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Principali tendenze etiche nella storia Il punto di partenza di ogni sistema etico è
la scelta del cosiddetto criterio supremo della
moralità. A quali norme deve sottostare la libertà? (tendenza deontologica) quelli che assegnano il ruolo di criterio supremo
al dovere sostengono
che il "bene" consiste nell'esecuzione del dovere
per amore del dovere, nell'obbedienza alla legge
perché è legge. (tendenza teleologica) quelli che invece scelgono per criterio supremo il fine sostengono che il "bene" consiste nello scopo che ci si propone e nelle conseguenze che derivano dall'atto. (tendenza relativistica o situazionale) che fa dipendere la bontà o meno dell'atto dalle circostanze di tempo, di luogo, di cultura. Le tre tendenze si intersecano e si scontrano lungo la storia, dando luogo a teorie etiche a volte affini, a volte nettamente opposte: scuola sofista afferma che l'uomo è incapace di conoscere l'intima natura delle cose e incapace di discernere la legge morale. Ciò che pensa e che fa è solo prodotto della sua coscienza: «L'uomo è misura di tutte le cose ». Non esiste una legge assoluta, ma solo leggi convenzionali. Da queste teorie (che oggi chiameremmo "pensiero debole") cominciò la decadenza dello Stato greco: si ingenerò la sfiducia nella capacità di raggiungere un sapere oggettivo e scientifico; e i due criteri della morále sofista (egoismo e libertà delle passioni) portarono a un permissivismo disgregatore della società;
criterio della vita morale è il piacere inteso come assenza di dolore fisico; come piacere sensibile (Epicuro: « Non posso concepire il bene se sopprimo i piaceri della tavola, dell'amore, dell'udito e delle forme visibili» purché sia però sempre controllato dalla ragione, e come piacere spirituale «Il saggio preferisce i piaceri dello spirito a quelli del corpo: i primi gli sono indispensabili, i secondi no»; etica eudemonistica dal greco eudaimoniá (= felicità) prende nome una tendenza etica che pone come criterio base della moralità il conseguimento della felicità. Un'azione è morale nella misura in cui fa conseguire la felicità, che a sua volta esprime la piena realizzazione della persona. «La felicità è la cosa più preziosa di tutte; l'uomo non può farne a meno; se la deve guadagnare coi suoi sforzi; e l'unico mezzo per ottenerla è la rettitudine morale»' (Aristotele). La felicità non è frutto di un atto isolato, è conseguenza di una vita che sia abitualmente morale, cioè dell'esercizio delle virtù. Tra queste emerge la giustizia, che è «dare a ciascuno il suo ». Essa costituisce la premessa per l'equilibrio umano e per la pace sociale; etica stoica criterio supremo della morale è la pratica della virtù, che è una disposizione dell'anima per la quale essa cerca l'armonia con la propria ragione e l'annullamento delle passioni. Per raggiungere la libertà di spirito occorre essere indifferenti alle contingenze della vita quotidiana (apatia). Il cristianesimo primitivo ha simpatizzato con questa concezione etica e in parte l'ha introdotta nella propria visione morale; etica utilitarista identifica il bene con l'utile, l'interesse, il vantaggio. Storicamente lo si distingue in: utilitarismo egoistico (Hobbes), che privilegia l'interesse del singolo; utilitarismo altruistico, che tende a far coincidere l'utile individuale con quello della collettività (esponenti di spicco molti filosofi inglesi, tra cui Bacone, Locke, Hume, Stuart Mill, Russell). Stuart Mill difende il primato morale della utilità altrui rispetto alla propria.
è un caso particolare di etica utilitaristica : è morale ciò che torna utile per la "pratica", per i vantaggi economici e politici che può procurare. Punto debole di questa storia è che confonde il mezzo col fine. L'utilità si dice in rapporto a qualcosa di più importante:" utile per...". Identificare la morale con l'utilità è ingigantire i mezzi dimenticando i fini; etica formalista ciò che conta
in morale è l'obbedienza alla legge: compiere
il dovere per il dovere, non per il piacere,
né per la felicità, né per l'utilità. E' l'imperativo
etico di Kant, che lui stesso traduce in tre
consegne concrete: Come tutti gli illuministi, I. Kant (1724-1804) crede unicamente nella forza della ragione umana. Solo la persona umana è principio, fonte e misura della correttezza dei propri comportamenti. L'uomo è il creatore dei propri valori morali e dei propri doveri. Senza questa autonomia non sarebbe un soggetto morale maggiorenne, ma un perpetuo minorenne sotto tutela. Kant non può quindi ammettere una morale che chiede sottomissione a un'autorità esterna o più alta dell'uomo, sia questa l'autorità di un Dio trascendente o quella di uno Stato autoritario. La legge morale, quindi, o è autonoma o non è morale. Ma dove trovare nell'uomo la fonte dell'agire morale? Non certo nelle passioni o nei sentimenti, che sono la parte irrazionale dell'uomo. Nemmeno nell'interesse, perché chi agisce per l'interesse di guadagnare un premio o di evitare un castigo è semplicemente un egoista o un opportunista. L'unico principio valido è la coscienza, non però quella istintiva o sentimentale, ma quella critica, dipendente unicamente dalla ragione.E' la ragione che impone il suo imperativo categorico: «Agisci sempre e esclusivamente per amore della legge, prescindendo da qualsiasi risultato utile o dannoso » L'obbedienza a questo Imperativo costituisce l'essenza della morale kantiana. Alla obbedienza dell'amore sostenuta dal cristianesimo, Kant oppone la fredda obbedienza del dovere. etica dei valori si oppone al formalismo freddo e razionale di Kant, affermando che le cose che riempiono la nostra vita non solamente sono, ma valgono,sono valori, cioè sono utili o inutili, belle o brutte, piacevoli o ripugnanti, morali o immorali, ecc. Con la filosofia dei valori (M. Scheler, E. von Hartmann) torna in auge la nozione di bene e di male oggettivi, che esistono in sé, al di qua della nostra considerazione soggettiva. Il vero, il buono, il bello sono trascendentali, esistono per se stessi, non dipendono dalla
esperienza individuale o dalle mode culturali. Come l'essere è l'oggetto della metafisica,
il bello lo è dell'arte, il sacro della religione,
così il valore è l'oggetto dell'etica. Scheler
inoltre sostiene una "scala di valori" in cui al primo
posto ci sono i valori relígiosi, poi quelli
spirituali, quelli vitali e infine quelli sensibili;
etica della situazione o relativismo etico ogni singola situazione in cui l'uomo si trova a operare è unica e irripetibile. Non esistono perciò princìpi morali universali applicabili alle singole situazioni. E' buona quella azione che il soggetto valuta tale in base alla situazione in cui si trova. (In base a quali criteri valutare la situazione è difficile a dirsi) . I
Maestri del Sospetto. Nietsche : Dio è morto; è morto ogni riferimento assoluto di verità, di senso,di valori.Vivere per dei valori mortifica la vita, l'impulso vitale. Siamo tutti "sperimentatori": tutto è relativo. Abbiamo a che fare con "relazioni". Freud : I valori sono il frutto
di una possibile razionalizzazione delle pulsioni
irrazionali.Sublimazione. Heidegger :nel momento in cui innalziamo qualcosa a "valore", in realtà affermiamo la pretesa di possedere quella cosa e di fatto la abbassiamo ai nostri interessi utilitaristici. Max Scheler : c'è un modo sbagliato di vivere i valori: farne una camicia di forza- doverismo-moralismo- metterci del risentimento. L'amore è dono di sè al di là di ogni logica di affermazione, autoaffermazione, dominio. Hegel : il "valore dei valori"
non sono tutti i valori , ma la situazione
relazionale delle coscienze. Il rapporto tra
le coscienze si svolge o attraverso una
volontà di dominio (il rapporto servo-padrone)o
attraverso la reciprocità (favorire l'azione
dell'altro). L'io-tu, il noi è la "
situazione di valore". Posso liberare
oppure opprimere l'altro. Il legame
di valore tra l'io-tu è l'armonia (la verità
è l'ideologia). Modelli etici occidentali MODELLO DI ETICA LIBERAL-RADICALE . L'etica è un territorio asettico, senza significati dominanti, universali ,e in cui ognuno si autoregolamenta.L'autoregolamentazione: la persona ha il diritto di autoregolamentarsi in tutto, nel nascere, nel vivere,nel morire.Ogni gruppo, scienziati, insegnati,parlamentari,idrauli,barbieri,ha il diritto di autoregolamentarsi.Lo stato deve garantire tutte le libertà individuali e collettive con minima ingerenza. MODELLO DI ETICA PRAGMATICO-UTILITARISTA. La mente umana non può conoscere l'essenza delle cose e le regole morali che le reggono.Non può conoscere la verità. Non si può costruire una scienza dei valori .E' necessario avere una pluralità di etiche.In ogni scelta vanno valutati rischi e benefici.Il Bene è cio' che comporta minor rischio e massimo beneficio. (Per alcuni vale il criterio di minimo dolore e massimo piacere). MODELLO DI ETICA CONTRATTUALISTA. Si contratta ciò che è utile con il metro costi:benifici e rischi:benefici sempre minore di 1.Per esempio una produzione comporta:il rischio:100 lavoratori morti di cancro in 5 anni = risarcimenti per 100 milioni e il beneficio:ricavo di 180 milioni , il rapporto rischio/beneficio =0,55555556 che è <1. Dunque la produzione è da farsi. I contraenti sono tutti gli adulti che compongono una comunità etica.I feti, i bambini,gli adolescenti ei giovani minori non hanno diritti propri ma solo quelli che la comunità etica loro riconosce. Non esiste una etica della persona : sono i contraenti a decidere i valori. Solo nei rapporti che prevedono una possibilità di contratto si applica l'etica. Per esempio tra professionisti e clienti, tra partner sessuali, etc. MODELLO DI ETICA SOCIOLOGICO-BIOLOGISTA Si assume che la persona umana sia in evoluzione secondo il concetto che Darwin ha applicato alle specie animali.(Cosa che Darwin non ha mai fatto). La morale si evolve con la persona. Non esiste una morale oggettiva.L'etica si fonda su una qualità della vita congruente con il livello di evoluzione della specie misurato dalla sociologia. Per esempio, secondo questa etica girare nudi per le spiaggie corrisponde alle attuali esigenze evolutive.Altro esempio:il genere umano va selezionato per migliorare le linee evolutive. MODELLO ETICO PERSONALISTA Questo modello mette al centro dei valori la persona umana colta in tutte le sue dimensioni attraverso un approccio metafisico,scientifico,fenomenologico, ermeneutico, umanistico, giuridico, etc. La persona è il principio dinamico che porta l'individuo a umanizzare la propria vita. L'etica è la risposta all'appello universale di ogni individuo: «fatemi diventare la mia persona! (*) La ragione in realtà ha fallito nel tentativo di fondare valori e allora è naturale per tutti gli uomini scoprire, fondare, realizzare valori a partire da una tribù (o relazione) di appartenenza . Il senso delle cose, il loro valore, viene più dalla conservazione e dallo sviluppo della tribu' di appartenenza che non dalla ragione personale e pubblica, oggi l'etica appartiene piu' alla vita della tribù che non al linguaggio simbolico dei valori. (*) cf.: F:Pajer Religione SEI |
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