Navigazione -Sei a pag. 1 di home>                                 L'homo religiosus    Vai a pag.     1    2    3    4    5    6  

Lo stato della questione.

Proponiamo un articolo di Fiorenzo Facchini, direttore dell'Istituto di Antropologia della università di Bologna , attraverso il quale si può avere una idea generale dello stato delle questioni relative al problema delle origini dell'uomo.

“Evoluzione e creazione”

Evoluzione e creazione non sono in alternativa tra loro.
«L'evoluzione è un fenomeno che rientra negli orizzonti delle scienze naturali, la creazione è un evento che sfugge al controllo sperimentale e viene affermato essenzialmente in base a considerazioni filosofiche e religiose.
Questa chiarezza che oggi si è raggiunta sul piano epistemologico non c'era un secolo fa, anche perché molti sostenitori della teoria evolutiva la utilizzavano in senso materialistico (compiendo un'operazione ideologica e non scientifica), e molti teologi erano preoccupati di salvaguardare la fede in Dio creatore ancorandosi a una interpretazione letterale del testo sacro.
Gran parte degli equivoci sui problemi delle origini sono sorti dalla pretesa di negare ciò che la scienza non può dirci (la dimostrazione dell'anima) o di far dire alla Bibbia quello che essa non vuole dirci (contenuti di ordine scientifico).
Ai due interlocutori vanno posti quesiti che rientrano nel loro ambito.
- Alla Bibbia sul perché dell' esistenza,
- alla scienza sul dove come e quando si è formata la vita .

Sta poi a noi integrare le risposte in una visione unitaria della ricerca della verità delle cose e dell'uomo »

R. FACCHINI, in « Corriere della Sera », 5 maggio 1987

L'acceso dibattito su evoluzione e creazione, sviluppatosi da diversi decenni negli Stati Uniti, è giunto in Europa da qualche anno e va infiammando il mondo culturale. Purtroppo è inquinato da posizioni politiche, oltre che ideologiche, e ciò non giova a una serena discussione.
Certe affermazioni dei "creazionisti" americani hanno suscitato nell'ambiente scientifico reazioni ispirate a un certo dogmatismo nella difesa del neodarwinismo e hanno fatto riemergere posizioni scientiste, tipiche della cultura ottocentesca. Molte volte si ha l'impressione che la confusione regni sovrana.
Anche la vicenda dei nuovi programmi di scienze nelle scuole italiane, in cui in un primo tempo l'evoluzione è stata cassata e poi riammessa, è il segno di qualche disorientamento derivante da conoscenze non adeguate del problema. È del mese scorso il pronunciamento del giudice federale Jones, in Pennsylvania, sulla non ammissibilità dell'insegnamento dell’Intelligent Design (versione recente del creazionismo scientifico, di cui si parlerà più avanti, basato su una interpretazione letterale della Genesi), come teoria alternativa a quella della evoluzione da insegnare nei corsi di scienze.
Su questa materia il magistero della Chiesa, particolarmente negli interventi di Giovanni Paolo II, si è espresso con grande chiarezza e apertura in varie occasioni. Di recente, nel 2004, è stato pubblicato, con l'approvazione del cardinale Joseph Ratzinger, un documento della Commissione Teologica Internazionale dal titolo:
"Comunione e servizio. La persona umana creata a immagine di Dio".

LA SCIENZA

Nel mondo scientifico
- l'evoluzione biologica rappresenta la chiave interpretativa della storia della vita sulla terra, il quadro culturale della biologia moderna.
- Si ritiene che la vita sulla terra sia incominciata in ambiente acquatico intorno a 3,5-4 miliardi di anni fa con esseri unicellulari, i procarioti, sprovvisti di vero nucleo. Essi si ritrovano a lungo senza cambiamenti fino a 2 miliardi di anni quando compaiono i primi eucarioti (unicellulari con nucleo) nelle acque che ricoprivano il pianeta. I viventi pluricellulari tarderanno a venire. Dalla loro comparsa, 1 miliardo di anni fa, il ritmo evolutivo procederà ancora lento e non generalizzato.
- Sarà durante il Cambriano, fra 540 e 520 milioni di anni fa, che si svilupperanno in modo quasi esplosivo le principali classi dei viventi.
E presumibile che per molto tempo non vi siano state sulla terra le condizioni idonee per l'evoluzione degli animali e vegetali oggi viventi. Ma

- la successione con cui compaiono pesci, anfibi, rettili, mammiferi, uccelli e la grande rapidità con cui evolvono sono un problema ancora da chiarire.

Negli ultimi minuti dell'orologio della vita si forma la linea evolutiva che ha portato all'uomo.
- Intorno a 6 milioni di anni fa viene vista la divergenza fra la direzione evolutiva che ha portato alle scimmie antropomorfe e la direzione che ha portato a un cespuglio di forme, gli Ominidi, fra cui intorno a due milioni di anni fa si individua la linea evolutiva umana.

-Prima della forma umana moderna, le cui più antiche espressioni si ritrovano intorno a 150.000 anni fa, sono esistite altre forme umane, classificate come Homo Erectus e, prima ancora Homo Habilis, alle quali va ricongiunto Homo Sapiens.
La ricostruzione delle varie tappe è compito della paleoantropologia a cui si aggiungono le moderne indagini biomolecolari sul DNA per individuare analogie e differenze a livello genetico, da riportare a un'ascendenza comune.
Quanto ai fattori e alle modalità evolutive il discorso è tutto aperto.
La felice intuizione di Darwin, e insieme con lui, anche se meno famoso, di Wallace, sull'importanza della selezione naturale operante sulle piccole variazioni della specie che si formano casualmente (i cosiddetti errori nella replicazione del DNA secondo la sintesi moderna) rappresenta un modello interpretativo che viene esteso da molti a tutto il corso evolutivo. Altri studiosi lo ammettono per la microevoluzione, ma non ritengono adeguato questo meccanismo, fondato sulla casualità delle piccole variazioni (o mutazioni), per spiegare in tempi relativamente brevi la formazione di strutture assai complesse e delle grandi direzioni evolutive dei vertebrati. A questo proposito vanno tenuti presenti i possibili sviluppi della biologia evolutiva nello studio dei geni regolatori che possono comportare sensibili cambiamenti morfologici.

- Esperimenti compiuti su geni regolatori che guidano lo sviluppo embrionale di crostacei permetterebbero di ipotizzare la possibilità del formarsi di nuovi piani organizzativi per una singola mutazione genetica.
Ricerche in questa direzione potrebbero aprire nuovi orizzonti.
- Resta poi sempre da vedere se le cause di queste mutazioni siano del tutto casuali o possano avere avuto qualche orientamento preferenziale.
Nel processo evolutivo una particolare attenzione dovrebbe essere sempre data ai mutamenti ambientali.
-
L'ambiente può svolgere un ruolo di rallentamento, come forse è stato nei primi miliardi di anni della vita sulla terra, o di accelerazione, come negli ultimi 500 milioni di anni. Non ci troveremmo qui a parlare di queste cose se una ventina di milioni di anni fa non ci fosse stata la formazione del Rift africano, con valli e regioni aperte che hanno consentito l'evoluzione del bipedismo e dell'uomo. La storia della vita suggerisce che lo sviluppo dei viventi ha richiesto una coincidenza di fattori genetici e di condizioni ambientali favorevoli in una serie di eventi naturali.
A questo punto possono porsi due interrogativi:

- c'è spazio per la creazione e per un progetto di Dio?
- La comparsa dell'uomo rappresenta un necessario sviluppo delle potenzialità della natura?

IL MAGISTERO CATTOLICO

Quanto .. al momento in cui è comparso l'uomo non siamo in grado di stabilirlo.
-Si possono però cogliere i segni della specificità dell'essere umano,
come ha notato Giovanni Paolo II nel citato messaggio del 1996.
- Questi segni possono essere riconosciuti anche nei prodotti della tecnologia, nella organizzazione del territorio, se rivelano progettualità e significato nel contesto di vita. In una parola sono le manifestazioni della cultura che possono orientare in modo più chiaro nell'individuare la presenza umana. Le manifestazioni della cultura si collocano in un piano extrabiologico ed esprimono un trascendimento (come riconoscono Dobzhansky, Ayala e altri scienziati evoluzionisti), una discontinuità, che sul piano filosofico viene considerata di natura ontologica.
A parere di chi scrive non è necessario attendere l’Homo Sapiens, le sepolture o l'arte. Ma la delimitazione del livello evolutivo in cui può essere riconosciuto l'uomo, se cioè 150.000 anni fa con Homo Sapiens o anche 2 milioni di anni fa con Homo Habilis, è materia di discussione sul piano scientifico più che su quello filosofico o teologico.

Giovanni Paolo II nel messaggio dell'ottobre 1996 alla Pontificia Accademia delle Scienze ha riconosciuto alla evoluzione il carattere di teoria scientifica, in ragione della sua coerenza con le vedute e le scoperte di varie branche della scienza. Nello stesso tempo rilevava che esistono diverse teorie esplicative del processo evolutivo, tra cui anche alcune che per l'ideologia materialista cui si ispirano non sono accettabili per un credente. Ma in questo caso non è in gioco la scienza, ma una ideologia.
Il citato documento "Comunione e servizio" dà per scontato il processo evolutivo.
Quello che è da riaffermare nella teologia (e in un retto ragionare) è il rapporto di dipendenza radicale del mondo da Dio, che ha creato le cose dal nulla, ma non ci è detto come.
A questo punto può inserirsi il dibattito in corso sul progetto di Dio sulla creazione.

LA BIBBIA

Quanto alla creazione, la Bibbia parla di una dipendenza radicale di tutti gli esseri da Dio e di un disegno, ma non dice come ciò si sia realizzato.
L'osservazione empirica coglie l'armonia dell'universo che si basa su leggi e proprietà della materia e rimanda necessariamente a una causa superiore, non con dimostrazioni scientifiche, ma in base a un retto ragionare. Negarlo sarebbe un'affermazione ideologica e non scientifica. La scienza in quanto tale, con i suoi metodi, non può dimostrare, ma neppure escludere che un disegno superiore si sia realizzato, quali che siano le cause, all'apparenza anche casuali o rientranti nella natura.
"Anche l'esito di un processo naturale veramente contingente può rientrare nel piano provvidenziale di Dio per la creazione"
si osserva nel citato documento "Comunione e servizio". Ciò che a noi appare casuale doveva esser certamente presente e voluto nella mente di Dio. Il progetto di Dio sulla creazione può realizzarsi attraverso le cause seconde con il corso naturale degli eventi, senza dover pensare a interventi miracolistici che orientano in una o nell'altra direzione.
"Dio non fa le cose, ma fa in modo che si facciano", ha osservato Teilhard de Chardin. E il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma:
"Dio è la causa prima che opera nelle e per mezzo delle cause seconde" (n. 308).
L'altro punto delicato è rappresentato dall'uomo, che non può considerarsi un prodotto necessario e naturale della evoluzione. L'elemento spirituale che lo caratterizza non può emergere dalle potenzialità della materia.
- È il salto ontologico, la discontinuità che il magistero ha sempre riaffermato per la comparsa dell'uomo. Essa suppone una volontà positiva di Dio.
Maritain ha osservato che la trascendenza dell'uomo in forza dell'anima avviene
"grazie all'intervento finale di una scelta libera e gratuita operata da Dio creatore che trascende tutte le possibilità della natura materiale". Quando, dove e come Dio ha voluto, si è accesa dunque la scintilla dell'intelligenza in uno o più Ominidi.
- La natura ha la potenzialità di accogliere lo spirito secondo la volontà di Dio creatore, ma non può produrlo da sé. In fondo, è quello che avviene anche nella formazione di ogni essere umano ed è ciò che fa la differenza tra l'uomo e l'animale; un'affermazione che si colloca fuori dalla scienza empirica e, in quanto tale, non può essere né provata né negata con le metodologie della scienza. Giovanni Paolo II in un discorso a un simposio su "Fede cristiana e teoria dell'evoluzione", nel 1985, affermava:
"Una fede rettamente compresa nella creazione e un insegnamento rettamente inteso della evoluzione non creano ostacoli. [...] L'evoluzione suppone la creazione, anzi la creazione si pone nella luce dell'evoluzione come un avvenimento che si estende nel tempo, come una ‘creatio’ continua".
Il Catechismo della Chiesa Cattolica osserva che

"la creazione non è uscita dalle mani del Creatore interamente compiuta" (n. 302). Dio ha creato un mondo non perfetto, ma "in stato di via verso la sua perfezione ultima. Questo divenire nel disegno di Dio comporta con la comparsa di certi esseri la scomparsa di altri, con il più perfetto anche il meno perfetto, con le costruzioni della natura, anche le distruzioni" (n. 310).

IL DISEGNO INTELLIGENTE

Come noto, i sostenitori dell’Intelligent Design (ID) non negano l'evoluzione, ma
- affermano che la formazione di certe strutture complesse non può essere avvenuta per eventi casuali, ma ha richiesto interventi particolari di Dio nel corso dell'evoluzione e risponde a un progetto intelligente. A parte il fatto che in ogni caso non basterebbero mutazioni delle strutture biologiche perché occorrono anche cambiamenti ambientali, con il ricorso a interventi esterni suppletivi o correttivi rispetto alle cause naturali viene introdotta negli eventi della natura una causa superiore per spiegare cose che ancora non conosciamo, ma che potremmo conoscere.
Ma così non si fa scienza. Ci portiamo su un piano diverso da quello scientifico.
Se il modello proposto da Darwin viene ritenuto non sufficiente, se ne cerchi un altro, ma non è corretto dal punto di vista metodologico portarsi fuori dal campo della scienza pretendendo di fare scienza. La decisione del giudice della Pennsylvania appare dunque corretta.

- L'ID non appartiene alla scienza e non si giustifica la pretesa che sia insegnato come teoria scientifica accanto alla spiegazione darwiniana. Si crea solo confusione tra il piano scientifico e quello filosofico o religioso.
-Non è neppure richiesto in una visione religiosa per ammettere un disegno generale sull'universo. Meglio riconoscere che il problema dal punto di vista scientifico rimane aperto.

LE TEORIE DEL CASO

Se si esce dall'economia divina che agisce attraverso le cause seconde (quasi ritraendosi dalla sua opera di creatore), non si capisce perché certi eventi catastrofici della natura o linee o strutture evolutive senza significato o mutazioni genetiche dannose non siano state evitate in un progetto intelligente. Purtroppo al fondo di tutto
- va anche riconosciuta una certa tendenza in scienziati darwinisti ad assumere l'evoluzione in senso totalizzante, passando dalla teoria alla ideologia, in una visione che pretende di spiegare tutta la realtà vivente, compreso il comportamento umano, in termini di selezione naturale escludendo altre prospettive, quasi che l'evoluzione renda superflua la creazione e tutto possa essersi autoformato e possa essere ricondotto al caso.

CONCLUSIONE

Per concludere, in una visione che va oltre l'orizzonte empirico, possiamo dire che
- non siamo uomini per caso e neppure per necessità,
e che la vicenda umana ha un senso e una direzione segnate da un disegno superiore.

R. FACCHINI in : “L’Osservatore Romano”, 16 gennaio 2006

Il problema delle origini dell'uomo

Il problema scoppiò il secolo scorso con la teoria darwiniana dell'evoluzione, e divise subito l'opinione pubblica tra evoluzionisti e creazionisti.

Evoluzionisti
I primi aderivano alle audaci tesi di Darwin, secondo cui tutte le specie viventi (7300 specie di piante e 4400 specie di animali, secondo il naturalista svedese Carlo Linneo) sono derivate da un unico antenato o comunque da pochi, attraverso un lento processo evolutivo guidato dalla selezione naturale. Al meccanismo dell'evoluzione universale non sfuggerebbe nemmeno l'uomo, il quale, secondo alcuni interpreti di Darwin non può non avere lontane ascendenze scimmiesche.

Creazionisti
Gli altri, i creazionisti o fissisti, restavano invece attaccati all'idea della creazione cosi come viene descritta dalle prime pagine della Bibbia nel "Libro delle origini", la Genesi. L'interpretazione letterale dei sei giorni della creazione dalla creazione della luce e della notte, nel primo giorno, alla creazione dell'uomo, nel sesto ,giorno impediva loro di prender sul serio le ipotesi di alcuni evoluzionisti. Su due punti gli evoluzionisti venivano accusati di essere in contraddizione con la Bibbia: sul fatto che tutte le cose, le piante, gli animali, l'uomo, vengono creati da Dio direttamente; e sul fatto della non discendenza animale dell'uomo per evoluzione da altre specie. Durò comunque quasi un secolo l'opposizione della Chiesa ufficiale alle teorie evoluzionistiche. L'esegesi biblica ha da tempo compreso i racconti di creazione nella Bibbia come frutto di mitopoiesi : essi non sono rivelazioni cosmologiche bensì miti, racconti religiosi che parlano di Dio e del suo rapporto con il popolo di Israele. Non vanno assolutamente letti come trattati scientifici rivelati da Dio a qualche veggente!

Un pò di storia

 Ai tempi di Linneo tutta la sistematica zoologica e botanica era l'espressione di una concezione creazionistica del mondo: Dio aveva creato ogni specie animale e vegetale ed umana dal nulla.
Con Charles Darwin si ipotizza una nuova possibilità del mondo: ogni specie è frutto di una lunga e lenta evoluzione.
Julian Huxley, zoologo moderno , sviluppa la nuova sistematica darwiniana e parla decisamente di una nuova concezione del mondo: una concezione evoluzionistica.

Carlo Linneo (1707-1778) precisò e defini il concetto di specie inventando quel tipo di classificazione che è divenuto uno strumento essenziale ancora oggi usato dai naturalisti: « numeriamo tante specie  quante in principio furono create dall'Ente Infinito.»
L'affermazione di Linneo ha valore filosofico: spinge  a considerare le singole specie come una creazione separata da Dio che si ripete nel tempo senza subire mutamenti.
( Systema naturae : tutti  i mutamenti  nelle specie della  natura sono voluti dalla mente divina ed operati direttamente da essa)
Nella mente divina esiterebbe una idea-forma-archetipo,un modello astratto di ogni specie  che viene a concretizzarsi negli innumerevoli gatti, rane, abeti..che si succedono e si riproducono nel tempo. Tutto il creato sarebbe la realizzazione di un mirabile disegno della mente divina, perfetto in ogni suo particolare.
Il destino dell'uomo  è quello di conoscere ed interpretare la bella opera del sapiente Artefice al solo scopo di cantarne la gloria per poi accedere alla vita beata.
Linneo riesce a coordinare e riassumere con chiarezza e precisione la concezione tradizionale della creazione del mondo dandole rigore scientifico e applicandola in modo particolare alla biologia.

Jean Baptiste Lamark (1744-1829) è il primo ad aver formulato una teoria evoluzionistica coerente e pienamente consapevole.Fu il primo a puntare l'attenzione sulla possibilità che i cambiamenti nel mondo inorganico e organico  siano dovuti ad una legge di natura e non ad interventi miracolosi.
(Philosophie zoologique): Sta di fatto che i diversi animali hanno ciascuno, secondo il proprio genere e la propria specie abitudini particolari e una organizzazione che è sempre perfettamente in rapporto con tali abitudini. Da quetso fatto si puo' trarre la conclusione tradizionale di Linneo:la natura o il suo Autore creando gli animali ha previsto tutte le possibili circostanze in cui essi avrebbero dovuto vivere e ha dato ad ogni specie una organizzazione costante, nonchè una forma determinata e invariabile nelle sue parti le quali obbligano ogni specie a vivere nai luoghi e nei climi dove la si trova e conservare le abitudini che le si conoscono.
La natura :
-producendo successivamente tutte le specie animali e cominciando dai più imperfetti ,ha complicato gradualmente la loro organizzazione(è una forza insita negli organismi regolata dalla natura o dal suo Autore)
e diffondendo gli animali generalmente in tutte le regioni abitabili del globo, ogni specie ha ricevuto dall'influenza delle circostanze in cui si è trovata le abitudini che le si conoscono e le modificazioni delle sue parti che l'osservazione dimostra.
La variazione degli organismi   che si osserva in natura ,secondo Lamark,è dovuta a due principi:
-la tendenza al progresso insita negli organismi è un impulso interno all'evoluzione della specie.
l'azione che l'ambiente esercita sugli organismi. Questa azione, attraverso l'uso o il non uso di alcuni organi produce variazioni capaci di trasmettersi ereditariamente ai discendenti.
       E' la ereditarietà dei caratteri acquisiti.
L'evoluzionismo di Lamark è una impostazione teorica  che non si limita a descrivere e ad ordinare i fatti, ma li interpreta. Cerca di interpretare la finalità della natura negli organismi,negandole un disegno o programma prestabilito ma sottoponendola alla interazione con l'ambiente.
La palmatura dei piedi dei palmipedi compare e si sviluppa quando uccelli dai piedi non palmati hanno cominciato a posarsi sull'acqua e a nuotare col movimento dei piedi, il collo spropositato delle giraffe è il risultato di uno sforzo durato molte generzioni di brucare foglie sempre più alte..l'occhio della talpa si è ridotto per il non uso,il non-sforzo....In definitiva Dio ha creato le specie e poi l'ambiente le ha trasformate rendendole adatte alle proprie esigenze...agendo su un impulso insito in ogni specie al mutamento evolutivo-adattativo all'ambiente.Le mutazioni  acquisite attraverso lo sforzo o il non-sforzo si fisserebbero come caratteri ereditari acquisiti.

Georges Cuvier  (1769-1832) disotterrò e raccolse innumerevoli ossa di mammiferi fossili nella regione parigina. Fondatore della anatomia comparata e della Paleontologia.Linneano rifiuta la teoria di Lamark ed elabora, per spiegare la successione delle fsune nelle diverse età della terra, la teoria  delle catastrofi o  rivoluzioni della superficie del globo.Vari cataclismi hanno ucciso tutti o quasi gli organismi viventi di una data regione.Dopo ogni catastrofe le regioni devastate furono popolate da specie di altre regioni.L'ultima catastrofe fu il diluvio universale.  Thomas Robert Malthus (1766-1834) ecclesiastico e docente di storia ed economia elaborò la tesi secondo cui la crescita continua della popolazione avrebbe reso i mezzi di sussistenza sempre più scarsi..e la sorte ed il destino della umanità era  la formazione di classi sociali che avrebbero lottato fra loro per la sopravvivenza .Alla fine sarebbero prevalse le classi più organizzate per una vita di massa .

Charles Darwin ebbe dei dubbi circa l'azione diretta dell'ambiente sulla variabilità e l'erditarietà dei caratteri acquisiti e sui supposti impulsi interni alla evoluzione. Riflettendo sulle sue esperienze del viaggio con il Beagle giunse alla conclusione che ...«nè l'azione delle condizioni ambientali, nè la volontà degli organismi,specialmente nel caso delle piante potesse servire a spiegare tutti quegli innumerevoli casi di organismi di ogni tipo mirabilmente adattati alle condizioni di vita...come i semi ad essere disseminati per la presenza di uncini o di piume..o il picchio e la raganella adatti ad arrampicarsi sugli alberi.Questi adattamenti mi avevano sempre colpito vivamente ...e mi sembrava inutile cercare di dimostrare con prove indirette che le specie si sono modificate...»
Nella indagine sulle cause della evoluzione la parte più originale e geniale della sua opera è la selezione naturale.
A questa intuizione lo spinsero da una parte l'osservazione degli effetti della selezione praticata dall'uomo sugli animali e sulle piante per produrre razze smpre più rispondenti a certi requisiti, dall'altra la lettura di Malthus circa la  lotta per l'esistenza.

I principi introdotti da Darwin per spiegare l'evoluzione della specie

1-VARIETA' DEGLI INDIVIDUI DI UNA SPECIE CHE E' INDICE DI VARIABILITA' DENTRO LA SPECIE
2-AUMENTO NUMERICO, LOTTA PER L'ESISTENZA (struggle for life) E SELEZIONE NATURALE PER SOPRAVVIVENZA DEL PIU' ADATTO (survival of the fittest)

La teoria della selezione naturale  era una teoria propriamente scientifica, che introduceva nel ragionamento solo fenomeni naturali osservabili escludendo forze, volontà o impulsi verso l'evoluzione insiti negli organismi così come una semoplicistica e diretta azione dell'ambiente.
Varietà ,lotta per la sopravvivenza e selezione del più adatto fanno la divergenza dei caratteri e dunque l'evoluzione della specie.
Le giraffe non hanno il collo lungo, come dice Lamark ,perchè nella giraffa è insito una tendenza ad evolversi nella forma e a furia di sforzarsi ad allungare iul collo per mangiare meglio si è stabilito un carattere ereditario acquisito. La giraffa ha il collo lungo, oggi, perchè da varietà differenziate di giraffe , alcune a collo lungo altre a collo corto, la natura   ha selezionato attraverso l'ambiente giraffe con  collo lungo. Questo carattere favorito passa alle generazioni successive. Dopo molte generazioni si ha ancora una varietà di giraffe, ma generalmente a collo lungo.
Le varieta’ hanno origine dal caso, da molteplicita’ di cause ,che Darwin ancora non precisa

Anche Darwin tutti gli uomini di scienza ne sono tentatipassò facilmente ( e indebitamente ) dalla scienza alla filosofia ed alla teologia! Secondo Darwin il Creatore ha insufflato l'alito vitale in una o più forme originarie   dalle quali si sono sviluppate tutte le altre. Il fenomeno che rende possibile l'evoluzione è la variabilità,la variabilità degli individui in una stessa specie.
Se infatti tutti gli individui della stessa specie fossero identici non vi sarebbe possibilità di evoluzione.
Come l'uomo seleziona le piante e gli animali più adatti da una varietà naturale della stessa specie , così fa la natura attraverso l'ambiente.

August Weisemann(1834-1914)  nel tentativo di spiegare l'origine della variabilità svilupperà considerazioni fondamentali sul significato della riproduzione sessuale .Costrui' una teoria sulla struttura e la proprietà del patrimonio ereditario che fu in parte confermata dalla genetica moderna.
Dando grande importanza alla mescolanza di patrimoni ereditari diversi che avviene ad ogni riproduzione sessuale indica una delle cause della origine delle varietà ma non scopre la causa principale.Le differenze che si combinano nella fecondazione dovevano avere pure una origine.
Weismann sperimentò cercando di indurre variazioni (iniettò sangue di conigli colorati in conigli albini... ),così come fecero altri ricercatori ma le specie rivelavano una stabilità che nemmeno i più ottimisti potevano sospettare.


Gregor Mendel (1822-1884)
,boemo di Moravia, scopre che alla base dei meccanismi ereditari ci sono i  geni. Ogni individuo possiede un patrimonio ereditario costituito da geni indipendenti gli uni dagli altri che si trasmettono ereditariamente ma  si combinano  nelle  varietà  di coppie di  fecondazione secondo le leggi che Mendel stesso ha formulato. I geni si trovano localizzati in bell'ordine nei  cromosomi  delle cellule.
Si può mutare il patrimonio ereditario di un individuo di una specie,razza, varietà,togliendo, sostituendo o modificando uno o più geni.Per mutare la specie  si deve mutare il genoma di specie. Ciò non può avvenire attraverso l'acquisizione di nuovi caratteri nella interazione con l'ambiente. Le ricerche successive nel secolo scorso determinarono la  non ereditarieta’ dei caratteri acquisiti,  falsificando la teoria di Lamark.

Hugo deVries(1848-1945) scopre che in natura avvengono delle mutazioni genetiche.
Sono variazioni saltuarie,, di notevole ampiezza , che compaiono all'improvviso senza alcuna apparente relazione con fattori esterni, ambientali,e subito diventano ereditarie:il nanismo,la deformazione fogliare,il bassottismo,l'albinismo etc...
Questa teoria fu chiamata  MUTAZIONISMO  e rafforzò la teoria darwiniana sulla variabilità naturale.
Oggi questa teoria rimane di nome ma con il concetto notevolmente modificato.

Joseph Muller (1927) riesce sperimentalmente per mezzo dei raggi X a provocare variazioni ereditarie dei geni creando mutazioni genetiche indotte sperimentalemente.
Con le sostanze chimiche e con le radiazioni si riuscì infine a produrre mutazioni nelle specie vegetali e poi animali, ma sempre casuali,mai in direzioni prederminate. Dalle varietà vegetali ottenuti in queste mutazioni si potevano selezionarne alcune e riprodurle come nuove razze e varietà.
La variabilità  delle specie era spiegata geneticamente ...ma come avviene ciò in natura?
Come fa la natura a modificare il patrimonio genetico di un individuo?
Intanto come aveva scoperto Weissmann, attraverso le combinazioni mendeliane nella fecondazione e poi attraverso  processi chimici, elettromagnetici o radioattivi.

Godfrey Harold Hardy

La legge di  Hardy-Weinberg
riesce a stabilire con esattezza le variazioni che possono intervenire, a livello genetico nel corso di successive generazioni di una popolazione di un qualsiasi animale.Si possono così controllare le condizioni di stabilità o evoluzione di quella specie.
La massima parte dei caratteri ereditari sembra essere riconducibile ai geni localizzati nei cromosomi.Dallo studio dei cromosomi e della loro dinamica nelle popolazioni si possono ricavare utili informazioni sui meccanismi evolutivi.
La sorgente di variabilità di questo patrimonio ereditario è rappresentata dalle mutazioni di cui conosciamo vari tipi.Le mutazioni sono casuali, non orientate, cioè si producono in direzioni diverse e non prevedibili e di solito sono poco frequenti. Tale frequenza può essere notevolmente aumentata da alcuni trattamenti speciali attraverso radiazioni o alcune sostanze chimiche. Ma nemmeno in questo caso si è finora riusciti a produrre mutazioni indirizzate in un determinato senso.
Le mutazioni rappresentano per così dire il materiale grezzo su cui agiscono i fattori di evoluzione che spingono la variazione delle specie secondo una certa direzione. Fra questi fattori indubbiamente il più efficace è la selezione . Dalle varieta’ di razza, per selezione naturale del piu’ adatto che agisce sulle mutazioni genetiche , hanno avuto origine le specie. Alcune varieta’ attraverso mutazione e selezione naturale  ,riprodotte senza mai incrociarsi con altre varieta’ per lunghi periodi hanno raggiunto un livello di differenziazione tale per cui la loro unione con altre varieta' differenziate, l’ibrido, non da’ piu’ origine a nuove varieta’ ma rimane una unione sterile.la sterilita’ interviene come barriera perche’ una varieta’ differenziata non si disperda in nuove varieta’ ma si stabilizzi come specie. Un ulteriore isolamento genetico rendera’ impossibile anche la ibridazione naturale.

Le mutazioni sono processi saltuari, discontinui; ma è anche vero che il salto, nella maggior parte dei casi non è molto grande . Inoltre di solito un carattere è sotto il controllo di molti geni, ciascuno dei quali però può mutare indipendentemente dagli altri. Perciò la selezione non agisce tanto su singoli geni quanto su un complesso , e solo di rado su variazioni di grande ampiezza;per lo più agisce su caratteri di piccola entità, che nel complesso, variano in modo continuo, anzichè saltuario.
Recenti ricerche di fisiologia sessuale hanno dimostrato che in molti casi certi istinti complicati che inducono uccelli, insetti, pesci e altri a eseguire mutazioni di colore, danze o riti nuziali hanno un significato fisiologico ben preciso.Spesso determinano la ovulazione  o l'orgasmo o comunque rappresentano una condizione necessaria alla efficacia della fecondazione.La selezione sessuale, come predisse Darwin è un aspetto della selezione naturale.
L'ambiente  fa sentire la propria influenza sugli organismi attraverso la selezione,lavorando sulle varietà prodotte dalle mutazioni genetiche.. In una popolazione omogenea dal punto di vista del patrimonio genetico
a)si formano razze  diverse per le differenze che insorgono per selezione a causa  dell' adat tamento  ad ambienti diversi o per forte limitazione del numero di individui della popolazione (catastrofi).
b)queste razze possono ancora  incrociarsi fra loro rimescolando il loro patrimonio genetico... o possono intervenire fenomeni chimici, elettromagnetici o radioattivi , o altro...che ne mutano il patrimonio genetico fino a configurare un nuovo genoma in formazione..
c)ma se queste razze -varietà mutate e selezionate rimangono isolate per lunghi periodi e il loro patrimonio genetico si riproduce tale e quale senza incrociarsi con altre varietà,le differenze insorte di razza e varietà  possono stabilizzarsi e portare all'isolamento genetico cioè alla impossibilità riproduttiva  degli ibridi.
In questo caso da una razza si è originata  una nuova specie.

Le specie sono delle varieta’ selezionate e infine stabilizzate fino alla sterilita’ dell’ibridazione o alla impossibilita’ di ibridazione. In una ipotesi evoluzionista l’umanità attuale si è stabilizzata come specie, la specie umana.

Ammessa la possibilità di ibridazione con una specie  molto affine di scimmia, l'ibrido non potrebbe riprodursi. Attraverso la genetica e la scoperta del genoma (=patrimonio genetico di un individuo) ,si puo' parlare di una unità biologica di ogni specie . Percio' si può parlare di una unità biologica della umanità nel genoma umano, pur nella variabilita' delle razze umane.
Le razze umane non sono tappe di una evoluzione della ominizzazione ma varietà genetica dentro uno stesso genoma. Non ci sono razze superiori o inferiori, piu' o meno evolute, ma razze piu' adatte a certi ambienti di altre che sono state selezionate dagli eventi naturali, come la sopravvivenza del piu' adatto o la sparizione di intere popolazioni su mutazioni genetiche casuali della specie.
Darwin introduce, invece del Sistema Naturale di classificazione delle specie come icona interpretativa del disegno del Creatore, di Linneo, un nuovo Sistema Naturale in cui le specie vengono classificate con un sistema che rispecchia le reali affinità tra gli organismi, interpretate come effetto di più o meno prossima parentela.
Darwin si occupa anche della origine ed evoluzione della specie umana.
«...nel 1837 o 38 non appena mi convinsi che le specie erano mutabili, non potei fare a meno di credere che l'uomo dovesse essere regolato dalla stessa legge...»Darwin studia le similitudini della specie umana con i primati moderni ma non trova nessuna possibilità di  collegare evolutivamente l'uomo ai primati.

Filippo de Filippi (1814-1867) nel 1864 tiene a Torino una lezione sulle teorie Darwiniane circa l'origine e l'evoluzione nell'uomo.Tale teoria parla di grandi affinità tra l'uomo e le scimmie e di una differenza immensa tra scimmie e uomo per quanto riguarda la facoltà intellettuale, la missione speciale e soprattutto il senso religioso.
Il Creatore aveva fatto sorgere una o poche forme organiche dotandole della facoltà di generare tutte le altre per lenta e graduale evoluzione...fino agli ominidi. L'ominazione rimane per la scienza ancora un problema irrisolto.

Una applicazione irrazionale del metodo della analogia al fenomeno delle  classi sociali umane da parte di studiosi successivi,  ha prodotto una corrente di pensiero secondo cui la natura è aristocratica ed impone alla economia di tutto il cosmo e dunque anche a quella umana la disparità di condizioni come legge di progresso e di vita: la lotta per l'esistenza umana ,sarebbe secondo costoro , dunque, la legge della evoluzione sociale.
Questo  darwinismo sociale  ha prodotto una pretesa giustificazione scientifica delle classi sociali e della supremazia di alcune di esse: i piu' deboli socialmente sono dei perdenti... ed e' bene che sia cosi per l'evoluzione sociale della umanita'!!!
Il Darwinismo sociale ha prodotto come subcultura  la giustificazione scientifica della supremazia di alcune razze, o razzismo, con le tragiche conseguenze storiche che conosciamo.

Riguardo all'aspetto storico-descrittivo della evoluzione si può dire che :
essa è accertata nei fossili. Ci sono incertezze  e lacune ma il quadro generale è convincente.
-Rispetto alle cause e al modo in cui l'evoluzione si è prodotta si può dire che le teorie Linneane non possono essere accolte come scientifiche nel senso della scienza moderna :fanno ricorso a forze misteriose  non rilevabili e misurabili.
-Le ipotesi Lamarkiane sono state falsificate,
-la teoria darwiniana ha ricevuto dalla genetica moderna nuovo vigore ed insieme nuove smentite.
Navigazione -Sei a pag. 1 di home>                                 L'homo religiosus    Vai a pag.     1    2    3    4    5    6