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La rivelazione Nell'antichità alcuni mistici chiamati dalla tradizione Rsi hanno sperimentato una trance estatica straordinaria : senza essere dotati di poteri estatici permanenti come sciamani sibille e profeti hanno ricevuto la grazia divina della illuminazione della coscienza. L'illuminazione è riconducibile ed un intervento di grazia divina e in questo risponde all'enunciato di " rivelazione" come miracolo o prodigio insieme con le parole dell'intermediario che ne colgono il significato ed il contenuto. La Rivelazione nell'Induismo è la codificazione in parole umane della coscienza illuminata. Rivelazione è Sruti=audizione. Non c'è più differenza tra coscienza divina (Brahman) e coscienza individuale ( Atman), ma solo differenza di pienezza di presenza. Il veggente è posto dalla divinità in questa esperienza di advaita (=non dualità) ; il mistico diventa Rsi , illuminato e questa è una posizione in cui può esprimere linguisticamente la coscienza divina .La codificazione della coscienza divina riflessa in quella umana in linguaggio umano è la rivelazione ed è contenuta nei testi di rivelazione, i Veda. Non c'è rivelazione - nell'induismo -al di fuori delle scritture. L'Induismo proclama l’origine non umana dei Veda (apaurusheya) ; non si tratta di un sapere creato o percepito dall’intelligenza umana, ma di una conoscenza proveniente direttamente dalla dimensione spirituale (metafisica) e tramandata oralmente da Maestro a discepolo .(Guru Parampara; cfr. Bhagavad-gita IV. 4) . Il sapere contenuto nei Veda attiene principalmente alla natura spirituale, eterna ed immutabile dell’essere vivente, analizzato nei suoi rapporti con gli altri individui, con il cosmo e con Dio. La conoscenza vedica costituisce una vera e propria scienza del sé, il cui valore non è limitato a un determinato popolo, luogo geografico o arco temporale, ma rappresenta un patrimonio eterno a disposizione di tutta l’umanità.La Rivelazione è un dato divino-umano ed è indiscutibile e non si può fare una teologia della Rivelazione induista ( tre scuole ortodosse hanno però fatto un minimo di riflessione.Tra esse i Vedanta, la scuola ultraortodossa.) La coscienza illuminata.
La coscienza ordinaria è un campo in cui entrano le percezioni sensoriali, i pensieri e altre energie provenienti dai processi mentali. E' così che siamo coscienti del mondo e di noi stessi. Aldilà delle profondità recondite dell'inconscio, l'anima è immersa nei mondi spirituali e li comunica all' Io . Questi "segnali" dell'anima sono praticamente "inudibili" dalla coscienza ordinaria essendo le sensazioni i pensieri e le emozioni infinitamente più forti. Alcuni mistici indù , in epoche antiche , sono riusciti a portare la loro coscienza in uno stato di "silenzio" dei sensi e della mente: in questo stato hanno sperimentato, per grazia divina , una illuminazione della coscienza . La "coscienza di Dio" è venuta e riversarsi nella lor coscienza , illuminandola . L'individualità divina , Brahman, e l'individualità umana, Atman, si sono trovate coincidenti . In questa esperienza di non-dualità o di unione dell'io umano al divino, essi hanno "visto" misticamente la Legge Universale, o , secondo le loro parole , hanno "udito" il Dharma Universale, la coscienza universale che possiede il Principio divino, Brahman. Il Brahman ha dato loro la grazia di mettere in parole umane il Dharma Universale. Questa è la Rivelazione. La parola che indica la rivelazione induista, Sruti , significa infatti letteralmente « audizione, cíò che è ascoltato» e sottolinea sia l'intuizione-audizione mistica degli rshi che costituisce l'evento rivelatorio vero e proprio sia la sua trasmissione diretta, orale, da individuo a individuo, «ascoltata attraverso le orecchie e attraverso il cuore».Testi di Rivelazione Sruti = i libri rivelati, sono un insieme di verità o valori riguardanti la suprema realtà, l'uomo,l'universo e le loro reciproche relazioni nella vita e nell'esistenza. In origine, il termine Sruti era riferito ai testi sacri chiamati : Veda, Samhita, Brahmana.
Una peculiarità fondamentale dell'induismo è la sua visione atemporale e i periodi storici non rispecchiano
una rigida suddivisione cronologica, bensì una coesistenza e un
intrecciarsi continuo. Infatti, il carattere di astoricità così affine alla cultura
indiana è determinato da fattori quali I Veda Alcuni studiosi collocano la composizione dei Veda nel fra il 2000 e il 1000 a.C. Le Upanishad Successivamente,
il termine sruti è stato esteso anche alle Upanishad, la
parte più squisitamente speculativa dei testi sacri indù. Essi sono un compendio
di Le Upanìshad più antiche (quelle cosiddette «vediche») furono composte fra il 1000 e il 600 a.C. Lo studioso francese L. Renou propose come significato del termine upanishad: «equivalenze» (fra mondo umano e divino).L'equivalenza suprema, principìo e fine di ogni altra, si scopre fra l'essenza dell'individuo (atman) e quella dell'universo (brahman). Esse attestano forse la reazione di alcuni gruppi - in particolare della casta dei nobili guerrieri (kshatriya) - al predominio dei brahmani (bramini, sacerdoti) e al loro ritualismo, aprendo una ricerca di nuove soluzioni con il ristabilimento del primato dell'uomo sul rito. Al sacrificio si sostituiscono dunque altre pratiche, la meditazione, la contemplazione, che sole possono condurre a un'effettiva conoscenza apportatrice di liberazione definitiva. Non sono opere sistematiche o coerentì, ma testi provenienti da fonti
molto varie. Vi si riprendono temi dei testì precedentì e vi sono inseriti
miti, dibattiti e disquisizioní. Le Samhita Le Samhita, le quattro «raccolte» più antiche, sono così divise: I Brahmana - I Brahmana , commenti liturgici in prosa, talvolta assai vasti, raccolti in manuali speciali. Essi si ricollegano alle diverse Samhíta e si suddividono secondo le scuole. Composti sicuramente nel territorio compreso fra i fiumì Gange e Yamuna essi riflettono la nuova condizione sociale nella quale i sacerdoti (brahmani/bramini), unici autorizzati a celebrare le cerimonie consolidano il proprio potere. Essi assurgono a un grado sovrumano e l'evento principale della vita
religiosa: il benessere dell'uomo e la stessa esistenza del mondo dipendono
dalla esecuzione precisa delle complesse cerimonie e dalla corretta
recitazione delle formule prescritte. Oltre alle indicazioni per lo
svolgimento dei riti, vi si trovano spiegazioni delle loro origini e
cause, interpretazioni mitologiche o leggendarie delle cerimonie. La
composizione dei Brahmana è di solito collocata all'inizio del 1° millennio
a.C. I Testi della Tradizione
Smirti Smriti è il ricordo , la memoria, la tradizione. E' una tradizione che nasce dalla confluenza di esperienze, riti, vie di salvezza, darshana (visione del reale), culti, divinità, teologie e filosofie. E' un fiume che si arricchisce sempre di nuovi elementi senza perdere la propria fonte originale, i Veda e senza smentire la sua profonda identità. Possiamo tentare di aprire la porta di accesso all'induismo con un atteggiamento di simpatia, ma non è cosi' semplice per noi occidentali. Tra le opere della Tradizione si annoverano : Questo testo colossale rappresenta in sé la sintesi dell'induismo.La narrazione centrale riguarda la lotta che si svolge tra i cugini Pandava e Kaurava per il possesso dell' India dei nord, dei «paese di mezzo» (la zona attorno all' attuale capitale dell' India, New Delhi). Nel sesto libro si trova la celebre Bhagavad-gita, il «Canto dei Signore», la sintesi più nota dell'induismo. Essa è costituita dall'insegnamento che il dio auriga Krishna (una delle
incarnazioni di Vishnu) impartisce all'esitante guerriero Arjuna, nell'imminenza
della battaglia. Ogni maestro si è sentito in dovere di meditarla, insegnarla
e commentarla. Krishna esorta Arjuna ad agire, perché tale è il dovere
della sua casta. Soltanto le azioni che non siano mosse dalla passione
e dall'interesse hanno valore. L' auriga espone al guerriero le varie
vie per giungere a Dio e gli dimostra l'eccellenza della devozione.
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