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L'uomo immagine di Dio e specchio della creazione

Rivelaci il valore autentico di tutte le realtà create,
perchè le associamo al nostro cantico di lode

Liturgia delle Ore-IV sett. Quaresima -Lunedi_lodi mattutine

La Creazione è manifestazione dell'amore divino
La Chiesa ha sempre compreso la creazione del mondo come una manifestazione ad extra dell'amore divino essendo la realtà materiale del mondo il prodotto dell'energia divina.
L'uomo è microcosmo , manifestazione dell'amore divino .

Il primo racconto della creazione, nella Genesi (1,26-31), ci mostra come l'uomo, pur essendo stato creato dopo gli altri esseri, è tuttavia assimilato ad essi nella benedizione che chiude il sesto giorno e che fa di lui il culmine in cui la creazione ha il suo compimento e la sua ricapitolazione.

La grande Tradizione patristica definisce l'uomo come 'microcosmo'
nel senso che nel suo corpo umano, egli ricapitola tutta la creazione

L'uomo porta in sè l'immagine di Dio
Dio ha creato l'uomo a sua immagine e somiglianza : questa immagine e somiglianza la porta dentro di sè.
L'uomo acquista il suo significato nella relazione con Dio, di cui è immagine e somiglianza ad extra.
L'uomo immagine di Dio nel mondo. L''immagine di Dio nell'uomo consiste -tra l'altro- nella qualità di Signore, governatore-custode dell'universo. L'uomo , nel mito delle origini, dà il nome alle cose : ne conosce la verità, l'ontologia.

Gen 2,19 Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di bestie selvatiche e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all'uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l'uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome.

Il mondo acquista significato , riceve i nomi, nella relazione con l'uomo .
L'uomo riflette al mondo il suo significato, la sua verità attraverso l'immagine di Dio che porta in sè stesso.
L'uomo ed è considerato dai Padri della Chiesa come «la gloria» di Dio, cioè come la manifestazione dell'immagine di Dio nel mondo . In questo modo, la persona umana può definirsi come
manifestazione al mondo dell'immagine di Dio che egli porta in sè stesso. In questo senso l'uomo è come un il prisma nel quale la realtà del mondo si compie ( in lui) e si mostra .

La mistica bizantina commenta spesso la visione di s. Benedetto che contempla l'universo intero come raccolto in un raggio di luce divina;

( cf S. GREGORIO MAGNO, Dial. n, 35, PL 66, 198-200 e E. LANNE, «L'mterprétatìon palamite de la vision de saint Benoit», in Millénaire du Moni Athos, Chevetogne 1963, n, 21-47.)


Ogni cosa sulla terra è - nell'uomo , e per mezzo di lui-: un'immagine di Dio,
un riflesso della Luce Divina, un riflesso del Mondo Creatore.

L'essere visibile, il creato, il cosmo è il mondo creatore riflesso dall'uomo .
Possiamo quindi dire che l'uomo è uno specchio nel quale si vede il mondo e il mondo uno specchio nel quale si vede l'uomo.

La conoscenza

Gen 2,19 Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di bestie selvatiche e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all'uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l'uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome.

Il mondo acquista significato , riceve i nomi, nella relazione con l'uomo .
L'uomo riflette al mondo il suo significato, la sua verità attraverso l'immagine di Dio che porta in sè stesso

Non c'è discontinuità tra la carne del mondo e quella dell'uomo; l'universo è inglobato nella 'natura' umana (nel senso teologico del termine); esso è corpo dell'umanità.

L'uomo, nella sua qualità di 'microcosmo', condensa e riassume in sé i gradi dell'essere creato, il che gli da la possibilità di conoscere l'universo dall'interno. Ecco che l'uomo può dare il Nome alle cose da lui contemplate. Tra macrocosmo e microcosmo (cioè tra il mondo e l'uomo),c'è uno scambio bidirezionale: endosmosi ed esosomosi.

Tra l'uomo-microcosmo e l'universo 'macroantropo', la conoscenza è endosmosi ed esosmosi,
cioè scambio, migrazione di senso e di forza dall'uomo al cosmo e viceversa.


L'osmosi, scoperta nel 1748 dall'abate Nollet, è un fenomeno di diffusione tra due liquidi attraverso una membrana di separazione. [ endosmosi=fis., passaggio di un liquido dall’esterno all’interno di un diaframma poroso = biol., passaggio d’acqua dall’esterno all’interno di una cellula immersa in una soluzione ipotonica.   esosmosi = passaggio di molecole dall'interno all'esterno di un diaframma poroso o dell'acqua dall'interno all'esterno di una cellula ]

Se l'universo «sta di fronte» all'uomo come una rivelazione di Dio,
spetta all'uomo decifrare in maniera creativa questa rivelazione,
rendere cosciente la lode ontologica delle cose. L'universo sta «di fronte all'uomo» come una prima rivelazione che deve essere decifrata in modo creativo.

Rom 1,20: «...dalla creazione del mondo in poi, le sue perfezioni invisibili (di Dio) possono essere contemplate con l'intelletto nelle opere da lui compiute, come la sua eterna potenza e divinità»

Ogni cosa sulla terra è - nell'uomo , e per mezzo di lui- un'immagine di Dio, un riflesso della Luce Divina, un riflesso del Mondo Creatore. La contemplazione della natura (physikè theória) è un dato fondamentale e indispensabile per la conoscenza (gnósis) di Dio, perché ogni cosa sulla terra è - nell'uomo e per mezzo di lui- un'immagine di Dio .

[GIOVANNI DAMASCENO, Sulle Icone 1, 16 (PG 94, 1245 A).] .

Di conseguenza, lo spirituale può rivelarsi nella materia per il fatto che essa può essere portatrice del divino. S. Massimo Confessore mostra come noi non possiamo percepire la cosa più piccola senza realizzare nel contempo una specie di esperienza trinitaria:

-l'essere stesso delle cose le collega al principio dell'essere, il Padre;
-la loro intelligibilità, l'ordine 'logico' (nel senso della grande ragione mistica e intellettuale) che è insieme in esse e    nell'intelligenza umana le collega al Logos, al Figlio.
-Infine la loro vita o, più generalmente il loro movimento, mostra la presenza in esse del Soffio «donatore di vita» che da compimento e reintegra .

Dice Massimo il Confessore che i santi, nell'unione con Dio, ricevono la conoscenza perfetta delle cose create perché essi contengono [ in se stessi] il mondo in quanto «luogo di Dio» e lo situano nell'Amore.
La contemplazione del cosmo nei santi è conoscenza del Mondo creatore perchè essi situano il cosmo nell' Amore, nella Carità, nella giusta relazione con Dio, nella Verità. Contemplando le cose del mondo e il prossimo e Dio nell'Amore i santi hanno la Conoscenza  Perfetta e rendono cosciente la lode ontologica delle cose.

Se l'uomo si separa dalla Vita, da Dio, dall' Amore, dalla Carità, perde questa contemplazione e conosce le cose del mondo e della vita in modo opaco : più è separato da Dio più il mondo gli appare opaco, fino alla contemplazione del mondo come Tenebra. Gregorio di Nissa ricorda a questo proposito che «noi [ con la nostra natura corrotta] non possiamo conoscere l'essenza del più piccolo filo d'erba». Solo i santi, nell'unione con Dio, ricevono la conoscenza perfetta delle cose create perché essi contengono [ in se stessi] il mondo in quanto «luogo di Dio» e lo situano nell'Amore: «le cose visibili vengono approfondite attraverso le invisibili da coloro che si danno alla contemplazione».

[ GREGORIO DI NISSA, Catech., 6, PG 46, 25-c, 28 A. Hom., 12, PG 44, 164]

Da tutto ciò, scrive il teologo Olivier Clément, risulta una conseguenza fondamentale:

"...esistono dei gradi diversi di materialità, i quali non sono nature bensì stati di materialità;
precisano i teologi orientali Evagrio e Berdiaev: sono stati di contemplazione."

OLIVIER CLÉMENT, Cosmologie Orthodoxe, op. dt,, pp. 269-270

Il che significa che la situazione del cosmo, la sua trasparenza od opacità, la sua liberazione in Dio o il suo asservimento alla corruzione e alla morte, dipendono dall'atteggiamento fondamentale dell'uomo, dalla sua trasparenza od opacità alla luce divina e alla presenza del prossimo.

È la capacità di comunione dell'uomo nell'Amore, con Dio , con gli altri e con il cosmo , che condiziona lo stato dell'universo. Immagine di Dio, ma anche microcosmo (per il fatto di inglobare potenzialmente la totalità del sensibile e dell'intelligibile, e per il fatto di ricapitolare nella sua corporeità tutto il sensibile mentre le sue facoltà superiori somigliano ai modi angelici), l'uomo costituisce l' ipostasi del mondo : è la «congiunzione tra il divino e il terrestre» e da lui «si diffonde la grazia su tutta la creazione». Ma l'uomo è anche separato dal mondo : mentre il mondo è determinato in se stesso, non è libero, l'uomo può autodeterminarsi, è libero dal cosmo, è libero anche da Dio : è Persona.

La vocazione dell'uomo, che è appunto persona ad immagine di Dio, consiste, nella libertà personale, nel
-trascendere l'universo, non per abbandonarlo bensì per contenerlo,
-per dirgli il senso che ha,
-per permettergli di corrispondere alla sua segreta sacramentalità,
-per 'coltivarlo',
-portare a termine la sua bellezza,
-insomma trasfigurarlo e non sfigurarlo.

«Come il sole che sorge e illumina l'universo mostra se stesso e nel contempo fa vedere le cose che illumina, così il sole di giustizia: quando sorge per lo spirito purificato fa vedere se stesso e mostra i logoi delle cose" che sono state fatte da lui...»

(MASSIMO IL CONFESSORE, Ceni. Car. 1, 95, SC 9, pp. 90-91).

Ecco perché le piante senza l'uomo non possono crescere, perché in lui hanno radice ; ed è ancora lui , l'uomo, che da il nome agli animali, decifrando per Dio i loro logoi, cioè quelle parole di creazione e di provvidenza che troviamo nella Genesi e nei Salmi .

È questa certamente l'esegesi dei Padri quando, nella loro comprensione del secondo racconto della creazione (Gn 2,4-25), essi situano l'uomo al 'principio' anche del mondo creato, mentre da parte loro i santi vedono l'universo in Dio, penetrato delle sue energie, tale da formare un tutto — ma un tutto minuscolo — nelle sue mani . L'invocazione cosmica del cantico di Dn 3,62-82 (che riprende il tema liturgico del Sal 148, detto Salmo di lode cosmica) dà lo sfondo sul quale tale invocazione risuona.

«È un'invocazione in cui l'uomo non si contenta solo di attribuire alla natura dei rumori, ma le presta, in modo non allegorico, una voce, significando con ciò che la lode che egli innalza alla divinità trascendente deve essere solidale con il canto di tutto quel complesso che in termini biblici è stato detto creazione»

(JACQUES TOURAILLE, «La Beauté sauvera le monde», in Contacts, n. 109, Paris 1980, p. 21).

È questo il livello in cui si situa la grandezza dell'uomo : una grandezza che risiede nella sua dimensione irriducibilmente personale, metacosmica, che gli permette di non dissolvere il cosmo ma di trasformarlo in tempio della Sapienza divina.

Rom 1,20: «...dalla creazione del mondo in poi, le sue perfezioni invisibili (di Dio) possono essere contemplate con l'intelletto nelle opere da lui compiute, come la sua eterna potenza e divinità»

Tramite l'uomo, l'universo è chiamato a diventare l'immagine del mondo creatore per mezzo dell'Immagine del modo creatore e creato : l'uomo . In tal modo l'uomo rappresenta per l'universo la speranza di ricevere la grazia e di unirsi a Dio.

Ma l'uomo è anche il rischio del fallimento e dello scacco, quando, distolto lo sguardo da Dio, egli non vede delle cose altro che l'apparenza, «la figura che passa» (1 Cor 1,31) e darà loro, di conseguenza, «un falso nome».

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