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Corso di Religione


  
Il Paradiso


         


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“In verità ti dico, oggi sarai con Me in Paradiso” ( Lc 23,43 ) CUCC
2605 Quando giunge l'Ora in cui porta a compimento il Disegno di amore del Padre, Gesù lascia intravvedere l'insondabile profondità della sua preghiera filiale, non soltanto prima di consegnarsi volontariamente (Padre, ... non... la mia, ma la tua volontà”: Lc 22,42 ), ma anche nelle ultime sue parole sulla croce, là dove pregare e donarsi si identificano: “Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno” ( Lc 23,34 ); “In verità ti dico, oggi sarai con me in Paradiso” ( Lc 23,43 ); 1023 Tutti i fedeli morti dopo aver ricevuto il santo Battesimo di Cristo, nelle quali al momento della morte non c'era o non ci sarà nulla da purificare, oppure, se in esse ci sarà stato o ci sarà qualcosa da purificare, quando, dopo la morte, si saranno purificate. . ., anche prima della risurrezione dei loro corpi e del giudizio universale - e questo dopo l'Ascensione del Signore e Salvatore Gesù Cristo al cielo - sono state, sono e saranno in Cielo, associate al Regno dei cieli e al Paradiso celeste con Cristo, insieme con i santi angeli E dopo la passione e la morte del nostro Signore Gesù Cristo, esse hanno visto e vedono l'essenza divina in una visione intuitiva e anche a faccia a faccia, senza la mediazione di alcuna creatura [ Benedetto XII, Cost. Benedictus Deus: Denz. -Schönm., 1000; cf Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 49]. 1024 Questa VITA perfetta, questa comunione di VITA e di Amore con la Santissima Trinità, con la Vergine Maria, gli angeli e tutti i beati è chiamata “il cielo”. Il cielo è il fine ultimo dell'uomo e la realizzazione delle sue aspirazioni più profonde, lo stato di felicità suprema e definitiva. 1025 Vivere in cielo è “essere con Cristo” [Cf Gv 14,3; Fil 1,23; 1Ts 4,17 ]. Gli eletti vivono “in lui”, ma conservando, anzi, trovando la loro vera identità, il loro proprio nome: [Cf Ap 2,17 ] La beatitudine celeste Apocalisse 2, 7 Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese. Al vincitore darò da mangiare dall'albero della VITA, che sta nel paradiso di Dio". 1720 Il Nuovo Testamento usa parecchie espressioni per caratterizzare la beatitudine alla quale Dio chiama l'uomo:
- l'avvento del Regno di Dio; [Cf Mt 4,17 ]
- la visione di Dio: “Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio” ( Mt 5,8 ); [Cf 1Gv 3,2; 1Cor 13,12 ]
- l'entrata nella gioia del Signore; [Cf Mt 25,21; 1720 Mt 25,23 ]
- l'entrata nel Riposo di Dio: [Cf Eb 4,7-11 ]

Là noi riposeremo e vedremo; vedremo e ameremo; ameremo e loderemo. Ecco ciò che alla fine sarà, senza fine. E quale altro fine abbiamo, se non di giungere al regno che non avrà fine? [Sant'Agostino, De civitate Dei, 22, 30]
1721 Dio infatti ci ha creati per conoscerlo, servirlo e amarlo, e così giungere in Paradiso.
La beatitudine
- ci rende partecipi della natura divina [Cf 2Pt 1,4 ]
- e della vita eterna [Cf Gv 17,3 ].
Con essa, l'uomo
- entra nella gloria di Cristo [Cf Rm 8,18 ]
- e nel godimento della VITA trinitaria.

1722 Una tale beatitudine oltrepassa l'intelligenza e le sole forze umane. Essa è frutto di un dono gratuito di Dio. Per questo la si dice soprannaturale, come la grazia che dispone l'uomo ad entrare nella gioia di Dio. “Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio”; tuttavia nella sua grandezza e nella sua mirabile gloria, “nessun uomo può vedere Dio e restare vivo”. Il Padre, infatti, è incomprensibile; ma nel suo amore, nella sua bontà verso gli uomini, e nella sua onnipotenza, arriva a concedere a coloro che lo amano il privilegio di vedere Dio. . . poiché “ciò che è impossibile agli uomini, è possibile a Dio” [Sant'Ireneo di Lione, Adversus haereses, 4, 20, 5].
1025 Vita est enim esse cum Christo; ideo ubi Christus, ibi vita, ibi regnum - La VITA, infatti, è stare con Cristo, perché dove c'è Cristo, là c'è la VITA, là c'è il Regno [Sant'Ambrogio, Expositio Evangelii secundum Lucam, 10, 121: PL 15, 1834A].

1026 Con la sua morte e la sua Risurrezione Gesù Cristo ci ha “aperto” il cielo. La VITA dei beati consiste nel pieno possesso dei frutti della Redenzione compiuta da Cristo, il quale associa alla sua glorificazione celeste coloro che hanno creduto in lui e che sono rimasti fedeli alla sua volontà. Il cielo è la beata comunità di tutti coloro che sono perfettamente incorporati in lui.

1027 Questo mistero di comunione beata con Dio e con tutti coloro che sono in Cristo supera ogni possibilità di comprensione e di descrizione. La Scrittura ce ne parla con immagini: VITA,LUCE, PACE, banchetto di nozze, vino del Regno, casa del Padre, Gerusalemme celeste, paradiso: “Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano” ( 1Cor 2,9 ).
1028 A motivo della sua trascendenza, Dio non può essere visto quale è se non quando egli stesso apre il suo Mistero alla contemplazione immediata dell'uomo e gliene dona la capacità. Questa contemplazione di Dio nella sua gloria celeste è chiamata dalla Chiesa la “la visione beatifica”: Questa sarà la tua gloria e la tua felicità: essere ammesso a vedere Dio , avere l'onore di partecipare alle gioie della salvezza e della luce eterna insieme con Cristo, il Signore tuo Dio, . . . godere nel Regno dei cieli, insieme con i giusti e gli amici di Dio, le gioie dell'immortalità raggiunta [San Cipriano di Cartagine, Epistulae, 56, 10, 1: PL 4, 357B]. 1029 Nella gloria del cielo i beati continuano a compiere con gioia la volontà di Dio in rapporto agli altri uomini e all'intera creazione. Regnano già con Cristo e con Lui “regneranno nei secoli dei secoli” ( Ap 22,5 ) [Cf Mt 25,21; Mt 25,23 ]. 1167 La domenica è per eccellenza il giorno dell'Assemblea liturgica, giorno in cui i fedeli all'Eucaristia, facciano memoria della Passione, della Risurrezione e della gloria del Signore Gesù, e rendano grazie a Dio che li ha "rigenerati per una speranza viva per mezzo della Risurrezione di Gesù Cristo dai morti"”: [Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 106]

O Cristo, quando contempliamo le meraviglie compiute in questo giorno della domenica della tua santa Risurrezione, noi diciamo: Benedetto il giorno di domenica, perché in esso ha avuto inizio la creazione. . . la salvezza del mondo. . . il rinnovamento del genere umano. . . In esso il cielo e la terra si sono rallegrati e l'universo intero si è riempito di luce. Benedetto il giorno di domenica, perché in esso furono aperte le porte del paradiso in modo che Adamo e tutti coloro che ne furono allontanati vi possano entrare senza timore [Fanqith, Ufficio siroantiocheno, vol. 6, prima parte dell'estate, p. 193 b].
1723 La beatitudine promessa ci pone di fronte alle scelte morali decisive. Essa ci invita a purificare il nostro cuore dai suoi istinti cattivi e a cercare l'amore di Dio al di sopra di tutto. Ci insegna che la vera felicità non si trova né nella ricchezza o nel benessere, né nella gloria umana o nel potere, né in alcuna attività umana, per quanto utile possa essere, come le scienze, le tecniche e le arti, né in alcuna creatura, ma in Dio solo, sorgente di ogni bene e di ogni amore: La ricchezza è la grande divinità del presente; alla ricchezza la moltitudine, tutta la massa degli uomini, tributa un omaggio istintivo. Per gli uomini il metro della felicità è la fortuna, e la fortuna è il metro dell'onorabilità. . . Tutto ciò deriva dalla convinzione che in forza della ricchezza tutto è possibile. La ricchezza è quindi uno degli idoli del nostro tempo, e un altro idolo è la notorietà. . . La notorietà, il fatto di essere conosciuti e di far parlare di sé nel mondo (ciò che si potrebbe chiamare fama da stampa), ha finito per essere considerata un bene in se stessa, un bene sommo, un oggetto, anch'essa, di vera venerazione [John Henry Newman, Discourses to mixed congregations, 5, sulla santità]. 1724 Il Decalogo, il Discorso della Montagna e la catechesi apostolica ci descrivono le vie che conducono al Regno dei cieli. Noi ci impegniamo in esse passo passo, mediante azioni quotidiane, sostenuti dalla grazia dello Spirito Santo. Fecondati dalla Parola di Cristo, lentamente portiamo frutti nella Chiesa per la gloria di Dio [Cf Mt 13,3-23 ]. 2677 la nostra fiducia si dilata per consegnare a lei ( Maria) , fin da adesso, “l'ora della nostra morte”. Maria sia ad essa presente come alla morte in croce del Figlio suo, e nell'ora del nostro transito ci accolga come nostra Madre, [Cf Gv 19,27 ] per condurci al suo Figlio Gesù, in Paradiso.

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