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L'insegnamento sociale della Chiesa Cattolica

«La sollecitudine sociale della Chiesa, finalizzata ad un autentico sviluppo dell'uomo e della società, che rispetti e promuova la persona umana in tutte le sue dimensioni, si è sempre espressa nei modi più svariati»

"il cristianesimo ha una sua fortissima specificità nell' annunciare l' unità del genere umano e quindi l' appartenenza ad un' unica comunità umana". 
Per questo  la dottrina sociale della Chiesa "può contribuire a superare lo stallo nella contrapposizione tra liberalismo e comunitarismo". 
Da qui l' obiettivo affidato alle associazioni cristiane di "formare ad una partecipazione locale-universale, particolare-universale".

Mons. Giampaolo Crepaldi, segretario del Pontificio Consiglio della giustizia e della pace

Pertanto, cominciando dal validissimo apporto di Leone XIII arricchito dai successivi contributi magisteriali, si è ormai costituito un aggiornato corpus dottrinale, che si articola man mano che la Chiesa va leggendo gli avvenimenti mentre si svolgono nel corso della storia. 
Essa cerca così di guidare gli uomini a rispondere, anche con l'ausilio de la riflessione razionale e delle scienze umane, alla loro vocazione di costruttori responsabili della società terrena»

(Sollicitudo rei socialis, I)

Di solito si intende per "discorso sociale della Chiesa" l'insegnamento specifico che i papi hanno emanato in materia di etica economica, sociale e politica dal 1891, l'anno della Rerum novarum, ad oggi. In realtà, tale insegnamento può essere fatto risalire a epoche anteriori, si esprime anche attraverso documenti che non sono encicliche (per es. documenti di sinodi, di conferenze episcopali, ecc.), e deve molto al contributo di economisti, politici, filosofi e teologi (è noto che le encicliche sono firmate dai papi, ma essi si avvalgono della collaborazione di specialisti, soprattutto per la redazione di quelle parti che richiedono una competenza scientifica).
Le encicliche e altri documenti sono atti del magistero ordinario e quindi, per i credenti cattolici, contengono interpretazioni e orientamenti autorevoli che non possono essere disattesi. Tuttavia non comportano una adesione di fede, perché non si tratta qui di pronunciamenti dogmatici, né i papi intendono impegnare la propria infallibilità in materie come queste, talmente soggette all'incessante evoluzione della società e della storia.Inoltre, attraverso questo insegnamento sociale l'autorità ecclesiastica non dà e non pretende di dare alcuna soluzione tecnica a determinati problemi di tipo economico, sindacale, monetario, amministrativo, politico. Non rientra evidentemente nelle competenze della Chiesa optare, per esempio, per un sistema economico e proibirne un altro (anche se di fatto, storicamente, essa si trova ad essere "complice" di un sistema piuttosto che di un altro). Il suo, invece, vuol essere ed è di fatto, un approccio e un orientamento di tipo etico. L'ottica da cui vede e interpreta le cose è quella dell'uomo illuminato dalla parola di Dio, sapendo tuttavia che dalla parola di Dio non si può ricavare direttamente alcun modello di economia o di politica.

Che l'insegnamento sociale della Chiesa non sia definito una volta per tutte lo dimostrano i modi diversi con cui il magistero si è espresso negli ultimi centocinquant'anni. Si possono individuare tre distinti periodi":

1) Con la pubblicazione della Rerum novarum nel 1891, la Chiesa decide finalmente di uscire dall'isolamento nel quale si era trincerata fin dall'alba dell'epoca moderna, combattendo la libertà di pensiero e di coscienza, la laicità dello Stato moderno, il progresso scientifico e tecnico. Due documenti in particolare avevano sancito il divorzio della Chiesa dalla società moderna: l'enciclica Mirati vos (1832) di Gregorio XVI, che si scaglia contro la libertà di coscienza e la libertà di stampa, e il Sillabo (1864) o elenco degli 80 principali "errori dell'epoca" condannati da Pio IX. Tra questi "errori" si annovera la libertà di ricerca scientifica e filosofica, l'autonomia della politica e dello Stato dalla tutela della Chiesa, il superamento del cattolicesimo come religione di Stato. La Rerum novarum abbandona questo spirito di crociata e riconosce la gravità della questione operaia, anche se poi la risposta alle attese reali della gente non viene cercata a partire dalla lettura dei fenomeni sociali, ma dedotta ancora da principi filosofico-teologici, in particolare dal diritto naturale e dalla rivelazione.

2) Con Pio XI (1922-39) il pensiero sociale della Chiesa entra in una seconda fase, caratterizzata dalla nostalgia di veder rinascere nella società laicizzata il modello sociale della "cristianità"la Chiesa - "società perfetta", come allora si continuava a dire ha il diritto-dovere di guidare tutte le società civili. In economia, l'enciclica Quadragesimo anno (1931) cerca di legittimare la "terza via", quella cattolica, come superamento della "via socialista" (applicata in Russia dal 1917) e della "via capitalistica" (che era entrata allora in crisi con il crollo della Borsa di New York e la grande depressione del 1929).

3) L'ultimo trentennio - con la dottrina del concilio Vaticano II e con i numerosi e qualificati interventi dei papi di questo periodo - si caratterizza per la volontà della Chiesa di ristabilire un dialogo con il mondo. Segna una svolta nel discorso sociale della Chiesa, perché ora non si tratta più di soli conflitti tra classi sociali (come nell'Ottocento), né solo di confronti tra sistemi economici nazionali (prima metà del Novecento), ma si tratta dell'intero ordine economico mondiale, polarizzato prima dalle tensioni politiche tra i due blocchi Ovest e Est e poi dalle tensioni economiche tra Nord e Sud, fattore tuttora permanente di squilibri insanabili. In queste nuove situazioni, la Chiesa preferisce non porsi più in alternativa al mondo, ma ridiventare "sale e lievito nella massa" del mondo, per salvarlo dall'interno delle sue leggi e della sua storia, lasciando però al mondo la sua giusta autonomia nei campi di sua competenza (laicità), anzi aiutando le società civili e i governi a promuovere garanzie per la difesa dei diritti umani, di tutto l'uomo, per tutti gli uomini.

Visto in prospettiva storica, l'insegnamento sociale cristiano presenta due caratteristiche: il cambiamento, in quanto si fa attento alle mutevoli condizioni storiche e sociali e al diverso metodo scelto per leggere la realtà; la continuità, in quanto sempre identica è l'ispirazione evangelica di base e l'intenzione pastorale dei pontefici, e persino costanti rimangono certi temi preferenziali.

Alcune costanti dell'insegnamento sociale della Chiesa

Volendo cogliere il leit motiv che attraversa tutte le encicliche sociali, è facile individuarlo in alcuni principi fermi, che sono:
- la persona umana ha una dignità che non deve essere offesa per nessun motivo: la dignità del lavoratore è più preziosa del prodotto del suo lavoro;
- la proprietà privata ha una funzione sociale e deve comunque conciliarsi con la destinazione universale dei beni materiali crea ti per tutti;
- i principi di giustizia, di uguaglianza e di responsabilità vanno applicati a tutti i protagonisti e operatori dell'attività economica;
- il diritto al lavoro - che ha la sua normale contropartita nel dovere di lavorare - è uno dei diritti fondamentali dell'uomo;
- il diritto del lavoratore ad associarsi sindacalmente va difeso e promosso come uno dei dispositivi di mediazione capaci di garantire la correttezza dei rapporti tra impresa e lavoratori;
- il ruolo dei poteri pubblici in materia economica e sociale è quello di determinare il quadro giuridico delle attività lavorative, di tutelare le classi più esposte allo sfruttamento economico, di controllare le fonti energetiche e i grandi mezzi di produzione.

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