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Gli ebrei in Italia A Roma dal 168 A.E.V. ambasciatori dalla Giudea La storia degli ebrei italiani incomincia a Roma, forse nel 300 A.E.V, ma le prime tracce ufficiali della loro presenza risalgono al 168 A.E.V., quando la Giudea chiede al Senato romano un'alleanza nella guerra contro i Seleucidi. Tra il 168 e il 139 A.E.V. Gerusalemme manda a Roma diverse ambascerie, e dietro gli ambasciatori vengono i mercanti, gli artigiani, gli stuD-osi, i viaggiatori. A loro si aggiungeranno, dopo il 63 A.E.V., i prigionieri di guerra fatti da Pompeo nella campagna militare romana conclusa con l'occupazione di Gerusalemme. Gli ebrei presenti in Italia intorno a quegli anni (forse 30.000 nella capitale e 40/50.000 in tutto il paese su una popolazione globale di 4 o 5 milioni di abitanti) hanno in comune non tanto una "nazionalità", concetto che doveva farsi strada nel mondo assai più tardi, quanto una religione. Osservanti di precetti rigorosi là dove è diffuso un certo lassismo, gli ebrei costituiscono un interrogativo e un problema. Interrogativo per quanto riguarda i loro usi e costumi, così diversi da quelli romani, problema per quanto riguarda, ad esempio, l'osservanza del sabato, "luogo" sacro agli ebrei, che include tra gli obblighi anche quello di non effettuare alcun lavoro.Tuttavia gli ebrei s'inseriscono bene nella società romana, offrendo sostegno politico a Giulio Cesare, che ricambia questa simpatia, e quando assume il potere riconosce alla comunità ebraica il diritto di osservare liberamente i precetti religiosi e di seguire le norme alimentari rituali. Dopo il 70 da cittadini a profughi Un cambiamento nella vita della comunità ebraica italiana si produce nel 70, quando cessa in Giudea ogni parvenza di sovranità. Gerusalemme ribelle è rasa al suolo dalle legioni di Tito e il Tempio è distrutto. I prigionieri affluiscono a Roma a migliaia. La fine della Giudea trasforma gli ebrei da cittadini in profughi. Quando insorgono le prime dispute tra gli ebrei-cristiani (i primi adepti della nuova religione sono raccolti più tra gli ebrei che tra i pagani) e gli ebrei-ebrei, i disturbi provocati all'ordine pubblico provocano l'espulsione da Roma dei primi e dei secondi, senza distinzione. Con D-ocleziano la "carta dei privilegi" di Cesare viene un po' alla volta mutilata. Infine, se Roma politeista e pagana poteva tollerare tutte le credenze, dopo Costantino Roma monoteista e cristiana non può accettare alcuna concorrenza, perché la nuova religione rappresenta al meglio l'elemento politico unificante di un impero incrinato. Incomincia così il lungo calvario ebraico nei secoli. Bene gli Ostrogoti, meglio Arabi e Normanni Ma dove si trovano gli ebrei in Italia nel 313? Una parte ancora a Roma, ma forti colonie sono presenti un po' ovunque e specialmente nel MeriD-one, a Pompei, a Capua, a Fondi, nelle Puglie, in Calabria e in Sicilia. Le prime discriminazioni statuali contro gli ebrei sono adottate dall'imperatore Costantino che vieta le conversioni all'ebraismo e proibisce agli ebrei di avere schiavi cristiani. Sono vietati i matrimoni misti e agli ebrei s'impongono corvées. La propaganda antiebraica porta immancabili frutti. Viene data alla fiamme una sinagoga a Tortona, in Piemonte, poi, nel 368, una a Roma e un'altra ad Aquileia.Nel 476, quando cade l'Impero Romano d'Occidente, gli ebrei si trovano sparsi in tutta Italia, a Bologna, Ferrara, Trieste, Torino, e in molti centri minori. Le invasioni barbariche - Visigoti, Vandali, Unni - costituiscono per ebrei e non ebrei, motivo di sofferenze. A riportare un minimo d'ordine nel paese sono gli Ostrogoti, il cui grande re Teodorico riesce, a cavallo tra il 400 e il 500, a stabilire un certo equilibrio tra la sua gente vittoriosa e quella italica dominata. Ed anche per gli ebrei sono decenni di relativa tranquillità, perché Teodorico ridimensiona il potere dei vescovi. Alla sua morte l'Italia diventa di nuovo campo di battaglia.Nel 600 gli ebrei lasciano il regno Franco-Longobardo del nord, dove le rigide strutture unitarie non favoriscono l'inserimento di elementi diversi, per i più frantumati centri di potere del sud, dove il pullulare di principati, ducati, città libere, rende più sicure le comunità ebraiche che vi si formano. Il Mezzogiorno d'Italia è affacciato sul Mediterraneo, i suoi contatti con i paesi rivieraschi sono più fitti, gli scambi mercantili sono anche scambi culturali. Per quattro secoli vi si sviluppa una florida colonia ebraica. Il dominio arabo in Sicilia è, per l'epoca, assai liberale e l'unica misura restrittiva disposta nei confronti degli ebrei è un segno giallo sulle vesti. Quello normanno consentirà agli ebrei di condurre una vita relativamente normale e di espandersi socialmente e culturalmente, inserendosi nel tessuto circostante. Ovunque si estende la potenza dei Normanni gli ebrei hanno scuole, sinagoghe, botteghe artigiane. La loro arte di fabbricare e dipingere stoffe e sete si estende all'estero. L'uso della lingua ebraica facilita i contatti con i correligionari di altri paesi, e quindi i traffici marittimi. L'elemento ebraico costituisce il necessario propellente allo sviluppo economico dei dominî normanni. Tra Papato e Impero Nel 1120 la "bolla" di Callisto II, Constitutio pro Judaeis, vieta agli ebrei di erigere nuove sinagoghe, o abbellire quelle esistenti. Né possono tenere servi o balie cristiane. Ma Federico II, lo Svevo, che finirà poi scomunicato, promulga nel 1231 a Melfi una serie di leggi, raccolte nel Liber Augustalis, che garantiscono agli ebrei la parità con gli altri cittadini. E' una sfida al Papato. Nel 1267 Papa Clemente IV, nella sua bolla Turbato corde, incita domenicani
e francescani a una maggiore severità nei confronti degli ebrei.
Ucciso Manfredi, la saga dei Normanni si chiude. I Crociati verso la Terrasanta passando per la Germania L'alba del XIV secolo vede in Italia, su una popolazione di 8 milioni di abitanti, 40.000 ebrei. Incalzati da decreti vessatori, da frequenti aggressioni e saccheggi, molti lasciano l'Italia per cercare rifugio provvisorio al di là delle Alpi, da dove per le stesse ragioni altri ebrei compiono il cammino inverso. Si calcolano in 100.000 gli ebrei uccisi al passaggio dei Crociati nelle città tedesche del Reno. La Morte Nera e gli "untori" Nel 1348 si abbatte sull'Europa una terribile epidemia di peste che
verrà ricordata come la Morte Nera. Gli ebrei vengono accusati
di esserne gli "untori" e di voler uccidere tutti i cristiani. Alla metà del XV secolo, l'Italia è divisa in una serie
di piccoli Stati idealmente separati tra loro da una linea che passa
tra il Papa e l'Imperatore, supremo reggitore del Sacro Romano Impero. Addio alla Spagna I dominî della Chiesa, come l'Emilia, la Romagna, l'Umbria e le
Marche, non favoriscono l'afflusso ebraico, così come non lo
favorisce il regno di Napoli, passato sotto il dominio degli spagnoli.
E con il peggiorare delle condizioni degli ebrei in Spagna, fino alla
definitiva cacciata, anche gli ebrei siciliani, calabresi e napoletani
vedono volgere al termine un plurisecolare periodo di tolleranza e di
relativa tranquillità. La scoperta dell'America nel 1492 coincide
con l'espulsione, decretata dai sovrani spagnoli Ferdinando e Isabella,
di tutti gli ebrei dalla Spagna e da tutti i dominî spagnoli,
Sicilia inclusa. Riforma e Controriforma Nel XVI secolo il Rinascimento si diffonde in tutta Europa, e oltralpe
assume anche il carattere di contestazione e rivolta contro la Chiesa
romana. Alcune conseguenze le conoscono nel 1555 in Italia gli ebrei, per i
quali la Controriforma ha un nome: la bolla Cum nimis absurdum emessa
dal papa Paolo IV il 15 luglio. La bolla papale impone agli ebrei di abitare in una o più strade, dove non ci sia possibilità di contatto con i cristiani: è l'istituzionalizzazione del ghetto. Gli uomini sono obbligati a portare un berretto che li distingua; le donne un velo o uno scialle, sempre con caratteristiche tali da rendere subito nota la loro identità. Ogni contatto con i cristiani, di lavoro o di amicizia, è vietato. Agli ebrei è vietato ogni tipo di lavoro, d'arte o di commercio che non sia il traffico di stracci e di abiti usati - "sola arte strazziariae seu cenciariae". Nel 1559 muore papa Paolo IV, ma le leggi antiebraiche del suo predecessore
restano in vigore. Liberté, Egalité, Fraternité Con la Rivoluzione francese, esportata anche in Italia, gli ebrei italiani, che sono circa 30.000 su una popolazione di 17 milioni, fanno il loro ingresso nella vita pubblica del paese. Occupati gli Stati pontifici, imposta a Roma una Repubblica retta da patrioti italiani liberali, i francesi favoriscono una Costituzione (20 marzo 1798) che garantisce a tutti i cittadini e a tutti i culti eguaglianza di trattamento da parte dello Stato. Gli ebrei accolgono con entusiasmo l'ingresso dei francesi in Italia, ma restano prudenti, quasi presaghi che alla Rivoluzione e a Napoleone sarebbe succeduta la Restaurazione. E con la Restaurazione molti degli antichi ceppi. Con la Restaurazione il pendolo torna indietro Il Congresso di Vienna del 1814/15 s'incarica di mandare indietro il pendolo della Storia. Lo status quo ante è ripristinato e in Italia la condizione ebraica torna, segnatamente nello Stato pontificio, al disgraziato punto in cui si trovava nel XVIII secolo. Con la parziale eccezione della città di Livorno dove il Granduca di Toscana incoraggia l’afflusso degli ebrei, garantendone la sicurezza con un decreto noto come la "Livornina". Anche in Piemonte tornano i ghetti, ma l'espansione economica ebraica
negli anni di libertà ha creato situazioni di fatto difficilmente
reversibili. Fratelli d’Italia A partire dalla metà dell'800 la storia degli ebrei italiani si confonde sempre di più con la storia d'Italia e non può meravigliare il fatto che gli ebrei partecipino ai moti risorgimentali. I patrioti italiani, come Mazzini e Cattaneo, tendono all'abbattimento di un mondo chiuso, reazionario, antisemita. E' proprio Cattaneo, con il suo Interdizioni imposte dalla legge civile agli Israeliti, a denunciare l'insostenibile condizione ebraica, anche se nel Regno di Sardegna alcune delle conquiste civili degli ebrei restano acquisite con lo Statuto albertino. Alle campagne che Garibaldi conduce nel 1848 e nel 1849 partecipano duecento ebrei, e quando a Torino le responsabilità di governo sono affidate a Camillo Benso conte di Cavour, questi si avvale dell'opera di consiglieri e amici ebrei, come Ottolenghi, Todros, Vitta, Leonino. Segretario particolare di Cavour è un altro ebreo, Isacco Artom, mentre a dirigere il giornale governativo di Torino, L’Opinione, è chiamato Giacomo Dina. Dietro l'angolo c'è il 1870 e la presa di Roma da parte dei bersaglieri.
L’ultimo ghetto d’Europa è abbattuto. La Chiesa cattolica
cessa di essere - per sua stessa fortuna - una potenza temporale. La "gente del Libro" Nel corso dei secoli gli ebrei non hanno mai smesso di produrre cultura. Dal filosofo, medico e astrologo Shabbatai ben Avraham Donnolo, vissuto nel X secolo nel Mezzogiorno, al pugliese Achimoaz da Oria che nel 1054 ha lasciato una preziosa Cronaca, agli anonimi estensori del dotto Sefer Josipon, è lunga la lista degli ebrei illustri. O dei grandi stampatori, come i Soncino, come Avraham di Chaim de' Tintori, da Pesaro, o il mantovano Avraham Conat. O dei medici come i Portaleone da Mantova, dei filologi come Azaria de' Rossi, dei commeD-ografi come Leone de' Sommi Portaleone, dei musicisti come Salomone de' Rossi. L'abitudine a leggere, scrivere e studiare agevola l’integrazione
con la cultura circostante. "Fatta salva la sua onorabilità" La guerra mondiale del 1914/18 (l'Italia vi entra nel 1915) vede anche
gli ebrei italiani al fronte. Nemmeno Mussolini si era sottratto a un certo antisemitismo popolare.
Già nel 1919 scriveva che il bolscevismo rappresentava "la
vendetta dell'ebraismo contro il cristianesimo". Che un certo antisemitismo sia di uso corrente lo dimostra la curiosa conclusione di una nota che il capo della polizia Carmine Senise invia al Questore di Roma che lo aveva incaricato di compiere alcune indagini sullo psicoanalista Emilio ServaD-o (la psicoanalisi è malvista dal fascismo): "La madre del dott. ServaD-o, senza voler con ciò toccare la sua onorabilità, sembra essere israelita". Nel 1930, dopo il Concordato tra lo Stato e la Chiesa avvenuto l’anno prima, viene approvata una legge che regola il funzionamento delle Comunità ebraiche. Il primo sospetto del fascismo sui sentimenti degli ebrei nasce alla fine del 1931, quando i docenti universitari sono chiamati al giuramento di fedeltà al regime. Su oltre mille professori, solo dodici rifiutano di piegarsi. Tra questi cinque sono ebrei: Giorgio Errera, Giorgio Levi della Vida, Vito Volterra, Mario Carrara e Fabio Luzzatto. Alcuni ebrei italiani aderiscono a gruppi di opposizione, naturalmente clandestina, al regime. Tra loro i fratelli Carlo e Nello Rosselli - assassinati in Francia da sicari fascisti - che hanno fondato il movimento di "Giustizia e Libertà", al quale aderiscono anche altri ebrei: Carlo, Mario, Riccardo Levi, Max Ascoli, Leone Ginzburg, Gino Luzzatto. Nel marzo 1934 a Torino viene scoperta una rete antifascista. I quindici arrestati sono in gran parte ebrei. Ciò dà adito a tutti i giornali di scatenare una campagna antisemita, orchestrata dall’alto, che a un certo punto però misteriosamente si spegne. "Grandi razze e piccole razze" Nel 1938 la campagna antisemita riprende più virulenta e il 14
luglio "Un gruppo di stuD-osi fascisti docenti nelle Università
italiane", fissa "la posizione del Fascismo nei confronti
del problema della razza". Poi si afferma che "Gli ebrei non appartengono alla razza italiana",
e "i caratteri fisici e psicologici puramente europei degli italiani
non devono essere alterati in nessun modo". Il 7 settembre il governo emana il primo decreto contro gli ebrei: quelli
stranieri, entrati nel paese dopo il 1919, dovranno andarsene. Inoltre "il genitore di razza ebraica può essere privato
della patria potestà sui figli che appartengano a religione diversa
da quella ebraica". Gli ebrei sono esclusi "con effetto immediato"
dalle occupazioni che dipendono da "Amministrazioni civili e militari
dello Stato", dalle organizzazioni del partito fascista, da tutte
le amministrazioni pubbliche (Province, Comuni, Aziende di trasporto,
Ferrovie, Consorzi), dalle banche e dalle aziende di assicurazione.
E naturalmente tutti, docenti e discenti, dalle scuole del Regno. Una parte della comunità ebraica italiana (forse 4/5000 persone),
lascia il paese, ma il grosso resta. La guerra e la resa dell’Italia, invasa dai tedeschi Il 10 giugno 1940 l’Italia entra in guerra a fianco della Germania, ma anno dopo anno matura il disastro, tanto che nel settembre del 1943 deve arrendersi. Anche la resa è gestita tanto disastrosamente da trasformarsi in catastrofe. Il 25 luglio 1943, con gli anglo-americani già in casa, Mussolini è rovesciato da una congiura di palazzo. Il nuovo presidente del Consiglio, il Maresciallo Pietro Badoglio, nasconde ai tedeschi le trattative per la resa. Quando l'8 settembre l’annuncia, il risultato è disastroso. I tedeschi, che avevano comunque saputo subito che cosa si stava preparando, disarmano l'esercito italiano, i cui capi, re e generali in testa, si erano dati alla fuga. Senza ordini, senza ufficiali superiori, l’esercito italiano si sfalda, conosce la tragedia, come a Cefalonia, dove la guarnigione è massacrata a tradimento dai tedeschi. 600.000 soldati sono catturati e portati in Germania. Qualche giorno dopo l'armistizio si ricostituisce a Salò, sul
Lago di Garda, il partito fascista, che darà vita all'effimera
"Repubblica Sociale Italiana" del tutto asservita ai tedeschi.
Molto spesso i militi della Repubblica di Salò sono gli zelanti
complici dei tedeschi nella caccia agli ebrei e nelle azioni più
efferate. La razzìa del 16 ottobre ’43 a Roma Il 26 settembre 1943 due esponenti dell'ebraismo romano e italiano sono convocati dal comandante della polizia tedesca, il maggiore delle SS Herbert Kappler, che chiede la consegna entro 36 ore di cinquanta chili d'oro, in cambio della vita di 200 ebrei romani. L’oro viene reperito, i tedeschi sembrano placati, molti ebrei si tranquillizzano. Tra il 29 settembre e il 13 ottobre i tedeschi penetrano negli uffici della Comunità, ne asportano documenti e libri antichi. Tre giorni più tardi, all'alba del 16 ottobre, circondano il Ghetto di Roma e di colpo irrompono nelle case. E' razzia. Per tutta la mattina di sabato 16 ottobre i tedeschi strappano gli ebrei, uomini, donne, bambini dalle loro abitazioni, li caricano su camion, li avviano a una caserma di via della Lungara. Da qui pochi giorni dopo gli oltre mille ebrei catturati nella razzia vengono gettati su treni piombati e avviati a Fossoli e da qui ad Auschwitz, dove in gran parte saranno uccisi subito (come i bambini e gli anziani) e il resto, salvo un pugno di superstiti, più tardi. Nell’infausta geografia dei campi di sterminio nazisti, uno si trova anche in Italia, a San Sabba, vicino Trieste. La razzia continua per tutta Roma nelle settimane e nei mesi seguenti. In totale sono deportati dalla capitale 2091 ebrei. In tutta Italia (comprese le isole dell'Egeo) vengono deportati tra il 1943 ed il 1945 oltre 8500 ebrei. Ne torneranno poche centinaia. La Resistenza e le stragi naziste Su 200.000 italiani che scelgono la via della resistenza all'invasore, ci sono 2000 ebrei. Sui 70.000 partigiani caduti in combattimento, 700 sono ebrei. Delle stragi perpetrate dai tedeschi in Italia (come Marzabotto o Sant’Anna di Stazzema), una resterà a simbolo, quella delle Fosse Ardeatine, dove per rappresaglia dell’uccisione di trentadue soldati tedeschi in un attentato del 23 marzo 1944 a Via Rasella a Roma, 355 uomini, e tra loro anche 75 ebrei, sono condotti sulla via Ardeatina e massacrati. Sopra di loro, per cancellare ogni traccia, viene fatto precipitare con la dinamite un pezzo di montagna sovrastante. Roma è liberata il 4 giugno del 1944, ma bisogna aspettare fino
al 25 aprile del 1945 perché le forze anglo-americane costringano
alla rotta finale i tedeschi. Lo Stato d’Israele e le sue guerre Nel maggio del 1967 si produce una svolta importante.
Tra maggio ed i primi di giugno del 1967 incombe su Israele una minaccia
mortale da parte di Egitto, Giordania, Siria, Libano e Iraq. La possibilità
di un nuovo genociD-o sembra concreta e tutta l'Italia manifesta la
sua emozione. Nel 1973, a ottobre, nel giorno di Kippur, Israele è ancora una volta aggredito, e sembra soccombere. Poi la risposta del suo esercito lo porta a 101 chilometri dal Cairo e a 30 da Damasco. Gli Stati Uniti lo fermano. Con il "fattore Israele" la vita degli ebrei italiani si politicizza, ma questo li aiuta in una più vasta ricerca di sé, della propria identità, ciò che non impedisce loro di partecipare con passione alle vicende del nostro paese, di cui sono parte integrante. Un attentato da parte di terroristi palestinesi contro i fedeli usciti dal Tempio Maggiore di Roma il 9 ottobre 1982, in occasione di una cerimonia religiosa, lascia sangue sull’asfalto. Un bambino di tre anni è ucciso, decine sono i feriti. L’attentato riporta la Comunità ebraica romana a una realtà che sembrava consegnata al passato. Gli ebrei, lo Stato e la Chiesa cattolica Una nuova Intesa con lo Stato è firmata dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane nel 1987. In applicazione all’art. 8 della Costituzione rinnova il precedente accordo e lo rende più compatibile con la sensibilità democratica. Anche i rapporti con la Chiesa registrano cambiamenti. A rompere certi pregiudizi antiebraici è per primo papa Giovanni XXIII. La dichiarazione Nostra Aetate, al Concilio Vaticano II del 1965, "riabilita", poi, il popolo ebraico dall'accusa di "deiciD-o". Le nuove direttrici della Chiesa saranno clamorosamente portate all’esterno da un altro papa, Giovanni Paolo II, che il 13 aprile del 1986 si reca in visita al Tempio Maggiore di Roma. L'evento è senza precedenti. Mai, in tutta la storia, un pontefice aveva varcato la soglia di una sinagoga. E' un momento di grandissima emozione. Dopo il gesto e le parole di Giovanni Paolo II ai "fratelli maggiori" ebrei, la strada della revisione critica della Chiesa sembra irreversibile. Gli ebrei italiani oggi Oggi gli ebrei italiani iscritti alle 21 Comunità del paese sono
meno di 30.000 su una popolazione di 57 milioni.
Quasi la metà vivono a Roma, meno di 10.000 a Milano. LL. Tas -Unione delle Comunità
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