Corso di Religione

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Dossier TransGender

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Dottrina cattolica e transgenderdi Maurizio Faggioni http://www.toscanaoggi.it   Docente di morale della vita fisica alla Facoltà Teologica dell'Italia Centrale

La condizione transessuale è una delle situazioni più difficili e delicate nell'ambito di un gruppo di patologie psichiatriche comunemente denominate «disordini della identità di genere».

L'identità di genere è la percezione che ciascuno di noi ha di essere maschio o femmina: essa precede l'assunzione di uno stile di comportamento maschile o femminile, precede l'orientamento erotico-sessuale, precede i vissuti, le esperienze, le scelte sessuali.

L'identità di genere si fissa normalmente nei primissimi anni di vita, in una interazione fra fattori fisici (quale l'azione degli ormoni sul cervello fetale) e fattori educativi e ambientali.


Nella stragrande maggioranza delle persone l'identità di genere si definisce conformente al sesso corporeo, così che la persona si sente bene nella sua pelle, riconosce il suo corpo come proprio e si percepisce espressa e rivelata a sé e agli altri dal suo corpo sessuato.

Nei disturbi dell'identità di genere questa armonia fra corpo e autocoscienza è problematica o, addirittura, impossibile. In alcuni casi la persona sente il disagio per il suo genere; in altri casi desidera alternare momenti in cui vive in un genere e momenti in cui vive nell'altro genere, adottandone vestiti e manierismi tipici; in altri casi ancora la persona trova più confacente vivere stabilmente in un genere che è opposto al proprio sesso corporeo.

Nei casi di transessualismo vero e proprio la persona avverte il corpo sessuato dissonante rispetto alla propria identità di genere e prova la sensazione - davvero penosa - di essere un uomo prigioniero in un corpo femminile o una donna prigioniera in un corpo maschile, con un desiderio forte e persistente di sbarazzarsi di un sesso percepito come estraneo.

Il nodo fondamentale del transessualismo non sta, quindi, in un modo di fare sesso o nell'orientamento del proprio desiderio erotico. Il nodo fondamentale è nel cuore della persona e nell'insostenibile opposizione fra ciò che una persona sente di essere e ciò che il corpo, con il suo linguaggio, dice e comunica.

Si tratta di una situazione tragica che porta la persona a chiedere che siano cancellati dal corpo i segni del sesso che sente estraneo e si ricostruiscano - attraverso la chirurgia e gli ormoni - le fattezze del sesso che sente proprio.

Dal punto di vista della frequenza si avrebbe un caso di transessualismo ogni 30.000 maschi adulti e uno ogni 100.000 femmine adulte. Quale causa o quale complesso di cause stia alla base del transessualismo non è noto.

In Italia la materia è regolata dalla legge n.164 del 14 aprile 1982, Norme in materia di rettificazione di attribuzione di sesso, la quale permette, a seguito di intervenute modificazioni dei caratteri sessuali, di cambiare l'attribuzione del sesso fatta alla nascita, con tutte le conseguenze giuridiche, inclusa la possibilità di sposarsi nel nuovo sesso.

Dal punto di vista della morale cattolica, la questione degli interventi di correzione dell'aspetto dei genitali (il cosiddetto fenotipo) e del corpo è molto dibattuta, anche perché non tutte le voci della medicina sono concordi e i risultati degli interventi non sono sempre quelli attesi.

Alcuni moralisti cattolici sono contrari all'intervento. Altri ritengono che, quando sia fallito ogni tentativo psicoterapeutico o farmacologico e la persona viva una situazione di angoscia insostenibile e tale da metterne in pericolo la vita, allora l'intervento di modifica dell'aspetto corporeo potrebbe essere accettato, sempre che esso riesca davvero a ridare pace ed equilibrio al soggetto.

La sessualità umana è una realtà complessa che caratterizza la persona a tutti i livelli e deriva dal convergere armonioso di dimensioni fische e psichiche. Nel transessuale questa convergenza e questa armonia non si danno.

Secondo i moralisti che sono favorevoli all'intervento di correzione, non si tratta di anteporre la autoscienza ai dati corporei, perché il sesso di una persona non è riducibile alla coscienza che se ne ha, ma questi moralisti sottolineano che esiste il dovere umano di ristabilire - nei modi e con i mezzi praticabili - la massima armonia possibile fra mente e corpo.

Riguardo all'accesso al matrimonio la morale cattolica è negativa.

In senso negativo si esprimeva la lettera, a firma del card. Ratzinger, inviata il 28 maggio 1991 dalla Congregazione per la Dottrina della Fede ai Vescovi tedeschi (vedi sotto). Più recentemente, il 21 gennaio 2003, una Notificazione della Conferenza Episcopale Italiana ricordava che un cambiamento del sesso allo stato civile non poteva comportare una parallela modifica nell'atto di battesimo.

Tra i moralisti cattolici, anche chi ammette la liceità degli interventi di correzione, non ritiene che l'intervento sia sufficiente a definire un uomo o una donna in tutta la loro realtà e complessità.

L'antropologia cristiana vede nell'amore coniugale la realizzazione della chiamata dell'uomo e della donna ad uscire da se stessi per incontrare, nella comunione totale, l'altro da sé: una donna è l'altro da sé per un uomo e un uomo è l'altro da sé per una donna.

Nel matrimonio l'uomo e la donna si impegnano l'uno con l'altro in quanto persone sessuate con tutto il loro essere, anima e corpo.

La visione cristiana del matrimonio si radica in quel principio del libro della Genesi in cui il Creatore creò l'uomo e la donna l'uno per l'altro e l'uno di fronte all'altro, diversi e complementari per incontrarsi nell'amore.

Nonostante i notevoli risultati della medicina, anche per quanto riguarda la possibilità di avere rapporti fisici nel nuovo sesso, non sembra che un soggetto che abbia assunto le fattezze di un maschio o le fattezze di una donna possa dirsi uomo o donna nel senso forte che i Cristiani - e non solo loro - hanno finora dato a queste parole.

L'impossibilità di essere ammessi alle nozze cristiane non significa affatto che le persone transessuali le quali si siano sottoposte all'intervento correttivo debbano essere considerate escluse dalla comunità ecclesiale.

Al contrario, proprio il profondo disagio che, a volte per anni, ha accompagnato la loro vita, le ingiuste discriminazioni e lo sfruttamento che spesso hanno subito e subiscono, chiedono alla comunità cristiana, in nome della misericordia di Dio, di avere per questi fratelli e sorelle sentimenti di ancor più sollecita accoglienza, di autentica stima e di fattivo sostegno.

LETTERA DELLA CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE   ALLA CONFERENZA EPISCOPALE TEDESCA

Prot. 284/83 [Schreiben von 28. Mai 1991 zur Eheschliessung von Transsexuellen, in “De processibus matrimonialibus” 2 (1995), 315: “ […] Es handelt sich … um eine der Biologie zufolge dem einen Geschlecht zugehörig fühlt und nach entsprechenden medizinischen Eingrif-fen lediglich phänotypisch dieses andere Geschlecht darstellt Demgemäß kann diese Person zur Feier der sakramentalen Eheschließnicht zugelassen werden, weil sie dabei eine Person heiraten würde, die biologisch dem eigenen Geschlecht angenhört […] ”.]

[…] Si tratta … di una persona da assegnarsi secondo la biologia a un sesso, la quale si sente psicologicamente appartenente a un altro sesso e che, dopo particolari interventi medici, presenta solo fenotipicamente quest'altro sesso. Di conseguenza tale persona non può essere ammessa alla celebrazione del matrimonio sacramentale, perché ciò equivarrebbe a sposare una persona che appartiene biologicamente al proprio sesso […].

Card. Joseph Ratzinger Città del Vaticano, 28 maggio 1991

Notificazione della Presidenza della CEI
Facendo riferimento alle indicazioni ricevute dalla Congregazione per la dottrina della fede, la Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana ha predisposto una “Notificazione” circa alcuni risvolti canonici riguardanti i casi di transessualismo. Tale Notificazione è stata preparata per un approfondimento della delicata materia, con particolare riferimento al matrimonio, al ministero ordinato e alla vita consacrata. Essa è stata trasmessa ai Vescovi italiani con lettera n. 72/03 del 21 gennaio 2003 .

TESTO DELLA NOTIFICAZIONE

Recentemente da parte di alcuni Presuli e Cancellerie Vescovili sono stati richiesti chiarimenti in merito alla possibilità di apportare sui Libri parrocchiali variazioni anagrafiche concernenti i fedeli che si sono sottoposti a interventi di cambiamento di sesso e hanno ottenuto il relativo riconoscimento agli effetti civili delle avvenute modifiche anatomiche e anagrafiche.

Al riguardo si fa presente che sui Libri parrocchiali non può essere apportata alcuna variazione, fatta eccezione per eventuali errori di trascrizione. Pertanto la Presidenza della CEI comunica che, in forza delle indicazioni della Congregazione per la dottrina della fede e della Congregazione per il clero, competenti in materia, nelle situazioni di cui sopra non può essere apportata alcuna variazione anagrafica sui Libri parrocchiali. Infatti, atteso che la mutata condizione del fedele agli effetti civili circa l’identità anagrafica non ne modifica la condizione canonica – maschile o femminile – definita al momento della nascita, sul Registro dei Battesimi non può essere apportata alcuna variazione in seguito all’avvenuto intervento per il cambiamento di sesso.

Tuttavia, a motivo delle eventuali situazioni che si potrebbero presentare in futuro per tali fedeli, si ritiene necessario che a margine dell’Atto di Battesimo venga annotato tale intervento unicamente per quanto attiene agli effetti civili della mutata condizione del fedele, indicando al riguardo la data e il numero di protocollo della Sentenza del Tribunale Civile competente e/o del documento rilasciato dall’Ufficio 35 36 dello Stato Civile.

In ogni caso, è opportuno che il parroco competente conservi tutta la documentazione, allegandola alla pagina del Registro dei Battesimi. L’annotazione di cui sopra, ovviamente, non potrà essere fatta valere dalla persona interessata per avviare l’istruttoria ai fini di un eventuale futuro matrimonio da celebrare nella forma concordataria. Nel caso di dubbi o perplessità in materia è opportuno consultare la Congregazione per la dottrina della fede.

Il Papa: «Riaffermare uomo e donna contro il transgender»23 dicembre 2008 corriere.it

Dio decide chi è uomo e donna: no a cambi di sesso

CITTA' DEL VATICANO - Contro il «gender» il Papa ricorda la natura umana di «uomo» e «donna» e auspica una «ecologia dell'uomo» che lo protegga dalla autodistruzione. «Non è una metafisica superata - ha detto nel discorso di Natale alla Curia - se la Chiesa parla della natura dell'essere umano come uomo e donna e chiede che quest'ordine della creazione venga rispettato; qui si tratta di fatto della fede nel Creatore e dell'ascolto del linguaggio della creazione, il cui disprezzo sarebbe un'autodistruzione dell'uomo e quindi una distruzione dell'opera stessa di Dio».

GENDER - «Ciò che spesso viene espresso e inteso come 'gender'- ha detto il Pontefice - si risolve in definitiva nella autoemancipazione dell'uomo dal creato e dal Creatore; l'uomo vuole farsi da solo e disporre sempre ed esclusivamente da solo ciò che lo riguarda; ma in questo modo vive contro la verità, vive contro lo Spirito creatore». «Le foreste tropicali - ha osservato - meritano sì la nostra protezione, ma non la merita meno l'uomo come creatura, nella quale è iscritto un messaggio che non significa contraddizione con la nostra libertà, ma sua condizione». A partire da questa prospettiva papa Ratzinger ha suggerito di «rileggere la Humanae vitae: l'intenzione di papa Paolo VI - ha detto - era di difendere l'amore contro la sessualità come consumo, il futuro contro la pretesa esclusiva del presente e la natura dell'uomo contro la sua manipolazione.

LA RESPONSABILITA' DELLA CHIESA - «La Chiesa non può e non deve limitarsi a trasmettere ai suoi fedeli soltanto il messaggio della salvezza. Essa - ha proseguito il Papa - ha una responsabilità per il creato e deve far valere questa responsabilità anche in pubblico. E facendolo deve difendere non solo la terra, l'acqua e l'aria come doni della creazione appartenenti a tutti. Deve proteggere anche l'uomo contro la distruzione di se stesso». In un passaggio successivo del discorso alla Curia il Papa, riflettendo ancora sulla Gmg di Sydney, è tornato sul tema della protezione del creato. Con il tema dello Spirito Santo, ha detto, «si rende visibile tutta l'ampiezza della fede cristiana, un'ampiezza che dalla responsabilità per il creato e per l'esistenza dell'uomo in sintonia con la creazione conduce, attraverso i temi della Scrittura e della storia della salvezza, fino a Cristo e da là alla comunità vivente della Chiesa, ...». Prima di concludere papa Ratzinger ha ricordato infine che «lo spirito missionario della Chiesa non è altro che l'impulso di comunicare la gioia che ci è stata donata...» e che «fa parte della natura della gioia l'irradiarsi, il doversi comunicare».

Papa Francesco: una Chiesa aperta a tutti.fonte : http://www.aleteia.org/it

Sopratutto a chi si sente escluso ed emarginato. E' con questo spirito che papa Francesco ha accolto sabato in Vaticano il transessuale Diego Neria Lejarraga insieme alla sua fidanzata ( Aleteia, 26 gennaio). Il giovane aveva scritto al pontefice, sostenendo che dopo il cambio di sesso avvenuto 8 anni fa, era stato allontanato dal suo parroco. Addirittura, il sacerdote lo avrebbe definito "la figlia del diavolo"  (Avvenire 26 gennaio).



IL PRECEDENTE DI LEELAHA

Ma Diego non è il primo trans a manifestare un limite a cui ha provato a porre un argine Bergoglio, ricevendolo in udienza privata. Alla fine del 2013, Leelaha Alcorn, 17enne nata con un corpo maschile, ma che da tempo si sentiva una donna e avrebbe voluto cambiare sesso, si è suicidata lanciandosi in una strada trafficata dell'Ohio, negli Stati Uniti.

GRAVI ACCUSE AI GENITORI

Prima di togliersi la vita, Leelaha - il nome maschile era Josh ma non lo accettava - aveva programmato un post straziante sul proprio profilo Tumblr dove accusava i genitori molto religiosi di non avere accettato la sua condizione di transgender. Invece di ascolto e comprensione, scriveva nella lunga lettera di addio, la ragazza racconta di aver ricevuto punizioni molto dure (L'Huffington Post, 30 dicembre).

LA DEPRESSIONE MAI SUPERATA

«Mia madre - recitava il post - ha cominciato a portarmi dagli psicologi, ma unicamente dai terapeuti di fede cristiana (che sono molto faziosi), e così non ho mai potuto ottenere una terapia che potesse guarirmi dalla depressione. Ho soltanto incontrato persone molto religiose che mi ripetevano quanto fossi egoista e quanto mi sbagliassi e che avrei dovuto cercare aiuto in Dio».
 
DISFORIA DI GENERE

In realtà i terapeuti, anche se di fede cristiana, seguono dei protocolli ben precisi nei confronti delle persone affette da Disforia di Genere. Perché il transessualismo è una patologia ben definita, come spiega ad Aleteia la psicologa Arianna Petilli, che ha redatto l'interessante studio, unico in Italia, su come "L'azione della Chiesa Cattolica influenza il benessere psicologico delle persone omosessuali". 

NON ACCETTAZIONE DEL PROPRIO SESSO

«La Disforia di Genere - sostiene la psicologa - fa riferimento al profondo distress derivante dalla discrepanza tra il genere percepito come proprio e quello assegnato alla nascita. Detto in altri termini, le persone con Disforia di Genere sentono di essere membri del sesso opposto rispetto a quello biologico di appartenenza e di essere quindi imprigionate in un corpo che non le rappresenta e che non riconoscono come proprio. Si tratta di una condizione estremamente invalidante, che compromette tutti gli aspetti di vita di una persona e che è causa di un profondo disagio soggettivo». 

UN DISAGIO SOCIALE

A questo, evidenzia Petilli, «si aggiunge il fatto che, spesso, tale disagio viene vissuto in un clima di solitudine e incomprensione. I familiari, così come l’ambiante sociale di appartenenza, infatti, sono di solito impreparati a comprendere la marcata identificazione del soggetto con il sesso opposto e, per questo, possono reagire con rifiuto, avversione e paura alle sue preferenze e ai suoi comportamenti stereotipici dell’altro sesso. Questo, stando alla testimonianza che Leelaha ci ha lasciato prima di togliersi la vita, sembrerebbe essere quanto accaduto anche a lei». 

INCOMPRENSIONE DELLA SOFFERENZA

Secondo la terapeuta, i genitori della 17enne non erano riusciti, e probabilmente non erano stati aiutati, a comprendere la sofferenza del proprio figlio. «Allo stesso modo, sempre secondo quanto riferito dalla ragazza, gli interventi psicoterapeutici a cui negli anni era stata sottoposta, erano stati finalizzati all’adeguamento della sua identità di genere al sesso biologico, ottenendo, comprensibilmente, l’effetto di alimentare il suo senso di insicurezza e incomprensione». 

UNA FORZATURA ETICAMENTE SCORRETTA

In base a quanto è possibile leggere nella settima edizione degli Standards of Care per la Salute di Persone Transessuali, Transgender e di Genere Non-Conforme, redatti dalla World Professional Association for Transgender Health, «ogni trattamento finalizzato a riorientare l’identità di genere di una persona per renderla conforme al sesso che le è stato assegnato alla nascita, non può, ad oggi, essere considerato etico». 

ESPLORARE L'IDENTITA' PERCEPITA

«I professionisti della salute mentale - osserva Petilli - sono dunque chiamati ad astenersi dal manifestare un atteggiamento contrario all’identità variante di genere mostrata dal paziente e a orientare il loro intervento verso una valutazione puntuale della salute mentale e della Disforia di Genere. In particolare, con pazienti in età prepubere e adolescenti, la finalità sarà quella di aiutarli nell’esplorazione della propria identità, sostenendo la famiglia nella gestione della paura legata allo sviluppo psicosessuale del loro figlio». 

LA POSSIBILITA' DELL'INTERVENTO 

Con pazienti adulti, invece, l’intervento psicologico si pone l’obiettivo di aiutarli a comprendere meglio loro stessi e la loro situazione di vita, e ad elaborare insieme un progetto su come e quando effettuare il passaggio all’altro sesso, prendendo in considerazione la possibilità di ricorrere alla terapia ormonale e, infine, all’intervento chirurgico di riattribuzione di sesso in seguito al quale sarà possibile provvedere alla rettifica anagrafica dei dati personali. «In quest’ultimo caso - conclude Petilli - i pazienti devono essere adeguatamente informati sui rischi e sull’irreversibilità dell’intervento e dovranno essere approfondite le loro aspettative più o meno realistiche sui benefici del trattamento».

IL PERCORSO DEL TERAPEUTA 

Con il professore Davide Dettore, docente di psicologia clinica all'Università di Firenze, che da anni segue persone affette da Disforia di Genere, scopriamo più dettagliatamente il percorso che dovrebbe effettuare un terapeuta. «E' ovvio - premette - che quando ci si trova con persona che non si trova bene nel genere che gli è stato attribuito alla nascita e sente di appartenere ad un genere diverso, è assolutamente non eticamente corretto insistere, cercando di farlo tornare sul genere che le è stato attribuito». 

1° STEP: CAPIRE SE LA CONVINZIONE E' FERREA

Piuttosto, sottolinea il docente, «deve comprendere la situazione e verificare se questa convinzione è davvero ferrea, come e da quando è sorta». Se il terapeuta nota che la persona non si smuove dalla sua convinzione, «secondo tutte le norme deontologiche attuali» - e qui Dettore concorda con la Petilli - «non bisogna minimamente forzare il ritorno del genere di attribuzione alla nascita. E' come provare a convincere una persona eterosessuale e diventare omosessuale o viceversa. Sono concetti diversi l'orientamento sessuale e l'identità di genere, ma in entrambi i casi può non avvenire il cambiamento». 

2° STEP: I BLOCCANTI IPOTALAMI

«Gli adolescenti - afferma lo psicologo - si trovano in una fase in cui il corpo cambia e va verso una identificazione più strettamente di un sesso o dell'altro. E a loro deprime se quell'identificazione va verso il sesso che non gli è stato attribuito alla nascita». In particolare il terapeuta può applicare per loro un trattamento a base di bloccanti ipotalami, medicinali che bloccano lo sviluppo puberale. «Cioè il corpo non si modifica più in una identificazione o nell'altra, resta alla situazione in cui è arrivato in quel momento. In questo modo ci sono altri due o tre anni a disposizione del terapeuta che può seguire l'adolescente e valutare se la Disforia di Genere regredisce o meno». 

3° STEP: SOMMINISTRAZIONE DI ORMONI

Se la Disforia di Genere migliora, si sospende il bloccante, in caso contrario, solitamente all'età di 16-17 anni, si cominciano a somministrare ormoni che vanno nella direzione del sesso in cui ci si identifica. Dopo i 18 anni è possibile anche programmare un intervento per cambiare la fisionomia del proprio corpo, ma non tutti lo eseguono. C'è chi si accontenta di avere un'attribuzione anagrafica di sesso e non chirurgica.

1 SU 4 RESTA TRANSESSUALE

Dettore sottolinea un dato: «Non tutti i bambini con Disforia di Genere precoce finiscono nel transessualismo. Circa il 23-25 per cento mantiene la Disforia e in età adulta gli viene riattribuito il genere. Una buona parte diventa omosessuale, il resto si orienta con il genere di appartenenza». 

GENESI DELLA PATOLOGIA

Le origini della patologia non sono chiare: «Sicuramente dipende da elementi di natura biologica - chiosa Dettore - per ora siamo solo certi che se questa condizione persiste fino a 16-17 anni, è quasi impossibile che la persona rientri nel suo genere di attribuzione originario. La manterrà per tutta la vita».

DISCUTIBILE INTERVENIRE SUGLI ADOLESCENTI

Secondo padre Maurizio Faggioni, medico e docente di Teologia morale all'Antonianum e all'Accademia Alfonsiana di Roma, gli interventi psichiatrici in età prepuberale per affrontare la Disforia di Genere sono discutibili, tanto più se connotati dalla somministrazione di farmaci come bloccanti dello sviluppo. D'altro canto gli attuali protocolli sono il frutto di un orientamento della psichiatria piuttosto recente e tutt'altro che condiviso dalla morale cattolica. 

L'UNICO CASO IN CUI SI GIUSTIFICA LA "CORREZIONE"
 
L'opinione corrente, invece, tra i moralisti vicini alla Chiesa, è che il sesso è deciso dalla coscienza. «Ma in casi drammatici estremi - ha detto padre Faggioni ad Aleteia - e cioè quando si vive un senso di angoscia che non si riesce a superare né con l'aiuto psichiatrico, né con quello farmacologico, ed è tale da metterne in pericolo la vita, allora si può ricorrere anche alla correzione del fenotipo, cioè alla correzione degli aspetti genitali, intesa come cura palliativa». 

MASCOLINITA' E FEMMINILITA' IMMUTABILI

Nel caso di un intervento chirurgico, prosegue il teologo moralista, «va precisato che esso non assegna comunque la mascolinità o femminilità a quella persona. Ed essa non può accedere alle nozze in Chiesa, né alla vita consacrata. E nel caso una persona sposata decida di ricorrere a questa pratica, il matrimonio viene ritenuto nullo». 

IL "NO" DI RATZINGER E VESCOVI

In particolare, rispetto all'accesso al matrimonio, in senso negativo si esprimeva la Lettera, a firma del cardinale Ratzinger, inviata il 28 maggio 1991 dalla Congregazione per la Dottrina della Fede ai Vescovi tedeschi. Più recentemente, il 21 gennaio 2003, una Notificazione della Conferenza Episcopale Italiana ricordava che un cambiamento del sesso allo stato civile non poteva comportare una parallela modifica nell'atto di battesimo.

STIMA E MISERICORDIA PER I TRANSESSUALI

L'impossibilità di essere ammessi alle nozze cristiane «non significa affatto che le persone transessuali che si sono sottoposte all'intervento correttivo debbano essere considerate escluse dalla comunità ecclesiale - risalta padre Faggioni - al contrario, proprio il profondo disagio che, a volte per anni, ha accompagnato la loro vita, le ingiuste discriminazioni e lo sfruttamento che spesso hanno subìto e subiscono, chiedono alla comunità cristiana, in nome della misericordia di Dio, di avere per questi fratelli e sorelle sentimenti di ancor più sollecita accoglienza, di autentica stima e di fattivo sostegno».



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