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L'insegnamento sociale della Chiesa Cattolica «La sollecitudine sociale della Chiesa, finalizzata ad un autentico sviluppo dell'uomo e della società, che rispetti e promuova la persona umana in tutte le sue dimensioni, si è sempre espressa nei modi più svariati»"il cristianesimo ha una sua fortissima specificità nell' annunciare
l' unità del genere umano e quindi l' appartenenza ad un' unica comunità
umana". Pertanto, cominciando dal
validissimo apporto di Leone XIII arricchito dai successivi contributi
magisteriali, si è ormai costituito un aggiornato corpus dottrinale,
che si articola man mano che la Chiesa va leggendo gli avvenimenti mentre
si svolgono nel corso della storia. Di solito si intende per "discorso sociale della Chiesa" l'insegnamento specifico che i papi
hanno emanato in materia di etica economica, sociale e politica dal
1891, l'anno della Rerum novarum, ad oggi. In realtà, tale insegnamento
può essere fatto risalire a epoche anteriori, si esprime anche attraverso
documenti che non sono encicliche (per es. documenti di sinodi, di conferenze
episcopali, ecc.), e deve molto al contributo di economisti, politici,
filosofi e teologi (è noto che le encicliche sono firmate dai papi,
ma essi si avvalgono della collaborazione di specialisti, soprattutto
per la redazione di quelle parti che richiedono una competenza scientifica). Che l'insegnamento sociale della Chiesa non sia definito una volta per tutte lo dimostrano i modi diversi con cui il magistero si è espresso negli ultimi centocinquant'anni. Si possono individuare tre distinti periodi": 1) Con la pubblicazione della Rerum novarum nel 1891, la Chiesa decide finalmente di uscire dall'isolamento nel quale si era trincerata fin dall'alba dell'epoca moderna, combattendo la libertà di pensiero e di coscienza, la laicità dello Stato moderno, il progresso scientifico e tecnico. Due documenti in particolare avevano sancito il divorzio della Chiesa dalla società moderna: l'enciclica Mirati vos (1832) di Gregorio XVI, che si scaglia contro la libertà di coscienza e la libertà di stampa, e il Sillabo (1864) o elenco degli 80 principali "errori dell'epoca" condannati da Pio IX. Tra questi "errori" si annovera la libertà di ricerca scientifica e filosofica, l'autonomia della politica e dello Stato dalla tutela della Chiesa, il superamento del cattolicesimo come religione di Stato. La Rerum novarum abbandona questo spirito di crociata e riconosce la gravità della questione operaia, anche se poi la risposta alle attese reali della gente non viene cercata a partire dalla lettura dei fenomeni sociali, ma dedotta ancora da principi filosofico-teologici, in particolare dal diritto naturale e dalla rivelazione. 2) Con Pio XI (1922-39) il pensiero sociale della Chiesa entra in una seconda fase, caratterizzata dalla nostalgia di veder rinascere nella società laicizzata il modello sociale della "cristianità"la Chiesa - "società perfetta", come allora si continuava a dire ha il diritto-dovere di guidare tutte le società civili. In economia, l'enciclica Quadragesimo anno (1931) cerca di legittimare la "terza via", quella cattolica, come superamento della "via socialista" (applicata in Russia dal 1917) e della "via capitalistica" (che era entrata allora in crisi con il crollo della Borsa di New York e la grande depressione del 1929). 3) L'ultimo trentennio - con la dottrina del concilio Vaticano II e con i numerosi e qualificati interventi dei papi di questo periodo - si caratterizza per la volontà della Chiesa di ristabilire un dialogo con il mondo. Segna una svolta nel discorso sociale della Chiesa, perché ora non si tratta più di soli conflitti tra classi sociali (come nell'Ottocento), né solo di confronti tra sistemi economici nazionali (prima metà del Novecento), ma si tratta dell'intero ordine economico mondiale, polarizzato prima dalle tensioni politiche tra i due blocchi Ovest e Est e poi dalle tensioni economiche tra Nord e Sud, fattore tuttora permanente di squilibri insanabili. In queste nuove situazioni, la Chiesa preferisce non porsi più in alternativa al mondo, ma ridiventare "sale e lievito nella massa" del mondo, per salvarlo dall'interno delle sue leggi e della sua storia, lasciando però al mondo la sua giusta autonomia nei campi di sua competenza (laicità), anzi aiutando le società civili e i governi a promuovere garanzie per la difesa dei diritti umani, di tutto l'uomo, per tutti gli uomini. Visto in prospettiva storica, l'insegnamento sociale cristiano presenta due caratteristiche: il cambiamento, in quanto si fa attento alle mutevoli condizioni storiche e sociali e al diverso metodo scelto per leggere la realtà; la continuità, in quanto sempre identica è l'ispirazione evangelica di base e l'intenzione pastorale dei pontefici, e persino costanti rimangono certi temi preferenziali. Alcune costanti dell'insegnamento sociale della Chiesa Volendo cogliere il leit motiv che attraversa tutte le encicliche
sociali, è facile individuarlo in alcuni principi fermi, che sono: |
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