Corso di Religione

Disegno intelligente

         


powered by FreeFind



Disegno intelligente e progetto creativo FACCHINI, L’Osservatore Romano, 16 gennaio 2006

" ..L'acceso dibattito su evoluzione e creazione, sviluppatosi da diversi decenni negli Stati Uniti, è giunto in Europa da qualche anno e va infiammando il mondo culturale. Purtroppo è inquinato da posizioni politiche, oltre che ideologiche, e ciò non giova a una serena discussione.


Certe affermazioni dei "creazionisti" americani hanno suscitato nell'ambiente scientifico reazioni ispirate a un certo dogmatismo nella difesa del neodarwinismo e hanno fatto riemergere posizioni scientiste, tipiche della cultura ottocentesca. Molte volte si ha l'impressione che la confusione regni sovrana.

Un
pronunciamento del giudice federale Jones, in Pennsylvania, sulla non ammissibilità dell'insegnamento dell’Intelligent Design (versione recente del creazionismo scientifico,... basato su una interpretazione letterale della Genesi), come teoria alternativa a quella della evoluzione da insegnare nei corsi di scienze.

Su questa materia il magistero della Chiesa (Cattolica), particolarmente negli interventi di Giovanni Paolo II, si è espresso con grande chiarezza e apertura in varie occasioni. Di recente, nel 2004, è stato pubblicato, con l'approvazione del cardinale Joseph Ratzinger, un documento della Commissione Teologica Internazionale dal titolo:

" Comunione e servizio . La persona umana creata a immagine di Dio".

Nel mondo scientifico l'evoluzione biologica rappresenta la chiave interpretativa della storia della vita sulla terra, il quadro culturale della biologia moderna. Si ritiene che la vita sulla terra sia incominciata in ambiente acquatico intorno a 3,5-4 miliardi di anni fa con esseri unicellulari, i procarioti, sprovvisti di vero nucleo. Essi si ritrovano a lungo senza cambiamenti fino a 2 miliardi di anni quando compaiono i primi eucarioti (unicellulari con nucleo) nelle acque che ricoprivano il pianeta.

I viventi pluricellulari tarderanno a venire. Dalla loro comparsa, 1 miliardo di anni fa, il ritmo evolutivo procederà ancora lento e non generalizzato. Sarà durante il Cambriano, fra 540 e 520 milioni di anni fa, che si svilupperanno in modo quasi esplosivo le principali classi dei viventi. E presumibile che per molto tempo non vi siano state sulla terra le condizioni idonee per l'evoluzione degli animali e vegetali oggi viventi. Ma la successione con cui compaiono pesci, anfibi, rettili, mammiferi, uccelli e la grande rapidità con cui evolvono sono un problema ancora da chiarire.

Negli ultimi minuti dell'orologio della vita si forma la linea evolutiva che ha portato all'uomo.
.. La ricostruzione delle varie tappe è compito della paleoantropologia a cui si aggiungono le moderne indagini biomolecolari sul DNA . Quanto ai fattori e alle modalità evolutive il discorso è tutto aperto.

La felice intuizione di Darwin, e insieme con lui, anche se meno famoso, di Wallace, sull'importanza della selezione naturale operante sulle piccole variazioni della specie (i cosiddetti errori nella replicazione del DNA secondo la sintesi moderna) rappresenta un modello interpretativo che viene esteso da molti a tutto il corso evolutivo.
Altri studiosi lo ammettono per la microevoluzione, ma non ritengono adeguato questo meccanismo, fondato sulla casualità delle piccole variazioni (o mutazioni), per spiegare in tempi relativamente brevi la formazione di strutture assai complesse e delle grandi direzioni evolutive dei vertebrati. A questo proposito vanno tenuti presenti i possibili sviluppi della biologia evolutiva nello studio dei geni regolatori che possono comportare sensibili cambiamenti morfologici.

Esperimenti compiuti su geni regolatori che guidano lo sviluppo embrionale di crostacei permetterebbero di ipotizzare la possibilità del formarsi di nuovi piani organizzativi per una singola mutazione genetica. Ricerche in questa direzione potrebbero aprire nuovi orizzonti. Resta poi sempre da vedere se le cause di queste mutazioni siano del tutto casuali o possano avere avuto qualche orientamento preferenziale.

Nel processo evolutivo una particolare attenzione dovrebbe essere sempre data ai mutamenti ambientali. L'ambiente può svolgere un ruolo di rallentamento, come forse è stato nei primi miliardi di anni della vita sulla terra, o di accelerazione, come negli ultimi 500 milioni di anni. Non ci troveremmo qui a parlare di queste cose se una ventina di milioni di anni fa non ci fosse stata la formazione del Rift africano, con valli e regioni aperte che hanno consentito l'evoluzione del bipedismo e dell'uomo.

La storia della vita suggerisce che lo sviluppo dei viventi ha richiesto una coincidenza di fattori genetici e di condizioni ambientali favorevoli in una serie di eventi naturali.

A questo punto possono porsi due interrogativi:

- c'è spazio per la creazione e per un progetto di Dio?
- La comparsa dell'uomo rappresenta un necessario sviluppo delle potenzialità della natura?

IL "DISEGNO INTELLIGENTE" « Come noto, i sostenitori dell’ Intelligent Design (ID) non negano l'evoluzione, ma affermano che la formazione di certe strutture complesse non può essere avvenuta per eventi casuali, ma ha richiesto interventi particolari di Dio nel corso dell'evoluzione e risponde a un progetto intelligente
A parte il fatto che in ogni caso non basterebbero mutazioni delle strutture biologiche perché occorrono anche cambiamenti ambientali, con il ricorso a interventi esterni suppletivi o correttivi rispetto alle cause naturali viene introdotta negli eventi della natura una causa superiore per spiegare cose che ancora non conosciamo, ma che potremmo conoscere.
Ma così non si fa scienza. Ci portiamo su un piano diverso da quello scientifico.

Se il modello proposto da Darwin viene ritenuto non sufficiente, se ne cerchi un altro, ma non è corretto dal punto di vista metodologico portarsi fuori dal campo della scienza pretendendo di fare scienza. La decisione del giudice della Pennsylvania appare dunque corretta :

" L'ID non appartiene alla scienza e non si giustifica la pretesa che sia insegnato come teoria scientifica accanto alla spiegazione darwiniana. Si crea solo confusione tra il piano scientifico e quello filosofico o religioso. Non è neppure richiesto in una visione religiosa per ammettere un disegno generale sull'universo. Meglio riconoscere che il problema dal punto di vista scientifico rimane aperto.
LE TEORIE DEL CASO Se si esce dall'economia divina che agisce attraverso le cause seconde (quasi ritraendosi dalla sua opera di creatore), non si capisce perché certi eventi catastrofici della natura o linee o strutture evolutive senza significato o mutazioni genetiche dannose non siano state evitate in un progetto intelligente.


Purtroppo al fondo di tutto va anche riconosciuta una certa tendenza in scienziati darwinisti ad assumere l'evoluzione in senso totalizzante, passando dalla teoria alla ideologia, in una visione che pretende di spiegare tutta la realtà vivente, compreso il comportamento umano, in termini di selezione naturale escludendo altre prospettive, quasi che l'evoluzione renda superflua la creazione e tutto possa essersi autoformato e possa essere ricondotto al caso. CONCLUSIONE : Per concludere, in una visione che va oltre l'orizzonte empirico, possiamo dire che: non siamo uomini per caso e neppure per necessità, e che la vicenda umana ha un senso e una direzione segnate da un disegno superiore. “Scoprire un disegno nella natura” Christoph Schönborn, ”The New York Times”, July 7, 2005

A partire dal 1996, quando papa Giovanni Paolo II disse che l’evoluzione (un termine che non definì) era “più che una mera ipotesi”, i difensori del dogma neodarwiano hanno spesso invocato la supposta accettazione – o almeno l’acquiescenza – della Chiesa cattolica romana quando essi difendono la loro teoria come qualcosa di compatibile con la fede cristiana.

Ma ciò non è vero. La Chiesa cattolica, mentre lascia alla scienza molti dettagli circa la storia della vita sulla terra, proclama che alla luce della ragione l’umano intelletto può facilmente e chiaramente discernere una finalità e un disegno nel mondo Naturale, incluso il mondo degli esseri viventi.

L’evoluzione nel senso di una comune discendenza può essere vera, ma l’evoluzione nel senso neodarwiniano – un processo non guidato e non pianificato di variazioni casuali e di selezione naturale – non lo è.

Ogni sistema di pensiero che nega o cerca di escludere la schiacciante evidenza di un disegno nella biologia è ideologia, non scienza.
Prendiamo il reale insegnamento del nostro amato Giovanni Paolo. Mentre la sua piuttosto vaga e non importante lettera del 1996 sull’evoluzione è citata sempre e dovunque, vediamo che nessuno discute queste parole in un’udienza generale del 1985 che rappresenta il suo robusto insegnamento sulla natura:

“Tutte le osservazioni concernenti lo sviluppo della vita conducono a un’analoga conclusione. L’evoluzione degli esseri viventi, di cui la scienza cerca di determinare le tappe e discernere il meccanismo, presenta un interno finalismo che suscita l’ammirazione. Questa finalità che orienta gli esseri in una direzione, di cui non sono padroni né responsabili, obbliga a supporre uno Spirito che ne è l’inventore, il creatore”.
Egli proseguì dicendo: “A tutte queste indicazioni sull’esistenza di Dio creatore, alcuni oppongono la virtù del caso o di meccanismi propri della materia. Parlare di caso per un universo che presenta una così complessa organizzazione negli elementi e un così meraviglioso finalismo nella vita, significa rinunciare alla ricerca di una spiegazione del mondo come ci appare. In realtà, ciò equivale a voler ammettere degli effetti senza causa. Si tratta di una abdicazione dell’intelligenza umana, che rinuncerebbe così a pensare, a cercare una soluzione ai suoi problemi”.
Si noti che in questo passaggio la parola “finalità” è un termine filosofico sinonimo di causa finale, fine o disegno. In un passaggio di un’altra udienza generale dell’anno successivo, Giovanni Paolo II conclude: “È chiaro quindi che la verità di fede sulla creazione si contrappone in modo radicale alle teorie della filosofia materialistica, che vedono il cosmo come risultato di una evoluzione della materia riconducibile a puro caso e necessità”.

Naturalmente, l’autorevole Catechismo della Chiesa Cattolica concorda: “Indubbiamente, l'intelligenza umana può già trovare una risposta al problema delle origini. Infatti, è possibile conoscere con certezza l'esistenza di Dio Creatore attraverso le sue opere, grazie alla luce della ragione umana”. E aggiunge: “Noi crediamo che il mondo è stato creato da Dio secondo la sua sapienza. Non è il prodotto di una qualsivoglia necessità, di un destino cieco o del caso”.
In una impropria variante di questa vecchia controversia, dei neodarwinisti hanno recentemente cercato di ritrarre il nostro nuovo papa, Benedetto XVI, come un convinto evoluzionista. Essi hanno ripreso un’affermazione circa la comune discendenza da un documento del 2004 della Commissione Teologica Internazionale, hanno sottolineato che Benedetto era all’epoca capo di questa commissione, e hanno concluso che la Chiesa cattolica non ha difficoltà ad accettare la nozione di “evoluzione” quale usata dai biologisti che vanno per la maggiore – che è sinonimo di neodarwinismo. Il documento della commissione riaffema invece il perenne insegnamento della Chiesa cattolica sulla realtà di un disegno nella natura.

Commentando il largo abuso che si fa della lettera di Giovanni Paolo II del 1996 sull’evoluzione, la commissione avverte che “il messaggio di Giovanni Paolo II non può essere letto come un’approvazione generale di tutte le teorie dell’evoluzione, incluse quelle di provenienza neodarwinista, che negano esplicitamente che la divina Provvidenza possa avere avuto qualunque ruolo veramente causale nello sviluppo della vita dell’universo”.

Inoltre, a giudizio della commissione, “un processo evolutivo privo di guida – un processo che quindi non rientra nei confini della divina Provvidenza – semplicemente non può esistere”.
Proprio questo ha detto poche settimane fa Benedetto XVI nell’omelia d’inaugurazione del pontificato: “Non siamo il prodotto casuale e senza senso dell’evoluzione. Ciascuno di noi è il frutto di un pensiero di Dio. Ciascuno di noi è voluto, ciascuno è amato, ciascuno è necessario”.
Nel corso della storia la Chiesa ha difeso la verità della fede ricevuta da Gesù Cristo. Ma nell’era moderna, la Chiesa cattolikca si è trovata nell’insolita posizione di ergersi anche a difesa della ragione. Nel XIX secolo il Concilio Vaticano I ha insegnato a un mondo tentato dalla “morte di Dio” che con l’uso della sola ragione l’umanità può conoscere la realtà della Causa Incausata, del Primo Motore, il Dio dei filosofi.

Oggi, all’inizio del XXI secolo, messa a confronto con tesi scientifiche come quelle del neodarwinismo e con le multiformi ipotesi di cosmologia inventate per fini e disegni rinvenuti nella scienza moderna, la Chiesa cattolica difenderà di nuovo la ragione umana proclamando che l’immanente disegno evidente nella natura è reale.

Le teorie scientifiche che cercano di spazzar via l’apparire del disegno come effetto di “caso e necessità” non sono per niente scientifiche ma, come Giovanni Paolo II ha messo in luce, un’abdicazione dell’umana intelligenza.»
Dialogo tra scienza e fede DI LUIGI DELL’AGLIO Avvenire-Venerdi 17 /06/2005

La teoria dell’evoluzione è ormai accettata dalla Chiesa purché non si affermi che l’uomo è prodotto del caso. Fa discutere un pamphlet dello studioso Orlando Franceschelli.

Sta per riaprirsi una larga e animata discussione su evoluzionismo e creazione, disputa che sempre più accende animi e intelletti sui due fronti. I credenti accettano, in linea di massima, l’evoluzione (sono soprattutto gli evangelici a recalcitrare) ma, tra credenti e naturalisti neodarwiniani è scontro su quanto c’è a monte dell’evoluzione.

Su questo tema si "riscalderà" il nascente dialogo tra scienza e fede. In tutto il mondo, si pubblicano già agguerriti saggi sulla materia. Affiorano aspetti della questione abbastanza sconosciuti al grande pubblico. In Italia esce oggi nelle librerie uno studio dal titolo Dio e Darwin, edito da Donzelli, in cui il filosofo della scienza Orlando Franceschelli "apre" ai credenti. La teoria dell’evoluzione non deve essere percepita come una forzatura dai credenti, e per larga parte non lo è: questa la tesi dell’autore.

Franceschelli passa in rassegna le posizioni dei principali protagonisti della disputa: fautori del creazionismo che rifiutano l’evoluzione, darwiniani o neodarwiniani, e soprattutto "teisti evoluzionisti", come li chiama, sui quali si sofferma ampiamente. L’autore vuole descrivere in profondità quella componente del fronte dei credenti che, cercando di immaginare com’è il Dio artefice di un mondo in evoluzione, concepisce il creatore in modo nuovo.

E questa posizione affascina Franceschelli: l’evoluzione, nella sua complessità, può apparire un processo di straordinario interesse soprattutto perché induce alcuni pensatori a una riflessione sempre più ricca sul Dio creatore. L’autore premette che la Chiesa ha riconosciuto alla teoria dell’evoluzione un fondamento scientifico. Ma come ha affermato il Papa nell’omelia di inizio del pontificato, ricorda Franceschelli l’uomo non può essere considerato «un prodotto casuale e senza senso dell’evoluzione. Perché è voluto e amato da Dio».

Del resto, «la Chiesa cattolica», scrive Franceschelli, «ha ribadito ufficialmente che l’evoluzione va intesa non in termini naturalistico-darwiniani ma come cammino della Creazione, secondo il disegno della infinita bontà, sapienza e potenza di Dio».
Il darwinismo svolge un ruolo «che è quasi più importante per i credenti che per i non credenti», rileva l’autore del libro. «Darwin ha fatto un dono alla teologia, ricordandole la vulnerabilità cui si trova esposto perfino Dio.
Se è vero che l’evoluzione è il processo attraverso il quale si realizza la promessa di Dio (nonostante sofferenze e sprechi che l’evoluzione dissemina lungo il suo cammino), dobbiamo immaginare un Deus Creator et Evolutor. Cioè un Dio che, per amore, decide di creare, contraendo la propria presenza e la propria potenza. Fino a concedere alla sua stessa creazione l’autonomia evolutiva, segnata persino dalla pura casualità».
Franceschelli ricorda che «la contrazione del potere divino nella creatio ex amore» è concetto antico. Questo filone di pensiero ha portato a immaginare che Dio abbia quasi «rinunciato a intervenire» e che la creazione sia ormai «affidata alla responsabilità dell’uomo». Ne viene fuori un Dio, che risulta «il più laico e il meno riconducibile a idolo».

Questo vuol dire, per Franceschelli, «ripensare l’antropologia su basi evolutive», «senza smarrire la consapevolezza delle vere e proprie ferite senza redenzione, di fronte alle quali ci mette un’evoluzione senza creatore».

La presenza del male nel mondo è stata un problema anche nella riflessione di Darwin. Quest’uomo che «da aspirante pastore e prete di campagna, desideroso di scrutare la creazione di Dio nella serena beatitudine del giardino di una canonica, si trasformò in "cappellano del diavolo"».

Del dolore, Darwin fece un’esperienza personale durissima: gli morì la figlioletta Annie di nove anni. Franceschelli cita poi Dietrich Bonhoeffer: «Dobbiamo saper cercare e trovare Dio anche in una realtà privata della presenza di Dio; cioè in ciò che conosciamo, non in ciò che non conosciamo». Nel dialogo in corso, scienza, filosofia e fede si parleranno ma senza rinunciare alle proprie idee fondamentali. ...

«La Chiesa constata che la dottrina della Creazione sembra oggi dimenticata dal pensiero filosofico e oscurata nella società secolarizzata»

(
Giuseppe Tanzella- Nitti, professore di teologia alla Pontificia Università della Santa Croce )

Antropologi, filosofi e teologi dibattono sul fondamento scientifico e sugli aspetti ancora nebulosi della teoria dell’evoluzione... L’evoluzione delle specie può considerarsi un fatto. I lati oscuri riguardano le cause: selezione naturale e trasmissione ereditaria di una mutazione genetica casuale (come vogliono Darwin e i darwinisti), oppure potenzialità organiche che si attuano nei viventi, e adattamento all’ambiente? E poi che cosa "guida" l’evoluzione: il cieco gioco del caso oppure un finalismo? Domande filosofiche cui le scienze non sembrano poter rispondere.

Chi può dire che ciò che ai nostri occhi appare puro gioco d’azzardo non segua lo scopo nascosto di colui che possiede tutte le regole del gioco, cioè di un Creatore?

Creazione ed evoluzione sembrano sempre in conflitto. Perciò scienziati, filosofi e teologi non possono fare a meno di discuterne. Ma il conflitto è solo apparente. Per evolversi, il mondo deve essere stato creato. La creazione sta nel fondamento della storia e dell’evoluzione .

L’evoluzione dissemina sul suo cammino anche "sofferenze di innocenti, e sprechi"... C’è una serie di domande che la teologia deve affrontare. Quale senso hanno i lunghissimi tempi trascorsi a partire dalla comparsa dei primi uomini? La morte entra nel mondo come conclusione di un arco di vita biologica. Esisteva anche prima della comparsa dell’uomo? Che senso hanno la distruzione e la violenza?

Mettere a fuoco queste domande aiuterà la teologia a comprendere meglio il testo biblico. Il lavoro interdisciplinare va però condotto con rigore e senza mistificazioni. Occorre interrogarsi su cosa vogliano dire sofferenza e violenza. E chiedersi anche «L quale sia l’effettivo valore degli "sprechi».

La "creazione continua" comporta un’autolimitazione e una "vulnerabilità" di Dio , che spiega la presenza del male nel mondo?

L’idea che la creazione implichi un certo "ritrarsi" di Dio non è nuova. Ne parlano la kabalah ebraica, alcuni autori mistici e certe correnti della teologia ortodossa. Se ben compresa, è un’immagine suggestiva. A Dio, il creare risulta "costoso": l’amore implica sempre un coinvolgimento e un sacrificio. Estrapolare però questa immagine fino a radicalizzarla, facendo dell’evoluzione un limite all’onnipotenza divina (qualcosa che sfugga al suo disegno creatore), giungendo perfino a ipotizzare un Dio in evoluzione, risulterebbe contraddittorio.

Ci troveremmo di fronte a un’immagine di Dio tramutata in caricatura. Come quella di un Dio che non conoscerebbe il futuro, perché ancora da costruire evolutivamente. Un Dio che non sia Signore della storia, e dunque anche di una storia evolutiva, non è più Dio. Almeno non più il Dio della Rivelazione ebraico-cristiana ».

E l’asimmetria tra fede nella creazione e coscienza moderna?

L’esistenza di un’asimmetria, di una divaricazione, fra fede nella creazione e coscienza moderna è stata più volte messa in luce. In realtà, la fede in Dio Creatore è una base insostituibile del credo cristiano. La ragione non potrà mai essere del tutto emancipata dalla fede, perché resta sempre una ragione "creata". La creatura senza il Creatore svanisce, affermava la Gaudium et spes.

Ma il Creatore deve potersi riconoscere anche attraverso il creato. Ricordo un’espressione di qualche anno fa del cardinale Ratzinger: "Se Dio non ha un reale rapporto con il mondo, se questo non è intessuto del progetto di Dio, allora la fede perde i suoi fondamenti e si dissolve nella sfera vaga del sentimento". La fede in un Dio Creatore distingue la vera religione dalla superstizione e dalla credulità».

Cos’è, dunque, l’uomo per le scienze umane? ( Piero Carelli in " Ai confini del sacro...")



Koko   visita il sito


"La scienza non è il puro mondo della logica qual è la matematica, non è un dogma religioso, non è una verità metafisica: è uno dei saperi che fanno parte della sapienza umana, una sapienza per sua natura precaria
Cos’è, dunque, l’uomo sulla base delle scienze umane? Una risposta pare – per ora – certa: la distanza tra gli umani e gli animali superiori si è accorciata in una misura assolutamente imprevedibile fino a qualche tempo fa. E qual è questa distanza, quel qualcosa che separa gli umani dagli animali? " 
"Non è forse sconcertante – almeno dal punto di vista dell’immagine tradizionale dell’uomo (sia l’immagine religiosa che quella filosofica) sapere che gli uomini hanno in comune con gli scimpanzé addirittura il 98,4% del loro DNA, che tale differenza è addirittura inferiore a quella esistente tra due diverse specie di gipponi e che la distanza tra noi e gli scimpanzé è minore rispetto a quella esistente tra gli scimpanzé e i gorilla?


Non è sconcertante sapere che l’ormai celebre Koko , un gorilla femmina, è in grado di comunicare col oltre 1000 segni, capire 2000 parole inglesi, leggere delle parole stampate, esprimere sentimenti (dalla felicità alla tristezza, dall’imbarazzo al cordoglio, dall’amore al desiderio…), ridere delle battute degli altri (ma anche di se stessa), ricordare fatti passati della sua vita e parlarne dimostrando di distinguere perfettamente il prima ed il poi, scegliere delle canzoni più in sintonia con la sua vita interiore?


Non è altrettanto sconcertante sapere che non è affatto vero che a fare uso di “strumenti” e perfino a costruirne, sono solo gli umani, ma anche scimpanzé, gorilla… ? "

Scimmie e uomini Cosa avrebbe "acquisito" il gruppo di australopitechi per differenziarsi in homines ? E' necessario ricercare quel "qualcosa" che è riscontrabile in maniera assoluta solo negli uomini e mai nelle scimmie.
Quali sono le differenze che si riscontriamo tra uomini e scimmie antropomorfe evolute, come i gorilla?Sul piano fisico , dell'intelligenza , etc, le differenze ci sono, ma non sono considerate differenzianti. Si pensava che fosse la coscienza di sè, l'autoscienza, ma si è dimostrato che i gorilla si riconoscono allo specchio, sanno agire con intenzionalità, etc .

Si passò a considerare la parola, ma Gardner ha compreso la differenza delle corde vocali rispetto all'uomo ed ha insegnato ad un gorilla l'alfabeto dei sordomuti : a partire dai 18 mesi di età Koko ha appreso a comunicare in inglese !

Koko , la voce della natura.


Koko ha superato i 34 anni — possiede un vocabolario di 1,000 segni ( American Sign Language per sordomuti ), comprende più di 2000 parole parlate in inglese , ha condotto una chat globale su Internet nel 1998. Mostra empatia per gli umani.

C'è una  "abilità"  che tutti gli uomini hanno e che i gorilla non mostrano di possedere : la capacità di intuire e ricercare l' "alidilà delle cose", il " senso  " delle cose, la " trascendenza". L'uomo riflette sulla propria esistenza , la descrive e ne intuisce una ulteriorità qualcosa che sta oltre l'esistenza stessa e si chiede : che senso ha il mio esistere? Tutti gli uomini , consapevolmente o no, si pongono questo tipo di domande, «le domande fondamentali della vita».

Esse pongono ogni uomo di fronte ad un mistero:" il " Mistero. Gli uomini indagano il Mistero con tutti i possibili strumenti di ricerca e conoscenza : l'intelligenza, l'intuizione, l'immaginazione , la Ragione, etc. Acquisiscono conoscenze con le Scienze, le Filosofie, le Arti, etc.

Ci sono però domande cui l'uomo ancora non sa dare risposte .
Come diceva un importante filosofo del Novecento, Ludwig Wittgenstein, riflettendo sul senso della vita: «Noi sentiamo che, anche se tutte le possibili domande della scienza ricevessero una risposta, i problemi della nostra vita non sarebbero nemmeno sfiorati»
"Koko .. dimostra in modo inequivocabile di essere autocosciente, di avere una chiara percezione del prima e del poi, di saper raccontare fatti passati della propria vita, di conseguire nel test di intelligenza Stanford-Binet un punteggio che oscilla da 85 a 95... " ma non mostra nessun interesse per l'adilà delle cose, il senso, ne per ciò che noi chiamiamo il Sacro. Una bella differenza! Quando gli uomini esprimono il senso del Mistero, della Trascendenza, che essi incontrano sul cammino della autorealizzazione nelle relazioni con il mondo e con i propri simili essi esprimono il loro  sentimento della trascendenza o sentimento religioso (tutti, anche gli atei)  cioè la loro religiosità.

La religiosità ( che non è la pratica della religione o la credenza in una divinità) è una capacità che appartiene solo all'uomo, la capacità di intuire e ricercare l'aldilà delle cose , il senso, la trascendenza .
Essa si manifesta universalmente e tutti gli uomini in questo senso sono religiosi per natura.
Una differenza evidente ed inequivocabile , un limite che Koko non ha superato è quello della religiosità. Koko non dimostra di avere un senso del mistero, non appare interessato al senso delle cose, della vita, della morte, dell'universo, etc. Koko esprime sentimenti , piange, ma non mostra sensibilità verso ciò che sta aldilà delle cose materiali, il senso.
Gran parte della fatica che bisogna fare per diventare "uomini" e " donne" riguarda la conoscenza del mondo in cui viviamo , la conoscenza di noi stessi, il senso del Mondo, della Vita, di noi , e la Storia ci dimostra quanto sia grande e difficile questo compito.

Indagando sul Mistero gli uomini cercano la Verità delle cose e di se stessi, che è la Via per realizzare pienamente il proprio essere, la vita autenticamente umana. Proprio questa dinamica sta alla base delle civiltà umane.

Uomini e gorilla hanno intelligenze diverse , non molto distanti ma , mentre l'uomo , spinto dalla sua inestinguibile sete di risposte e soluzioni ai problemi fondamentali ha messo in atto tutte le sue risorse ed ha costruito , costruisce e ricostruisce culture e civiltà, i gorilla, quandanche istruiti dagli uomini, non mostrano nessun interesse per questa attività.

La religiosità manca assolutamente in un gorilla che pure comunica con l'uomo con il suo linguaggio ( quello dei sordomuti) e che apprende i suoi stili di vita .
" La religiosità e la religione sono nate con l'uomo che con la sua intelligenza e le sue emozioni, non ha soltanto cercato di risolvere i problemi pratici della vita, ma anche di interessarsi ai valori spirituali, metafisici, ponendosi al di sopra della dimensione biologica e culturale. ... Lungo il progredire della sua esistenza  e nel più profondo di sé l'uomo avverte l'ascendente di una realtà misteriosa. E' una esperienza che si manifesta in modo diverso secondo le culture e le epoche ma è sempre un tentativo di sorpassare se stesso , l'esistenza quotidiana e la condizione umana." ( M. ELIADE storico delle religioni , in Trattato di Antropologia del Sacro. Vol I-II-III-IV-V-VI-VII Jaca Book-Massimo

"...« l'homo religosus assume nel mondo un modo specifico di esistenza, che si esprime nelle numerose forme religiose che la storia ci mostra. Egli si riconosce dal suo stile di vita; .. in qualsiasi contesto sia vissuto l'Homo Religiosus ha dato prova di credere in una realtà assoluta che trascende il mondo in cui si svolge la sua vita e che manifestandosi in tal modo , trascendente, configura ad esso una dimensione di compiutezza." "... crede sempre all'esistenza di una realtà assoluta, il sacro, che trascende questo mondo ma che in esso si manifesta e che quindi lo santifica e lo rende reale . (Mircea Eliade. Il sacro e il profano.)

top




5- IL DISEGNO INTELLIGENTE-KOKO

home

DISCLAIMER. Si ricorda - ai sensi della Legge 7 marzo 2001, n. 62 - che questo sito non ha scopi di lucro, è di sola lettura e non è un "prodotto editoriale diffuso al pubblico con periodicità regolare" : gli aggiornamenti sono effettuati senza scadenze predeterminate. Non può essere in alcun modo ritenuto un periodico ai sensi delle leggi vigenti né una "pubblicazione"  strictu sensu. Alcuni testi e immagini sono reperiti dalla rete : preghiamo gli autori di comunicarci eventuali inesattezze nella citazione delle fonti o irregolarità nel loro  uso.Il contenuto del sito è sotto licenza Creative Commons Attribution 2.5 eccetto dove altrimenti dichiarato.