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| Il Mistero e le religioni
Il bambino prima di nascere a questo mondo vive per 9 mesi i nel grembo materno. Per 9 mesi quello è il suo mondo, il mondo che egli percepisce e conosce solo quel mondo. I suoi sensi gli rappresentano il mondo del grembo materno come l'unico mondo possibile, il mondo in cui egli è felice e in cui sarà felice per sempre . Non ne vede altri.
Non conosce il nostro mondo perché ancora non gli è dato di percepirlo in modo pieno. Rispetto al nostro mondo è ancora cieco. Il bambino percepisce qualcosa del nostro mondo come in un sogno ma se dovessimo comunicargli che egli entro i 9 mesi dovrà morire al suo mondo probabilmente egli si spaventerebbe. Anche se provassimo a convincerlo che morire al mondo materno significa nascere al nostro mondo e acquisire una coscienza ed una vita autonoma piena, libera e creativa, forse non ci crederebbe.
Tutti sappiamo con certezza che non siamo in questo mondo per rimanerci per sempre. Siamo nati a questo mondo per rimanervi per un periodo: 60, 70 , 90, 120 anni ? Dopo questo periodo dobbiamo morire a questo mondo. Quale coscienza portiamo dentro di noi, ogni giorno ,della nostra morte ? Tutti dovremo morire a questo mondo ma a nessuno pare vero.
Ci crediamo ...e non ci crediamo, ci spaventa ...e siamo rassegnati ad
essa. Che cosa sappiamo del significato della nostra morte? A volte riusciamo a penetrare nel Mistero della realtà che percepiamo con i 5 sensi e attraverso l'intuizione, il 6° senso. Qualcuno ci rivela una coscienza piu' ampia, di una percezione spirituale, di un 7° senso, l'anima. Sono sciamani, sibille, profeti-veggenti , persone capaci di percezioni estatiche permanenti. Tramite loro si sono rivelati " Altri Mondi", i mondi dello " spirito",dell'aldilà della materia, l'aldilà del nostro mondo. Tutte le religioni, cioè tutte
le rivelazioni, ci dicono che noi siamo in questo mondo per un periodo
finito.
In questo mondo, in questa vita, noi ci formiamo per "nascere adeguati
al Mondo Futuro". Se il bambino si "specializzasse " per vivere bene nel grembo della madre come se dovesse viverci per sempre , non avrebbe energie e tempo per formarsi per la Vita Nuova che lo attende! Alla nascita sarebbe inadeguato. Sarebbe un "pesce fuor d'acqua" e morirebbe. Se la madre e il suo ambiente comunicano al bambino "veleni", negatività, questo si forma in modo sbagliato e nasce al nostro mondo deforme, inadatto a raggiungere la pienezza del suo essere . Se il bambino nasce senza polmoni, o cuore, o cervello, muore: questo mondo lo scarta! Così in questo mondo noi ci dedichiamo ad apprendere tante cose utili per vivere bene noi e i nostri discendenti: per vivere bene in questo mondo ; ma cosa apprendiamo per nascere bene e vivere bene nel Mondo Futuro? Se in questo mondo ci formiamo in modo non adeguato, non armonioso secondo la Legge dell'Ordine dell'Universo, quando nasceremo nel Mondo Futuro ,saremo deformi, inadatti a vivere la pienezza del nostro essere. Se la Madre Terra, la Madre Famiglia, la Madre Scuola, la Madre Società, la Madre Televisione,.. ci comunicano negatività, invece di formarci in modo perfetto per nascere perfetti nel Mondo Futuro, cresciamo deformi . Nasceremo deformi nel mondo Futuro, e cosa sarà di noi ? Abbiamo una vaga sensazione del Mondo Futuro, un sogno. Quello che sappiamo è soltanto ciò che è stato rivelato : le rivelazioni da cui sono nate le diverse religioni. Le Religioni custodiscono le Rivelazioni che ci dicono del Mondo Futuro e ci dispongono ad Esso. Esse ci dicono che gli " altri mondi " non sono tutti uguali : ci sono " altri mondi paradisiaci" e " altri mondi infernali" .
J.Bosch Come bisogna vivere in questo mondo per nascere perfetti nel Mondo Futuro? Le religioni custodiscono le " vie " per i mondi futuri. Praticando una religione è possibile formare adeguatamente il nostro essere in questo mondo per nascere in quel mondo futuro paradisiaco" la cui rivelazione è custodita dalla religione. Tutte le religioni ci rivelano che isinteressarsi della propria formazione in questo mondo per un mondo futuro significa morire e nascere in qualche" altro mondo infernale".
(Introduzione al documento conciliare Vat. II ° "Nostra Aetate") " I vescovi cattolici, riuniti in Concilio universale negli anni 1960 a Roma, dopo aver pregato lo Spirito Santo e aver riflettuto su tutti gli insegnamenti trasmessi loro dagli Apostoli di Gesù attraverso i loro predecessori, osservando la realtà contemporanea degli uomini rilevavano che , di fronte all'evoluzione attuale del mondo, diventano sempre più numerosi quelli che si pongono o sentono con nuova acutezza gli interrogativi più fondamentali: cos'è l'uomo? Qual è il significato del dolore, del male, della morte, che continuano a sussistere malgrado ogni progresso? Cosa valgono quelle conquiste pagate a così caro prezzo? Che apporta l'uomo alla società, e cosa attendersi da essa? Cosa ci sarà dopo questa vita? " (Proemio al documento conciliare Vat. II ° "Gaudium et Spes") 1... Gli uomini attendono dalle varie religioni la risposta ai reconditi enigmi della condizione umana, che ieri come oggi turbano profondamente il cuore dell'uomo: la natura dell'uomo, il senso e il fine della nostra vita, il bene e il peccato, l'origine e lo scopo del dolore, la via per raggiungere la vera felicità, la morte, il giudizio e la sanzione dopo la morte, infine l'ultimo e ineffabile mistero che circonda la nostra esistenza, donde noi traiamo la nostra origine e verso cui tendiamo. 2. Dai tempi più antichi fino ad oggi presso i vari popoli si trova una certa sensibilità a quella forza arcana che è presente al corso delle cose e agli avvenimenti della vita umana, ed anzi talvolta vi riconosce la Divinità suprema o il Padre. Questa sensibilità e questa conoscenza compenetrano la vita in un intimo senso religioso. ... La Chiesa cattolica nulla rigetta di quanto è vero e santo in queste religioni. Essa considera con sincero rispetto quei modi di agire e di vivere, quei precetti e quelle dottrine che, quantunque in molti punti differiscano da quanto essa stessa crede e propone, tuttavia non raramente riflettono un raggio di quella verità che illumina tutti gli uomini. Tuttavia essa annuncia, ed è tenuta ad annunciare, il Cristo che è “ via, verità e vita ” (Gv 14,6), in cui gli uomini devono trovare la pienezza della vita religiosa e in cui Dio ha riconciliato con se stesso tutte le cose. Essa perciò esorta i suoi figli affinché, con prudenza e carità, per mezzo del dialogo e della collaborazione con i seguaci delle altre religioni, sempre rendendo testimonianza alla fede e alla vita cristiana, riconoscano, conservino e facciano progredire i valori spirituali, morali e socio-culturali che si trovano in essi.(Introduzione al documento conciliare Vat. II ° "Nostra Aetate") La realtà è materiale-spirituale Un premio da 820.000 sterline (oltre un milione e mezzo di dollari) non può che essere assegnato a chi si è posto grandi obiettivi e ha conseguito risultati proporzionali a tali obiettivi. Non stupisce perciò che il premio Templeton 2009 sia stato attribuito a una personalità come il fisico francese Bernard d’Espagnat, che ha centrato la sua ricerca attorno alla domanda “cos’è la realtà” e ha indagato, con gli strumenti del pensieri scientifico e filosofico, le condizioni che rendono possibile all’uomo l’accesso al reale. Essendo d’altra parte ben consapevole della necessità di superare un rigido scientismo e animato dalla volontà di andare oltre ogni visione riduzionista della scienza. Il suo percorso scientifico lo ha ben attrezzato per cimentarsi in questa sfida. Ha avuto modo di approfondire i risultati e i problemi posti dalla fisica quantistica grazie al confronto diretto con alcuni dei massimi fisici e premi Nobel del ’900: ha studiato a Parigi sotto la guida di Louis de Broglie; è stato assistente di Enrico Fermi a Chicago e, nella prima metà degli anni cinquanta, è stato in missione di ricerca presso l'Istituto diretto da Niels Bohr a Copenhagen; per poi passare al neonato Cern di Ginevra, dove ha operato per cinque anni come fisico teorico. Ma la sua formazione e si suoi interessi hanno spaziato ben al di là delle scienze fisiche: il suo itinerario iniziale è stato letterario e filosofico e, dopo aver diretto per diciotto anni il Laboratorio di Fisica teorica e delle particelle elementari nell'Università Paris Sud, è stato responsabile del seminario di filosofia della fisica contemporanea all'Istituto di Storia e filosofia delle scienze dell’Università di Paris I. È questa vastità e profondità di orizzonti che gli ha permesso di arrivare a una personalissima sintesi di pensiero, condensata nella tesi da lui definita come “teoria del reale velato”. Si tratta di una forma particolare di realismo, che forse non può neppure essere considerata tale del tutto, mossa dalla ferma intenzione di “non voler trascurare nulla”; ma dall’altrettanto decisa convinzione dell’insufficienza sia del realismo ingenuo di molti scienziati che «accordano cieca fiducia, nel campo della conoscenza della realtà ultima, al puro metodo scientifico, attribuendo valore assoluto ai suoi risultati». D’Espagnat è insoddisfatto anche di un atteggiamento “alla Wittgenstein” per cui «su ciò di cui non si può parlare si ha l’obbligo di tacere»; insoddisfazione dovuta anche al timore che da questa massima si scivoli facilmente nell’altre ben più deleteria: «Ciò di cui non si può parlare non esiste». La realtà invece esiste, anche se è sottile e remota, appunto “velata”, non afferrabile semplicemente tramite gli oggetti dell’esperienza immediata; e il cammino della fisica del ’900 può offrire interessanti contributi per un nuovo approccio conoscitivo. Riconoscendo che «un’aura di mistero avvolge, e continuerà ad avvolgere, il concetto di essere» e che il mistero «costituisca una dimensione essenziale dell’essere», D’Espagnat ritiene che il miglior modo di porsi nei confronti dell’essere è di «mettere a fuoco simultaneamente due piani»: quello della sostanza che si può soltanto contemplare e quello della realtà empirica che «è prova di raffinata saggezza» considerare nella sua reale importanza, «senza per questo identificarla con l’orizzonte supremo».Alla luce di un lungo e puntuale lavoro di approfondimento e di riflessione ha anche deciso, tre anni fa, di sottoscrivere una lettera al quotidiano Le Monde, insieme ad altri quindici scienziati tra i quali Freeman Dyson e Charles H. Townes, nella quale, dopo aver premesso che «le correnti di pensiero filosofiche e metafisiche non dovrebbero, a priori, interferire nella pratica ordinaria della scienza» si dichiarava che non solo «è legittimo ma bensì necessario riflettere, a posteriori, sulle implicazioni filosofiche, etiche e metafisiche delle scoperte e delle teorie scientifiche». [...] [...] D’Espagnat è famoso per il suo concetto di “realtà velata”, una realtà al di là del mondo che possiamo vedere e toccare. Il suo lavoro sulla meccanica quantistica comprende esperimenti che dimostrano che l’essenza della realtà va al di là di quello che può essere spiegato dalle tre dimensioni. Le particelle subatomiche si comportano infatti in un modo molto strano che può essere spiegato solo con l’esistenza di ulteriori dimensioni. Quando il fisico francese Alain Aspect ed i suoi collaboratori in Francia ed in Svizzera hanno condotto esperimenti su fotoni nei primi anni ottanta, hanno scoperto che un cambiamento nella polarizzazione di un fotone poteva essere rilevato quasi istantaneamente — persino oltre la velocità della luce — in un altro fotone a chilometri di distanza. Scoperte come questa non sono nuove. Già agli inizi del XX secolo, Niels Bohr affermò che le particelle subatomiche sono interconnesse, al tempo in cui Einstein sosteneva che nulla poteva viaggiare più velocemente della luce. Questa comunicazione istantanea tra particelle solleva molte domande: com’è possibile che i fotoni possano comunicare così velocemente attraverso grandi distanze? Che cosa li connette? Le leggi della fisica sono assolute? Qual è la natura ultima della realtà? Tramite i suoi esperimenti tra gli anni sessanta ed ottanta sul teorema delle Disuguaglianze di Bell, d’Espagnat studiò le strane proprietà delle particelle subatomiche, scoprendo che il mondo fisico sembra essere una mera apparenza, un velo sopra una realtà molto più grande. La scienza, secondo d’Espagnat, può aiutarci a spiegare la natura dell’universo solo fino ad un certo punto. «La meccanica quantistica ha introdotto un nuovo punto di vista, che consiste essenzialmente nel fatto che lo scopo della scienza non è quello di descrivere la realtà ultima com’è realmente», dice d’Espagnat. «Piuttosto, lo scopo della scienza è quello di spiegare la realtà così come ci appare, tenendo in considerazione i limiti della nostra mente e dei nostri sensi». Gli esseri umani sono intuitivamente consapevoli di questa realtà spirituale, sostiene d’Espagnat, il quale crede che arte, musica e spiritualità sono tutti modi che aiutano a connetterci a questa “realtà velata”.Nidhal Guessoum, direttore del dipartimento di fisica presso l’American University di Sharjah negli Emirati Arabi, ha scritto che d’Espagnat «ha messo insieme un’opera coerente che mostra il perché sia credibile che la mente umana è in grado di percepire realtà nascoste». I naturalisti metafisici della comunità scientifica potranno anche rifiutare l’idea della dimensione spirituale ma, nel campo della fisica quantistica, tale dimensione può quasi essere vista nella luce sprigionata dalla collisione atomica. [...] scinico.org |
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