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Il purgatorio necessaria purificazione per l'incontro con Dio

La Bibbia

1Gv1,5 Questo è il messaggio che abbiamo udito da lui e che ora vi annunziamo: Dio è luce e in lui non ci sono tenebre. 6 Se diciamo che siamo in comunione con lui e camminiamo nelle tenebre, mentiamo e non mettiamo in pratica la verità. 7 Ma se camminiamo nella luce, come egli è nella luce, siamo in comunione gli uni con gli altri, e il sangue di Gesù, suo Figlio, ci purifica da ogni peccato. 8 Se diciamo che siamo senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi. 9 Se riconosciamo i nostri peccati, egli che è fedele e giusto ci perdonerà i peccati e ci purificherà da ogni colpa.

1. [...] in base all'opzione definitiva per Dio o contro Dio, l'uomo si trova dinanzi a una delle alternative: o vive con il Signore nella beatitudine eterna, oppure resta lontano dalla sua presenza. Per quanti si trovano in condizione di apertura a Dio, ma in un modo imperfetto, il cammino verso la piena beatitudine richiede una purificazione, che la fede della Chiesa illustra attraverso la dottrina del "Purgatorio" (cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, 1030-1032).

2. Nella Sacra Scrittura si possono cogliere alcuni elementi che aiutano a comprendere il senso di questa dottrina, pur non enunciata in modo formale. Essi esprimono il convincimento che non si possa accedere a Dio senza passare attraverso una qualche purificazione. Secondo la legislazione religiosa dell'Antico Testamento, ciò che è destinato a Dio deve essere perfetto. In conseguenza, l'integrità anche fisica è particolarmente richiesta per le realtà che vengono a contatto con Dio sul piano sacrificale, come per esempio gli animali da immolare (cfr Lv 22,22) o su quello istituzionale, come nel caso dei sacerdoti, ministri del culto (cfr Lv 21,17-23). A questa integrità fisica deve corrispondere una dedizione totale, dei singoli e della collettività (cfr 1 Re 8,61), al Dio dell'alleanza nella linea dei grandi insegnamenti del Deuteronomio (cfr 6,5). Si tratta di amare Dio con tutto il proprio essere, con purezza di cuore e con testimonianza di opere (cfr ivi, 10,12s).

L'esigenza d'integrità s'impone evidentemente dopo la morte, per l'ingresso nella comunione perfetta e definitiva con Dio. Chi non ha questa integrità deve passare per la purificazione. Un testo di san Paolo lo suggerisce. L'Apostolo parla del valore dell'opera di ciascuno, che sarà rivelata nel giorno del giudizio, e dice: "Se l'opera che uno ha costruito sul fondamento [che è Cristo] resisterà, costui ne riceverà una ricompensa; ma se l'opera finirà bruciata, sarà punito: tuttavia egli si salverà, però come attraverso il fuoco" (1 Cor 3,14-15).

3. Per raggiungere uno stato di perfetta integrità è necessaria talvolta l'intercessione o la mediazione di una persona. Ad esempio, Mosè ottiene il perdono del popolo con una preghiera, nella quale evoca l'opera salvifica compiuta da Dio in passato e invoca la sua fedeltà al giuramento fatto ai padri (cfr Es 32,30 e vv. 11-13). La figura del Servo del Signore, delineata dal Libro di Isaia, si caratterizza anche per la funzione di intercedere e di espiare a favore di molti; al termine delle sue sofferenze egli "vedrà la luce" e "giustificherà molti", addossandosi le loro iniquità (cfr Is 52,13-53,12, spec. 53,11).

Il Salmo 51 può essere considerato, secondo la visuale dell'Antico Testamento, una sintesi del processo di reintegrazione: il peccatore confessa e riconosce la propria colpa (v. 6), chiede insistentemente di venire purificato o "lavato" (vv. 4.9.12.16) per poter proclamare la lode divina (v. 17).

4. Nel Nuovo Testamento Cristo è presentato come l'intercessore, che assume in sé le funzioni del sommo sacerdote nel giorno dell'espiazione (cfr Eb 5,7; 7,25). Ma in lui il sacerdozio presenta una configurazione nuova e definitiva. Egli entra una sola volta nel santuario celeste allo scopo d'intercedere al cospetto di Dio in nostro favore (cfr Eb 9,23-26, spec. 24). Egli è Sacerdote e insieme "vittima di espiazione" per i peccati di tutto il mondo (cfr 1 Gv 2,2). Gesù, come il grande intercessore che espia per noi, si rivelerà pienamente alla fine della nostra vita, quando si esprimerà con l'offerta di misericordia ma anche con l'inevitabile giudizio per chi rifiuta l'amore e il perdono del Padre. L'offerta della misericordia non esclude il dovere di presentarci puri ed integri al cospetto di Dio, ricchi di quella carità, che Paolo chiama "vincolo di perfezione" (Col 3,14).

ANTICO TESTAMENTO

La Bibbia non parla esplicitamente di Purgatorio, ma contiene vari testi che ne suggeriscono l'idea. Perché non ne parla espressamente?... Forse perché l'uomo non era in grado di percepire, prima della venuta di Cristo, che cos'è la salvezza eterna. Base della dottrina del Purgatorio è il concetto di responsabilità personale che troviamo già nel Vecchio Testamento, che diventa sempre più chiaro quanto più che ci avviciniamo alla venuta di Cristo.

Anche se il peccato viene rimesso, resta sempre una pena temporale da scontare. Questa idea emerge chiara soprattutto dal celebre passo del Secondo Libro dei Maccabei 12, 43-46. All'indomani della vittoria su Gorgia, Giuda Maccabeo, raccogliendo i morti della battaglia, scoprì, sotto gli abiti dei caduti, oggetti idolatrici provenienti dal saccheggio di Iamnia.

In questa grave trasgressione della Legge, Giuda Maccabeo vide la causa della morte dei soldati stessi e per tanto, “Fatta una colletta.., per circa duemila dracme d'argento, le inviò a Gerusalemme perché fosse offerto un sacrificio espiatorio,... suggerito dal pensiero della risurrezione. Perché se non avesse avuto ferma fiducia che i caduti sarebbero risuscitati, sarebbe stato superfluo e vano pregare per i morti... Egli fece offrire il sacrificio espiatorio per i morti perché fossero assolti dal peccato” (2 Mac 12,38-45) Da questo passo emergono tre punti fondamentali per la riflessione teologica sul Purgatorio:

1. Giuda esprime la fede sua, e del suo popolo, nel l'esistenza di un luogo ove le anime degli uomini pii (credenti in Dio) si purificano dai peccati minori, o veniali, e nel fatto che il periodo di purificazione affrontato dalle anime è nella prospettiva della risurrezione.

2. L'importanza che ha la preghiera dei vivi a favore delle anime dei defunti, per liberarle al più presto dal luogo di purificazione.

3. L'approvazione esplicita che il testo sacro esprime sia nei confronti della fede di Giuda, che nell'utilità delle preghiere a favore dei defunti.

NUOVO TESTAMENTO

Nei Vangeli vengono riportate affermazioni di Gesù, esplicite o formulate con parabole, che gettano una luce definitiva su quello che è il destino ultraterreno dell'uomo; alcune possono essere interpretate in armonia con il passo citato dal Secondo libro dei Maccabei. Anzitutto:

1. Gesù afferma ben chiaro che l'anima è immortale, e che sopravvive al corpo:

“Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l'anima; temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l'anima e il corpo nella Geenna...”. (Mt 10,28)

2. Per quanto riguarda un luogo, o stato di purificazione, Gesù dice in una parabola:

“Mettiti presto d'accordo con il tuo avversario, mentre sei con lui per via, perché l‘avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia e tu venga gettato in prigione. In verità, ti dico: non uscirai di là finché tu non abbia pagato fìno all'ultimo spicciolo! “. (Mt 5,25s)

avversario è colui col quale noi abbiamo debiti di qualsiasi genere.
La “via “è la vita presente.
La “prigione” è il luogo dove noi “pagheremo fino all ‘ultimo spicciolo “.
Padri latini e greci hanno visto in questa analogia una chiara allusione a un luogo, o stato di purificazione prima della gloria finale, che fu poi chiamato Purgatorio.

3. Gesù ha anche detto:

“Qualunque peccato e bestemmia sarà perdonata agli uomini, ma la bestemmia contro lo Spirito non sarà perdonata. A chiunque parlerà male del Figlio dell'uomo sarà perdonato; ma la bestemmia contro lo Spirito, non gli sarà perdonata né in questo secolo, né in quello futuro” (Mt12,31s)

Da questa affermazione i Santi Padri hanno concluso che ci sono certi peccati che possono essere purificati nella vita futura, dopo la morte, cioè in Purgatorio.

4. Altro passo importante è quello contenuto nella prima Lettera di San Paolo ai Corinzi:

“Nessuno può porre un fondamento diverso da quello che già vi si trova, che è Cristo Gesù. E se, sopra questo fondamento, si costruisce con oro, argento, pietre preziose, legno, fieno, paglia, l‘opera di ciascuno sarà ben visibile: la farà conoscere quel giorno che si man col fuoco, e il fuoco proverà la qualità dell ‘opera di ciascuno “.(1 Cor3, 11-13)

In questo passo l'apostolo san Paolo sembra affermare che, se siamo difettosi nel nostro operare, tutte le impurità verranno bruciate in uno stato, o luogo che noi chiamiamo Purgatorio.

La Tradizione Cattolica

Gli antichi Greci e Romani chiamavano necropoli, cioè “città dei morti” il luogo dove seppellivano i loro morti. I primi cristiani, invece, fin dagli inizi del Cristianesimo, non chiamavano più quel luogo necropoli, ma cimitero, dal greco “koimeteri “, che significa “dormitorio “.

Era un atto di fede nell ‘immortalità dell'anima.
I pagani antichi avevano una certa idea della sopravvivenza delle anime, ma le immaginavano come “larve “, cioè “ombre” o ‘fantasmi “, che abitavano gli “inferi “, cioè le parti inferiori della terra (nella religione cristiana poi inferi, o inferno, è passato a significare il luogo di coloro che muoiono in disgrazia di Dio: con il suo primo significato la parola rimane nel “Credo “).

Le catacombe, dal greco-latino “katacumba “, che significa “cavità sotterranea”, erano un complesso cimiteriale sotterraneo dei primi cristiani i quali, durante le persecuzioni, oltre che a seppellirvi i loro morti, vi celebravano, lontano dagli occhi indiscreti dei pagani, l'Eucarestia. Già da allora per il riposo eterno delle anime dei defunti, veniva celebrata l'Eucarestia, si innalzavano preghiere, si compivano opere buone e si pregavano le stesse anime, perché venissero in aiuto di coloro che erano ancora in cammino verso l'eternità.

La sepoltura dei cristiani era chiamata “depositio “, cioè “deposito” riferito a qualcosa di temporaneo. Il termine “deposito” era, secondo il diritto romano, l'opposto di “donatio “, cioè donazione, quando una cosa veniva data per sempre. Sant'Agostino, qualche tempo dopo, approfondendo la riflessione sull'utilità delle preghiere per i defunti, afferma:

“Non vi è motivo, tuttavia, di dubitare che le anime dei defunti non traggano sollievo dalle preghiere dei congiunti ancora in vita, quando viene offerto per loro il Sacrificio del Mediatore o vengono distribuite elemosine in chiesa. Queste opere, però, servono soltanto a coloro che, da vivi, hanno meritato... Anche se alcuni saranno salvati per mezzo del fuoco (nel Purgatorio), tale fuoco sarò più terribile di tutto quanto un uomo possa patire in questa vita “.

Sant'Agostino, inoltre, sviluppa la concezione che la preghiera di intercessione non avviene soltanto in direzione ascendente (cioè dai vivi ai morti), ma anche in senso inverso:

“Tutti siamo peccatori; tutti conduciamo una vita nella qule si può peccare; da questa vita tutti noi ce ne dovremo andare. Giacché Dio sarò tanto misericordioso con te, quanto tu sarai stato misericordioso con il prossimo; tanto riceverai nell‘altra vita, quanto dai nella presente. Prega dunque per i defunti, affinché quando saranno nella vita eterna non dimentichino di pregare per te...”. (Sermone 44)

La purificazione

Il pensiero cristiano, guidato dalla Chiesa, giunse alla formulazione esplicita della dottrina sul Purgatorio su una duplice direzione: “purificazione” ed “espiazione” .

Tanto in Oriente, come in Occidente, dalle origini fino ad oggi, tutti i teologi sono stati concordi nell'affermare il valore delle preghiere, delle buone opere e soprattutto del Sacrificio Eucaristico che chiamavano già “suffragi “, per i fedeli defunti, e hanno formulato la concezione del Purgatorio. La parola “Purgatorio” viene dal verbo latino “purgare”, che significa rendere puro, cioè non mescolato o contaminato, e significa “luogo “, o “stato” di purificazione.

“Suffragio” viene dal verbo “suffragare”, che significa “aiutare “, ‘favorire “, “giovare “. In questo caso significa raccomandare a Dio, con preghiera e sacrifici, l'anima dei morti.

L'idea di “purificazione”, che si ricollega alla I Cor 3, 10-17, legata alla concezione giudaica, si sviluppò soprattutto in Oriente. La concezione di “espiazione” cioè di pagamento del debito con tratto con la Giustizia Divina, fondata su Mt 5, 25-26, si sviluppò soprattutto in Occidente e si concluse con la concezione del luogo tenebroso (carcere), dove si scontano le pene dovute ai peccati (“pagherai fino all‘ultimo spicciolo “) e donde con l'aiuto delle preghiere e dei sacrifici dei vivi, si può uscire prima.

Si tratta di angolature diverse, basate su un linguaggio che si serve di analogie diverse, ma la sostanza si ricollega sempre alla Sacra Scrittura ed è, sostanzialmente, identica.

Il maggiore tormento delle anime è quello della privazione della visione di Dio. Infatti, le anime con la morte divengono libere dal peso della carne che, attutisce la percezione del trascendente e aggrava lo spirito. Lontano dalle illusioni terrene, dal tumulto delle passioni, dalle dissipazioni della vita, le anime del Purgatorio conoscono ora la preziosità della visione intuitiva di Dio in modo immensamente superiore a quello delle anime più pure di questo mondo.

Esse concentrano la loro contemplazione, non interrotta da distrazioni e da svaghi, sugli attributi di Dio e concepiscono un indicibile desiderio di vederne l'essenza.

Il cristiano, infatti, porta in sé come l'impronta del Figlio (carattere) e nella sua anima stessa l'immagine del Padre (figli adottivi, eredi del Paradiso per grazia) e sente una forza irresistibile, come una spinta verso Dio; ma l'impetuoso slancio è contrastato dal limite angusto della prigione che lo rinchiude, dal triplice fardello che grava sul loro spirito: la pena temporale (dovuta ai peccati gravi perdonati), i peccati veniali non rimessi e le cattive inclinazioni contratte nella vita terrena. Le anime, costrette a ripiegarsi su se stesse, sentono il vuoto del proprio essere, per l'assenza di Colui che solo può colmarle. Come ferite dall'amore, invocano il Diletto, ma Lui non risponde; chiamano l'Amato, però Lui non viene.

In questa insoddisfatta brama del cibo divino, le anime prigioniere, con rammarico rievocano le infedeltà terrene che causano loro tanta angoscia. Sentono di avere mancato, per propria colpa, all'incontro di Dio, non avendo cercato sulla terra, prima di tutto e soprattutto, il Regno di Dio, e ora, come esuli, ne sentono la pungente nostalgia.

Non hanno cercato abbastanza lo Sposo delle anime loro e ora Egli si nasconde. Caduto il velo dell'amor proprio, vedono nella luce dell'eternità con quanto “legno “, “paglia” e ‘fieno” abbiano costruito sul fondamento divino del Battesimo.

Per tale profonda tristezza e per il desiderio costante del Cielo, si forma nell'intimo di queste anime, un circolo misterioso di amore e dolore. L'amore, per la sua intensità, genera la sofferenza, questa, a sua volta, feconda l'amore, così l'anima espia, si purifica e si perfeziona e “di salir al Cielo diventa degna” (Dante, Purgatorio 1,6).

Noi sappiamo che la nostra perfezione consiste nell'amore: amare Dio e i fratelli. Tutte le volte che noi dimentichiamo Dio, o i fratelli, per soddisfare il nostro egoismo, noi commettiamo un peccato, che deve essere espiato e bruciare nelle cosiddette fiamme del Purgatorio.
 
Il fuoco

Il ”fuoco” del Purgatorio è ritenuto vero da tutta la Tradizione Latina, anche se non ne possiamo conoscere la natura. E' un misterioso strumento con cui Dio completa l'opera di purificazione e soddisfa alle esigenze della sua Giustizia. La pena del fuoco accresce i tormenti delle anime.

Il problema è che non abbiamo parole adatte per esprimere questi concetti. Quando pensiamo, ad esempio, alla Giustizia di Dio, subito pensiamo che Dio sia vendicativo. In realtà non è così; non è Dio che agisce, che ci punisce, ma siamo noi che sentiamo il bisogno di purificarci; Dio ancora non ci può ricevere, perché non siamo “puliti” abbastanza. In ogni peccato, anche rimesso, non solo ci fu un allontanamento da Dio, che viene per così dire “purificato” con il ritardo della visione beatifica, ma anche un indebito accostamento alle cose create, che deve essere riparato con una sofferenza che emana da quelle stesse cose, di cui l'uomo ha usato e abusato (pena del contrappasso).

Le anime espiano le conseguenze del peccato (pene temporali) non imponendosi, ma accettando da Dio le sofferenze del Purgatorio. Questa accettazione, pur essendo passiva e non meritoria, non si può dire totalmente involontaria, perché un sacro ardore di penitenza le investe.
Le pene del Purgatorio sono proporzionate ai peccati e alle imperfezioni di ciascuno secondo la conoscenza che ognuno ha avuto, e pertanto sono diverse.

Come tra i beati non è possibile trovarne due la cui storia terrena sia stata identica, così non si troveranno nel Purgatorio due anime che soffrono la stessa pena.
Le anime, più che nel volto, conservano la loro inconfondibile fisionomia nella perfezione che hanno raggiunto, in modo che nessuna è uguale all'altra.

Da sempre la Chiesa, basandosi sulla Sacra Scrittura, ha creduto all'esistenza del Purgatorio, il quale, più che un luogo, è uno stato interiore, che sfugge alla nostra percezione, in modo che è difficile dire che cosa sia.

Questo stato comporta una condizione di sofferenza che purifica le anime da quel che rimane del loro attaccamento disordinato al mondo e alle cose che hanno lasciato.
Con la morte si esce dal tempo e dallo spazio. Per questo motivo non si potrebbe parlare di luogo, ma di stato o condizione. Tuttavia, la purificazione comporta anche un prima e un dopo; di modo che c'è una certa successione di cose che si potrebbe chiamare tempo.

Siccome del mondo dell'aldilà non possiamo avere un'esperienza diretta, perché non può cadere sotto i sensi, la Chiesa non ci può dire niente né del luogo, né della natura delle sofferenze.
Abbiamo accennato sopra al fuoco purificatore. Quando si paragona il fuoco del Purgatorio al fuoco materiale, possiamo pensare che vi è la stessa differenza che esiste tra un fuoco pitturato e un fuoco reale.
Sant'Agostino dice:

“Le anime, dopo la morte, sono penetrate da un fuoco ardentissimo che mente umana non può concepire “.

E aggiunge:

“Benché questo fuoco sia destinato a purificare l‘animo, è più doloroso di qualunque cosa si possa sopporta re sulla terra”

Tuttavia, dobbiamo anche notare che il fuoco del Purgatorio non è solo sofferenza, ma deve essere anche gioia. Lo dice Santa Caterina da Genova:

“Io non credo sia possibile trovare una gioia simile a quella di un ‘anima dei Purgatorio, tranne la gioia delle anime benedette dei Paradiso, gioia che continua ad accrescere di giorno in giorno, intanto che Dio fluisce nell‘anima sempre più Egli opera questo abbondantemente, in proporzione degli ostacoli che impediscono il suo ingresso “.

Le anime del Purgatorio non sono, come spesso si dice, “povere “: sono ricche d'amore, di gioia, speranza, per il Paradiso assicurato e per la Risurrezione futura dei corpi. Anche se il Purgatorio è uno stato di sofferenza, non lo è di disperazione. Infatti, è con indicibile gratitudine che l'anima vi entra, perché sa che è come entrare nell'anticamera del Paradiso.

Per quanto riguarda le pene, è un altro discorso. Alcuni Santi fanno delle affermazioni sconcertanti: San Tommaso d'Aquino ci dice che le fiamme del Purgatorio sono simili a quelle dell'Inferno. Tale affermazione concorda con ciò che disse Padre Pio a Cleonice Morcaldi, sua figlia spirituale:

“Figlia mia, in certi posti il Purgatorio è come l‘Inferno “.

Tuttavia, trattandosi di uno stato e non tanto di luogo, non è da escludersi che la Giustizia di Dio possa anche permettere alle anime di portare a termine la loro purificazione esattamente nel luogo dove furono commesse le colpe della contaminazione dell'anima, come rivelano diversi episodi.

Ciò avviene per imperscrutabili motivi della volontà divina: non possiamo capire tutti i disegni di Dio, per cui usiamo dire che forse Dio permette l'espiazione in determinati posti solo per dare ai vivi qualche monito per un comportamento non sempre ligio alla Legge Divina e per favorire l'interscambio di aiuto tra vivi e defunti. La purificazione dell'anima avviene tramite lo sconto di una pena, come già detto. L'anima, quindi, ama purificarsi, perché questo è il mezzo per arrivare al godimento di Dio.

In questo senso, come corollario al desiderio di purificazione, possiamo dire che l'anima ama le sue pene e, quindi, le relative sofferenze. Certo, la durata fa parte della sostanza della pena stessa, perché in Purgatorio è solo un mezzo, nell'Inferno si tratta di un castigo senza fine; naturalmente le parole, i concetti che usiamo sono del tutto relativi e rapportati al nostro modo di vedere e di sentire le cose.
I mistici affermano altrettanto. Santa Caterina da Siena dice infatti:

“Le anime che si trovano in uno stato di purificazione sono in tali tormenti che non si possono descrivere a parole e di cui neppure l'intelligenza umana può avere la minima idea, a meno che Dio non lo manifesti con una grazia speciale”.

Il dogma
 
Lungo i secoli la Chiesa è intervenuta varie volte per affermare l'esistenza del Purgatorio ed esortare i fedeli ancora vivi sulla terra a pregare e suffragare i defunti. Citiamo alcuni esempi.

Il Papa San Gregorio III rispondendo nel 741 a San Bonifacio, apostolo della Germania, scriveva a proposito delle offerte per le intenzioni delle Sante Messe:

“La Santa Chiesa ritiene che chiunque può dare offerte per i defunti che furono cristiani, perché il sacerdote ne faccia memoria. Dal momento che tutti commettiamo peccati, è opportuno che il sacerdote faccia memoria dei cristiani morti e interceda per loro. Tuttavia questa disposizione non vale per gli empi, anche se erano cristiani...”.

Questa risposta è una conferma che già fin dal 741 era antica tradizione che si celebrassero Messe in suffragio dei defunti, che si raccogliessero offerte per questo scopo, e che si crede naturalmente nel Purgatorio.

Nel Concilio di Firenze del 1439 la Chiesa Cattolica, di fronte all'opposizione della Chiesa greca, ribadì l'esistenza del Purgatorio e definì tale realtà degna di fede per i suoi fedeli.

“Se, (i fedeli) avendo fatto veramente penitenza, moriranno nella carità di Dio prima d'aver soddisfatto con frutti degni di penitenza per i peccati..., le loro anime, dopo la morte, vengono pur con “pene purgatorie”; e per essere liberate da queste pene, giovano loro i suffragi dei fedeli viventi, cioè il Sacrificio della Messa, le preghiere e le elemosine e le altre pratiche di pietà che si usano fare...”.

Il Concilio di Trento del 1562, in opposizione ai protestanti, così decreta:

“Poiché la Chiesa Cattolica, istruita dallo Spirito Santo attraverso la Sacra Scrittura e l'Antica Tra dizione dei Padri, ha insegnato nei Sacri Concili e, recentissimamente in questo Sinodo Ecumenico, che vi è il Purgatorio e che le anime in esso trattenute sono aiutate dai suffragi dei fedeli, ma principalmente dal Sacrificio dell'Altare... Il Santo Sinodo ordina ai vescovi che procurino con ogni diligenza che la Santa dottrina circa il Purgatorio, fin qui trasmessa... sia creduta dai fedeli cristiani, conservata, insegnata e predicata dappertutto “.

Nel Concilio Ecumenico Vaticano II, i Padri Conciliari, al capitolo VII della costituzione dogmatica Lumen Gentium, hanno affermato che: A. Il Purgatorio è uno dei tre stadi ecclesiali del Corpo Mistico di Cristo:

“Fino a che, dunque, il Signore non verrà nella sua gloria.., alcuni dei suoi discepoli saranno pellegrini sulla terra, altri passati da questa vita, stanno purificandosi, e altri godono della gloria contemplando chiaramente Dio uno e trino, Quale Egli è; tutti però, sebbene in grado e modo diverso, comunichiamo alla stessa carità di Dio e del prossimo e cantiamo al nostro Dio lo stesso inno di gloria” (LG 49)

B. La realtà della Comunione dei Santi e della loro intercessione a favore di quanti sono ancora pellegrini sulla terra.

“Tutti infatti quelli che sono di Cristo, avendo lo Spirito Santo, formano una sola Chiesa e sono tra loro uniti in Lui” (cfr Efs4,16) L'unione quindi dei pellegrini sulla terra con i fratelli morti nella pace di Cristo, non è minima mente spezzata, anzi, secondo la perenne fede della Chiesa, è consolidata dalla comunicazione dei beni spirituali. (LG 50)

C. La Tradizione della Chiesa di pregare per i defunti e di offrire suffragi.

“La Chiesa dei pellegrini sulla terra, riconoscendo benissimo questa comunione con il Corpo Mistico di Gesù Cristo, fino dai primi tempi della religione cristiana, coltivò con grande pietà la memoria dei defunti, e “poiché santo e salutare è il pensiero di pregare per i defunti perché siano assolti dai peccati” (2 Mac 12,46), ha offerto per loro anche suffragi.... (LG 51)

Nel Catechismo Universale della Chiesa Cattolica :

1472 Per comprendere questa dottrina e questa pratica della Chiesa bisogna tener presente che il peccato ha una duplice conseguenza. Il peccato grave ci priva della comunione con Dio e perciò ci rende incapaci di conseguire la vita eterna, la cui privazione è chiamata la “pena eterna” del peccato. D'altra parte, ogni peccato, anche veniale, provoca un attaccamento malsano alle creature, che ha bisogno di purifica zione, sia quaggiù, sia dopo la morte, nello stato chiamato Purgatorio. Tale purificazione libera dalla cosiddetta “pena temporale” del peccato. Queste due pene non devono essere concepite come una specie di vendetta, che Dio infligge dall'esterno, bensì come derivanti dalla natura stessa del peccato. Una conversione, che procede da una fervente carità, può arrivare alla totale purificazione del peccatore, così che non sussista più alcuna pena [Cf Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1712-1713; 1820].

 1030 Coloro che muoiono nella grazia e nell'amicizia di Dio, ma sono imperfettamente purificati, sebbene siano certi della loro salvezza eterna, vengono però sottoposti, dopo la loro morte, ad una purificazione, al fine di ottenere la santità necessaria per entrare nella gioia del cielo.

 1031 La Chiesa chiama Purgatorio questa purificazione finale degli eletti, che è tutt'altra cosa dal castigo dei dannati. La Chiesa ha formulato la dottrina della fede relativa al Purgatorio soprattutto nei Concilii di Firenze [Cf Denz. -Schönm., 1304] e di Trento [Cf ibid. , 1820; 1580]. La Tradizione della Chiesa, rifacendosi a certi passi della Scrittura, [Cf ad esempio, 1Cor 3,15;

1031 1Pt 1,7 ] parla di un fuoco purificatore: Per quanto riguarda alcune colpe leggere, si deve credere che c'è, prima del Giudizio, un fuoco purificatore; infatti colui che è la Verità afferma che, se qualcuno pronuncia una bestemmia contro lo Spirito Santo, non gli sarà perdonata né in questo secolo, né in quello futuro ( Mt 12,31 ). Da questa affermazione si deduce che certe colpe possono essere rimesse in questo secolo, ma certe altre nel secolo futuro [San Gregorio Magno, Dialoghi, 4, 39].

 1032 Questo insegnamento poggia anche sulla pratica della preghiera per i defunti di cui la Sacra Scrittura già parla: “Perciò [Giuda Maccabeo] fece offrire il sacrificio espiatorio per i morti, perché fossero assolti dal peccato” ( 2Mac 12,45 ). Fin dai primi tempi, la Chiesa ha onorato la memoria dei defunti e ha offerto per loro suffragi, in particolare il sacrificio eucaristico, [Cf Concilio di Lione II: Denz. -Schönm., 856] affinché, purificati, possano giungere alla visione beatifica di Dio. La Chiesa raccomanda anche le elemosine, le indulgenze e le opere di penitenza a favore dei defunti: Rechiamo loro soccorso e commemoriamoli. Se i figli di Giobbe sono stati purificati dal sacrificio del loro padre, [Cf Gb 1,5 ] perché dovremmo dubitare che le nostre offerte per i morti portino loro qualche consolazione? Non esitiamo a soccorrere coloro che sono morti e ad offrire per loro le nostre preghiere [San Giovanni Crisostomo, Homiliae in primam ad Corinthios, 41, 5: PG 61, 594-595].

 1475 Nella comunione dei santi “tra i fedeli, che già hanno raggiunto la patria celeste o che stanno espiando le loro colpe nel Purgatorio, o che ancora sono pellegrini sulla terra, esiste certamente un vincolo perenne di carità ed un abbondante scambio di tutti i beni” [Paolo VI, Cost. ap. Indulgentiarum doctrina, 5]. In questo ammirabile scambio, la santità dell'uno giova agli altri, ben al di là del danno che il peccato dell'uno ha potuto causare agli altri. In tal modo, il ricorso alla comunione dei santi permette al peccatore contrito di essere in più breve tempo e più efficacemente purificato dalle pene del peccato.

 1498 Mediante le indulgenze i fedeli possono ottenere per se stessi, e anche per le anime del Purgatorio, la remissione delle pene temporali, conseguenze dei peccati.

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