro ostilità//peccato è stato "il prezzo" che Gesù - per colpa degli uomini- ha dovuto pagare per portarli alla salvezza, al compimento, per mezzo del dono permanente del suo Spirito dalla croce.] [ Salvifici Doloris IV, 19 ]
Lo stesso sarà anche per i cristiani che sono alla sequela di Gesù e al servizio della sua azione storica.

"All'interno di ogni singola sofferenza provata dall'uomo e, parimenti, alla base dell'intero mondo delle sofferenze appare inevitabilmente l'interrogativo: perché?  E' un interrogativo circa la causa, la ragione, ed insieme un interrogativo circa lo scopo (perché?) e, in definitiva, circa il senso. Esso non solo accompagna l'umana sofferenza, ma sembra addirittura determinarne il contenuto umano, ciò per cui la sofferenza è propriamente sofferenza umana.”
[ Salvifici Doloris III, 9.]

“ L'uomo può rivolgere un tale interrogativo a Dio con tutta la commozione del suo cuore e con la mente piena di stupore e di inquietudine; e Dio aspetta la domanda e l'ascolta, ..”
[ Salvifici Doloris III, 10.]

La “ via dell’uomo” nella storia è una “ via di sofferenza” e il suo termine è la morte. Questa via degli uomini è stata la “ via del Cristo Gesù” e il suo termine è stata la morte. Ma Gesù non ha subìto la morte: è risorto.

Da quel momento la “ via”  degli uomini verso la morte non è più l’unica : c’è  una nuova opzione, quella di entrare nella “ via di Gesù” che porta alla resurrezione del corpo nella vita eterna con Dio , affrancata per sempre dal male dal dolore , dalla sofferenza e dalla morte.


Secondo la promessa:

[ Ap 7:17] “..E Dio tergerà ogni lacrima dai loro occhi ..”.
[Ap 21:4]“ E tergerà ogni lacrima dai loro occhi;non ci sarà più la morte,né lutto, né lamento, né affanno,perché le cose di prima sono passate “ .


Si può dire che insieme con la passione di Cristo ogni sofferenza umana si è trovata in una nuova situazione.”
[ Salvifici Doloris, IV, 19  ]

La via dell'uomo , via di sofferenza e dolore che porta alla morte, con Gesù diventa via di salvezza-compimento della propria umanità : l' Uomo Compiuto che supera la morte nella resurrezione e diventa Uomo Definitivo.

La Vita dei cristiani nello Spirito di Gesù non è fuga dal mondo nè tantomeno fuga dalla dalla natura umana come negli esiti di altre religioni ( induismo, buddismo, jinismo, sikismo, etc.)  ma è accettazione di questa natura , liberazione dalla schiavitù radicale dal peccato, e trasfigurazione in umanità perfetta ed eterna.

La vittoria sul peccato e sulla morte, riportata da Cristo con la sua croce e risurrezione, non abolisce le sofferenze temporali dalla vita umana, né libera dalla sofferenza l'intera dimensione storica dell'esistenza umana, tuttavia su tutta questa dimensione e su ogni sofferenza essa getta una luce nuova, che è la luce della salvezza.
[ Salvifici Doloris VI, 15.]

Così con l’opera di Gesù,

“La sofferenza sembra appartenere alla trascendenza dell'uomo: essa è uno di quei punti, nei quali l'uomo viene in un certo senso « destinato » a superare se stesso, e viene a ciò chiamato in modo misterioso.
[Salvifici Doloris 2].

“ Questo è il senso veramente soprannaturale ed insieme umano della sofferenza. E'soprannaturale, perché si radica nel mistero divino della redenzione del mondo, ed è, altresì, profondamente umano, perché in esso l'uomo ritrova se stesso, la propria umanità, la propria dignità, la propria missione.

[ Salvifici Doloris , VIII,31]

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